Franco Grillini un impegno per i diritti e le libertà

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09 Aug

Bologna a misura di gay "Qui servizi sociali più attenti". Rassegna stampa sulla conferenza stampa sulla conferenza dell'Arcigay sulla marginalità lgbt


Bologna città aperta per i gay. Sotto le due torri, ci sono buoni servizi sociali per chi è emarginato a causa del suo orientamento sessuale, un´ottima qualità della vita, tolleranza per i "diversi" e, in ultima istanza, una piazza dove le occasioni per prostituirsi sono più frequenti che altrove. È quel che emerge da una ricerca finanziata (100 mila euro) dal ministero del Welfare in quattro città campione: Milano e Roma (in quanto metropoli), Bologna (in rappresentanza dei centri medio-grandi) e Cosenza (quale realtà di provincia del sud). L´indagine, che consta di un´ottantina di interviste a omosessuali in condizioni di marginalità, è stata condotta, tra gli altri, dall´antropologo Carlo Francesco Salmaso e dalla responsabile salute di Arcigay Rebecca Zini. I ricercatori hanno ascoltato anche una trentina di operatori che si occupano di questo tema nelle strutture di assistenza. A Bologna, il campione annovera 15 interviste a omosessuali in difficoltà e a 12 operatori in strutture di assistenza.
Nella nostra città il mondo gay (raccolto sotto la sigla "lgbt" (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), trova una società tollerante e attenta oltre che una rete di servizi che dialogano in rete, sia quelli laici che quelli cattolici. Semmai, chi ha più difficoltà, è il sistema dell´assistenza pubblica che non riesce a lavorare in modo ottimale anche perché «il decentramento nei quartieri ha creato confusione». Ben diversa la situazione altrove. A Roma dopo il caso Marrazzo e i frequenti episodi di intolleranza verso i gay, si registra un progressivo peggioramento delle condizioni di vita degli omosessuali, specie quelli "marginali" che vivono senza fissa dimora tra la strada dove si prostituiscono e i dormitori che frequentano. Ma stando alle conclusioni di Salmaso, uno degli elementi che fanno preferire Bologna è l´idea che la città possa essere un mercato più favorevole per la prostituzione. Una conclusione sulla quale non è del tutto d´accordo Franco Grillini, presidente onorario dell´Arcigay: «Nella scelta di Bologna, prevale la qualità della vita non certo questo elemento» spiega. «Anche perché, gran parte dell´omosessualità bolognese è intellettuale, per esempio composta da studenti che si prostituiscono solo occasionalmente per aumentare il proprio reddito o per mantenersi agli studi».
Per Zini «l´omofobia è anche tutto ciò che porta all´emarginazione sociale» in particolare «tra le persone che provengono dal sud, si trovano episodi di allontanamento dalle famiglie». Su questo disagio si innescano droga e alcolismo e solo successivamente vengono le difficoltà sul lavoro dove l´ostilità e la discriminazione riguarda soprattutto i trans. Ma anche tra gli emarginati, l´omosessualità è spesso fonte di ulteriori discriminazioni. Nei dormitori, come riferiscono i ricercatori, esiste una forte omofobia che spesso è causa di risse. «Il punto vero - riprende Grillini - è che in Italia mancano le grandi città rifugio come Parigi, Londra o Berlino dove le comunità gay sono più protette e mimetizzate. A Parigi vive la metà degli omosessuali francesi. Da noi è Milano il centro più attrattivo con circa 300 mila gay. Bologna è accogliente perché qui 29 anni fa nacque il circolo "Ventotto giugno" e da allora la nostra città può essere considerata la ‘capitale politica´ del movimento». 

La Repubblica, martedì 9 agosto 2011
MARTEDÌ, 09 AGOSTO 2011
Pagina IV - Bologna
Bologna a misura di gay "Qui servizi sociali più attenti"
Studio del governo. L´ombra della prostituzione omosex
VALERIO VARESI

BOLOGNA PRIMO PIANO pag. 3

Il Resto del Carlino

«Ma in strada sono pochi La massa sta su Internet»

Franco Grillini, lo storico ideatore dell'Arcigay
CON DI PIETRO Franco Grillini, 56 anni, attualmente è un consigliere regionale dell'Italia dei valori
di LUCA ORSI BOLOGNA è, da alcuni decenni, una «città mito» per il movimento omosessuale italiano. E non solo. Qui, nel 1985, nasce l'Arcigay. E il Cassero inaugurato tre anni prima come circolo di cultura omosessuale 28 giugno' è oggi, con oltre 15mila iscritti, «il gay lesbian center più importante in Italia», spiega Franco Grillini, 56 anni, ideatore dell'Arcigay, di cui è presidente onorario dal 1998. Che Bologna sia una città gay friendly, dunque, non c'è alcun dubbio. Quanto al fatto che sia la mecca della prostituzione omosessuale, Grillini frena: «A me non risulta...». Certo, il fenomeno «non riguarda solo i soggetti marginali», cioè con forti problemi sociali. Ma, «in certi periodi della vita, può interessare» anche omosessuali integrati nel tessuto sociale cittadino. IMPOSSIBILE, però, ipotizzare numeri. Ma, in una città «in cui si può stimare una presenza di 35-40mila omosessuali», calcola Grillini una percentuale più alta della media italiana in rapporto agli abitanti , è facile pensare che il fenomeno della prostituzione sia più diffuso che altrove. Di certo, precisa il presidente onorario dell'Arcigay, «la prostituzione maschile omosessuale in strada, a Bologna è estremamente marginale: parliamo di alcune unità, forse neppure una decina» di persone. Molto più diffusa, sui marciapiedi ed è sotto gli occhi di tutti la prostituzione di travestiti e transessuali. PER prostituirsi, spiega Grillini, ormai da anni i maschi gay «utilizzano Internet». Nella rete «eviti i rischi della strada, i contatti avvengono con più sicurezza». Volendo, «l'anonimato è garantito, e questo evita indebite intrusioni nella vita privata». Più in generale, poiché quasi sempre quella di prostituirsi è, per un omosessuale, una scelta a tempo determinato, legata a momenti della vita (solitudine, necessità di denaro), «lavorando su Internet puoi entrare e uscire dal mondo della prostituzione senza conseguenze». SOTTO le Due Torri, afferma Grillini, il mondo Lgbt lesbiche, gay, bisessuali e transgender trova da sempre «un'accoglienza e una possibilità di convivenza civile più accentuate che altrove». Anche se, anche qui, il movimento «non è riuscito a superare una propria cronica debolezza, cioè l'assistenza alle fasce più deboli: dagli homeless omosessuali, ai giovani cacciati di casa, agli anziani, categorie per le quali mancano strutture di sostegno e accoglienza». A BOLOGNA, comunque, «ci si trasferisce volentieri», dice Grillini, confermando i dati della ricerca dell'Arcigay. Le altre due mete privilegiate per chi vuole fuggire i pettegolezzi dei piccoli centri o il rifiuto delle famiglie sono Roma e Milano. La nostra Università è una potente calamita. «Conosco ragazzi omosessuali che, per venire a studiare qui, hanno scelto appositamente facoltà non presenti nelle loro città», racconta Grillini. E l'Alma Mater, assicura, «ha la percentuale più alta di studenti gay in Italia».

LETTERE E AGENDA pag. 14

L'OMOMERCATO Per gay e trans, Bologna è il paese di Bengodi. Vero: non abbiamo mai avuto tanti Grillini per la testa

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