Il Manifesto
APERTURAdi Alberto Piccinini
«OMOFOBI» Pubblicato in maniera anonima un elenco di dieci omosessuali nascosti tra ministri e onorevoli (tutti maschi))
La guerriglia gay scopre la politica
Polemiche anche tra le associazioni omosex. «Gossip senza fondamento», «no, giusta reazione»
Mancavano venti minuti alle dieci, ieri mattina, quando la «lista outing» si è accesa. Prima del previsto. Sul blog, ospitato da wordpress (niente di particolarmente hacker, né complicato) è comparso un elenco numerato di dieci nomi che si apriva con Ferdinando Adornato (Pdl) e si chiudeva con Luca Volontè (Udc), passando in ordine alfabetico per Baccini, Bonaiuti, Calderoli, Corsaro, Formigoni, Gasparri, Gianni Letta e Marco Milanese, il protagonista del voto dell'altro ieri alla Camera. Che ha dichiarato poco dopo: «Certe dicerie sul rapporto tra me e Tremonti non mi hanno ferito assolutamente. Anche perché non ci sarebbe nulla di male, se non fossero cose inventate di sana pianta». E ancora: «Se fosse vero, non avrei timore a dirlo».
Tremonti nella lista non c'era. Perchè – dicono le voci – non ha partecipato al voto sull' incostituzionalità della legge antiomofobia. Ma così si va troppo lontano. La lista scarna, deludente, pettegola, violenta che fosse, si è diffusa ben presto tramite la Rete (si sono contati almeno 10.000 link su facebook), dove la reazione all'iniziativa era da qualche giorno generalmente positiva (75% a favore, secondo alcuni sondaggi). Qui i commenti variavano tra le esclamazioni di sorpresa (Calderoli?! Gasparri!?) e duri scambi tra favorevoli
e contrari. Tutte le edizioni online dei quotidiani hanno ripreso la notizia. Però si sono guardate bene dal fare i nomi, chi pubblicando il link o la schermata del blog, chi ricorrendo ad avventurose perifrasi («Ci sono anche un ministro e un presidente di Regione...», su repubblica.it). La polizia postale per il momento non ha ravvisato reati, né ricevuto denunce. Nella pratica dell'outing dare del «gay» aun personaggio pubblico non è mai un insulto. Gli interessati, chi più chi meno, e certo aiutati dalla timidezza della «lista», hanno cercato di sdrammatizzare. «Sono un banale eterosessuale», ha detto Gasparri ridendo prima di «tornare a occuparsi di cose serie». «Fantasie malate di personaggi inqualificabili», ha commentato Formigoni.
Maurizio Corsaro si è avventurato in una battuta tipo «meglio che
nella lista degli interisti nascosti». Mario Baccini si è lanciato in una tipica bagattella berlusc-omofoba: «Ho già ricevuto un centinaio di telefonate di donne in apprensione, a cominciare da miamoglie Diana». E ancora: «Mi hanno assicurato che si sta costituendo un comitato femminile per la tutela del maschio latino che lancerà una campagna di adesioni e raccolta firme affinchè l'Unesco mi riconosca come maschio patrimonio dell'umanità».
Tutto qui? Ha ragione Paolo Patanè di Arci Gay che ieri è tornato a
definire l'iniziativa «unmiserevole rigagnolo di pettegolezzi senza fondamento preciso», neppure un vero outing dunque? Alessio De Giorgi di gay.it gli ha fatto eco così: «Siamo proprio sicuri che tutti i personaggi inseriti in questa lista siano effettivamente omosessuali o piuttosto sono solo pettegolezzi, dicerie, discorsi da bar?». Ivan Scalfarotto si è ancora lamentato del «pressapochismo» di questo outing all'italiana. Più morbido Franco Grillini: «La pratica dell'outing ci lascia perplessi, perchè lalotta politica si fa, mettendoci la faccia
e correndo anche i relativi rischi» Tuttavia, ha continuato «in un paese normale, con un normale standard democratico, queste persone sarebbero costrette immediatamente alle dimissioni. Ma, si sa, l'Italia non è un paese normale».
E' rimasto della sua idea Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, che in questi giorni era stato praticamente l'unico a difendere l'iniziativa, attirandosi non poche critiche: «Un'operazione certamente estrema ma che dà anche voce, viste le tante reazioni che ci sono nella rete, ad un sentimento di indignazione diffuso nella comunità gay italiana». Tornando a mostrarsi stupito, Mancuso, che «molti esponenti del movimento gay invece di rimarcare che in Italia ci sono migliaia di gay e lesbiche che per colpa di politici omofobi patiscono le pene dell'inferno, difendono i politici». Paola Concia, pur contraria all'outing, ha chiesto infine di non trasformare «questa vicenda così
delicata in una guerra tra bande:mi piacerebbe invece che scaturisseuna riflessione collettiva su cosa significala coerenza in politica, quali
siano i limiti della privacy per i politici e su come viene percepita l'omosessualità nel nostro Paese».
«Un'outing all'amatriciana», dunque, «un atto violento e inutile», comediceil circoloMario Mieli; addirittura una riedizione del «metodo Boffo», secondo i radicali (maquello a dire il vero era un ricatto stile anni '60, non un outing). Oppure, come ha scritto appassionatamente Aldo Busi su Dagospia: «Ben venga ogni possibileouting, poiché la violenza al liberoarbitrio che con l'outing subirebbero questi gay occulti delle alte sfere omofobe e reazionarie del Paese è infinitamente minore della violenza che da sempre le loro corsie preferenziali, i loro stipendi e pensioni, i loro clan, la loro vampiresca ipocrisia fanno subire ai più e al Paese tutto e alla Comunità Europea intera».
