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Giovedì 09 settembre 2010
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 |  | | L'articolo di Repubblica |
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La Repubblica
DOMENICA, 27 GIUGNO 2010
Pagina II - Napoli
La città balla al ritmo del Gay Pride
In 150 mila al corteo. Iervolino: "È la Napoli della Resistenza"
La festa
CRISTINA ZAGARIA
Napoli balla al ritmo del Gay Pride. Il corteo attraversa la città cantando e lanciando coriandoli color arcobaleno. E la città risponde. I napoletani si affacciano ai balconi, scendono in strada, applaudono. È una festa, con la gente, tra la gente. Una festa che esplode in piazza Plebiscito a sera, al ritmo della tammurriata. Centocinquantamila in corteo, per gli organizzatori, e due soli momenti di tensione, che non hanno lasciato ombre sull´abbraccio della città al giorno dell´orgoglio omosessuale e transessuale.
All´apertura del corteo in piazza Cavour, poco prima delle 15, cori di protesta e fischi accolgono la deputata del Pd Paola Concia: «Via. I fascisti non li vogliamo». «Ha incontrato a Roma quelli di CasaPound - spiega uno dei contestatori - ma non ha voluto parlare con noi». «Sono venuta liberamente e resterò. Il Gay Pride non è di proprietà di nessuno», risponde la Concia, che sfila, appoggiata da tutto il movimento.
Secondo momento di tensione, in via Cirillo: un gruppo di ragazzi lancia uova contro i carri. Ma è un gesto isolato e ignorato. Come la protesta in mattinata di uno sparuto gruppo di aderenti a "Forza Nuova", che distribuisce in via Scarlatti volantini di protesta contro la manifestazione. Per il resto Napoli accoglie la sfilata dei 150 mila con affetto. Centinaia le famiglie, i bambini e gli anziani affacciati ai balconi lungo il percorso del corteo. All´arrivo dei 17 carri Napoli applaude e lancia baci ai ragazzi travestiti da angeli e demoni, da papesse e fatine, da motociclisti e uomini dello spazio in slip argentati. «La città ci ha accolto alla grande - commenta Vladimir Luxuria - dobbiamo ringraziare il sindaco Iervolino per il suo impegno, ricordandoci che è stata lei, insieme ad altre donne, che nel 1982 ha fatto passare la legge sul cambiamento di sesso».
E il sindaco sfila con la sua città. Si unisce al corteo all´altezza di via Medina e viene accolta come una star, al grido di «Viva Napoli. Viva il sindaco Rosetta». Il sindaco si posiziona alla testa del corteo: «La Napoli che oggi sfila è quella della Resistenza, delle Quattro Giornate della solidarietà e dell´allegria. È una gioia per tutti e soprattutto per i manifestanti portatori di valori semplici ma essenziali: il rispetto dei diritti». Sull´eventualità di istituire un registro delle unioni civili, la Iervolino spiega che «è materia del Parlamento, dove i nostri onorevoli a partire da Paola Concia stanno lavorando. Appena il Parlamento si pronuncia, Napoli istituirà il registro».
Emozionati e felici gli organizzatori, Giordana Curati (Arcilesbica), Carlo Cremona (I-ken), Maria Luisa Mazzarella (Arcigay), Loredana Rossi (Atn). «Se contiamo chi ha accompagnato il corteo o lo ha aspettato in piazza arriviamo a 300 mila presenze», gioisce Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay. Uno accanto all´altro, tra i manifestanti, l´associazione GayLib (gay di centrodestra), Franco Grillini presidente di Gaynet, Amnesty International, gay e lesbiche cattolici e cristiani, Federico Libertino e diversi rappresentanti della Cgil Campania, i carri della Lombardia (con un coloratissimo gruppo mantovano) e vari gruppi del Lazio e della Puglia. Tra i politici, Enzo Amendola, Valeria Valente, Antonio Marciano, Nicola Oddati, Francesco Nicodemo, Francesco Fabozzi. «Un grande messaggio che da Napoli arriva al governo: approvare in fretta la legge contro l´omofobia», chiede Giulio Riccio, assessore alle Politiche sociali del Comune. «Domani avremo l´onore di svegliarci in una città che ha accolto una grande manifestazione - commenta Carlo Cremona - questo Gay Pride non è stato solo divertimento, ma anche un messaggio della politica e del Mezzogiorno perché l´Italia intraprenda a pieno una strada di diritti». E in serata arriva anche il commento del ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna: «Sono contenta per come si è svolta la manifestazione di Napoli».
