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Giovedì 09 settembre 2010
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 |  | | Grillini al Milano Pride |
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Il Giornale
I gay copiano Sgarbi: attacco a «suor Letizia»
di Redazione
Se la prendono con il sindaco e con la Chiesa. Circa seimila persone per la questura (ventimila per gli organizzatori) hanno partecipato ieri al carrozzone del Gay Pride, che tra bandiere colorate, fischietti e la musica di Gloria Gaynor non ha fatto mancare come al solito momenti di contestazione. Se Vittorio Sgarbi l’aveva battezzata «suor Letizia», dopo che gli aveva tolto le deleghe da assessore alla Cultura a causa delle mostre irriverenti che più di una volta ha cercato di organizzare in città, anche la comunità gay non ha perso l’occasione della sfilata per le vie del centro per accusare la Moratti di una linea troppo «bacchettona». «Quella di Milano - ha affermato Franco Grillini, storico esponente dell’Arcigay - è la comunità omosessuale più numerosa d’Italia, molti lavorano nel made in Italy e danno un enorme contributo. Eppure la Moratti e prima di lei Albertini si sono sempre rifiutati di ricevere la delegazione del Gay Pride. Milano dovrebbe essere la finestra dell’Italia sull’Europa, e invece si trincera dietro un muro moralistico e clericale. Il sindaco dovrebbe chiedere scusa».
Gay, lesbiche, transessuali e drag queen hanno sfilato dalle 14 alle 16 tra largo Cairoli, piazza Duomo, Scala fino in via Palestro per rivendicare i loro diritti (a partire dal riconoscimento delle unioni di fatto) e per protestare contro i recenti episodi di violenza a sfondo omofobo che si sono verificati di recente. Un paio di settimane si è verificato un episodio anche in città, alle Colonne di San Lorenzo.
Dietro lo striscione «ne abbiamo abbastanza» e una decina di carri dai cui altoparlanti veniva trasmessa musica dance, la comunità omosessuale ha invaso le vie del centro con fischietti, bandiere arcobaleno e coriandoli. «Siamo qui per dimostrare che non ci arrendiamo alla paura - ha detto Marco Mori, presidente milanese dell’Arcigay - in una città dove la sicurezza è agitata come spauracchio per guadagnare voti, ma quando riguarda noi gay non è più una priorità».
 | | Davandi al duomo al Milano pride 2010 |
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Un momento di protesta anche davanti al Duomo, dove il corteo ha interrotto la marcia per fischiare e denunciare «gli abusi sessuali compiuti dagli uomini di chiesa in varie parti del mondo». Uno degli organizzatori della manifestazione, vestito da prete, ha elencato al microfono alcuni casi di presunte violenze ai danni dei bambini compiuti da ecclesiastici e finiti all’attenzione della stampa internazionale.
«Il prossimo settembre - ha annunciato Mori -, saremo di nuovo a Milano con l’evento itinerante “L’amore spiazza“: un incontro politico con la città nel quale avremo anche noi da dire la nostra sul prossimo candidato sindaco». ,Al Gay Pride di Milano, il primo del 2010 che prepara il raduno nazionale di Napoli il 26 giugno, hanno aderito tutte le sigle dell’attivismo omosessuale (Arcigay e Arcilesbica, Centro Iniziativa Gay, associazione Genitori Omosessuali, Gaylib). Disagi e deviazioni durante il passaggio del corteo su tredici linee dell’Atm.
La Repubblica
DOMENICA, 13 GIUGNO 2010
Pagina VIII - Milano
Il corteo
Ventimila al Gay Pride, fischi davanti a Duomo e Comune
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 |  | | Milano pride 2010 |
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Un corteo pacifico e colorato. Il Gay Pride 2010, sfilato dal Castello a Porta Venezia, aveva come temi centrali l´omofobia, la rivendicazione dei propri diritti, la richiesta di regolamentare le coppie di fatto. A due settimane dall´aggressione a una coppia omosessuale al Ticinese, il Pride è stato aperto dallo striscione «Ora ne abbiamo abbastanza». «Siamo in ventimila - ha detto Mauro Mori, presidente di Arcigay Milano - il nostro è diventato un appuntamento che coinvolge anche la società civile perché fa quello che le forze progressiste non riescono a fare più, ovvero parlare alla città». Il momento più teso stato l´arrivo in Duomo, dove il corteo si è fermato e uno degli organizzatori, in abito talare, ha elencato al microfono alcuni casi di presunte violenze a bambini compiute da preti. Raffica di fischi, e poco dopo ancora proteste davanti al Comune: «Quella di Milano è la più grande comunità gay d´Italia - ha dichiarato Franco Grillini, storico esponente di Arcigay - ma il sindaco non ha mai voluto incontrarla».
