Franco Grillini un impegno per i diritti e le libertà

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BOLOGNA - La trascrizione dei matrimoni omosessuali contratti all’estero nel registro dello stato civile - annunciata dal Comune di Bologna - è una violazione della legge sulla privacy e «un errore da correggere». A dirlo la Curia che, dalle colonne di Bologna Sette (il supplemento domenicale di Avvenire), torna ad attaccare la scelta del sindaco Virginio Merola. A rispondere il presidente di Gaynet Franco Grillini per cui «l’idea che la trascrizione violi la privacy è un’assurdità, i matrimoni gay sono in vigore in molti Stati, la Curia se ne faccia una ragione e smetta di stalkerizzare l’Amministrazione Pubblica».

 

L’ACCUSA DI VIA ALTABELLA - La Curia si scaglia contro la decisione del sindaco, attraverso un intervento del giurista Paolo Cavana secondo cui il provvedimento «oltre a risultare in contrasto con la giurisprudenza di legittimità, sembra dimenticare che le informazioni idonee a rivelare la vita o l’orientamento sessuale delle persone, è consentito solo se autorizzato da espressa disposizione di legge o con atto adottato dal garante per la protezione dei dati personali». Un parere, sostiene Cavana, che «anche se richiesto, senza una legge difficilmente potrà essere positivo». Secondo il giurista, quindi, il provvedimento in questione «che ordina l’inserimento nell’archivio informatico del Comune di atti privi di ogni rilevanza giuridica, ma tali da rivelare l’orientamento e la vita sessuale delle persone, appare formalmente illegittimo se non, almeno in linea teorica, addirittura illecito».

 

LA RISPOSTA DI GAYNET ITALIA - A rispondere alle accuse della Curia ci pensa il presidente di Gaynet Franco Grillini, per cui «l’idea che la trascrizione violi la privacy è un’assurdità. Il problema esisterebbe se la trascrizione fosse fatta all’insaputa degli interessati ma come tutti sanno – continua - succede esattamente il contrario, ovvero sono le coppie gay sposate all’estero che chiedono la trascrizione e, dando il loro consenso, non esiste proprio un problema di privacy». Grillini si domanda poi «come mai la Curia bolognese tira fuori argomenti puerili e palesemente inconsistenti sul piano giuridico pur di cercare di bloccare le annunciate trascrizioni. Evidentemente – dice - non si hanno argomenti perché è sempre più difficile tirare fuori motivazioni valide per dire sempre e comunque di no a persone che si vogliono bene, che vivono assieme da anni, che contribuiscono alla coesione sociale e al bene comune». «D’altra parte – conclude - i matrimoni gay sono in vigore oramai in un gran numero di Stati, sono esperienze largamente positive e approvate dall’opinione pubblica. Se ne faccia una ragione la Curia bolognese e la smetta di stalkizzare l’Amministrazione Pubblica».

MILANO L'ultima è Bologna, che dal 15 settembre permetterà di trascrivere le nozze gay ai suoi residenti che si sono sposati all'estero. Decisione non indolore, già osteggiata con un esposto al ministero dell'Interno e al prefetto cittadino, e condannata dall'Arcidiocesi. Prima del sindaco Virginio Merola, lo avevano fatto a Napoli Luigi de Magistris, a Fano Stefano Aguzzi e a Grosseto Emilio Bonifazi, in verità su richiesta dell'ordinanza del Tribunale (contro la quale è stato fatto ricorso). Scelte bipartisan, orientate a colmare un vuoto legislativo. A Roma il sindaco Ignazio Marino ha promesso: «Dopo l'approvazione del Bilancio, faremo il Registro delle unioni civili: non ho nulla contro i matrimoni fra due persone dello stesso sesso». Mentre a Milano, dove il Registro delle unioni civili esiste già da due anni, l'assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino insiste sulle nozze e preme per il riconoscimento «di un diritto indiscutibile». Si potrebbe parlare di federalismo (o Far West) dei matrimoni gay, non fosse che l'Avvocatura per i diritti Lgbti (Lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersessuati) - Rete Lenford boccia il termine. Spiega Antonio Rotelli, copresidente: «La questione non può essere ridotta ad una iniziativa di singoli amministratori se una precisa legge dello Stato, il Dpr 396 del 2000, all'articolo 16 stabilisce che in caso di matrimonio celebrato all'estero, una copia dell'atto è rimessa a cura degli interessati all'autorità diplomatica o consolare, o direttamente allo Stato civile del Comune di residenza». Oltre al fatto che la sentenza della Cassazione n. 4184 del 2012 ha chiarito come l'unico vero ostacolo all'«intrascrivibilità dell'atto» sia l'impossibilità di riconoscere a tale matrimonio effetti nel nostro Paese in assenza di un intervento del Parlamento. «Dal che si può dedurre che basterebbe una modifica del Codice civile. La Carta di Nizza e la Convenzione europea dei diritti umani stabiliscono che il diritto di una persona a sposarsi e a metter su famiglia può essere riconosciuto anche alle coppie dello stesso sesso», aggiunge Rotelli. Il tema è più che mai attuale. Non a caso Sel ha appena lanciato una campagna per chiedere ai sindaci di 14 città di trascrivere nei registri di stato civile i matrimoni tra omosessuali contratti all'estero. L'invito riguarda Torino, Milano, Pescara, Firenze, Piombino, Roma, Bari, Genova, Treviso, Ancona, Cagliari, Trieste, Udine e Foligno. «La trascrizione per legge ha solo valore certificativo, mentre le nozze sono valide in quanto celebrate all'estero secondo la legge del posto. La trascrizione garantisce alle coppie di poter certificare il proprio status nell'Unione europea e dovunque a tali nozze sono riconosciuti effetti», insiste l'avvocato Rotelli. Eppure il presidente onorario di Arcigay, Franco Grillini, non sottovaluta gli effetti che i matrimoni già producono in Italia: per esempio il ricongiungimento del coniuge, perché è un diritto tutelato dalla Ue e su questo, dopo una sentenza del Tribunale di Reggio Emilia del 2012, l'allora ministro dell'Interno Cancellieri diramò una comunicazione a tutte le questure. Adesso c'è attesa per la proposta «ad hoc» in materia di diritti civili annunciata dal premier Matteo Renzi su Avvenire , che supererà «il ddl Cirinnà» orientato sul modello tedesco che esclude la possibilità per la coppia di adottare un bambino. Nel frattempo, alle coppie gay che vogliono tutelare solo in parte i rapporti patrimoniali e i diritti successori, restano i patti di convivenza e il testamento. Ma, avverte il presidente del Consiglio notarile di Milano, Arrigo Roveda, «anche il testamento può essere impugnato dai genitori in vita del defunto e da eventuali figli o coniugi».

Elvira Serra

Il Corriere della Sera

Grillini (Gaynet), trascrizioni matrimoni gay a Bologna e l'esposto dell'Ncd, che pena brandire il Viminale dove c'è il segretario del partito  

   

La consigliera bolognese del partito ultraclericale NCD si rivolge al segretario del suo partito, pardon, al ministro degli interni per fermare la sacrosanta intenzione del sindaco Merola di trascrivere i matrimoni gay celebrati all'estro. Secondo la nostra essi non avrebbero alcuna validità e violerebbero la Costituzione.

In realtà l'efficacia ce l'hanno eccome, informiamo la signora che il Ministro Cancellieri a suo tempo ha emanato una circolare per cui il membro extracomunitario della coppia gay spostata all'estero deve avere il permesso di soggiorno dalle questure. Ora la Castaldini potrebbe chiedere al segretario del suo partito, pardon, al ministro degli interni di cancellare anche questa circolare. Ma nel frattempo non dica bugie che per un cattolico sono peccati gravi da confessare.

Anche sulle sentenze delle alti corti Castaldini dice sono quello che gli fa comodo e omettendo ovviamente le parti pro gay delle sentenze stesse. Come per es la nota affermazione della Cassazione per la quale "è radicalmente superato il requisito della differenza di sesso per contrarre il matrimonio" o come l'invito al Parlamento a legiferare della Corte Costituzionale che ha sentenziato la piena legittimità costituzionale del matrimonio gay qualora sia il Parlamento a votarlo.

In ogni caso trovo penoso che non si discuta sul piano politico ma qualcuno pensi di risolvere le questioni con esposti e ricorsi perchè vuol dire non avere argomenti validi proprio di carattere politico.

