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Giovedì 09 settembre 2010
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Caro Michele,
 |  | | Una manifestazione dei lavoratori del Gruppo Delta |
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inutile dire che sono assolutamente solidale con la vostra battaglia e mi rendo disponibile ad ogni azione di lotta sia ora che la campagna elettorale sta per finire sia dopo come consigliere se sarò eletto o come cittadino singolo in caso contrario. Dobbiamo capire perchè la regione Emilia Romagna sia stata così assente da questa vicenda che coinvolge 2500 lavoratori tra dipendenti diretti e indotto.
Sono d'accordo con voi sulla necessità di un atteggiamento diverso della Banca d'Italia al fine di ricollocare tutti i lavoratori del gruppo che vantano una grande esperienza e professionalità.
Purtroppo questa vicenda è stata gestita malissimo dal Governo italiano e ancora una volta si dimostra che la destra di governo si occupa solo degli affari del capo e non degli interessi e dei problemi del paese.
Franco Grillini
Gentilissimo Franco,
ci siamo incontrati qualche settimana fa alle Scuderie in occasione degli incontri relativi allo spazio donne dell'IDV. Come ti avevo anticipato ti allego un resoconto sulla vicenda relativa a Gruppo Delta la cui situazione, come probabilmente hai già avuto modo di conoscere, è precipitata questa settimana.
ANTEFATTO
Gruppo Delta è un gruppo di 26 società di cui 1 banca, 4 finanziarie, 1 assicurativa, e le rimanenti di servizi. Vi sono impiegati circa 900 dipendenti, di cui nella sede a Bologna approssimativamente 350, a cui va aggiunto un indotto sulle reti in agenzia di circa 1400 lavoratori
Il gruppo, nato come finanziario e specializzato nell'erogazione di credito al consumo, diviene gruppo bancario nel 2007 a seguito dell'acquisizione di una piccola banca con sede a Roma, poi divenuta SediciBanca, e con la conseguente autorizzazione ad operare rilasciato dalla Banca d'Italia. I giornali e la TV (report vi ha dedicato due puntate) hanno posto l'accento su come questa autorizzazione presentasse stranezze procedurali ed hanno puntato l'indice in particolare su alcuni funzionari ed ex funzionari della BdI che svolgevano anche presso Gruppo Delta attività consulenziali.
Nel 2008 a seguito della fuoriuscita di alcuni soci di minoranza, che detenevano quote significative del gruppo, il pacchetto azionario ha subito una redistribuzione di quote. Importante azionista del Gruppo è la cassa di Risparmio di San Marino e proprio quest'ultima, a seguito dei fatti inerenti l'inchiesta per reato di riciclaggio posta in essere dalla procura di Forlì, nel maggio del 2009 , è stata accusata di esercitare un controllo occulto sul gruppo costringendo BdI a commissariare il gruppo stesso.
Dal commissariamento gli eventi significativi che si sono verificati sono, in ordine approssimativamente cronologico, i seguenti.
L’arresto dei vertici della società e il seguente commissariamento hanno prodotto l’interruzione dei fidi da parte dei soggetti finanziatori. La successiva riapertura delle linee di credito ottenuta dai commissari ha permesso nei mesi successivi alla società di mantenersi in vita ma non di continuare la propria operatività. L’erogazione dei crediti e nella sostanza interrotta.
Tutti gli azionisti hanno conferito le proprie azioni in Cassa di Risparmio di San Marino con mandato di vendita. CRSM è infatti ora obbligata a liberarsi della società.
Le due diligence poste in essere e le revisioni attuate per conto dei commissari avrebbero evidenziato una sopravvalutazione dei crediti in attivo della società per molti milioni di euro (sono citati dagli organi di stampa 1,3 mld di euro, non è disponibile una cifra ufficiale) evidenziando una situazione economica molto critica (fatto questo contestato da CRSM).
I giornali economici più autorevoli sostengono che, anche a seguito del braccio di ferro maturato fra lo stato Italiano e la Repubblica di San Marino in seguito allo scudo fiscale, la “vicenda Delta” potrebbe essere usata come arma dal Governo Italiano contro le istituzioni Sanmarinesi. Viene evidenziato infatti che l’esposizione di CRSM (che è il principale Istituto di Credito della Rep.di S.M. ) verso gruppo Delta, fra crediti e cartolarizzazioni, arrivi a coprire circa il 50% dell’attivo della banca stessa. Se a questo si aggiungono le perdite per la svalutazione della partecipazione che la banca ha già subito si ipotizza che, qualora la vendita non andasse a buon fine e il gruppo venisse liquidato, la stessa CRSM potrebbe fallire mettendo in estrema difficoltà l’economia dello stato di San Marino.