Come ha fatto notare Michelangelo Signorile, il giornalista americano che negli anni '80 lo inventò e praticò sulla rivista Outweek «l'outing dovrebbe essere fatto dai giornalisti come parte del lavoro di giornalista, cosìche possa essere preso sul serio e
non possa essere negato». «Forse – ha aggiunto riferendosi a Lista Outing - i giornalisti prenderanno quella lista di nomi e racconteranno finalmente quelle storie ipocrite». Forse. Non a caso i bersagli di Signorile, all'epoca, erano i suoi colleghi giornalisti gay «omertosi», prima ancora che i politici e vip vari.
Lista outing, in questo senso, è soltanto un piccolo passo in direzione
dell'outing – e anche nel verso sbagliato,secondo alcuni. Non mancano
del resto le «voci», i «pettegolezzi», e neppure gli archivi. Interi florilegi di battute omofobe dei Gasparri e dei Calderoli. La campagna elettorale del 2006, con la candidatura di Luxuria e la prospettiva dei Pacs all'orizzonte, a questo proposito fu esplosiva. «I pacs sfasciano la famiglia», disse gelido Gasparri. «W la famiglia, abbasso i culattoni!», urlò Calderoli. «Il buon Dio – aggiunse- ha fatto Adamo ed Eva e non Adamo e Giuseppe o Eva e Carla, per cui qualunque riconoscimento di famiglia fra Adamo e Giuseppe o tra Eva e Carla è un atto contro il buon Dio, contro la natura e soprattutto contro la famiglia».
Il Messaggero
Sabato 24 Settembre 2011
di MARIO AJELLO
ROMA - Pedro Almodovar ha detto che Berlusconi è gay. Potrebbe bastare, no? Macché. I gay sono tanti nel Palazzo («Più di 70!», calcolò Grillini anni fa), la gaytudine allieta Montecitorio (copyright Vittorio Sgarbi) e il gaysmo sarebbe insomma l’unica filosofia pratica («lì dentro ce ne stanno centinaia, ma non lo dicono per paura di non essere rieletti», parola di Alessandro Cecchi Paone) scampata alla morte delle ideologie parlamentari italiane. Dopo tanti annunci più o meno generici, ecco finalmente i nomi. Arriva dal web l’elenco dei primi dieci nomi di politici gay, ed è una bomba (alla crema).
La «listaouting», che mescola on line onorevoli omosex e omofobi eletti dal popolo, con chi comincia? Con Ferdinando Adornato, dell’Udc. Che se la ride così: «Sono dieci ore che sono gay - commenta al telefono, dopo aver distrattamente sbirciato la listina - e mi sono già stufato. Quindi, ho deciso di ritornare etero, com’ero ieri». E poi, e poi, e poi chi c’è nella pink list? Una camicia verde: Roberto Calderoli. Una camicia a fiori, perché così vestito e con jeans attillatissimi il governatore si presentò il giorno delle ultime elezioni, e insomma stiamo parlando di Roberto Formigoni, che comunque ha sempre detto di essere illibato, sfoggia talvolta un look stile Muccassassina (la disco gay di Roma) ma se fosse omosessuale non avrebbe più la testa. Visto che un suo ex assessore, Pier Luigi Prosperini, ha annunciato tempo fa: «I pederasti? Vanno garrotati!». Poi per fortuna s’è scusato il Prosperini. Ora dice Formigoni a chi gli sventola sotto il naso la pink list: «Fantasie malate di personaggi inqualificabili. Non perdete tempo con queste sciocchezze estreme».
L’elenco è opera di anonimi, ma l’ispiratore è Aurelio Mancuso, uno dei leader storici del movimento omosessuale. «Che male c’è a dire di un altro che è gay?», così si difende lui. Tutti gli altri esponenti dei gruppi omosessuali - a cominciare dall’Arcigay che parla di «macchina del fango» - giudicano ripugnante questa iniziativa. Il garante della privacy, Pizzetti, avverte che «i dati sulle tendenze sessuali delle persone non possono mai essere diffusi senza il consenso degli interessati». Intanto si fa un mucchio di risate Paolo Bonaiuti. E’ anche lui in lista, e la cosa lo rende gaio (non gayo). Gira per le stanze di palazzo Chigi, dove è sottosegretario oltre che portavoce del premier, e si diverte a prendere in giro i suoi collaboratori: «Avete un capo gay e non ve n’eravate mai accorti». E pensare che Bonaiuti ha sempre avuto fama di uomo assai galante e apprezzato dalle donne. Non solo Paolino, ma anche Gianni Letta - l’altro sottosegretario a Palazzo Chigi - è fra i nomi della pink list. L’ha presa con un sorriso, e ha altro a cui pensare.
Occhio al centrista Luca Volontè: è in lista! Attenti a Marco Milanese: l’ex braccio destro di Tremonti ha una ex moglie, una figlia e una bella fidanzata che adora, ma è in lista! Ecco il nome di Maurizio Gasparri, che premette («Occupiamoci di cose serie, parliamo di politica») e poi ironizza: «Forse, per trarre vantaggio dal politically correct, sarebbe stato giusto accreditare la notizia. Ma è palesemente falsa, e io sono un banale eterosessuale». Non è in lista Carlo Giovanardi, sottosegretario con delega alla famiglia, ma sembra il più arrabbiato: «L’ispiratore di questa violenta azione intimidatoria è Mancuso, vicino al Pd». Dunque c’è un complotto democrat dietro la pink list? No. Anche perché la deputata gay Paola Concia appartiene a quel partito e prende le distanze dalla vicenda, in maniera molto ragionata: «L’outing rappresenta una pratica estrema e violenta che non appartiene alla mia cultura. Ma in questo caso è figlia dell’esasperazione dei cittadini omosessuali e transessuali, che ogni giorno sono vessati e costretti a subire discriminazioni inaccettabili e sono cittadini senza alcun diritto». E comunque: «Non trasformiamo questa vicenda così delicata in una guerra tra bande». Tranchant Mara Carfagna, ministro delle Pari opportunità: «Questo elenco è una bufala che alimenta l’intolleranza». Massimo Corsaro, vicepresidente dei deputati Pdl, così commenta la propria gaytudine segreta ma ignota anzitutto a se stesso: «Mi era giunta notizia che il mio nome sarebbe stato strumentalmente inserito in un elenco infamante. Per un attimo, ho temuto che mi inserissero in quello degli interisti occulti. Tutto sommato meglio così». Il cattolico pidiellino Mario Baccini è a sua volta in elenco: «Sono seriamente preoccupato - sorride - perché ho già ricevuto un centinaio di telefonate di donne in apprensione, a cominciare da mia moglie Diana». A proposito di mogli e a proposito dell’unico ministro segnalato fra quelli dell’outing: Calderoli. Il fatto che ha sempre insultato gli omosessuali («La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni») è segno che la prima gallina che canta ha fatto l’uovo? La sua ex consorte, Sabina Negri, smentisce: «No, Roberto non è gay. Ma freudianamente, nell’inconscio ci sta dentro di tutto».
