Franco Grillini un impegno per i diritti e le libertà

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In Emilia-Romagna «la diminuzione del sovraffollamento carcerario prosegue, in linea con il resto d'Italia, grazie all'importante cambiamento normativo in corso a livello nazionale», ma nel «lento processo di normalizzazione della vita in carcere» permangono «numerose criticità», in particolare «Parma e Piacenza, vere e proprie criticità tra le criticità». Così Desi Bruno, Garante regionale dei detenuti, ha anticipato alla commissione Salute e politiche sociali della Regione, presieduta da Monica Donini, la relazione 2013 attesa in Assemblea legislativa prima della pausa estiva.
«È stato raggiunto - ha precisato - il risultato minimo dei tre metri quadrati per detenuto che ci era stato richiesto dall'Unione europea, ma gli obiettivi della cosiddetta sentenza Torreggiani sono ben più ampi, e riguardano anche la differenziazione degli spazi detentivi e l'umanizzazione della pena, che passa soprattutto dalla possibilità di poter occupare il proprio tempo». Il primo intervento necessario è «rivedere gli investimenti in edilizia penitenziaria, a partire dai nuovi padiglioni di Bologna e Ferrara: se venissero costruiti oggi finirebbero per essere inutili nel giro di pochi anni, data la carenza cronica di personale di polizia e civile. Tutto ciò avviene mentre si spende poco, molto poco, per la messa a norma degli istituti già presenti, che sono fatiscenti e presentano problemi strutturali insuperabili». In Emilia le situazioni più difficili: «A Piacenza semplicemente non c'è niente, nessuna iniziativa che riguardi formazione o lavoro, aumentando il rischio di recidiva in maniera significativa, specialmente per categorie come i responsabili di crimini sessuali». Anche a Parma, «il problema è enorme, con diversi detenuti sottoposti al regime di carcere duro 41bis e oltre 80 ergastolani senza che sia mai stato sviluppato un percorso adeguato, questa è una ipoteca pesante sulla vivibilità della struttura».
L'Emilia-Romagna comunque non è stata toccata in modo significativo dalle recenti modifiche in materia di stupefacenti «perché non abbiamo molti detenuti in carcere per reato di piccolo spaccio, semmai sono molti i tossicodipendenti che hanno compiuto crimini come rapine o furti per i loro problemi di tossicodipendenza, e al momento sono troppo pochi i trattamenti ad hoc, con la conseguenza di una recidiva quasi sicura».
Andrea Pollastri (Fi-Pdl) ha sollecitato più iniziative scolastiche, di formazione e per l'occupazione dei detenuti a Piacenza. Franco Grillini (LibDem) ha chiesto di «rafforzare l'assistenza psicologica» perchè «oltre 40 casi di suicidio sono davvero troppi».

Da Libertà

BOLOGNA - Vincenzo Branà, 37 anni, giornalista, si riconferma presidente dell'Arcigay Bologna. Lo hanno deciso ieri gli oltre 500 attivisti che hanno votato al congresso del Cassero, per eleggere il nuovo leader della comunità Lgbt bolognese. «Ora dobbiamo riscrivere il nostro patto con la città e rivendicare i nostri valori» le prime parole di Branà, a capo della lista “Buon Vento” che ha sconfitto “Cassero Insieme”, capitanata da Vincenzo Corigliano. Una vittoria schiacciante: 354 a 191. È stato uno dei congressi più tumultuosi e partecipati degli ultimi anni, quello di ieri. A partire da come si è arrivati al voto, cioè con una improvvisa mozione di sfiducia nei confronti dello stesso Branà, ad aprile, e il conseguente “commissariamento” del Cassero. E poi settimane di scontri e veleni. Anche per questo, forse, l'affluenza al voto è stata più alta rispetto al passato, nonostante la bella giornata: hanno partecipato 554 attivisti. E persino Franco Grillini, leader storico di Arcigay, ammette: «In 32 anni di militanza difficilmente mi era capitato di vedere una cosa del genere».