Franco Grillini

Gaynet Italia

La Teodem Patrizia Toia è per i prossimi 5 anni capogruppo del Pd al Parlamento europeo e non è una buona notizia per il movimento lgbt e per i diritti civili. La nostra infatti si è sempre opposta sia in Italia che in Europa a qualsiasi provvedimento a favore delle persone lgbt inseguendo il familismo ultratradizionalista di origine Teodem. Il gruppo Pd al Parlamento Europeo è il più numeroso dopo quello di Angela Merkel ma appartiene in teoria al Pse che dovrebbe essere laico e socialista. E’ davvero bizzarro che un personaggio cattolico integralista che sarebbe persino troppo a destra anche per buona parte del PPE sia designato a capo del principale partito del socialismo europeo. Evidentemente la coerenza non sta più di casa nemmeno tra i socialisti europei.
Franco Grillini
Il sindaco sollecita il Parlamento in materia di parità dei diritti delle coppie omosessuali auspicando che non sia un istituto giuridico di serie B. Non possiamo che essere d’accordo nella speranza che a settembre se ne discuta veramente e si approvi una buiona legge in materia.
Anche la decisione di dare seguito all’odg approvato tempo fa dal Consiglio Comunale sulla sepoltura delle persone che hanno vissuto assieme in un unico spazio anche se non sono parenti, ci sembra un passo avanti di civismo positivo perché riconosce e tutela la libera volontà delle persone al di là di antichi pregiudizi e di vetusti regolamenti.
Bene ha fatto il sindaco a ricordare che quasi la metà dei bolognesi vive sola, e che riconoscere tutte le forme famigliari dando loro pari dignità non è solo un dovere politico morale ma sta diventando anche una necessità vera e propria nella direzione della coesione sociale.
Franco Grillini
Presidente Gaynet
Consigliere regionale LibDem
BOLOGNA, 22 LUG - La nuova legge e' stata votata praticamente all'unanimita' (unico astenuto il consigliere di Fratelli d'Italia, Mauro Malaguti). Dopo le polemiche di ieri in commissione sull'emendamento che fissava il dimezzamento del numero delle firme da raccogliere in caso di elezioni anticipate solo se si fosse andati al voto oltre 150 giorni prima della naturale data delle elezioni, oggi, con il passo indietro del Pdl - che ha abbassato a 120 giorni la soglia - la frattura tra grandi e piccoli partiti si e' ricomposta. Con la nuova legge, quaranta dei cinquanta consiglieri saranno eletti con criterio proporzionale sulla base di liste coincidenti con le province; altri nove con sistema maggioritario su un unico collegio regionale, un seggio riservato al primo dei candidati non eletti alla carica di presidente - carica che da ora non potra' essere ricoperta dalla stessa persone per piu' di due mandati consecutivi. Non partecipano al riparto dei seggi le liste che abbiano ottenuto meno del 3% dei voti validi, a meno che non siano collegate a un candidato presidente che abbia ottenuto almeno il 5% - la proposta che aboliva lo sbarramento e' stato bocciato. A garantire la governabilita' dovrebbe essere un premio di maggioranza per la coalizione vincente, che in ogni caso dovra' disporre di almeno 27 dei 50 seggi (in precedenza il 'premio' minimo portava la maggioranza a 29). Nelle liste, i candidati di entrambi i generi dovranno essere rappresentati in maniera paritaria e viene introdotto il criterio della doppia preferenza di genere: si potra' esprimere una seconda preferenza sulla scheda elettorale solo se di genere diverso dal primo candidato. L'aula ha anche approvato due ordini del giorno: il primo, bipartisan, invita il Governo a estendere a altre figure istituzionali, fra cui i consiglieri regionali, la competenza sull'autenticazione delle firme dei sottoscrittori delle liste di candidati alle elezioni. Nel secondo, primo firmatario Franco Grillini (Misto) si chiede che 'nelle prossime tornate elettorali regionali le eventuali candidature delle persone transessuali avvengano nel massimo rispetto dell'identita' di genere' e si auspica "il massimo rispetto per le persone transessuali e per la loro identita' durante lo svolgimento delle operazioni di voto, in particolare nei seggi elettorali".(ANSA).
BOLOGNA - Bologna diventa “arcobaleno”. Le nozze gay, celebrate all’estero, da metà settembre saranno trascritte anche sotto le Due Torri. Ma entrambi gli sposi dovranno risiedere a Bologna.
Dopo la vicenda dell’ex Cie, la giunta Merola tira dritto anche sul delicato tema dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Sfidando gli strali della Curia bolognese e di una parte del Pd, il sindaco Virginio Merola ha firmato lunedì sera il provvedimento, promesso all’indomani del Gay Pride. «È un fatto di civiltà sostenere i legami tra le persone, continuiamo a stare all’avanguardia su questo terreno », rivendica il primo cittadino, fiducioso che l’eco di questa decisione arrivi fino a Roma: «È necessaria al più presto una legge nazionale». Nell’attesa, dice, la città «afferma un importante principio di libertà e di giustizia, andiamone orgogliosi».
Dal 15 settembre, Palazzo d’Accursio darà quindi la possibilità di trascrivere nei registri anagrafici i matrimoni celebrati all’estero tra persone dello stesso sesso (almeno uno dei due però dovrà essere cittadino italiano). La decisione potrebbe essere impugnata dal ministero dell’Interno, ma su questo il sindaco appare sereno: «Non temiamo nessuno stop dal Viminale ». La direttiva voluta dalla giunta Merola per ora non avrà effetti giuridici in Italia, ma resta il forte valore simbolico dell’iniziativa. Chiesta in questi anni a gran voce dalla comunità omosessuale, che ieri ha festeggiato: il direttivo del Cassero, storico circolo Arcigay, ha definito il prossimo 15 settembre «un giorno di festa, per alcune coppie in particolare, ma anche per tutta la città». Elogiando il sindaco che con «la sua firma polverizza un confine odioso».
Tra i primi a esultare («è una bella pagina, sono orgoglioso della mia città») Sergio Lo Giudice del Pd, che si è sposato con il suo compagno tre anni fa ad Oslo e nei mesi scorsi, ricorrendo negli Usa alla tecnica dell’utero in affitto, è anche diventato padre. «Io e mio marito Michele abbiamo i documenti già pronti», spiega il senatore, il cui matrimonio sarà a breve trascritto nei registri comunali. In fondo, 30 anni fa «nessuno immaginava di arrivare qui», festeggia Franco Grillini di Gaynet. Ma una parte del centro destra insorge. Per Fratelli d’Italia «la registrazione dei matrimoni è inaccettabile», mentre la Lega Nord chiede addirittura che Merola si dimetta.
ENRICO MIELE
La Repubblica
Con la decisione di firmare l'atto che consentirà il 15 settembre di trascrivere i matrimoni tra le persone dello stesso sesso celebrati all'estero il Sindaco di Bologna Virginio Merola conferma la tradizione di libertà e civiltà della nostra città.
La lotta per i diritti partì a Bologna a metà degli anni '70 con il "collettivo frocialista" bolognese che si riuniva in via Castiglione in una sede socialista, poi prese il nome di "circolo culturale 28 giungo" e infine "ARCIGAY Cassero" con la conquista della prima prestigiosa sede data in affitto ad un gruppo gay da parte di una amministrazione cittadina nel 1982. 30 anni fa nessuno avrebbe immaginato che saremmo arrivati alla trascrizione dei matrimoni gay presso il Comune. Di strada quindi se n'è fatta molta e molta ne rimane da fare affinché quei matrimoni omosessuali celebrati all'estero siano pienamente riconosciuti dalla legislazione nazionale. In una recente inchiesta sulla composizione delle famiglie a Bologna è emerso il dato preoccupante per cui 91 mila cittadini vivono da soli in nuclei mono familiari, pari al 47% della popolazione complessiva della città. È bene quindi favorire il riconoscimento di tutti i nuclei familiari come bene per la coesione sociale e la libertà degli affetti.
“Tra qualche giorno le dimissioni del Presidente della Giunta regionale determineranno la conclusione formale della legislatura. Vedo volteggiare molti gufi che, strumentalizzando le inchieste giudiziarie, vagheggiano l'eliminazione di chiunque abbia avuto a che fare con la legislatura che si chiude. Fondi strutturali, terremoto, alluvione, completamento ordinato della legislatura ed esaurimento dell'esame dei provvedimenti in corso. Tutto si ferma per andare a votare con due o tre mesi di anticipo sulla scadenza naturale che sarebbe marzo 2015.
Peggio, in Emilia-Romagna si parla già da tempo di date per il voto anticipato quando non ci sono ancora le dimissioni formali del Presidente e nonostante Regioni con Presidenti dimissionari non parlino minimamente di voto anticipato.
Tutto ciò nel bel mezzo dell'inchiesta giudiziaria che dovrebbe arrivare a conclusione proprio durante le operazioni di voto. Non sarebbe quindi più ragionevole andare a votare assieme alle altre regioni magari anticipando con un decreto governativo la data delle elezioni al mese di febbraio? L'alternativa che si prospetta è quella di una campagna elettorale regionale dove non si parlerà di programmi e di proposte ma si processeranno 15 anni di buon governo facendo di ogni erba un fascio e trasformando, di fatto, le elezioni in Emilia Romagna in elezioni di rilevanza politica nazionale con tanto di giudizio sul governo centrale.