Il Giornale
Il fatto 24-09-2011
il racconto Le confessioni dei politici e gli scandali a luci rosse
Da Vendola a Pecoraro, i veri outing a Palazzo
Felice Manti
Cristiano Lobbia, chi era costui? La prima vittima di uno scandalo a sfondo politicosessuale in Italia, anno del Signore 1896. Il malcapitato onorevole, dopo aver denunciato una storia di corruzione riguardante la «Regia manifattura tabacchi », fu prima vittima di un attentato e poi distrutto politicamente con l’accusa diessere «pederasta».Sono passati cent’anni e più, e sotto il profilo della barbarie politica nulla sembra cambiato. «Abbiamo avuto un esponente di primo piano della Dc, che era notoriamente omosessuale, ha potuto fare il presidente del Consiglio senza che nessuno gli rompesse le scatole. E quello fu un atto di civiltà»,ricorda sempre il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. Qualcuno dice che i premier omosess- uali eletti con la Balena bianca fossero almeno due, qualcun altro dice che nella Prima repubblica tra ministri, sottosegretari e premier i gay fossero anche di più, e non solo nelle fila della Democrazia cristiana... A tracciare il solco del coming out ( la parola outing si usa quando qualcuno, per ritorsione, dichiara i gusti sessuali altrui) è stato il governatore della Puglia Nichi Vendola, che già nel 1987 da candidato Pci alle Politiche ebbe l’endorsement dell’Arcigay assieme a Franco Grillini. Allora essere comunista e omosessuale era difficile assai visto che nel Pci la «diversità» sessuale non era contemplata né tutelata come quella morale. L’anno scorso il leader Sel raccontò al Corriere della Sera di aver fatto più fatica come cattolico e comunista a rivelare la sua omosessualità al partito che non ai preti. Grillini invece è uno che si diverte a seminare zizzania nel Palazzo, senza mai però calpestare la privacy. L’ex presidente dell’Arcigay ce l’ha soprattutto con la Lega: «Ci sono almeno sei dirigenti top notoriamente omosessuali, se parlassero la loro carriera finirebbe ipso facto eallora si nascondono dietro la maschera della più feroce omofobia». Nel giugno del 2000 toccò all’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio. Ai giornali disse di non essere «né eterosessuale, né omosessuale» ma di aver scelto «l’assoluta libertà sessuale», ergo la bisessualità. Nel 2008 il consigliere nazionale Udc Alberto Villa lasciò lo scudocrociato in polemica con il suo partito e con la Chiesa, che «ci considera cittadini e cattolici di serie B». Oggi tra chi fa del proprio orgoglio gay la cifra della sua attività politica, e proprio da destra,c’è il giornalista Paolo Cecchi Paone, già candidato con Forza Italia all’Europarlamento, che rivendicò la sua «omo-- affettività » alla rivista Vanity Fair a giugno del 2004, poi raccontò a Novella 2000 di essere impazzito per un ragazzo di nome Andreas («Mi ha stregato, sembra Tadzio di
Morte a Venezia »). Oggi che è assessore a Maiori vuol fare della località salernitana «la meta del turismo gay».
Anche Vladimir Luxuria, primo deputato transessuale del Parlamento, ama ricordare di essere stata «corteggiata da personaggi politici importanti, ma solo per fare sesso». Erano gay o etero? Mistero. In fondo l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo, travolto nel 2009 dallo scandalo trans, nei giorni scorsi ha seccamente negato di essere gay pur ammettendo la sua love story con Brenda, deceduta il 20 novembre 2009 nell’incendio del suo appartamento: «Il fatto che abbiano attributi maschili è irrilevante nel rapporto, loro sono donne all’ennesima potenza...». Contento lui.
Al Pd che schiera Ivan Scalfarotto, l’Italia dei Valori risponde con Gianni Vattimo, compagno di scranno a Strasburgo dell’ex sindaco di Gela Rosario Crocetta, anche lui dichiaratamente gay seppur con qualche invasione di campo, stando a quello che raccontò il suo ex assessore Silvana Grasso: «Con lui ebbi una grande storia d’amore. Platonica? No, direi onnicomprensiva. Lui è intellettualmente omosessuale, come gli antichi greci».
E tra le donne? L’ex giornalista dell’ Ora di Palermo Titti De Simone, lesbica dichiarata, è stata la prima deputata omosessuale eletta con Rifondazione comunista per due legislature. Oggi la sua eredità è stata raccolta da Anna Paola Concia, eletta con il Pd, che recentemente si è sposata a Berlino con la criminologa tedesca Ricarda Trautmann. Peccato che i big del suo partito abbiano disertato l’evento. Omofobia anche quella?