 | | La Repubblica di Napoli |
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Dopo il corteo, il concerto, con Raiz, Nino D´Angelo, Viola Valentino, Petra Magoni e in chiusura Angela Luce, in una piazza presidiata da un grande spiegamento di forze di polizia e vigili urbani. E dopo la mezzanotte, all´Arenile, la giornata nazionale in difesa dell´orgoglio omosessuale e transessuale si è chiusa con la festa e la musica di Boy George nelle vesti di dj.
Il Corriere della Sera
27 giu 2010 NapoliAnna Paola MeroneRIPRODUZIONE RISERVATA Iervolino: sì al registro delle unioni gay La sindaca in piazza tra i manifestanti. Carfagna: «Sto con chi lotta per i diritti»
L'unica ad essere stata contestata è stata la deputata Pd, Paola Concia che nei giorni scorsi aveva incontrato i rappresentanti di Casapound. A difenderla la ministra della Pari opportunità e Vladimir Luxuria
Da pagina 1 NAPOLI Doveva essere una festa. E festa è stata. La festa del popolo gay, delle famiglie arcobaleno, dei trans. La festa dell'orgoglio omosessuale, la festa della «diversità». Ieri, dopo 14 anni, è tornato a Napoli il corteo del Gay pride.
La sfilata I colori del Gay pride napoletano. Partito da piazza Cavour alle 15 il corteo è arrivato al Plebiscito intorno alle 18. La sindaca Rosa Russo Iervolino (nella foto centrale con la deputata Pd, Paola Concia) ha raggiunto i manifestanti all'altezza di via Medina. Per lei applausi e abbracci.
Alle 15 in punto il primo carro parte da piazza Cavour. Fra gli applausi, molti lustrini, una pioggia di ventagli, di preservativi e di slogan. Fra i venditori abusivi di bibite, fischietti, gadget e cerchietti con le piume. Organizzatissimi quasi quanto il comitato pride.
Diciassette in tutto i carri che, in capo a quattro ore, raggiungono piazza del Plebiscito. Un corteo lungo oltre 2 chilometri, con circa 150mila manifestanti. Che si snoda senza problemi nel cuore di una città tollerante, amica, accogliente. Una Napoli che fa la parte del leone in una giornata epocale per imovimenti gay. Una città che non ha mai avuto pregiudizi, che convive pacificamente con i «femminielli» dalla notte dei tempi, e che li considera beneaugurali. Che è capoluogo di una regione dove è radicatissima l'usanza per i «diversi» di salire aMontevergine per ringraziare la Mamma Schiavona che diede la sua protezione a due ragazzi portati amorire sulla montagna perché sorpresi ad amarsi.
Molti gli applausi al corteo in diversi punti del percorso e solo una nota di dissenso in via Carbonara. Un lancio di uova che ha più il sapore del folklore che della spaccatura politica o ideologica. «Ha dato pepe alla giornata» scherza il sindaco Iervolino. Certo molti rappresentanti di Destra si sono espressi contro la manifestazione, contro il sostegno morale ed economico dato al corteo dal Comune. Ma l'eco delle polemiche è lontana.
L'unico vero scontro sul campo lo subisce Paola Concia. La deputata viene contestata da alcuni facinorosi che la apostrofano come «fascista» per il suo sostegno offerto a Roma a Casa Pound. «Ma nessuno è padrone del corteo e nessuno mi impedirà di manifestare oggi con tutti gli altri» dice.
