Franco Grillini
 Un impegno per i diritti e le libertà
Pacs. Scontro sulle mozioni alla Camera.
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Martedì 09 febbraio 2010

Franco Grillini su Epolis ROMA
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La Repubblica
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MARTEDÌ, 23 GENNAIO 2007

Pagina 7 - Interni

IL RETROSCENA

Il 30 gennaio il ddl potrebbe arrivare a palazzo Chigi. E il centrosinistra cerca l´accordo sulla mozione

Niente registri per le coppie di fatto convivenza nel certificato anagrafico

Bindi-Pollastrini, intesa vicina. Alimenti dopo 5 anni di legame



Laici e sinistra contro il cardinale. L´Unione: la legge sui Pacs si farà Ma l´Udeur si smarca. Finocchiaro: la Cei apre sul testamento biologico

GIOVANNA CASADIO



ROMA - «Ce l´abbiamo fatta» non lo dicono ancora. Ma Barbara Pollastrini, la ministra (così si firma nei comunicati) delle Pari Opportunità e Rosy Bindi, il ministro (come ha preteso di marcare la differenza lessicale anche in una nota congiunta) della Famiglia, sono a un passo dall´accordo sulle coppie di fatto. Riunione no-stop tra le due, domani o giovedì. E soprattutto l´intesa a portare nel pre-consiglio dei ministri del 30 gennaio il testo condiviso. «Presenteremo la proposta in queste settimane quando troveremo la sintesi, stiamo lavorando», cauta la Bindi, che non entra nei dettagli. «I tempi sono maturi per una proposta condivisa», le ha fatto eco la Pollastrini, più decisa a procedere speditamente.
Già il Consiglio dei ministri del 2 febbraio o, più probabilmente quello del 9 - dopo le osservazioni degli altri ministri -potrebbe approvare il disegno di legge sui Pacs. Non si tratterà in realtà di introdurre in Italia i Pacs alla francese, bensì di riconoscere nelle unioni civili, anche gay, i diritti individuali, come non si stancano di ripetere i cattolici dell´Unione rassicurando Ruini e il Vaticano. E «la sintesi» tra la diessina responsabile delle Pari Opportunità e la cattolica Bindi sarebbe stata raggiunta sulla certificazione delle unioni civili, uno dei punti di maggiore scontro. Niente registri nei Comuni per le coppie di fatto (i teo-dem della Margherita erano già sul piede di guerra), bensì un «accertamento» delle unioni. Sarà tecnicamente nel certificato anagrafico, nella scheda "famiglie anagrafiche" già prevista dal regolamento voluto dalla Dc nel 1989, che sarà introdotta una nota a margine, grazie alla quale accertare la convivenza in coppia di fatto.
Bindi ha lasciato capire che può andar bene: «No al riconoscimento ma sì all´accertamento». I registri comunali indicati nella bozza-Pollastrini sono quindi cassati, però resta l´impianto di diritti e doveri. Ad esempio, il dovere di dare gli alimenti al coniuge più bisognoso dopo 5 anni "accertati" di unione. Altra questione "calda", la pensione di reversibilità. Per i conviventi dovrebbe esserci un «trattamento mite», cioè una pensione ridotta. «Se una coppia decide di sposarsi - ha chiarito il ministro della Famiglia -vuol dire che vuole un impianto forte. Se invece due persone decidono di convivere, evidentemente non possono vedersi costruito un impianto giuridico forte che è simile al matrimonio». E comunque, ha aggiunto, le situazioni devono essere accertate, «non parliamo di riconoscimento ma di accertamento di una situazione di fatto». Il ddl poi dovrebbe essere più snello di quanto annunciato, non quindici ma dieci o dodici articoli.
Restano il "no" del centrodestra sulle coppie di fatto e, nel centrosinistra la minaccia del Guardasigilli e leader dell´Udeur, Mastella di non votare in Consiglio dei ministri insistendo perché i Pacs siano materia parlamentare. Le parole poi, del capo della Cei, Camillo Ruini contro i Pacs accendono lo scontro anche a Montecitorio dove da ieri sono in discussione le otto mozioni presentate: quattro dell´opposizione (Udc, Forza Italia, Lega, An) e quattro dell´Unione (Rifondazione, Verdi, "Rosa nel pugno" e Udeur). Nell´Ulivo Dario Franceschini e Marina Sereni, capogruppo e vice stanno lavorando a una mozione unica, che metta d´accordo l´Unione evitando frammentazioni. Ci sono 48 ore di tempo prima del voto alla Camera e Sereni si mostra ottimista. Franco Grillini, ds, presidente onorario di Arcigay, si presenta in aula con il triangolo rosa che i nazisti mettevano agli omosessuali nei lager. La sinistra radicale di Prc e Verdi non intende ritirare le proprie mozioni, anche se è disponibile a votare un documento unitario che ricalchi il programma dell´Unione. Ma è al cardinale Ruini che la sinistra e la "Rnp" danno l´alt: «È un leader politico, parla da premier». Dall´Ulivo «grande rispetto per le parole del cardinale sui temi sociali e politici», però «è il Parlamento che legifera», commenta Franceschini. La legge sulle unioni civili si farà. A rivendicare l´autonomia della politica è il ministro Bindi. Riconoscimento però al presidente dei vescovi sul testamento biologico: Anna Finocchiaro e Ignazio Marino dicono «sì all´impostazione Ruini» simile a quella del cardinale Carlo Maria Martini che pone la differenza tra eutanasia e accanimento terapeutico. La Cdl è schierata con la Cei e plaude. I teo-dem della Margherita apprezzano Ruini, e Enzo Carra in aula ha detto di sentirsi «vicino» alla mozione Udeur sulle coppie di fatto, che punta a evitare un ddl del governo.