Giornali del gruppo Repubblica
Pagina 4 - Attualità
Politici omosex online, è bufera
Pubblicata lista di 10 nomi, il movimento si divide
MARIA BERLINGUER
ROMA. Tutti di centrodestra e tutti omofobi. Ci sono anche un ministro e un presidente di Regione nell’elenco dei dieci presunti politici con frequentazioni gay pubblicato ieri da un blog di internauti anonimi, forse residenti all’estero. Una lista di nomi secca, senza alcun commento né episodio, pubblicata «per rendere un po’ di giustizia in un paese dove ci sono persone che non hanno alcun tipo di difesa di fronte agli insulti e agli attacchi quotidiani da parte di una classe politica ipocrita e cattiva», scrivono gli autori del web outing, annunciando a breve un nuovo elenco di politici, giornalisti ed ecclesiastici. «Da ora in poi quando avverranno attacchi nei confronti della comunità ci riserveremo di rispondere».
«Mi era giunta voce che il mio nome sarebbe stato inserito in un elenco infamante, per un attimo ho temuto che mi inserissero in quello degli interisti occulti: tutto sommato meglio così», ironizza Massimo Corsaro, vicepresidente del Pdl alla Camera. «Sono seriamente preoccupato perchè ho giù ricevuto centinaia di telefonate di donne in apprensione, a cominciare da mia moglie Diana», aggiunge Mario Baccini. «Fantasie malate di personaggi inqualificabili», stigmatizza Roberto Formigoni, governatore della Lombardia ed esponente di Cl.
L’operazione ha spaccato profondamente il mondo gay. «E’ un’iniziativa spregevole», attacca Paolo Patanè presidente dell’Arcigay. «E’ un boomerang nei confronti della lotta per i diritti civili delle persone omoaffettive», rincara Franco Grillini, ora responsabile dei diritti civili dell’Italia dei valori dopo una lunga militanza nell’Arcgay. «E’ un modo che a me che sono anni che faccio una battaglia alla luce del sole non è mai venuto in mente», avverte la Pd Paola Concia invitando tutti a fare una riflessione e a non trasformare una vicenda «così delicata in una guerra per bande». Per Mara Carfagna, ministro per la Pari opportunità si tratta di «una bufala cinica e violenta».
Fuori dal coro Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, e ispiratore dell’iniziativa. «Il sottoscritto non c’entra nulla», assicura. Per Mancuso la pubblicazione è «un’operazione certamente estrema ma che dà voce a un sentimento di indignazione diffuso nella comunità gay italiana».
Italia Oggi
Primo Piano 24/09/2011 - pag: 3
Franco Adriano
Ma non si parla che di gay
Ha fatto discutere la lista dei dieci nomi di politici presunti gay, ma omofobi, pubblicata ieri mattina sull'anonimo blog listaouting. Alcuni dei politici chiamati in causa si sono arrabbiati, altri hanno usato l'arma dell'ironia, altri ancora hanno taciuto, mentre nel mondo politico si accantonava ogni altro argomento e incredibilmente non si parlava d'altro. «Questa iniziativa», si legge sul sito pirata, «nasce per riportare un po' di giustizia in un Paese dove ci sono persone non hanno alcun tipo di difesa rispetto agli insulti e gli attacchi quotidiani da parte di una classe politica ipocrita e cattiva». «Fantasie malate di personaggi inqualificabili, non perdete tempo a seguire queste sciocchezze estreme», ha liquidato la questione il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, evidentemente irritato per essere stato coinvolto. «Mi era giunta notizia che il mio nome sarebbe stato strumentalmente inserito in un elenco infamante», ha scelto la strada dell'ironia il vice presidente vicario del Pdl alla Camera, Massimo Corsaro, «per un attimo ho temuto che mi inserissero in quello degli interisti occulti. Tutto sommato meglio così». E ci hanno scherzato su anche l'ex ministro della Funzione pubblica, Mario Baccini: «Sono seriamente preoccupato perché ho già ricevuto un centinaio di telefonate di donne in apprensione, a cominciare da mia moglie Diana» e il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri: «Devo ammettere di essere un banale e convinto eterossessuale». Ma la questione si è fatta seria in riferimento al fatto che i promotori dell'elenco hanno garantito che è solo l'inizio di una operazione che coinvolgerà anche ecclesiastici e personaggi del mondo del'informazione. Già alcuni giorni fa Ivan Scalfarotto, vicepresidente dell'assemblea Pd si era dissociato dall'iniziativa e si era dimesso dal comitato d'onore di Equality Italia, il cui presidente Aurelio Mancuso veniva indicato da alcuni tra i promotori dell'outing, anche se l'interessato smentisce. «Io ed Equality non c'entriamo nulla», ha affermato, «ma non condanno l'iniziativa di questo sito corsaro». «La prima reazione che dovrebbero avere i dieci politici», per Mancuso, «è di non sentirsi offesi, semmai possono smentire, ma non certo offendersi». Altri leader della comunità lesbo, gay, bisex e trans, invece, come la deputata Paola Concia (l'iniziativa sarebeb nata per contestare chi ha votato contro la sua pdl) e Franco Grillini, si sono dichiarati nettamente contrari alla lista. Per l'Arcigay, infine, è solo «un rigagnolo di pettegolezzi senza fondamento».
Il Secolo d'Italia
Arriva la gay-list, ma è la solita bufala (e poi chi se ne frega)
Pubblicati 10 nomi di "omosessuali omofobi": è pioggia di critiche
Adriano Scianca
Meno male, credevo mi stessero dando dell'interista: grazie a questa battuta è Massimo Corsaro a conquistare la palma del più spiritoso fra coloro che sono stati arbitrariamente inseriti nella scombiccherata e un pochino infame (infame, non infamante) lista dei politici "omofobi" ma pretesamente "omosessuali". Un'iniezione di intelligenza e ironia che fornisce la risposta migliore all'insensata iniziativa di un gruppo di hacker che ha proposto ieri una lista di dieci nomi di presunti parlamentari "gay omofobi". Tutti di centrodestra, ovviamente, al massimo dell'Udc. L'iniziativa, secondo gli autori della lista, dovrebbe «riportare un po' di giustizia in un Paese dove ci sono persone che non hanno alcun tipo di difesa rispetto agli insulti e agli attacchi quotidiani da parte di una classe politica ipocrita e cattiva». E minacciano: seguiranno altri nomi: di ecclesiastici, personaggi dell'informazione e ulteriori politici.