(luca de vito)
Gay.it
Milano: un Pride che va al contrario
di Francesco Belais
Sabato 12 Giugno 2010
Ora ne abbiamo abbastanza: questo lo slogan del Gay Pride Milano 2010. Poca musica e colori, tanti fischi e un percorso inverso perché l'Italia sta andando indietro. Diecimila le presenze stimate
 | | Grillini e Volante al Milano Pride 2010 |
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Milano. Poiché il treno dei desideri della comunità gay italiana all’incontrario va, giusto per parafrasare le strofe di un milanese illustre, il comitato promotore del Pride Milano 2010 ha così deciso, in segno di protesta, di fare il classico percorso della manifestazione in senso inverso. Il concentramento alle ore 16 di sabato 12 giugno è stato fissato quindi in Piazza Castello, che di solito era la meta finale del corteo, e non in Porta Venezia che, una volta di più, si conferma un punto focale della vita gay milanese. Un Pride molto lontano dalle atmosfere festose e carnevalesche da Mardì Gras delle manifestazioni di questo genere nelle altre parti del mondo.
Poche drag queen, pochi colori, pochi costumi, maschere e travestimenti, poca musica, all’inizio addirittura spenta, una decina di carri, tante bandiere, molti striscioni di protesta e tanti, tantissimi fischi. Tra i presenti Franco Grillini, ma nessun altro personaggio noto o celebrità. Un Pride di protesta della gente comune, del gay della porta accanto, che ha risposto numerosa. Diecimila le presenze dichiarate da Arcigay, un ottimo risultato visto che la dimensione era peraltro cittadina e nel contempo si svolgeva un corteo analogo nella città di Treviglio, in provincia di Bergamo, dove probabilmente hanno partecipato le persone del bergamasco e del bresciano.
“Ora ne abbiamo abbastanza”, questo lo slogan scelto per la manifestazione, che campeggiava nello striscione in testa al corteo. «Ne abbiamo abbastanza, e non ce ne staremo zitti di fronte a tutte le aggressioni subite da persone glbt nell’ultimo anno – ha gridato Marco Mori, presidente del Cig Arcigay Milano – Abbiamo deciso di spegnere la musica, ma non di stare in silenzio e fischiamo tutti insieme per manifestare il nostro sdegno e la nostra protesta nei confronti di un paese che sta tornando indietro. Ed è per sottolineare questo che abbiamo fatto il classico percorso in senso inverso. Ne abbiamo abbastanza dell’omofobia e dei pregiudizi, anche della transfobia, poiché per le persone trans questo è stato un anno terribile. Ci vogliono far credere che l’orientamento sessuale non importa, come nella campagna della Carfagna, invece importa perché le diversità sono l’anima della società»
 |  | | Grillini con Coppola e Mori al milano Pride 2010 |
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Molti i partiti politici presenti alla manifestazione con i loro stemmi e le loro bandiere. A questi ha apostrofato Mori: «Alle prossime elezioni ve la faremo pagare, ci dovrà essere chiarezza e non più inganni per quanto riguarda i nostri diritti». Non è mancata una polemica alla Chiesa cattolica e alle dichiarazioni del papa dei giorni scorsi che continua ad accostare l’omosessualità (un orientamento sessuale) con la pedofilia (una malattia) con momento rituale e simbolico in cui il corteo si è fermato per dieci minuti il “Pride riparatore” per liberare le persone omosessuali, lesbiche e transessuali dal fango, dagli insulti, dalle accuse, dalle discriminazioni, dai torti e dalle violenze subite da parte delle gerarchie vaticane, dagli omofobi che sguazzano in Parlamento e che siedono nelle istituzioni.
Curiosamente, in coda al corteo anche una delegazione di Cristiani Cattolici Protestanti con lo striscione “Qualsiasi cosa tu dica Dio ti ama”, presenti non certo in segno di sostegno e appoggio delle rivendicazioni del gay Pride, ma piuttosto per cercare di convertire i presenti dando volantini e incoraggiando le persone, tra cui il sottoscritto, a pentirsi e a scegliere dio piuttosto che il diavolo. Non avevano proprio di meglio da fare.
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