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Giovedì 09 settembre 2010
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 |  | | L'articolo di E Polis mercoeldì 19 maggio 2010 |
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19 anni fa una delegazione dell’Arcigay da me guidata (allora ero presidente nazionale dell’associazione) fu ricevuta al Quirinale dall’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Era la prima volta in assoluto per un Capo dello Stato. Allora il tema più urgente era quello della lotta all’Aids. Anche Scalfaro ricevette alcune delegazioni omosessuali assieme alle associazioni come Lila e Anlaids da tempo impegnate nella lotta all’epidemia.
Due giorni fa al Quirinale per la terza volta il Capo dello Stato ha incontrato le associazioni omosessuali in occasione della giornata internazionale di lotta all’omofobia che cade proprio il 17 maggio (quando nel 1990 l’Oms cancellò l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali) e che viene celebrata in tutto il mondo libero.
Ma l’incontro dell’altro giorno è stato diverso dai precedenti per la presenza degli esponenti del Pd Concia e del Pdl Berselli e Giulia Bongiorno (perché no gli altri partiti?) e per l’intervento del Ministro per le pari opportunità Mara Carfagna. Il Presidente Napolitano ha pronunciato parole importanti e condivisibili soprattutto quando ha detto che «I diritti degli omosessuali non riguardano solo gli omosessuali. Sono i diritti di tutti. E tutti si devono impegnare per il loro riconoscimento». Napolitano ha invitato poi il Parlamento a legiferare contro l’omofobia «senza contrapposizioni, con senso di responsabilità». Difficile se si pensa che nemmeno un anno fa la Camera ha bocciato il progetto di leggo contro l’omofobia attraverso una mozione addirittura di incostituzionalità proposta dall’Udc con toni violentemente omofobi. Tuttavia l’attenzione dell’incontro e della stampa è stato catturato dalle parole del ministro Carfagna che ha addirittura chiesto scusa alla comunità lgbt per il suo atteggiamento iniziale poco favorevole verso le istanze degli omosessuali e assai critico verso il gaypride. Si tratta di un fatto inusuale nella vita politica del paese soprattutto se si considera che proprio il suo ministero ha fatto una campagna contro l’omofobia dove si definisce l’odio verso gli omosessuali una “vera e propria patologia sociale”. Un cambiamento radicale e positivo forse anche per smarcarsi da una destra troppo becera e con un occhio alle elezioni a sindaco di Napoli. Resta da vedere se tutto ciò produrrà un atto legislativo nella direzione dell’Europa dei diritti e delle libertà e qui, ce lo consentano i lettori, chi scrive ha più di un dubbio.
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