L'Unità
Coppie di fatto, l’Unione va avanti: «Faremo la legge»

Franceschini e Bindi «rispondono» a Ruini. Il centrosinistra alla Camera con mozioni separate
di Natalia Lombardo / Roma

È iniziato ieri alla Camera il dibattito sulle unioni di fatto: tre mozioni a favore (Rosa nel Pugno, Rifondazione e Verdi), e cinque contrarie (Udc, FI, Lega e An più l’Udeur). Ma nell’aula di Montecitorio il veto a legiferare del cardinal Ruini ha dato man forte al centrodestra nel paventare la scenario di una famiglia in disgregazione. «Il Parlamento farà lo stesso la legge», commenta Dario Franceschini, capogruppo Ulivo: «Abbiamo alle spalle cent'anni di cultura politica basati sull’autonomia e sulla laicità delle scelte politiche dei cattolici». E anche il ministro della famiglia, Rosy Bindi, presente tutto il giorno nell’aula di Montecitorio, minimizza: «Nulla di nuovo, mi sono sembrate riflessioni molto pacate» quelle di Ruini (il cui accenno a modifiche del codice civile è stato interpretato come un minimo spiraglio).
Le ministre, la ds Barbara Pollastrini e la margheritina Bindi, non intendono mollare finché non riusciranno a trovare una sintesi sul ddl. «Stiamo lavorando armoniosamente nel rispetto della Costituzione e aiutati dal Programma dell’Unione», spiega la ministra delle Pari Opportunità. Ovvio che sarà una mediazione: bandita la parola Pacs, la legge probabilmente certificherà le situazioni di fatto, non necessariamente con un registro a sé. Il governo dovrebbe rispettare la scadenza di fine gennaio (lo reclama anche Emma Bonino): domani Pollastrini e Bindi avranno un lungo incontro per sciogliere gli ultimi nodi, il testo potrebbe arrivare a Palazzo Chigi per il «preconsiglio» il 30 e al Cdm il 2 febbraio.
Il dibattito è cominciato a Montecitorio nonostante l’esame della legge partirà dal Senato. Dal fronte del «no» il veto alla «equiparazione tra convivenze e matrimoni» (ma nel mirino ci sono quelle omosessuali) formato da Udc, Lega, An e FI. Nell’Unione mozioni separate: Udeur, Rosa nel Pugno, Rifondazione e Verdi hanno voluto «segnare il punto» delle loro posizione, anche se venissero bocciate (il voto domani o giovedì).
Nell’Ulivo, Franceschini e la vicecapogruppo, la ds Marina Sereni, sperano di poter arrivare a un testo unitario dell’Unione, e forse domani presenteranno un’altra mozione limitata al passaggio del Programma sul « riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà delle persone che fanno parte delle coppie di fatto», il cui «genere» non è dirimente.
Berlusconi ha lasciato «libertà di coscienza» ma nel direttivo Forza Italia si è spaccata. Arginati i liberal, Isabella Bartolini ha raccolto ben 87 firme sulla mozione (compreso il più laico Crosetto o la giovane Carfagna). Dissente il radicale liberale Benedetto Dal Vedova: «Non sono in contraddizione il riconoscimento delle coppie di fatto, anche gay, e il sostegno alla famiglia». Ma nel «comitatino etico» La Loggia e Sanza mirano a portare la socialista Moroni sul veto alle unioni gay.
L’Udeur di Mastella mette le mani avanti sulla «libertà di voto» e si affianca alla Cdl sul rifiuto all’«equiparazione», in nome della famiglia come «società naturale fondata sul matrimonio» secondo l’articolo 29 della Costituzione (si associa il teodem Carra). La Carta, sottolinea Grillini, ds e presidente onorario dell’Arcigay, «non parla di matrimonio fra uomo e donna ma di “coniugi”». A favore la mozione della Rosa nel Pugno, presentata da Villetti: impegna il governo a proporre entro il 31 gennaio una legge che «superi gli ostacoli» di chi convive e ne riconosca i diritti. Si sono poi aggiunte due mozioni di Verdi e Rifondazione: il Prc con Titti De Simone insiste sui diritti dei conviventi, senza «discriminazioni di orientamemento sessuale». La verde Balducci avverte che «nessuno vuole minare la famiglia tradizionale, vogliamo solo rispondere alle esigenze che arrivano dal paese reale».