Branà riconquista dunque il posto più alto della Salara. Due anni fa, alla prima elezione, venne definito il “presidente rottamatore”, e nel suo primo mandato non sono mancati gli strappi. Come il gran rifiuto dell'Arcigay di aprire uno stand alla Festa dell'Unità in polemica con un Pd «troppo morbido sui nostri temi». Ma anche ora Branà non smette di stupire. «Il Cassero è un'istituzione, un laboratorio politico. Deve essere autonomo, indipendente» per rivendicare i diritti della comunità gay. La parola chiave è “autorappresentazione”. «Perché i gay nella politica non funzionano più. Si tratta di un modello che è venuto meno, con troppi compromessi
da accettare».

ROSARIO DI RAIMONDO

La Repubblica

BOLOGNA - È arrivato il giorno della resa dei conti. Il Cassero, lo storico avamposto gay bolognese, elegge oggi il suo nuovo presidente, dopo uno scontro durissimo che ha portato al siluramento della vecchia dirigenza e provocato una scissione all’interno dell’Arcigay. Due le fazioni in corsa: quella che fa capo a Vincenzo Branà, il leader uscente, e quella di Vincenzo Corigliano, il traghettatore dell’associazione in queste settimane di caos.

Oltre cinquecento persone oggi, a partire dalle 17, parteciperanno al congresso più tormentato degli ultimi anni per scegliere tra due liste: “Buon vento” (Branà) e “Cassero insieme” (Corigliano). Due fazioni, appunto, due anime diverse, venute fuori anche in questi giorni di “campagna elettorale”. Sul piatto c’è un posto imcuno portante, quello di leader della comunità gay locale, che gestisce un circolo da sempre sotto i riflettori, sia dal punto di vista politico, sia da quello economico: dalla rivendicazione dei diritti civili agli incassi delle attività serali in discoteca, la partita è ampia e complessa.

«È evidente, il Cassero fa gola - ha scritto qualche giorno fa Branà su Facebook - . Per quali è una corsia privilegiata, un modo attraverso il quale soggetti commerciali possono avvantaggiarsi. Un capitale di credibilità dietro il quale celare fini di lucro. Sapremo resistere a qualsiasi cordata di interessi». Corigliano si è sentito chiamato in causa: «Caro Vincenzo, pensare che qualcuno tra di noi voglia ridurre il Cassero a impresa commerciale o a una cassaforte voti è falso».

È il nervo scoperto, la contrapposizione tra l’anima “politica” dell’Arcigay e quella “discotecara”, ludica, delle serate e dei cocktail. Due mondi che proprio al Cassero sono nati e che, prima di essere separati da un muro, sapevano convivere. Prima, in particolare, della notte del 16 marzo. Quando, durante una serata disco, un ragazzo viene picchiato a sangue dopo una lite. È la miccia. Il questore chiude le attività serali del circolo per 10 giorni. Un mese dopo, improvvisamente, il consiglio direttivo manda a casa Branà e, dal giorno alla notte, nomina Corigliano come suo sostituto. Ma anche la parte fedele all’ex leader si dimette per solidarietà. Risultato: il direttivo non esiste più, serve un nuovo congresso.

C’è chi a taccuino chiuso motiva questa tensione anche con la politica. Branà è il presidente che si è schierato contro i finanziamenti pubblici alle scuole private, nel referendum di un anno fa. Ed è il primo che, nell’agosto 2013, ha rifiutato uno stand dell’Arcigay alla Festa dell’Unità denunciando le posizioni «troppo morbide del Pd sul tema dell’omofobia». Ma c’è anche chi butta acqua sul fuoco, come il senatore Pd Sergio Lo Giudice, leader storico di Arcigay: «La contrapposizione tra due parti è artificiale, e forse il contrasto andava sanato prima di arrivare a questo punto. Il Cassero è un insieme di tante storie, di tante anime, e io mi auguro che dopo il congresso tutti marcino spediti per la sua unità, al di là della lista che avrà la meglio al congresso».

 

Benedetto Zacchiroli
Benedetto Zacchiroli

Zacchiroli non si schiera: “Le due anime dialoghino e si aprano al territorio”

Benedetto Zacchiroli, consigliere comunale del Pd, gay, non si schiera, ma predica calma, alla vigilia di questa resa dei conti tormentata: «C’è un’alzata di toni eccessiva e inopportuna. Più che un congresso, sembra una litigata».

I congressi non servono anche per litigare,

Zacchiroli?

«No, servono per discutere».

E chi voterà tra Branà e Corigliano?