A chi conviene tutto ciò?”
Bologna, 16 luglio 2014
“Il via libera del Viminale alla prossima legge elettorale è un fatto positivo per l’Emilia Romagna perché consente la doppia preferenza di genere e riporta in capo al Consiglio Regionale la possibilità di decidere anche la data del voto senza i tempi eccessivamente stretti della normativa nazionale valida proprio per le regioni che non si sono dotate di legge elettorale propria.
La mia opinione è nota: occorrerebbe andare a scadenza naturale della legislatura (i primi giorni di marzo) perché tale scadenza non rappresenta una data eccessivamente lontana nel tempo, consentirebbe il voto assieme alle altre regioni, non si sovrapporrebbe all’inchiesta giudiziaria in corso e soprattutto permetterebbe di fare una campagna elettorale tutta incentrata sui programmi e le proposte di politica regionale, cosa che finora non è accaduto.
Con il voto a novembre inevitabilmente le elezioni nella nostra regione assumeranno una valenza nazionale diventando, di fatto, anche l’occasione per un giudizio sul governo e sulla sua politica. Vogliamo un’elezione o un processo politico mediatico (e magari anche giudiziario) sui 15 anni di governo regionale?
Ecco perché è ragionevole andare al voto assieme alle altre regioni italiane e sulla base di queste considerazioni annuncio che, in occasione della discussione della nuova legge elettorale, presenterò un emendamento sulla data del voto che va in questa direzione.”
Bologna, 17 luglio 2014
Franco Grillini
Gruppo Misto-LibDem
BOLOGNA - Franco Grillini insiste e annuncia che presenterà un emendamento alla nuova legge elettorale dell'Emilia-Romagna perché non si voti a novembre ma nella primavera 2015, a scadenza naturale della legislatura, insieme alle altre Regioni italiane. «Il via libera del Viminale alla prossima legge elettorale scrive Grillini in una nota è un fatto positivo per l'Emilia-Romagna, perché consente la doppia preferenza di genere e riporta in capo al Consiglio regionale la possibilità di decidere anche la data del voto, senza i tempi eccessivamente stretti della normativa nazionale valida proprio per le Regioni che non si sono dotate di legge elettorale propria». Per questo, fa sapere il consigliere regionale di LibDem, «presenterò un emendamento sulla data del voto che va in questa direzione». Secondo Grillini, del resto, votare in primavera «non è troppo lontano» e, soprattutto, permetterebbe di «non sovrapporsi all'inchiesta giudiziaria in corso», facendo una «campagna elettorale tutta incentrata sui programmi». Col voto anticipato, invece, le elezioni in Emilia-Romagna «assumeranno una valenza nazionale diventando, di fatto, anche l'occasione per un giudizio sul governo» nonché un «processo politico mediatico e giudiziario sui 15 anni di governo regionale». INTANTO, l'iter per l'approvazione della legge prosegue secondo le scadenze previste. La riforma, conferma il presidente della commissione Statuto, Giovanni Favia, «ha passato il vaglio del ministero» cui era stato chiesto un parere urgente. Il Viminale ha sollevato solo alcuni rilievi tecnici, spiega l'ex consigliere grillino, «a mero titolo di collaborazione». Il testo dovrebbe essere approvato nella prossima seduta della commissione, convocata per lunedì prossimo, e incassare l'ok dell'aula in una delle ultime due sedute dell'Assemblea legislativa, martedì 22 e mercoledì 23 luglio. «Ci sono i tempi nel caso si ritenga di approvare la legge elettorale ha chiarito la presidente dell'aula di viale Aldo Moro, Palma Costi . Noi siamo pronti».
“Una legge importantissima, un momento storico per la nostra Regione che, con la votazione di oggi, dimostra una volta di più di essere all’avanguardia nella gestione della cosa pubblica secondo criteri di laicità e concreta giustizia sociale”. E’ un Franco Grillini particolarmente soddisfatto quello che commenta il voto odierno in Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna. Il padre della Legge per l’erogazione di farmaci a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche nell’ambito del servizio sanitario regionale è riuscito a stragrande maggioranza ad abbattere un tabù che da sempre avvolge la cannabis.
“Con 29 voti favorevoli e neppure un voto contario –afferma il consigliere LibDem Grillini– credo che tutto il mondo politico regionale abbia riconosciuto la valenza medico-farmacologica della cannabis in presenza di determinate patologie e che quindi sia sacrosanto che il servizio sanitario regionale provveda alla distribuzione gratuita a tutti i pazienti”.
Prima dell’approvazione della “Legge Grillini sulla cannabis terapeutica”, i medicinali in Emilia-Romagna potevano essere reperiti a carico del servizio sanitario regionale solo in seguito ad un protocollo di cura prettamente ospedaliero e a patto che ci si rivolgesse alla farmacia del locale nosocomio mentre, dopo il voto di oggi, il protocollo medico autorizzato ricomprenderà anche le prescrizioni dei medici di base. Analogamente i medicinali (o le preparazioni magistrali equivalenti) potranno essere reperiti anche nelle normali farmacie.
“Una legge che ripristina il principio fondamentale secondo cui tutti i cittadini hanno diritto al medesimo livello di assistenza sanitaria –conclude Franco Grillini– e che obbliga a rivedere, almeno in parte, posizioni del tutto gratuite e preconcette nei confronti della cannabis e delle sue capacità terapeutiche”.
Anche se sono passati 33 anni dalla scoperta del virus Hiv e oggi si sa ormai tutto dei metodi di trasmissione per alcune categorie a rischio, in particolare per gli omosessuali, si sta tornando indietro, con un vero e proprio boom di nuovi casi. L'allarme è dell'Oms, che nell'aggiornamento delle sue linee guida pubblicato ieri consiglia proprio a questo gruppo di assumere preventivamente gli antiretrovirali per diminuire il rischio di infezione.
«Constatiamo una esplosione dell'epidemia in questo gruppo a rischio - ha affermato Gottfried Hirnschall, che dirige il dipartimento Hiv dell'Oms - soprattutto per un abbassamento della guardia dal punto di vista della prevenzione. Se gli omosessuali seguissero questa profilassi si potrebbero evitare un milione di nuovi contagi in dieci anni».
Studi recenti hanno dimostrato che la pillola, unita ai mezzi di prevenzione tradizionali come il preservativo, è in grado di diminuire i contagi fino al 25%. Le cifre dell'epidemia tra i gay, sottolinea il rapporto, sono impressionanti, con i sieropositivi che variano dal 3% in Medio Oriente al 25,4% nei Caraibi. «In Italia il numero di nuovi casi fortunatamente è più basso rispetto ad altri Paesi - spiega Vella - ma per vedere esempi dell'esplosione delle nuove infezioni non dobbiamo andare lontano. Nel Marais a Parigi, ad esempio, l'incidenza dell'Hiv è del 7%, superiore a quella del Botswana. Per questo la raccomandazione vale per tutto il mondo, Italia compresa».
Le cifre italiane, anche se basse, confermano il trend. Da noi ci sono circa 4mila nuove infezioni l'anno, ma se da una parte la cifra testimonia uno "zoccolo duro" costante da circa dieci anni che non si riesce ad abbattere dall'altra la "composizione" è profondamente cambiata.
I casi attribuibili a trasmissione eterosessuale secondo i dati presentati alla Conferenza italiana sull'Aids Icar sono aumentati dall'1,7% nel 1985 al 42,7% nel 2012 e i casi attribuibili a trasmissione omosessuale nello stesso periodo sono aumentati dal 6,3% al 37,9%, mentre nella fascia dei giovani omosessuali tra 16 e 25 anni i contagi aumentano del 20-25% l'anno.
«I più anziani sono "educati" sull'Aids, hanno visto gli amici morire e quindi sanno bene che rischi si corrono - spiega Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay -: il problema è che da quando la terapia antiretrovirale ha permesso di convivere con la malattia questa è letteralmente sparita dai radar. I giovanissimi non sono oggetto di campagne che invece negli altri Paesi ci sono, e al giorno d'oggi hanno rapporti già a 14-15 anni, infettandosi e trasmettendo il virus».
Il problema, afferma Grillini, è più ampio. «Quello che manca nel Paese è una massiccia campagna di educazione sessuale. unita a una diffusione capillare del preservativo. Bisognerebbe parlare di queste cose a scuola, in televisione, ovunque, ma in Italia non si può fare perchè c'è una vera e propria sessuofobia nelle istituzioni. Questo è un vero crimine di Stato».
La raccomandazione dell'Oms sulla terapia antiretrovirale ai gay per prevenire l'Hiv è «sbagliata e controproducente» per Vittorio Agnoletto, già presidente della Lega italiana per la lotta contro l'Aids. «Considero sbagliata, controproducente e un regalo a Big Pharma - scrive Agnoletto in un comunicato - la raccomandazione rivolta dall'Oms agli omosessuali sani. Infatti gli antiretrovirali non sono in grado di garantire un sicurezza totale nell'evitare la trasmissione del virus, ma possono solo abbassare il rischio di contagio e oltretutto hanno effetti collaterali talvolta anche significativi. Inoltre l'uso di tali farmaci da parte di persone sane inevitabilmente spingerebbe costoro ad abbassare la soglia di attenzione».
La Sicilia
Pier David Malloni