Grillini ha illustrato l’isolamento dell’Italia, unica fra i europei a non riconoscere le unioni civili: dalla Danimarca nel 1989 alla Francia dove, con i Pacs, «sono aumentati del 65% i matrimoni», fino al referendum in Svizzera nel 2005, o i matrimoni gay ammessi in Spagna e Inghilterra. «Sono orgogliosamente omosessuale», dice. Sulla giacca ha il triangolo rosa, marchio della discriminazione nazista, finita proprio il 27 gennaio, giorno della Memoria, quando «l’Armata Rossa entrò ad Auschwitz e liberò i prigionieri».

La Provincia di Cremona
L’Unione: coppie, la legge si farà



ROMA — L’ennesimo ‘no’ del cardinale Camillo Ruini alla legge sulle unione civili irrompe alla Camera proprio mentre l'Aula comincia a discutere le otto mozioni presentate sulle coppie di fatto. Nella prolusione al Consiglio permanente della Cei, il presidente dei vescovi italiani ha chiuso la porta ad una apposita legge, visto che i diritti dei conviventi e dei loro figli sono già assicurati dal «diritto comune». Una presa di posizione che riaccende lo scontro trasversale tra laici e cattolici, proprio mentre il governo lavora al disegno di legge che si è impegnato a presentare entro gennaio. Anche chi nel centrosinistra è normalmente allineato alle posizioni della Cei rivendica l'autonomia della politica. È il caso del ministro della Famiglia Rosy Bindi. «Quello di Ruini — dice — non mi è sembrato un attacco. Sappiamo che siamo chiamati a esercitare nella nostra autonomia una responsabilità che sappia interpretare il sentire pluralista di questo Paese». La legge, insomma, si farà, secondo l'intesa messa nero su bianco nel programma dell'Unione. È la stessa posizione di Dario Franceschini, capogruppo dell'Ulivo alla Camera, che manifesta «grande rispetto» verso il cardinal Vicario, ma aggiunge subito che «il Parlamento legifererà» sul tema delle coppie di fatto. «Le leggi le fa il Parlamento», osserva a sua volta il presidente dei deputati dell'Idv Massimo Donadi. Mentre da sinistra e laici si alza un coro di proteste verso quella che viene considerata una nuova «ingerenza» del presidente della Cei. «Ruini parla da premier», attacca Daniele Capezzone; «come don Sturzo, potrebbe fondare un partito», gli fa eco Roberto Villetti (Rnp); «trovo stupefacente che voglia dire cosa è bene e cosa è male per gli omosessuali», dice Franco Grillini. Ma anche Benedetto Della Vedova (Fi) e Mauro Del Bue (Nuovo Psi) vogliono la legge sulle coppie di fatto e invitano il cardinale a non condizionare il Parlamento. Dal resto della Cdl, invece, si levano applausi nei confronti di Ruini. Da Ronchi (An), che ne apprezza il richiamo alla Costituzione a Volontè (Udc), che condivide «a pieno» le parole e le «preoccupazioni sui pericoli che le coppie di fatto possano arrecare alla società. In pratica nella Cdl, Udc, An e Lega non vogliono la legge. In Forza Italia il confronto è tra l'ala cattolica e quella laica, che rivendica la libertà di coscienza indicata da Berlusocni. Anche se Enrico La Loggia, vicecapogruppo azzurro, taglia corto: «È aberrante il tentativo di introdurre nella legislazione l'omologazione delle convivenze omosessuali».