Professione disinformazione
Non serviva una particolare arguzia, in realtà, per replicare alla bufala. Dieci nomi e una qualifica ("gay omofobi"): nient'altro, neanche un preambolo, una spiegazione, una prova, una postilla, un commento. Solo dieci nomi. Buttati lì che sembran veri. Al che il minimo che si possa rispondere è: 1) Un documento del genere non ha uno straccio di credibilità, è una patacca palese; 2) Se anche fossero indiscrezioni confermate, l'outing forzato con tanto di elenchi pubblici resterebbe una pratica profondamente immorale e sgradevole; 3) In ogni caso chi se ne frega. L'impressione, del resto, è che siano stati pescati dei nomi più o meno a caso, magari puntando proprio sull'effetto straniante, sulla contrapposizione spaesante tra profili pubblici particolarmente irrigiditi e presunte abitudini private sguaiate. Insomma, una cosa del tipo: ma te l'immagini quel tipo lì con le piume di struzzo e il rossetto? Perchè parliamoci chiaro: nonostante le sbandierate intenzioni liberal, il retropensiero che guida l'iniziativa è più che becero. È la nobilitazione del pettegolezzo, l'elevazione morale dello sghignazzamento. Non è denuncia sociale, non è lotta per i diritti, è il «benvenuti a ‘sti frocioni» che accoglieva al ristorante il commissario Auricchio, alias Lino Banfi, in Fracchia la belva umana.
Le reazioni dei citati...
Non tutti i politici citati, comunque, hanno voluto commentare. Fra quelli che lo hanno fatto il più brillante, lo abbiamo detto, è stato Massimo Corsaro. Il vicepresidente vicario del Pdl alla Camera ha infatti commentato: «Mi era giunta notizia che il mio nome sarebbe stato strumentalmente inserito in un elenco infamante.Per un attimo ho temuto che mi inserissero in quello degli interisti occulti. Tutto sommato meglio così...». Sceglie la via dell'ironia anche Mario Baccini: «Credo che questo signore sia un co... che vuole farsi un pò di pubblicità e purtroppo c'è riuscito. Io l'ho presa a ridere, che devo fare? Istituirò un comitato per la tutela del mascolinità, una raccolta firme affinchè l'Unesco mi riconosca come maschio patrimonio dell'umanità...». Anche Maurizio Gasparri la prende con una risata: «Ho letto divertito di essere stato incluso da un sito internet in una lista di gay insospettabili e ho osservato il dibattito che ne è scaturito. Forse per trarre vantaggio dal politically correct sarebbe stato giusto accreditare la notizia che è palesemente falsa. Ma le risate di amiche e amici mi hanno convinto che provarci sarebbe inutile perchè proprio non mi ci vedono in quel ruolo e allora, pur con rispetto verso tutti, devo ammettere di essere un banale e convinto eterossessuale».
...e quelle dei gay
Se i politici citati voltano pagina con una battuta e scrollandosi le spalle, la comunità omosessuale discute febbrilmente, nella maggior parte dei casi considerando controproducente e avventata l'iniziativa degli hacker. «Questa iniziativa è irricevibile da tutti i punti di vista, è un vero e proprio atto violento, nonchè perfettamente inutile. Colpisce la modalità della delazione: anonimi contributi, una lista di nomi, niente altro. Un pettegolezzo aberrante ed inaccettabile: lo stesso modo in cui le persone gay, lesbiche e transessuali sono state spiate, controllate, accusate, esposte al pubblico ludibrio e allo stigma sociale per secoli», attacca ad esempio Rossana Praitano, presidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Un'iniziativa «becera, vile, barbara e senza alcuna prova», dice Alessio De Giorgi, direttore di Gay.it. «Hanno lanciato il sasso e nascosto la mano. La pubblicazione della lista dei politici gay è sul piano etico fortemente sbagliata e potrebbe diventare anche un autogol nella lotta per i diritti civili: nella lista infatti sono presenti politici per niente omofobi e alcuni di loro si sono anzi più volte espressi a favore delle lotte per i diritti delle persone omosessuali», aggiunge Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay e presidente di Gaynet. «Una pagina da operetta: la strombazzatissima lista di politici gay omofobi è stata pubblicata non presenta nessuna prova, nessun dossier, nessuna fonte verificata o verificabile», commenta dal canto suo Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay. Sulla stessa linea Imma Battaglia, fondatrice di Gay Project, che si spinge oltre prefigurando un regolamento di conti interno alla comunità lgbt: «In una situazione come quella che stiamo passando in Italia la pubblicazione della lista dei politici gay non fa bene al movimento. La mancanza di prove è controproducente e Aurelio Mancuso avrebbe dovuto, essendo venuto a conoscenza di questo fare tutto il possibile per fermare la diffusione online, cosa che non ha fatto». Chiamato in causa, Mancuso replica: «Non posso fermare qualcosa che è partito e si è evoluto autonomamente, forse Imma non sa bene di quello che parla sul piano ideale e fattivo».