ROMA, 11 LUG - Sono soprattutto gli omosessuali piu' giovani a contribuire all'aumento di infezioni da Hiv in questo gruppo a rischio che si vede anche in Italia. Lo afferma Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay, secondo cui a mancare sono campagne mirate ai ragazzi in generale sull'educazione sessuale. ''I piu' anziani sono 'educati' sull'Aids, hanno visto gli amici morire e quindi sanno bene che rischi si corrono - spiega Grillini - il problema e' che da quando la terapia antiretrovirale ha permesso di convivere con la malattia questa e' letteralmente sparita dai radar. I giovanissimi non sono oggetto di campagne che invece negli altri paesi ci sono, e al giorno d'oggi hanno rapporti gia' a 14-15 anni, infettandosi e trasmettendo il virus''. Il problema, afferma Grillini, e' piu' ampio. ''Quello che manca nel Paese e' una massiccia campagna di educazione sessuale. unita a una diffusione capillare del preservativo. Bisognerebbe parlare di queste cose a scuola, in televisione, ovunque, ma in Italia non si puo' fare perche' c'e' una vera e propria sessuofobia nelle istituzioni. Questo e' un vero crimine di Stato''. Secondo l'esponente storico del movimento gay italiano la decisione dell'Oms e' sbagliata. ''La linea guida non va nella direzione giusta, bisogna puntare di piu' sull'informazione e sulla prevenzione con i mezzi tradizionali - spiega - dare gli antiretrovirali alle persone sane e' solo un regalo a Big Pharma, che oltretutto non fa ricerche sulla cura''. (ANSA). Y91-BG 11-LUG-14 16:19

Aids: allarme Oms, in forte crescita tra gay "epidemia esplosiva"

(AGI/AFP) - Ginevra, 11 lug. - L'Organizzazione mondiale della Sanita' (Oms) ha lanciato un nuovo allarme Aids, avvertendo che si registra un boom delle infezioni da Hiv tra gli omosessuali. Da qui, l'appello a prendere medicinali antiretrovirali come ulteriore metodo preventivo. "Stiamo assistendo all'esplosione dell'epidemia", ha affermato il capo dipartimento Hiv all'Oms, Gottfried Hirnschall, sottolineando che oggi il rischio di contagio tra i gay e' 19 volte piu' alto che nel resto della popolazione. Oltre trent'anni dopo la scoperta dell'Aids, con le foto di malati scheletrici che impressionarono il mondo, la comunita' omosessuale torna al centro della lotta contro la sindrome da immunodeficienza. Il problema, ha sottolineato Hirnschall, e' che le nuove generazioni, cresciute con farmaci che allungano la vita e rendono possibile convivere a lungo con la malattia, sono meno informati.

Nell'ultimo rapporto diffuso, l'Oms per la prima volta "raccomanda fortemente agli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini di considerare di prendere medici antiretrovirali come metodo aggiuntivo di prevenzione dall'infezione da Hiv". Le autorita' americane avevano gia' lanciato un analogo appello nel maggio scorso. Una simile profilassi medica, insieme all'uso del preservativo, si stima che possa tagliare l'incidenza dell'Hiv tra gli omosessuali del 20-25%, il che potrebbe evitare "fino a un milione di nuove infezioni in 10 anni". Tra i gruppi a rischio, non ci sono solo i gay, ma anche transgender, detenuti, tossici e prostitute, che insieme rappresentano quasi la meta' delle nuove infezioni al mondo, categorie che hanno meno accesso ai servizi medici. Importanti passi in avanti hanno segnato la diminuzione dell'Aids nel mondo, con il numero di nuovi infettati crollato di un terzo tra il 2001 e il 2012, quando 2,3 milioni di persone hanno contratto il virus. E per la fine del 2013, circa 13 milioni di persone ricevevano il trattamento antiretrovirale, riducendo fortemente il numero di decessi. Ma, ha concluso l'Oms, bisogna fare di piu' per superare i pregiudizi verso la malattia che spesso condizionano i gruppi a rischio, aumentando gli sforzi nella lotta contro l'Hiv. (AGI)

Gli #omofobi si divertono su Twitter ad attaccarmi sulla mia laurea, loro che tanto colti non sono. Gli completo le informazioni: mi sono laureato col massimo dei voti sia negli esami che nel giudizio di laurea.

Franco Grillini

La trascrizione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all'estero nel registro dello stato civile dei comuni italiani è giusta e doverosa per molte ragioni:

Perché c’è una richiesta di uguaglianza delle coppie omosessuali italiane sposate all’estero che, giustamente, rifiutano di essere considerate di serie B, vale a dire che le “famiglie” omosessuali sono famiglie a tutti gli effetti ed esattamente come tutte le altre;

La Corte di Cassazione nel 2012 ha confermato con chiarezza che la diversità di sesso non è più un presupposto naturalistico del matrimonio. Dice infatti la Corte: “E’ stata radicalmente superata la concezione secondo cui la diversità di sesso dei nubendi è presupposto indispensabile, per così dire “naturalistico”, della stessa esistenza “del matrimonio”. Ciò vale per l'Italia anche perchè ha sottoscritto la Carta di Nizza, la quale riconosce la possibilità del matrimonio tra persone dello stesso sesso, così come ha anche riconosciuto la Corte Europea dei Diritti Umani. D'altronde basti ricordare che le famiglie dello stesso sesso possono sposarsi in 11 Paesi europei;

Il legislatore, se volesse, potrebbe aprire il matrimonio alle coppie dello stesso sesso (tutte le sentenze delle alti corti l’hanno confermato, vale a dire che il matrimonio gay in Italia sarebbe perfettamente costituzionale), ma intanto è obbligato a trascrivere i matrimoni contratti all'estero perché i cittadini italiani hanno anche la cittadinanza europea e la trascrizione gli serve per poter circolare nell'UE con tutti i loro diritti;

La trascrizione ha un valore di pubblicità e non è possibile che tale regola giuridica venga ignorata quando si tratta di trascrivere un matrimonio tra persone dello stesso sesso.

A Ravenna si è celebrato il matrimonio tra due donne alla presenza del Sindaco e di centinaia di presenti che hanno persino fatto un piccolo corteo. E’ solo l’ultimo degli episodi di una Italia che è profondamente cambiata e che vede ormai migliaia di coppie omosessuali spesso con figli essere protagonista di una nuova e positiva coesione sociale che rappresenta un bene per tutta la società ed è per questo che occorre riconoscere questa nuova realtà e le trascrizioni sono un passo ulteriore e importante verso questa direzione.


Franco Grillini

Presidente Gaynet

Consigliere regionale LibDem

 

BOLOGNA – La curia torna all’attacco sul riconoscimento delle nozze gay di chi si è sposato all’estero. Una proposta, rilancia nei giorni scorsi anche dal sindaco Virginio Merola, bollata dalla Chiesa come «propaganda politica ». Come già più volte in passato, le critiche arrivano dalle colonne di Bologna sette, il settimanale dell’Arcidiocesi allegato al quotidiano cattolico Avve-nire. Nell’articolo, a firma del giurista Paolo Cavana, «il favore espresso da alcuni sindaci per la trascrizione di simili matrimoni contratti all’estero» viene definito come «un’evidente forzatura della legge». La testata della Curia si dice convinta che le aperture dei sindaci siano «forse dettate da ragioni di visibilità politica e poco in sintonia anche con la linea dell’attuale governo». Palazzo Chigi, ricorda l’articolo, è «favorevole piuttosto al riconoscimento delle unioni civili». L’accusa manda su tutte le furie Franco Grillini, presidente Gaynet, che rispondere per le rime: «La propaganda è dell’Avvenire » ribatte il consigliere regionale. Convinto che questo sia un tentativo della Curia bolognese di «interferire sull’attività della pubblica amministrazione e cercare di bloccare la trascrizione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, celebrati all’estero, nel registro dello stato civile del Comune di Bologna». Come invece auspicato, durante i giorni del Gay Pride, da Merola.
Ma il tema non coinvolge solo i delicati rapporti tra la Chiesa di Bologna e Palazzo d’Accursio. Continuano, infatti, le fibrillazioni anche dentro il Pd, soprattutto sul web. Ieri su fa-cebook c’è stato lo sfogo del consigliere regionale Giuseppe Paruolo, che ha risposto al deputato Sergio Lo Giudice (che su questi temi aveva definito «Berlusconi più avanti» di alcuni colleghi di partito). Sulle unioni civili, ribatte Paruolo, serve invece «una soluzione condivisa» e se la prende con «chi in questa fase ritiene di agitare lo spettro di un integralismo cattolico interno al Pd».