Bresciaoggi
PROPOSTE
Sono 13 i disegni presentati dai partiti


Roma. Sono 13 le proposte di legge presentate in Parlamento per disciplinare le unioni di fatto e per introdurre i Pacs. Di queste, sette sono state presentate alla Camera e cinque al Senato. Dieci, in attesa dell’iniziativa del governo, sono state presentate da parlamentari dell’Unione, le restanti tre da deputati e senatori del Polo.
Pacs. Le proposte di legge che puntano direttamente al patto civile di solidarietà per le coppie gay ed eterosessuali sono quelle di Franco Grillini (Ds) e di Chiara Moroni (Fi), alla Camera, e quella di Gianpaolo Silvestri (Verdi-Pdci) al Senato. In queste tre proposte si chiede l’istituzione di un «contratto» con una serie di obblighi e diritti in caso di malattia, diritti successori, assistenza sanitaria e successioni.
Unioni civili. Si rivolgono prevalentemente alle coppie omosessuali. La pdl di Grillini elimina le dizioni «moglie» e «marito» nelle unioni: i componenti si chiamano «partner» e basta. Oltre a quello di Grillini, giacciono alla Camera due testi di Titti Di Simone e Wladimir Luxuria (Prc), mentre al Senato ci sono quelli di Vittoria Franco, e Natale Ripamonti. Per la Rosa nel Pugno invece le unioni valgono tanto per le coppie omo quanto quanto per quelle etero e le proposte sono due: una di Enrico Buemi, l’altra di Daniele Capezzone.
Forza Italia sceglie una strada più «soft». Alfredo Biondi, al Senato, prevede un «contratto di unione solidale» tra maggiorenni liberi di stato per organizzarsi una vita tra loro, senza nulla dire del sesso dei contraenti che devono presentarsi davanti a un notaio. Alla Camera sostanzialmente sovrapponibile è la disciplina del «contratto di convivenza» prevista da Dario Rivolta. Si prevede un’aiuto reciproco tra i contraenti (non si specifica il sesso), con l’esplicita previsione del fatto che dal contratto non scaturisce una famiglia e non nasce un diritto all’adozione.

Metronews
Roma, 22 gen. (Adnkronos) - "Trovo stupefacente che Ruini, ci voglia dire cosa e' bene e cosa no per gli omosessuali, fingendo di conoscere dall'interno le loro problematiche quando afferma che molti omosessuali non vorrebbero una legge sui loro diritti. Ruini lasci decidere ai diretti interessati, e alle loro organizzazioni, se vogliono restare, o meno, "un fatto esclusivamente privato e riservato" e cerchi di spiegare al Mondo perche' continua ad affermare il falso quando dice che le leggi che riconoscono i diritti delle coppie di fatto, comprese quelle omosessuali, rappresentano un pericolo, mentre venti paesi europei che le hanno approvate (e li ho citati uno per uno oggi alla Camera) dimostrano direttamente il contrario". Lo dice chiaro Franco Grillini, deputato dell'Ulivo.

www.grillini.it | franco@grillini.it

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