L’unico acquirente ritenuto credibile al momento, e con il quale vi sono avanzate trattative, è il Gruppo Intesa San Paolo. Altre offerte sono presenti su singole società minori del gruppo.
SITUAZIONE ATTUALE
I commissari di Banca d'Italia hanno convocato lunedì a Roma le rappresentative sindacali nazionali comunicando che:
Intesa non rileverà più nulla, si ritira dalla trattativa;
·Si procederà con la liquidazione del gruppo (che potrà essere coatta amministrativa o “in bonis”, preservando, in quest' ultimo caso, il settore dedicato al recupero crediti (100 unità su quasi 900) che continuerà per riscuotere i crediti del gruppo per un periodo presumibilmente indicato in 2- 3 anni);
·Mercoledì mattina sono state consegnate alle rappresentanze sindacali le lettere con le dichiarazioni dello stato di crisi per l'avvio della procedura di mobilità per 596 impiegati e quadri con contratto del credito (non è al momento chiaro il destino di 86 unità con contratto differente).
Per una ragione non chiaramente spiegabile la Cassa di Risparmio di San Marino smentisce categoricamente il possibile rischio di liquidazione della società ignorando quindi gli atti ufficiali già posti in essere dai commissari della Banca d'Italia. E' assodato infatti che una liquidazione del Gruppo Delta porterebbe in grave dissesto la principale banca Sanmarinese.
Siamo comunque esterefatti per come Banca Intesa, dopo quasi un anno di analisi, trattative e tira-molla, si sia tirata indietro in questo modo.
Va comunque rimarcato che la figura di "Cavaliere Bianco" alla quale è stata elevata Banca Intesa, oggi ed in tutti questi mesi, risulti essere sempre stata sproporzionata rispetto alla effettiva disponibilità da essa dichiarata. Banca Intesa ha sempre pubblicamente avuto intenzione di assorbire, con la sola parte migliore dei crediti della società, solo circa 300 degli 850 dipendenti del gruppo. Un intervento questo di comodo solo per le parti finanziare in causa (CRSM e banche creditrici) che eviterebbero lo stato di liquidazione, ma del tutto insoddisfacente sotto l'aspetto occupazionale. Un ruolo questo di comodo anche per Banca d'Italia che potrebbe così pubblicamente vantare un riuscito "intervento di sistema" scrollandosi di dosso gli imbarazzi per le accuse di corresponsabilità sul dissesto del gruppo per le lacune sull'attività di vigilanza di cui viene accusata dai principali organi di stampa.
Da parte nostra non possiamo che rimanere sconcertati per la debolezza di intervento dimostrata fino ad ora da Banca d'Italia.
Devo fortemente rimarcare come la causa della nostra attuale situazione sia completamente slegata da normali situazioni di cattiva gestione economico-finanziaria o di negatività di mercato.
Qui non c’entra neppure la crisi economica: noi risultiamo essere le vittime civili della guerra che si è creata fra lo Stato Italiano, per mano di Tremonti, e la Repubblica di San Marino.
Noi rischiamo il posto di lavoro perchè Banca d'Italia ha rilevato l'esistenza di un controllo occulto sul nostro gruppo esercitato dalla Cassa di Risparmio di San Marino (fatto illegale in quanto banca estera). E' d'obbligo avere chiarezza anche sui sospetti, insinuati dai maggiori giornali economici,che riguardano il fatto che tale controllo occulto, come già accennato, sia stato agevolato da inadeguatezze da parte di Banca d'Italia. Chiediamo quindi che tali parti in causa e le istituzioni si attivino per una soluzione che salvi l'occupazione attraverso una ricollocazione di tutti i dipendenti.
Ieri pomeriggio si è tenuta una assemblea a Bologna per fare il punto della situazione. A questa ne seguiranno altre a breve per concordare i passi da compiere. Vogliamo ovviamente rendere attivi tutti gli strumenti a disposizione per sensibilizzare le istituzioni affinchè si attivino per la tutela di tutti i posti di lavoro.
Domani a Faenza i colleghi di Delta saranno ospiti, assieme ai lavoratori di OMSA, all'incontro programmato con Antonio Di Pietro.
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