«Bufala cinica e violenta»
La pubblicazione della lista ha suscitato anche l'ira del ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, che ha commentato duramente: «Una bufala, cinica e violenta: diffamazione gratuita che non aiuta certo la causa della lotta contro l'omofobia, anzi, fomenta l'intolleranza e, quindi, la violenza. Il ricorso all'idea di "lista", poi, riporta alla nostra memoria orrori del passato che non si ripeteranno. Tutti coloro che si battono per il rispetto degli omosessuali e dei loro diritti - spiega il ministro - oggi condannano questa iniziativa ritenendola discriminatoria, sbagliata e controproducente: utilizzare il presunto orientamento sessuale come strumento politico è una bassezza. Il diritto e la libertà di essere se stessi è un principio fondamentale della Repubblica e tutti dovrebbero rispettarlo».
24/09/2011
Affari Italiani
Ecco i nomi dei politici omofobi e gay. Da Milanese a Bonaiuti fino a Calderoli
Venerdì, 23 settembre 2011 - 10:30:09
L'ora X è scoccata alle 10. Sul blog 'listaouting' è stata pubblicata una lista di dieci nomi di politici omofobi ma gay. Nell’elenco compaiono nomi di primo piano della scena politica italiana: da Paolo Bonaiuti a Gianni Letta, da Maurizio Gasparri a Roberto Calderoli. Ci sono anche Roberto Formigoni e Luca Volontè e Marco Milanese. Ma anche Massimo Corsaro, Mario Baccini, Ferdinando Adornato Naturalmente la responsabilità di questo “coming out” è tutta del blog sopracitato. Una iniziativa che fa discutere la comunita' Lgbt, divisa tra chi si e' detto favorevole, soprattutto privati cittadini sul web, e chi invece non ha per niente apprezzato, soprattutto leader politici del movimento. "Questa iniziativa - spiega il sito 'pirata' - nasce per riportare un po' di giustizia in un paese dove ci sono persone non hanno alcun tipo di difesa rispetto agli insulti e gli attacchi quotidiani da parte di una classe politica ipocrita e cattiva". L'outing di uomini pubblici e' "uno strumento politico duro ma giusto" per "far comprendere chiaramente come nel Parlamento italiano viga la regola dell'ipocrisia e della discriminazione". A questi nomi potrebbero seguirne altri di politici, ecclesiastici, personaggi dell'informazione.
Gia' alcuni giorni fa Ivan Scalfarotto, vicepresidente dell'assemblea Pd si era dissociato dall'iniziativa e si era dimesso dal comitato d'onore di Equality Italia, il cui presidente Aurelio Mancuso veniva indicato da alcuni tra i promotori dell'outing, anche se l'interessato smentisce. "Non mi dissocio dalla rivendicazione dei nostri diritti - spiega Scalfarotto - ma questa pratica non contribuisce a costruire un paese piu' civile". E anche Paola Concia, che in Parlamento ha cercato invano di far approvare una legge contro l'omofobia, spiega che "e' un gesto estremo che io non farei mai, non e' la mia cultura politica. Essere gay non e' un'offesa o un insulto, io non mi offendo se mi dicono che sono lesbica". Concia, deputata Pd, invita pero' a riflettere "sul perche' qualcuno giunge a queste forme estreme", "invito tutti a interrogarci sul perche' in questo paese siamo arrivati a questo, perche' alcuni pensano di fare una battaglia politica in questo modo discutibile? Forse perche' siamo tra i paesi piu' omofobi, servirebbe una riflessione su questo".
"Sono in dissenso netto" rincara la dose Franco Grillini. "E' un'operazione che serve solo a fare pubblicita' a chi la promuove". "La pratica politica non si fa cosi', e' non si fa sparando nel mucchio e in modo anonimo, ma individuando un personaggio importante su cui si hanno prove certe e con testimoni che testimoniano a viso aperto. L'ha inventata l'americano Michelangelo Signorile e nemmeno in Usa si fa piu'". Grillini critica dunque il fatto che "nel caso italiano il blog e' anonimo ed e' gestito da un portavoce che non si assume responsabilita' legali, ma parla di persone reali". "E' un fatto diseducativo anche per motivi pedagogici, e' gettare il sasso e nascondere la mano, una cosa vile. E' un'operazione sbagliata perche' sembra solo una vendetta e non porta nulla di positivo alla comunita' Lgbt". E Aurelio Mancuso, invece, cosa dice? "Io ed Equality non c'entriamo nulla", assicura. "Ma non condanno l'iniziativa di questo sito corsaro", afferma. "Tre sono le considerazioni. Innanzitutto e' uno stigma se qualcuno ti indica come gay? Se lo e' non siamo un paese europeo, la prima reazione che dovrebbero avere i dieci politici e' di non sentirsi offesi, semmai possono smentire, ma non certo offendersi. La seconda cosa e' che non c'e' nessun clamore per il fatto che milioni di omosessuali in questo paese non hanno diritti e vengono discriminati senza che questo sollevi indignazione. Tra l'indignazione per la pubblicazione dei dieci nomi di politici e l'indignazione per una politica che blocca la legge sull'omofobia, mi sento piu' vicino alla seconda". Infine, rimarca, "l'outing e' una pratica estrema praticata negli Stati uniti, in Germania e in Inghilterra, per mettere alla berlina chi e' pubblicamente omofobo ma in privato fa ben altro. In questo paese siamo o no in una situazione eccezionale? Anch'io la ritengo una forma estrema, ma questa operazione personalmente non mi dispiace, perche' da' voce a persone indignate da quello che accade. Io non condanno questi corsari".
Corriere.it
Lista gay: Grillini, viola privacy
Ma contiene omofobi patentati
(ANSA) – ROMA, 23 SET – “E’ sbagliato fare una lista di nomi, violando la privacy delle persone anche se, in alcuni casi, si tratta di omofobi patentati che fanno una politica senza coerenza con la propria identità ”. Lo afferma il responsabile diritti civili e associazionismo dell’IdV, Franco Grillini. “La pratica dell’outing ci lascia perplessi:la lotta politica si fa mettendoci la faccia. A differenza di quanto avvenuto con la pubblicazione dei dieci nomi fatta da anonimi, su un sito registrato all’estero”.