In Emilia Romagna, nel frattempo, si moltiplicano i sindaci che aprono sul tema dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Un segnale in questo senso è arrivato dal primo cittadino di Ravenna, Fabrizio Matteucci, Pd, che sabato scorso ha simbolicamente “sposato” Barbara e Carla, una coppia che sognava anni di poter celebrare il proprio matrimonio in municipio. La cerimonia non ha avuto alcun valore legale, ma ha visto lo stesso la partecipazione di centinaia di cittadini ravennati (e qualche turista), con un piccolo corteo che ha attraversato il centro storico della città. «Non bisogna aver paura dell’amore tra due persone» spiega Matteucci che per tutta la durata della cerimonia ha tenuto in mano la sua fascia tricolore: «Non avevo intenzione di forzare la legge, ma spero che al più presto anche noi sindaci potremo indossare la fascia e celebrare queste unioni». Vista l’impossibilità di un riconoscimento legale della cerimonia, le due donne (entrambe in abito bianco) hanno chiesto a tutti i presenti di firmare, come atto simbolico, un finto registro nozze. «Così abbiamo reso testimoni delle nostre nozze tutta la città» racconta Barbara, che al più presto volerà all’estero con la compagna («stiamo insieme da dieci anni ») per sposarsi legalmente. L’unico dubbio è «tra la Danimarca e il Portogallo». Per questo, «volevamo che la nostra festa a Ravenna fosse un messaggio politico». Un modo per chiedere «ai sindaci di andare avanti sui diritti degli omosessuali ».

La Repubblica


BOLOGNA - «Entro la settimana potremo registrare le coppie gay sposate all’estero». Virginio Merola accelera sui diritti civili. Incurante dello stop della Curia (che su “Bologna Sette” ha accusato il Comune di «fare propaganda ») e degli appelli alla cautela giunti dai cattolici del Pd, il sindaco va avanti. «La Curia non è d’accordo? Me ne farò una ragione » fa spallucce Merola, che ieri ha pure aperto le porte alla candidatura di Paolo Calvano a segretario regionale. «Noi - spiega - siamo per sostenere tutte le famiglie e le relazioni d’affetto». Il modello è quello di Napoli, dove il sindaco De Magistris ha reso possibile la registrazione delle coppie omosessuali sposate fuori dall’Italia. Nonostante le perplessità dei “renziani della prima ora” vicini a Giuseppe Paruolo (attaccati anche dall’ex sindaco di San Lazzaro Marco Macciantelli, che li ha definiti «da Tso». Parole poi corrette in serata), Palazzo d’Accursio ha avviato su questo una verifica legale: «Sta andando a buon fine, mi devono solo dire conclude Merola - quale atto è necessario». Difficile comunque serva una delibera di giunta. Felice il senatore Pd Sergio Lo Giudice: «Virginio ha la schiena diritta». «Riconoscere le coppie gay sposate è un atto di civiltà» plaude Franco Grillini. All’attacco invece Ncd, con Valentina Castaldini che accusa: «Il Comune va verso un atto illegittimo».

La Repubblica

BOLOGNA – Sono le 15:30 in punto quando a viale Aldo Moro, dopo 15 anni, si chiude l’era di Vasco Errani. L’annuncio delle dimissioni arriva improvviso e lascia di sasso i pochi consiglieri che in quel momento vagano, spaesati, tra i corridoi. Un attimo prima l’assessore Massimo Mezzetti (Sel) aveva parlato di «sentenza viziata», mentre il consigliere Franco Grillini di «processo politico ». In pochi attimi, però, l’addio del governatore gela i presenti. Anche i volti dei suoi avversari politici sono tirati. «Sciogliamo tutto e mettiamo fine a questa pena di legislatura », dice a denti stretti l’ex grillino Giovanni Favia, mentre Forza Italia e Andrea Defranceschi dei 5 Stelle chiedono «elezioni immediate » (come Beppe Grillo). Arrivano alla spicciolata gli assessori, che si riuniscono di corsa (ma senza Errani) per capire come muoversi. «Ci ha chiesto di concludere il lavoro », dicono dopo il summit, convinti che in Cassazione la sua «innocenza emergerà senza dubbio». Nel frattempo, i big nazionali del Pd danno piena solidarietà all’ormai ex governatore. E gli chiedono di ripensarci. «Non si può dubitare della sua onestà», commenta l’ex segretario Pier Luigi Bersani, di cui Errani fu il braccio destro nei mesi successi alle politiche. Anche Palazzo Chigi si stringe attorno a lui: «Sono vicino a Errani in questo momento difficile — dice il sottosegretario Graziano Delrio — certo potrà dimostrare la sua innocenza». Gli attestati di stima sono centinaia, dal sindaco Virginio Merola a Legacoop, fino alla Confindustria. Il leader della minoranza Pd, Gianni Cuperlo, lo definisce «una delle persone più integre che conosco». Col passare delle ore si fa più insistente il pressing per chiedergli di ripensarci. Dal presidente Pd, Matteo Orfini, all’intera segreteria nazionale del partito: «Le parole con cui ha motivato la sua decisione dimostrano il suo senso dello Stato». In alcuni prevale l’amarezza. Il sindaco di Imola, Daniele Manca, parla di «giorno triste». Idem il segretario bolognese del Pd, Raffaele Donini («provo grande amarezza»). Le dimissioni? «Gli abbiamo chiesto di riconsiderarle, ma rispetteremo la sua scelta», dice il segretario regionale, Stefano Bonaccini. In pochi casi sul web i toni si scaldano: su facebookManlio Di Stefano, deputato 5 Stelle, lo attacca: «Pensionamento anticipato? No, galera!». A risponderli è il deputato Andrea De Maria: «Grillo freni gli insulti».

ENRICO MIELE

La Repubblica

BOLOGNA – «Un bambino appena nato chiede una sola cosa: il seno della sua mamma». Bastano queste poche parole, scritte su Facebook dalla consigliera comunale del Pd Raffaella Santi Casali, cattolica e renziana della prima ora, per scatenare sul suo profilo decine di commenti. E per rimarcare una volta di più le anime diverse che convivono tra i Democratici riguardo ai diritti civili, come la possibilità per le famiglie omosessuali di avere dei figli. Durante la giornata di ieri il tenore dei commenti (più o meno cauti) alla frase della consigliera si è spaccato in due. Tra chi le dà ragione («L’amore si esprime con la tetta, il neonato cerca quella» o il rischio di «sovvertire dati elementari di natura» con le parole) e chi fa notare che la “gestazione per altri” (o utero in affitto, come è più conosciuto in Italia), è una pratica a cui nel mondo si affidano nella grande maggioranza dei casi le coppie eterosessuali. Ad ogni modo la Santi Casali tira dritto: questi metodi sono «un orrore», «un furto con scasso ai danni delle donne». E poi siamo mammiferi: «Babbo, mamma, figlio». Franco Grillini, consigliere regionale e presidente onorario di Arcigay, ci scherza su: «Questi cattolici integralisti pensano solo al loro mondo fatato dove la realtà non esiste. O il mondo è come lo vogliono loro, o è sbagliato». ( r. d. r.)

La Repubblica

Alfano apre alle coppie Lgbt? Potrebbe essere una notizia positiva soprattutto se si considera che il suo partito, l'Ncd, concentra buona parte dell'integralismo clericale della politica italiana. Evidentemente la competition aperta nel campo della destra italiana dall'iniziativa Pacale-Feltri e la presa di posizione di Berlusconi inquieta il partito democristiano doc.
Tuttavia vorremmo dire ad Alfano che non si può brandire la Costituzione contro le coppie omosessuali perché non c'è articolo dove si dica esplicitamente che la famiglia è composta da un uomo e da una donna, lo sfidiamo Alfano a dimostrare il contrario. Inoltre le numerose sentenze della Corte Costituzionale e della Cassazione hanno affermato la piena legittimità del Parlamento a legiferare in materia di estensione del matrimonio civile alle coppie Lgbt.