Fra la folla anche Vladimir Luxuria che ha parole di grande apprezzamento non solo per la Concia, ma anche per il cardinale Sepe ed il sindaco Iervolino. Il primo cittadino si unisce al corteo in via Medina. E sfila al fianco di Paolo Patanè, presidente di Arcigay Italia, e della stessa Concia. «La Napoli che oggi sta sfilando è quella della Resistenza, delle Quattro Giornate, della solidarietà e dell'allegria» dice il sindaco, che annuncia che istituirà il registro delle unioni civili appena il parlamento si pronuncerà in materia. «La sfilata aggiunge mi ricorda le stesse cose che facevamo noi donne. Io sono tanto anziana da ricordare le discriminazioni cui eravamo sottoposte. Ora bisogna riconoscere attraverso le leggi dello Stato i diritti delle coppie omosessuali».
Sono molti i volti del corteo. Ci sono i gay credenti, che vogliono trovare un posto nella Chiesa ed essere ascoltati, e le famiglie arcobaleno precedute da una banda di fiati variopinta. Sono circa trecento le coppie omosessuali in Italia che hanno figli. Molte vivono al Nord, ma la rappresentante di categoria Giuseppina Ladolda vive in Irpinia con la compagna e la loro bimba di 7 anni. «Discriminate? No dice , ma mia figlia a volte si annoia di rispondere sempre le stesse cose a chi le chiede perché ha due mamme».
Il carro con i ragazzi più belli, più sfrontati, più danzerecci è quello di Muccassassina. Ma tutti hanno portato in corteo musica dance da cardiopalma e provocazioni con piume di struzzo, tacchi e paillettes. Va in scena, sul palcoscenico di una città che ha mostrato grande tolleranza, uno spettacolo realmente suggestivo. Non solo la voglia di amarsi «alla luce del sole» , come recita lo slogan di questa manifestazione, ma anche quella di mostrarsi liberamente. Con abiti che sembrano da scena. «Credo che in tanti spiega Carlo Cremona di I-Ken siamo in realtà arrivati alla manifestazione come escono di casa. La sobrietà è stata la cifra stilista di questo pride, al di là di qualche momento più scenografico».
Fra la folla si notano molti politici. C'è Valeria Valente con Gennaro Mola e il loro piccolo Luca, Nicola Oddati, Giulio Riccio, in testa al corteo, Enzo Amendola, Franco Grillini, Ivan Scalfarotto, Filippo Penati, capo delle segreteria di Bersani. A tutti, i manifestanti chiedono soprattutto un esplicito impegno a sostegno della legge contro l'omofobia.
In fondo c'è il carro di Amnesty international e quelli degli Orsi, i ragazzi gay che hanno una immagine rude, molto maschile, lontano dagli stereotipi di quelli che vengono denigrati come «femmenielli». Hanno la barba, non si depilano e molti esibiscono anche fisici appesantiti.
E, alla fine, anche Mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunità, non ha può ignorare la manifestazione napoletana. «Sono contenta per come si è svolta, all'insegna del rispetto e della pacificazione. Mi dispiace per qualche fischio all'onorevole Paola Concia alla quale va tutta la mia solidarietà dice ma credo si sia trattato di un piccolissimo episodio isolato che certamente non fermerà il suo lavoro. Io, per convincimento personale e per il ruolo che svolgo, non posso che stare dalla parte di chi chiede di cancellare le discriminazioni, annullarle, e si batte contro tutti i pregiudizi, compresi quelli legati all'orientamento sessuale o alla differenza di genere. Davanti a manifestazioni come queste il compito delle istituzioni è quello di aprire le orecchie e ascoltare».
Parole che si perdono nella tammorra, nel rock e nella musica pop che arriva dal palco di piazza del Plebiscito. Gianni Simioli presenta uno show la cui stella è Angela Luce. Piazza grande è strapiena. Tutti grandi e piccini ballano.
L'energia è contagiosa. E alcuni sono così carichi che hanno anche la forza di tirare mattina all'Arenile dove c'è lo show di una icona gay internazionale, Boy George. «Do You Really Want To Hurt Me?» canta l'ex leader dei Culture Club. No, non per stasera. Forse non più.
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