Rainews 24
Lista di politici gay e omofobi su blog pirata. E' polemica
L'operazione, annunciata da giorni, è scattata alle 10 di mattina: su un blog anonimo creato attraverso una piattaforma americana è comparsa una lista di dieci nomi di politici tacciati di essere gay - benchè non si siano mai dichiarati tali - e omofobi. I dieci politici inseriti nella lista sono esponenti di centro e di centrodestra (Udc, Pdl, Lega), tra i quali un ministro e un presidente di Regione. Ironiche le reazioni di due dei parlamentari che compaiono nella "outinglist".
"Mi era giunta notizia - dice Massimo Corsaro, vicepresidente vicario del Pdl alla Camera - che il mio nome sarebbe stato strumentalmente inserito in un elenco infamante. Per un attimo ho temuto che mi inserissero in quello degli interisti occulti. Tutto sommato meglio così". Di analogo tenore il commento di Mario Baccini, esponente del Pdl e presidente dei Cristiano popolari: "Sono seriamente preoccupato perché ho già ricevuto un centinaio di telefonate di donne in apprensione, a cominciare da mia moglie Diana. A seguito della notizia mi hanno assicurato che si sta costituendo un comitato femminile per la tutela del maschio latino che lancerà una campagna di adesioni e raccolta firme affinche' l'Unesco mi riconosca come maschio patrimonio dell'umanità".
Durissimo il giudizio del ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna. Si tratta - dice - di "una bufala, cinica e violenta: diffamazione gratuita che non aiuta certo la causa della lotta contro l'omofobia, anzi, fomenta l'intolleranza e, quindi, la violenza. Il ricorso all'idea di 'lista', poi, riporta alla nostra memoria orrori del passato che non si ripeteranno". La Carfagna rammenta che "il diritto e la libertà di essere se stessi è un principio fondamentale della Repubblica e tutti dovrebbero rispettarlo".
Anche Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, punta il dito contro "una azione violenta di una minoranza dei movimenti gay che ricorre ad ogni mezzo per intimidire e minacciare di rappresaglie chi non condivide le sue rivendicazioni sponente del governo".
L'idea di ricorre al cosiddetto "outing" - rivelare l'identità omosessuale di una persona senza il suo consenso - come forma di lotta contro le ipocrisie del mondo politico divide la stessa comunità gay.
Difende l'iniziativa Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia ed ex numero uno di Arcigay, per il quale l'azione piratesca "è il frutto dell'indignazione di chi quotidianamente subisce violenze e insulti" e non merita di essere bollata come "macchina del fango": "Se uno dice ad un altro che è gay di cosa lo sta accusando?".
Ma l'attuale presidente di Arcigay, Paolo Patanè, parla di "operazione spregevole" che "inganna la legittima rabbia delle persone gay, lesbo e trans esasperate dall'assenza di rispetto e delle leggi". Netta contrarietà anche da un'altra figura di riferimento della comunità omosessuale ed ex presidente di Arcigay, Franco Grillini, ora impegnato nelle file dell'Italia dei valori: "E' sbagliato fare una lista di nomi, violando la privacy delle persone anche se, in alcuni casi, si tratta di omofobi patentati che fanno una politica senza coerenza con la propria identità".
No all'outing pirata anche dalla deputata Pd Paola Concia, ex presidente di Gayleft, secondo cui si tratta di "un modo estremo di fare battaglia politica" privo di trasparenza ed estraneo alla sua cultura. La "outinglist" potrebbe essere aggiornata con l'aggiunta di nomi non solo appartenenti al mondo politico, avvertono gli anonimi promotori. Che puntualizzando: "I politici di cui conosciamo le vere identità sessuali sono molti altri, presenti in tutti i partiti, per ora ci limitiamo a pubblicare un estratto di quelli appartenenti ai partiti che hanno votato contro la legge sull'omofobia".
"Da questa vicenda dovremmo prendere spunto per avviare una riflessione pacata e rigorosa. Non condivido questa operazione di outing forzato poichè lede profondamente la sensibilità e il diritto alla privacy delle persone coinvolte. ritengo tuttavia che, per quanto sconsiderata, questa iniziativa sia figlia della radicalizzazione del dibattito sui diritti civili e la lotta all'omofobia". Così Ignazio Marino, senatore del Partito democratico. "Viviamo in un paese - continua Marino - che non ha ancora una normativa sulle unioni civili perché la cultura dei diritti è arretrata, e la politica è incapace di affermare 'laicamente' il principio della piena uguaglianza dei cittadini. Alla Camera, poi, è stata affossata la legge contro l'omofobia negando una protezione contro le aggressioni agli omosessuali. questa mancanza di garanzie e tutele rende il paese più fragile, è ora di porvi rimedio con provvedimenti concreti e non ipocriti sui diritti".
"Becera, vile, barbara e senza alcuna prova", così Alessio De Giorgi, direttore di Gay.it, definisce l'iniziativa. "Chi ha deciso quali nomi pubblicare e quali no? - chiede - Come sono stati raccolti questi nomi? Sulla base di quali prove è stato deciso di inserirli in questa lista? Cosa c'è a supporto di queste affermazioni? Siamo proprio sicuri che tutti i personaggi inseriti in questa lista siano effettivamente omosessuali o piuttosto sono solo pettegolezzi, dicerie, discorsi da bar?". Il direttore del sito inoltre addossa la paternità politica ad Aurelio Mancuso. Per De Giorni inoltre l'operazione outing potrebbe rivelarsi un boomerang per l'intera comunità lgbt italiana, che "in buona parte ha comunque ha giustamente preso le distanze da questa operazione".
