Franco Grillini un impegno per i diritti e le libertà

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26 Jul

Gay, lezione americana Grillini: «In Italia si ostacola la legge sull'omofobia. Figurarsi le nozze». di Antonietta Demurtas - www.lettera43.it

DIRITTI
Gay, lezione americana
Grillini: «In Italia si ostacola la legge sull'omofobia. Figurarsi le nozze».
di Antonietta Demurtas
Franco Grillini, esponente Idv e presidente onorario dell'Arcigay.
Chissà quanti gay si sarebbero sposati in Italia se quella legge approvata dallo Stato di New York fosse stata tricolore. «Sarebbero stati parecchi, migliaia tra coppie lesbiche, gay, e transessuali che non hanno compiuto ancora il processo di transizione», ha risposto Franco Grillini a Lettera43.it.
IMMIGRAZIONE MATRIMONIALE. Intanto, secondo il presidente onorario dell'Arcigay e responsabile nazionale dei diritti civili dell'Idv, gli italiani che sono andati a sposarsi all'estero in questi anni sono almeno un migliaio, «e la cifra è per difetto». «Il fenomeno dell'immigrazione delle coppie gay a fini matrimoniali», ha continuato Grillini, «è consistente tanto che stiamo cercando di fare un piccolo censimento».
La migrazione dei promessi sposi verso la Grande Mela
Nozze gay. New York diventerà la mecca Usa dei matrimoni omosessuali.
In Italia sono ancora pochi quelli che hanno potuto coronare il loro sogno d'amore con rito religioso. L'ultimo è stato quello di Ciro Lanza e Guido Scelsi alla chiesa evangelica valdese di Milano lo scorso 26 giugno: «Una cerimonia celebrata in un tempio gremito».
Ma le nozze che Grillini ha ricordato con più emozione sono quelle tra Mario Ottocento e Antonio Garrulo, celebrate in Olanda, all'Aja, nel 2003. «Li accompagnai e si sposarono nella sala dei matrimoni del comune dove nel 1939 si celebrarono le nozze della regina Beatrice d'Olanda».
CANCELLATO L'OBBLIGO DI RESIDENZA. Grillini è legato a quella prima cerimonia perché ancora oggi «la maggior parte delle unioni tra gay sono nozze private su cui le coppie mantengono il riserbo». Quasi a custodire un sogno realizzato al costo di tanti sacrifici. «Nel 2003 era molto complicato sposarsi anche all'estero, era richiesto l'obbligo di residenza per almeno uno dei due», ha spiegato il politico. «Mario e Antonio pagavano 800 euro al mese per l'affitto di una casa che consentisse loro di essere in regola e potersi sposare. Spesero una fortuna», ha ricordato.
Ancora oggi sono molti i Paesi che richiedono questa condizione. «Ma altri per fortuna non più, come per esempio Oslo e New York: ecco perché anche molti italiani adesso andranno lì a celebrare i loro matrimoni».
ENTRATE PER LA GRANDE MELA. E quelle nozze andranno a riempire le casse dello Stato: «Nella sola New York nel giro di qualche anno la città avrà un beneficio di 230 milioni di dollari dalle celebrazioni dei matrimoni gay. Un bel colpo per il governatore che ha caldeggiato questa legge», ha osservato il presidente onorario dell'Arcigay.
«Nel medioevo italiano le nozze gay restano un tabù»
Nello Stato di New York il 24 luglio si sono celebrati i primi matrimoni gay.
Nel primo giorno di celebrazioni nello Stato della Grande Mela, domenica 24 luglio, hanno fatto richiesta più di 3 mila le coppie, tanto che il governatore ha istituito uan sorta di lotteria. Sono riusciti a dire sì solo in 800, nonostante ben 120 giudici di pace si fossero offerti volontari per farne il più possibile.
«NEW YORK, CAPITALE MORALE». «Le prime sono state due nonne di 80 anni di cui una in carrozzella», ha ricordato Grillini, che ha seguito la giornata con emozione, ma soprattutto «soddisfazione», perché «gli omosessuali di New York hanno dimostrato che non è vero, come sostengono i detrattori dei nostri diritti, che la questione delle unioni gay è di nicchia. È un tema che interessa migliaia di persone».
Il fatto poi che questo diritto sia stato concesso nella città più internazionale degli Stati Uniti, New York, «una specie di capitale morale del mondo», ha un effetto simbolico a livello globale, «che si riverbera positivamente anche qui da noi».
Una ondata positiva, quindi, che però non cambia la situazione italiana. Nel nostro Paese, ha denunciato Grillini, «non c'è uguaglianza giuridica di tutti i cittadini».
LA LEGGE CONTRO L'OMOFOBIA. Invece, sotto il Cupolone, rimangono intatti molti, troppi, tabù. La prossima battaglia è il voto sulla norma contro l'omofobia previsto il 26 luglio alla Camera. «Purtroppo non arriverà neanche alla discussione», ha  detto l'esponente dell'Idv, «perché la destra ha presentato alcune mozioni di incostituzionalità e così la norma sarà dichiarata tale».
Quindi oltre a essere bizzarro che sia il parlamento a decidere cos'è incostituzionale, «quando c'è una Corte che dovrebbe fare questo», la più amara considerazione di Grillini è che «nel parlamento italiano queste leggi neanche si discutono». C'è addirittura una mozione di sospensiva, ha fatto notare il presidente dell'Arcigay, «figuriamoci se parlassimo di matrimonio gay. Siamo veramente al Medioevo».
Martedì, 26 Luglio 2011

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