La presunta apertura di Alfano e del suo partito consiste in "paletti", in minacciosi distinguo e in molti no designando la prevista strategia del "carciofo" già ampiamente sperimentata nelle scorse legislature. Si sfoglia in sostanza il carciofo per dire più no che sì: no al matrimonio per le persone Lgbt (discriminazione inaccettabile), no alle adozioni (anche al figlio del compagno?), no alla gestazione per altri (GPA), no alle pensioni di reversibilità. Ma molti no non fanno un sì quindi, di grazia, cosa rimane? E perché la collettività Lgbt paga le tasse come tutti gli altri e poi dovrebbe subire divieti in base alla propria identità personale?
Bene ha fatto quindi la relatrice Cirinnà nel suo progetto di legge a dire con chiarezza che si applica alle Unioni Civili in relazione ai diritti ciò che è previsto dal codice civile per il matrimonio.
La rivendicazione della collettività Lgbt è quella sulla pari dignità delle famiglie omosessuali e dell'uguaglianza a dei diritti, è così difficile da capirne onorevole Alfano?

 

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

BOLOGNA - Case di accoglienza per vittime di violenza omofoba e spazi pro-Lgbt in tv. Franco Grillini presenta in Regione una proposta di legge contro le discriminazioni ai danni degli omosessuali. La legge, firmata anche da M5S, Idv, Sel e Verdi, Fds «e dai consiglieri Pd Mori, Mumolo, Casadei e Carini», intende «favorire il raggiungimento dell'uguaglianza tra le persone a prescindere dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere». In nove articoli, la legge non si occupa solo di prevenzione e contrasto delle discriminazioni, ma vuole anche promuovere una cultura dell'integrazione «attraverso specifiche politiche del lavoro, interventi di formazione per il personale scolastico e collaborazione continua con associazioni del terzo settore». Intanto il grillino Defranceschi stuzzica il Pd: «Spero che al momento della votazione in aula, i renziani non si tirino indietro come fecero in occasione della discussione per garantire il diritto all'assegnazione degli alloggi popolari anche per le coppie dello stesso sesso».

Il Corriere della Sera

Una legge per favorire il raggiungimento dell’uguaglianza tra le persone a prescindere dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. Poche parole per definire un concetto tanto ovvio e autorevolmente sancito (i diritti fondamentali enunciati dalla Costituzione italiana e ribaditi dalla cospicua produzione legislativa italiana, europea e internazionale) quanto regolarmente disatteso, procrastinato, promesso e mai realizzato. Questa è la situazione concreta con la quale si confrontano giornalmente le persone LGBT.

“A poche ore dal grande successo del Pride di Bologna che si è svolto nella giornata di Sabato –afferma il consigliere LibDem Franco Grillini– ho ritenuto fosse importante presentare un Progetto di Legge regionale che riassumesse le battaglie che sto combattendo da un’intera vita. Anche se il nostro territorio si segnala per un sufficiente livello di civiltà, non si possono dimenticare tutta una serie di segnali che vogliono negare la fruizione dei diritti fondamentali da parte delle persone LGBT e che anzi incitano all’odio e all’omofobia. Una pratica, quest’ultima, che suscita sgomento, indignazione e rabbia soprattutto quando viene propugnata, più o meno apertamente, da rappresentanti istituzionali e religiosi”.

Il Progetto di Legge regionale depositato oggi da Franco Grillini in qualità di primo firmatario, appoggiato e firmato dai consiglieri Barbati e Mandini (Idv), Naldi e Meo (Sel-Verdi), De Franceschi (M5S), Sconciaforni (FdS), Riva (Gruppo Misto) e dai consiglieri del Partito Democratico Mori, Mumolo, Casadei e Carini, si compone di nove articoli che non solo si dedicano alla prevenzione e contrasto delle discriminazioni e violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere, ma promuovono la cultura dell’integrazione attraverso specifiche politiche del lavoro, interventi di formazione per il personale scolastico e collaborazione continua con associazioni del “terzo settore”, senza dimenticare i necessari supporti socio-assistenziali in favore delle persone omosessuali, transessuali, transgender, intersessuate e delle loro famiglie.

“Di particolare rilievo e con un’evidente ricaduta pratica –conclude Grillini– gli ultimi articoli del Progetto di Legge: nell’Articolo 6 prevediamo l’istituzione sul territorio di centri e case per l’accoglienza e sostegno per tutte le vittime di atti di violenza, nell’Articolo 7 proponiamo che la Regione assuma un chiaro ruolo operativo attraverso un osservatorio di raccolta ed elaborazione delle migliori prassi nell’ambito del lavoro pubblico e privato oltre al continuo monitoraggio degli episodi di violenza omofoba, mentre nell’Articolo 8 prevediamo una costante rilevazione sui contenuti della programmazione televisiva e radiofonica, regionale e locale, da parte del CORECOM, il quale dovrebbe attivarsi anche per predisporre adeguati spazi di informazione ed espressione delle tematiche LGBT”.

Bologna, 2 luglio 2014

MILANO - «Non c'è nessuno stop, il calendario è rispettato». La frase, il presidente lombardo Roberto Maroni, la pronuncia alla fine di una giornata ad alta tensione al Pirellone. Protagonista è il «Libro bianco sullo sviluppo del sistema socio-sanitario». È sul percorso delle linee guida per il ridisegno della sanità lombarda che si è consumata la «resa dei conti» tra governatore e una parte della maggioranza: Forza Italia e Ncd, per una volta tornati a braccetto. La richiesta dei «suoi» consiglieri: maggiore condivisione. E non solo sulla proposta di fusione degli assessorati alla Salute e alla Famiglia, ma su molte delle prossime partite, dalle nomine alla legge sul consumo di suolo. «Abbiamo chiesto a Maroni che le scelte per il futuro siano frutto di una maggiore condivisione», sintetizza la coordinatrice azzurra, Mariastella Gelmini. «Forza Italia vuole essere protagonista nei processi decisionali. Sembrava che la tendenza fosse quella di metterci di fronte al fatto compiuto. Per evitare fraintendimenti prosegue abbiamo proposto un tavolo politico per rideterminare il modo di procedere nelle scelte». I malumori, già emersi nel vertice di maggioranza di lunedì disertato da Maroni riprendono forza ieri. E finiscono per ripercuotersi anche sulla riunione di giunta. Alla fine, nessuno ok sul «Libro Bianco». Anzi, si corre ai ripari con un vertice di maggioranza d'urgenza. La protesta infatti monta e il timore è di ripercussioni sui lavori del consiglio. In particolare su quella mozione, targata Lega Nord, sulla famiglia naturale. Un'ora e mezza di confronto serrato tra governatore e capigruppo ritarda la ripresa dei lavori d'aula, ma porta alla tregua. «Abbiamo chiarito tutto assicura alla fine Maroni , si è trattato di una serie di equivoci. Ho confermato che venerdì faremo l'incontro con le parti sociali e da qui a giovedì sera i capigruppo potranno fornirmi valutazioni sul testo. Ho parlato anche con la Gelmini e ci siamo chiariti, problema risolto». Per il governatore «erano circolate male alcune informazioni: io sono per il metodo della massima condivisione». E anche sul super-assessorato «la polemica è su una riga e mezzo su 95. Ma il libro bianco non è una delibera, è una serie di proposte. A settembre, dopo due mesi di confronto, faremo la sintesi». Da Alessandro Colucci e Luca Del Gobbo (Ncd) arriva «soddisfazione per il riaffermarsi di un metodo di lavoro collegiale che rafforza la maggioranza». Di tutt'altro avviso l'opposizione. Per il M5S «è evidente che governa una maggioranza di separati in casa che sta insieme solo per logiche spartitorie». Sullo stesso punto insiste il Pd: «Tra Maroni e la sua maggioranza c'è da mesi una crisi strisciante, con frequenti episodi di scontro. Il governatore ne esce sempre più logorato». Il voto sulla mozione in difesa della famiglia naturale vede il centrodestra compatto. Pd, Patto civico e 5 Stelle abbandonano i banchi per protesta al momento del voto. Il testo chiede una data per una festa ad hoc. Dura la reazione di Arcigay: «Una festa abominevole, che distingue tra bambini di serie A è la bocciatura del presidente nazionale Flavio Romani e di serie B. Un atto barbaro che rende i più piccoli bersaglio di un'inaudita rappresaglia ideologica». Di «squallore clerico-fascista» parla invece Franco Grillini, presidente di Gaynet.