Dagospia
CULI CHIACCHIERATI - L’ARCIGAY CONTRO LA LISTA OUTING: “UN MISEREVOLE RIGAGNO DI PETTEGOLEZZI” - DA GRILLINI UN COLPO AL CERCHIO E UNO ALLA BOTTE: “UNA PORCATA, MA…” - REPLICANO FORMIGONI (“FANTASIE MALATE”), CORSARO (“MEGLIO GAY CHE TRA INTERISTI OCCULTI”) E BACCINI (“HO CENTINAIA DI DONNE IN APPRENSIONE”) - L’INCARFAGNATA: “BUFALA CHE FOMENTA L'INTOLLERANZA”…
1. ARCIGAY, UN MISEREVOLE RIGAGNO DI PETTEGOLEZZI...
(ANSA) - "Una pagina da operetta: la strombazzatissima lista di politici gay omofobi è stata pubblicata con ben 20 minuti di anticipo, e contiene 10 nomi di politici, nessuna prova, nessuna evidenza della loro omofobia, nessun dossier, nessuna fonte verificata o verificabile, almeno per ora". E' quanto afferma Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay.
Paolo Patanè
"Alcuni dei nomi sono chiacchierati e, di bocca in bocca, corre la presunzione della loro omosessualità. Alcuni sono molto omofobi, altri non hanno mai espresso pubblicamente il loro pensiero sull'argomento, ma hanno votato contro una timidissima legge contro l'omofobia. Nessuno di loro è politicamente difendibile, ci mancherebbe, ma quello di cui sono oggetto è banale gossip da parte di anonimi", ha aggiunto Patané.
"Qui siamo oltre la valutazione dello strumento outing, da cui ci siamo da subito discostati in coerenza con la nostra cultura, la nostra tradizione ed i nostri principi, qui siamo di fronte ad un miserevole rigagnolo di pettegolezzi senza fondamento preciso che finisce per ingannare le aspettative delle persone, la loro rabbia e la sofferenza per la mancanza di diritti. L'operazione così conclusa non ha alcun valore ma solo il ridicolo della sua inconsistenza e il cinismo con cui ha giocato sulla stanchezza delle persone lgbt", ha concluso Arcigay.
FRANCO GRILLINI
2. GRILLINI, VIOLA PRIVACY, CONTIENE OMOFOBI PATENTATI...
(ANSA) - "E' sbagliato fare una lista di nomi, violando la privacy delle persone anche se, in alcuni casi, si tratta di omofobi patentati che fanno una politica senza coerenza con la propria identità". Lo afferma in una nota il responsabile diritti civili e associazionismo dell'IdV, Franco Grillini. "La pratica dell'outing ci lascia perplessi, perché la lotta politica si fa, mettendoci la faccia e correndo anche i relativi rischi. A differenza, invece, di quanto è avvenuto con la pubblicazione dei dieci nomi fatta da anonimi, su un sito registrato all'estero".
Grillini aggiunge: "Volendo trovare qualcosa di positivo in questa vicenda possiamo riflettere sulla gigantesca ipocrisia di molte persone di potere che sostengono una politica omofoba, clericale, opponendosi all'affermazione dei diritti civili per poi combinarne di tutti i colori nella vita personale, come fa Berlusconi. In un paese normale, con un normale standard democratico, queste persone sarebbero costrette immediatamente alle dimissioni. Ma, si sa, l'Italia non è un paese normale".
FORMIGONI
3. FORMIGONI, FANTASIE MALATE, TUTTE SCIOCCHEZZE...
(ANSA) - "Fantasie malate di personaggi inqualificabili. Non perdete tempo a seguire queste sciocchezze estreme". Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha commentato così, a margine di un incontro al Pirellone, la pubblicazione del suo nome nella lista di 10 politici che, secondo un blog pirata, sarebbero segretamente omossessuali e omofobi.
MARIO BACCINI
4. BACCINI, HO CENTINAIA DI DONNE IN APPRENSIONE...
(ANSA) - "Sono seriamente preoccupato perché ho già ricevuto un centinaio di telefonate di donne in apprensione, a cominciare da mia moglie Diana". E' questo il commento ironico di Mario Baccini, impegnato in una riunione a Milano, dopo aver scoperto di essere stato inserito nella outing list di gay e omofobi. "A seguito della notizia - ha aggiunto Baccini - mi hanno assicurato che si sta costituendo un comitato femminile per la tutela del maschio latino che lancerà una campagna di adesioni e raccolta firme affinché l'Unesco mi riconosca come maschio patrimonio dell'umanità".
5. CORSARO, MEGLIO GAY CHE TRA INTERISTI OCCULTI...
(ANSA) - "Mi era giunta notizia che il mio nome sarebbe stato strumentalmente inserito in un elenco infamante. Per un attimo ho temuto che mi inserissero in quello degli interisti occulti. Tutto sommato meglio così ... ". Il vice presidente vicario del Pdl alla Camera, Massimo Corsaro, commenta con ironia la pubblicazione del suo nome nella lista di 10 politici che, secondo un blog pirata, sarebbero segretamente gay.
SILVIO BERLUSCONI MARA CARFAGNA
6. CARFAGNA, BUFALA CHE FOMENTA L'INTOLLERANZA...
(ANSA) - "Una bufala, cinica e violenta: diffamazione gratuita che non aiuta certo la causa della lotta contro l'omofobia, anzi, fomenta l'intolleranza e, quindi, la violenza". Così il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, sulla pubblicazione, in rete, da parte di anonimi, di una lista di presunti politici omofobi.
"Il ricorso all'idea di "lista", poi, riporta alla nostra memoria orrori del passato che non si ripeteranno. Tutti coloro che si battono per il rispetto degli omosessuali e dei loro diritti oggi condannano questa iniziativa ritenendola discriminatoria, sbagliata e controproducente: utilizzare il presunto orientamento sessuale come strumento politico è una bassezza". "Il diritto e la libertà di essere se stessi è un principio fondamentale della Repubblica e tutti dovrebbero rispettarlo", conclude Carfagna.