«Ho il mio voto, ma visto il ruolo di consigliere comunale preferisco non dirlo. E da domani parlerò col presidente, chiunque sia: conosco e apprezzo entrambi».

Cosa deve cambiare al Cassero?

«Deve aprirsi alla città e tenere ben fermi i servizi che offre. Al suo interno, si deve ritrovare il dialogo perduto tra la parte politica e quella creativa, del divertimento. Si può fare la politica in discoteca e si può essere musicali nel fare politica: la diversità è una ricchezza, non l’omologazione ».

Alla presentazione del Gay Pride bolognese è stata espressa solidarietà ad Atlantide. E al termine del corteo di sabato prossimo chi vorrà potrà continuare la manifestazione fino a porta Santo Stefano prima dello sgombero di fine mese. Lei è d’accordo?

«Atlantide è una realtà preziosa per la città e per il mondo Lgbt, così come è prezioso il rispetto delle regole e della convivenza civile. Sono solidale con Atlantide. La speranza è che il Comune sappia risolvere la situazione. Ma non può nemmeno dare l’idea che in città si possano ignorare le regole ». ( r. d. r.)

grilliniGrillini sceglie Branà: “Basta con i personalismi voglio una casa di vetro”

«Io sto con Vincenzo Branà, perché ha ridato prestigio e autorevolezza politica all’associazione », dice Franco Grillini, leader storico di Arcigay e consigliere regionale. Che, da padre nobile del movimento omosessuale, non risparmia però le critiche. A tutti: «Il Cassero deve diventare una casa di vetro».

Fino a oggi non lo è stato, Grillini?

«Andare a congresso è stato un errore politico, soprattutto in questo momento, a pochi giorni dal Pride. Ma la cosa più sbagliata è che nessuno, fuori dal Cassero, ci ha capito niente di questa frattura. Si deve avere il coraggio di dire le cose come stanno, altrimenti ricadiamo nella vecchia politica».

E lei cosa ci ha capito?

«Le cause del congresso anticipato vanno ricercate prima di tutto nelle antipatie reciproche e nei personalismi, che in politica esistono, anche se a volte è difficile farlo capire. E per quanto riguarda Branà, ha influito forse anche l’eccesso di distanza dal Pd. Però devo aggiungere che secondo me la direzione del partito si è sempre comportato in maniera corretta. Infine, ovviamente, esistono le diversità. C’è uno scontro di potere che incide anche sul Cassero, perché la Salara non è un’isola felice, ma fa parte di una città dove ci sono altre associazioni e altri partiti».

Perché si schiera con Branà?

«Perché garantisce la continuità politica meglio di altri. Ma se vincerà Corigliano, aiuterò lui. Vorrei sottolineare che i nostri nemici non sono dentro al Cassero ma fuori. Oggi non è la fine del mondo, comunque vada questo congresso». ( r. d. r.)

 

La Repubblica

Da una parte il senatore del Nuovo centrodestra Carlo Giovanardi con le «Sentinelle in piedi», fermi a leggere in silenzio la Bibbia per protestare contro la legge anti-omofobia, che accusano di limitare la libertà di espressione. Dall'altra gli attivisti di Arcigay guidati dal presidente nazionale Flavio Romani, che con le bandiere arcobaleno e la musica a tutto volume inscenano un flash mob ballando «Vogue» di Madonna, per contestare la manifestazione. L'inedito «scontro» tra i due mondi diversissimi per stile e valori è andato in scena ieri a Modena, nella centrale Piazza Grande. Ora Giovanardi accusa Arcigay di aver alimentato con «provocazioni e dileggi» un «clima di aggressione» contro chi come «le 400 sentinelle» di ieri «non si adegua alla ideologia Lgbt» (le Sentinelle in piedi sono un movimento che unisce cattolici e laici contrari ai matrimoni gay). Mentre il presidente dell'Arcigay Romani definisce «surreale» la reazione del senatore «che manifesta contro una legge sui crimini d'odio e poi si scompone per una contestazione». Più aspri i toni del consigliere regionale dell'Emilia Romagna e storico esponente del movimento gay Franco Grillini (Idv), che pubblica su Facebook una foto di Giovanardi e accusa: «Non fare il furbo vi abbiamo contati ed eravate sui 200»

 

Il Corriere della Sera

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