Il Corriere della Sera

BOLOGNA – Via libera in Emilia Romagna all’erogazione della cannabis per uso terapeutico a carico dell’Ausl. Potrà essere prescritta pure dal medico di famiglia e non solo da uno specialista. Sono già undici le regioni italiane ad aver legiferato in questa direzione. Adesso arriva l’ok anche di viale Aldo Moro. «Sarà una delle leggi più avanzate perché prevede il trattamento sia in ambito ospedaliero che in ambito domiciliare» afferma il consigliere regionale Franco Grillini (Lib Dem), padre e relatore della nuova legge. La fase di inizio del trattamento si svolgerà in ospedale, sotto prescrizione di un medico specialista che ha in cura il paziente. Poi potrà proseguire a casa. A quel punto sarà il medico di base a prescrivere le ricette per i farmaci a carico del Servizio Sanitario Regionale. Ovviamente non tutti potranno usufruire dei cannabinoidi per questi scopi: l’impiego avverrà nell’ambito di un protocollo che, dice la legge regionale, ne «evidenzi l’obiettivo terapeutico ». Sono sette gli articoli e tredici gli emendamenti approvati ieri commissione Sanità e politiche sociali da Grillini e dal Pd, FdS, Idv, M5Stelle e Giovanni Favia (gruppo Misto). L’Emilia Romagna diventa così la settima regione a pagare, attraverso soldi pubblici, farmaci a base di cannabinoidi dopo la Toscana (prima in Italia), Liguria, Veneto, Friuli, Marche e Abruzzo. Quest’ultimo caso ha avuto particolare importanza perché il governo Renzi ha deciso di non impugnare la legge davanti alla Corte costituzionale visto che «in Italia – ha ricordato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin – l’uso dei cannabinoidi è pienamente legittimo e le Regioni possono decidere di porre il relativo costo a carico del Servizio Sanitario Regionale ». L’esatto percorso individuato dai consiglieri di viale Aldo Moro. C’è da aggiungere che il provvedimento riguarda farmaci anti spastici, contro la nausea, utili per i malati di tumore, già prescrivibili «ai sensi della normativa nazionale», come il Sativex, il primo approvato in Italia dall’Agenzia del Farmaco (Aifa). Dopo l’ok di ieri della commissione regionale (astenuti Udc e Forza Italia, Lega Nord assente al momento del voto), ora la parola finale spetta all’Assemblea legislativa che darà il suo via libera con buona probabilità a metà mese. Ad oggi sono circa 200 in Emilia Romagna i pazienti seguiti con terapie che prevedono l’uso di farmaci a base di cannabinoidi spesso acquistati, prima dell’arrivo di questa nuova norma, all’estero, per un costo annuo pro capite che varia dai mille ai 10 mila euro. Esemplare fu il caso di Patrizia N., una signora bolognese di 58 anni che a gennaio aveva presentato denuncia perché, a suo dire, l’Ausl di Bologna non le forniva un farmaco di questa natura introvabile in Italia. L’Azienda sanitaria decise poi di provvedere all’importazione del medicinale ma «con oneri a carico della signora ». Ora con l’approvazione della nuova legge il farmaco sarà per la donna gratuito e disponibile in tutta la regione. C’è un altro aspetto al centro del dibattito politico, che non riguarda l’uso terapeutico ma la depenalizzazione della cannabis e di altre droghe leggere: questa mattina se ne parlerà in Comune durante la commissione Affari generali, visto che la capogruppo di Sel Cathy La Torre ha presentato un ordine del giorno che invita il Parlamento a legiferare in tal senso.

 

BEPPE PERSICHELLA

 

La Repubblica

«Quella per i diritti civili degli omosessuali — dice l’ex Cavaliere — è una battaglia che in un Paese davvero moderno e democratico dovrebbe essere un impegno di tutti». Impossibile non pensare che l’improvvisa accelerazione non sia collegata ad una chiacchiera tra le mura di casa, magari con Dudù sulle ginocchia. Comunque vada, sia merito dell’influenza della Pascale su Silvio, o di una folgorazione personale, Franco Grillini, presidente di Gaynet, deve ammettere che «qualcosa a destra si muove»: «Magari Berlusconi si fosse pronunciato così 20 anni fa! In passato invece è stato birichino. Ma se è vero quel che dice adesso è un segnale forte che isola politicamente Giovanardi e gli ultra clericali di Alfano ». Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center, rilancia: «Se Berlusconi vuole abbiamo la tessera già pronta per lui».
Parole così chiare sui diritti dei gay aprono un capitolo nuovo nell’anedottica del già presidente del consiglio ora ai servizi sociali. Un anno fa c’era stata, invero, un’uscita possibilista sul riconoscimento delle coppie gay, lasciata però affogare in un mare di battutacce da caserma. Silvio e i gay: una lunga sequenza di ammiccamenti di basso profilo. Per esempio, nel novembre 2010, al Salone internazionale del ciclo e motociclo, quando il Nostro, in pieno scandalo sessuale, se ne uscì così: «Meglio essere appassionati delle belle ragazze che essere gay». Giù risate in platea. Mentre un gruppo Facebook attrezzava la risposta: «Meglio gay che Berlusconi».
Non proprio elegante, certo poco liberal come pretende di essere adesso: «Ritengo, da liberale, che attraverso un confronto ampio e approfondito si possa raggiungere un traguardo ragionevole di giustizia e di civiltà». Miracolo Pascale, appunto. Pensate che nel 2009, in visita al cantiere di Bazzano, sui luoghi del terremoto aquilano, il suo scherzo con gli operai fu questo: «Ragazzi, se tutto va bene, ve le porto le veline, le minorenni, altrimenti ci prendono tutti per gay». Frase accompagnata dal dito che toccava il lobo dell’orecchio. Tutto si tiene. La sua amicizia con Putin, sponsor della legge contro la propaganda omosex, nasce dal feeling comune. Nel tentativo di difendere Silvio, alle prese con una bufera giudiziaria dietro l’altra, ecco cosa disse «Vladi»: «Se Berlusconi fosse stato gay non lo avrebbero toccato con un dito».
I gay, un’ossessione: «Tutti dall’altra parte». Questo pensava Berlusconi nel 2006 (la Pascale non aveva ancora il controllo della situazione). L’occasione: un comizio per la campagna elettorale del candidato sindaco di Monza. Piovvero commenti indignati. Durissima Titti De Simone, di Rifondazione: «Il Cavaliere ha un doppio pregiudizio: “Siamo tutti non solo froci ma anche comunisti!”». Intervenne
persino Franco Zeffirelli, pur estimatore di Forza Italia: «Supplicherei Silvio di non dire sempre battute spiritose ad ogni occasione, a scanso di fraintendimenti». Invito non raccolto perché due anni dopo, eccolo di nuovo commentare il siluramento di Rocco Buttiglione alla Commissione Europea causa dichiarazioni omofobe. All’Italia venne assegnata la Commissione Trasporti anziché quella della Giustizia. Reazione: «Meglio occuparci di infrastrutture e trasporti che di omosessualità ».

La Repubblica


E non prometteva nulla di buono nemmeno il 2014. Solo nel febbraio scorso, il presidente di Forza Italia, nel presentare l’astro nascente Giovanni Toti, non trovò meglio che precisare: «Ci vedete sempre assieme ma vi assicuro
che non è gay». Negli stessi giorni la sua vestale, Micaela Biancofiore, si dava da fare per difendere Dudù dalle insinuazioni che ne facevano un
cane gay. Come vedete, argomento primario. Di queste ore l’inversione di tendenza. I diritti civili degli omosessuali diventano la madre di tutte le battaglie. Esultano le Associazioni. Vladimir Luxuria invita al Gay Village di Roma anche Marina Berlusconi: «Se accetta le canto “Marina, Marina, Marina”, al Gay Village ti voglio invitar...».

45 anni fa, il 28 giugno del 1969,  la polizia irruppe allo Stonewall Inn, un bar di New York al Greenwic Village, quartiere molto gayfriendly. Arcistufi delle angherie della polizia scatta la prima grande rivolta della collettività lgbt della storia moderna e, come disse il poeta Allen Ginsberg, l'omosessualità perse il suo sguardo ferito.

Quest'anno in Italia si celebra il pride in 10 città contemporaneamente con "l'Onda pride": Alghero, Bologna, Catania, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Torino, Venezia dopo Roma e prima di Siracusa.

Sono 45 anni che hanno cambiato il mondo con la conquista delle leggi sui diritti civili egualitari come il matrimonio per le coppie dello stesso sesso in vigore in moltissimi stati. Ma lo hanno cambiato soprattutto dal punto di vieta sociale consentendo a milioni di persone lgbt di vivere alla luce del sole la propria identità. Come dice l'Istat solo in Italia vivono piu di un milione di persone lgbt "dichiarate" e. aggiungiamo noi, altre 5 milioni che ancora non hanno avuto la possibilità di fare il "coming out".

Mercoledì prossimo alla regione Emilia Romagna presenterò la proposta di legge "contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere" proponendo a tutti i partiti di sottoscriverla. Si tratta di una iniziativa particolarmente urgente se si considera che l'omofobia è ormai una grande emergenza nazionale. L'atro ieri abbiamo avuto a Roma l'ennesimo episodio di odio omofobico con la vigliacca aggressione al circolo romano DI' Gay Project a cui va tutta la nostra solidarietà e vicinanza.

A Bologna bene ha fatto l'amministrazione comunale ad individuare nel welfare un nuovo campo di impegno per la collettività lgbt, mentre a Roma rimangono da discutere e votare in Parlamento le leggi contro l'omofobia e il matrimonio egualitario. Dal pride di Bologna e delle altre città verrà una spinta decisiva al Parlamento  perchè l'Italia si metta al passo con l'Europa sui diritti e sulle libertà.

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

32 anni fa, il 28 giugno del 1982,  con un pride che partiva da piazza Nettuno, si inaugurava il Cassero di Porta Saragozza, prima sede che un comune dava in affitto ad una organizzazione omosessuale che a quel tempo si chiamava "Circolo di cultura omosessuale 28 giugno". Proprio dalla sede del Cassero nacque nel 1985 l'organizzazione nazione di Arcigay con l'adesione di 25 città.

Nel 2015 ricorrerà il 30° anniversario. In questi 32 anni abbiamo cambiato Bologna e l'Italia soprattutto dal punto di vieta sociale consentendo a milioni di persone lgbt di vivere alla luce del sole la propria identità. Come dice l'Istat solo in Italia vivono piu di un milione di persone lgbt "dichiarate" e, aggiungiamo noi, altre 5 milioni che ancora non hanno avuto la possibilità di fare il "coming out".

 

Mercoledì prossimo alla regione Emilia Romagna presenterò la proposta di legge"contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere" proponendo a tutti i partiti di sottoscriverla. Si tratta di una iniziativa particolarmente urgente se si considera che l'omofobia è ormai una grande emergenza nazionale con episodi di violenza e aggressioni ormai quotidiane.

 

La proposta di legge si compone di 9 articoli su: Interventi in materia di politiche del lavoro, formazione e aggiornamento professionale e integrazione sociali, Istruzione,Promozione di eventi culturali, Interventi in materia socio - assistenziale e socio - sanitaria, Misure di contrasto alla discriminazione e alla violenza e di sostegno alle vittime, di osservatorio regionale sulle discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere, interventi sull'informazione e la comunicazione.

 

A Bologna bene ha fatto l'amministrazione comunale ad individuare nel welfare un nuovo campo di impegno per la collettività lgbt, mentre a Roma rimangono da discutere e votare in Parlamento le leggi contro l'omofobia e il matrimonio egualitario. Mentre sono incomprensibili le polemiche su presunto "marketing" anche perché è anche dal turismo lgbt che può venire un contributo forte ad uno scambio positivo soprattutto per quanto riguarda i giovani, sempre alla ricerca delle città dove si vive meglio. In questi anni sono decine di migliaia le persone lgbt che si  sono trasferite a Bologna proprio per la sua storia di città accogliente e apripista in Italia. Moltissimi studenti lgbt si sono poi stabiliti nella nostra città e nella nostra regione contribuendo alla sua crescita e al suo benessere.

 

 

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

Sabato scorso 300 mila persone in 9 città si sono messe in movimento per l'Onda Pride e non è un caso se proprio dopo i pride Berlusconi annuncia un cambio di passo della destra sui diritti civili delle persone lgbt e abbandona le battutacce. Ciò significa che le manifestazioni di popolo servono  cambiano le cose.

Evidentemente anche a destra qualcosa si muove e speriamo  che si rompa definitivamente quel muro di NO che da sempre caratterizza la destra italiana in materia di diritti civili.

Che in Italia finora sia stata soprattutto la sinistra ad ascoltare la parte laica e libertaria del paese è un dato di fatto. Se da oggi si aprirà una competizione tra gli schieramenti politici sui diritti civili sarà un bene per il paese perché in Italia da sempre si registra un deficit di libertà individuale e collettiva a causa dell'ipocrisia clericale.

L'iniziativa di Berlusconi, assieme a quella di Francesca Pascale e Vittorio Feltri sull'iscrizione all'associazionismo lgbt,segnala  che a destra non ci sono solo Gasparri, Giovanardi e gli ultra clericali dell'Ncd che tengono in ostaggio la libertà di milioni di persone e sognano una sharia in salsa nostrana.

Competition is Competition, speriamo che finalmente ci si confronti in Italia non se garantire o meno i diritti civili ma come promuoverli nella loro forma più ampia ed egualitari (per es con l'estensione del matrimonio civile anche alle coppie omosessuali) perché la libertà fa bene al paese, alla cultura, alla società e persino all'economia.

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

Molte bene il sindaco di Bologna sulla trascrizione dei matrimoni celebrati all'estero dalle coppie omosessuali bolognesi. Sono diverse infatti che non potendosi sposare in Italia si sono dovute recare in una città europea o americana per celebrare quelle nozze che sono il coronamento di una vita di coppia. Molte di queste coppie, hanno anche dei figli e quindi la trascrizione sarebbe  anche un atto positivo dell'amministrazione pubblica nei loro confronti.

Il primo sindaco che ha deciso unilateralmente per la trascrizione è quello di Fano al quale si è aggiunto anche il sindaco di Napoli De Magistris, mentre a Grosseto era stato il Pm a ordinare all'Amministrazione Comunale la trascrizione stessa.

A Bologna occorrerebbe anche riempire di contenuti quella delibera di giunta del 1999 che introduceva il certificato di Unione Affettiva che a tutt'oggi si può richiedere all'anagrafe. Tuttavia il certificato stesso è rimasto un atto poco più che simbolico mentre dovrebbe essere un'occasione per far valere diversi diritti delle coppie conviventi omosessuali o etero che siano. Per es si potrebbe far passare per questa certificazione la graduatoria per le case di edilizia popolare laddove possono accedere anche i conviventi. I passi da fare quindi possono essere tanti anche nella nostra città che era ed è all'avanguardia.

D'altra parte è proprio per i successo delle manifestazioni del pride, compresa quella molto partecipata di Bologna, se addirittura Berlusconi ha cambiato idea sui diritti civili delle persone lgbt.

Vorremmo quindi dire all'ncd bolognese e alla consigliera Castaldini #staiserena perchè il movimento lgbt da solo a Bologna vale 100 volte di più del suo partito ultraclericale.

 

Franco Grillini

Presidente Gaynet

 

Merola, sì a riconoscimento matrimoni contratti estero. Plauso da esponenti Lgbt. Lo Giudice: 'sindaco e' in prima fila'

 

BOLOGNA, 30 GIU - "Tutto quello che e' possibile fare legalmente lo faremo. Lo abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo". Partendo dal riconoscimento dei matrimoni gay contratti all'estero. Due giorni dopo l'Onda pride che ha attraversato anche Bologna, il primo cittadino, Virginio Merola, ha fatto il punto sulla posizione del Comune sul fronte dei diritti per la comunita' Lgbt.

Le parole di Merola - che ha ricordato il ruolo storico avuto da Bologna nei rapporti tra istituzioni e movimento gay, partendo dalla prima storica sede arcigay - sono state apprezzate dagli esponenti vicini al mondo gay: se va in porto, per il presidente del circolo Arcigay il Cassero di Bologna, Vincenzo Brana' "e' una buona notizia" e un plauso e' arrivato anche dal consigliere regionale e presidente di Gaynet, Franco Grillini.

Il senatore bolognese del Pd Sergio Lo Giudice, che tre anni fa si e' sposato ad Oslo con il suo compagno Michele Giarratano, ha detto che "Virginio Merola dimostra ancora una volta di essere in prima fila insieme ai sindaci impegnati a sostegno dei diritti delle persone Lgbt" e ha definito quella del sindaco "una bella risposta alla richiesta di uguaglianza dei ventimila bolognesi che hanno sfilato sabato in citta'. Io e mio marito, come tante altre coppie bolognesi, siamo pronti a richiedere la trascrizione". (ANSA).

BOLOGNA, 25 GIU - Decine di donne hanno assistito dagli spalti del pubblico alla discussione in Assemblea legislativa sul progetto di Legge Quadro per la parita' e contro le discriminazioni di genere, risultato di due anni di lavoro della Commissione Parita' presieduta da Roberta Mori, relatrice in Aula.

Per l'elaborazione di un testo che affronta le pari opportunita' in tutti i settori, dalla sanita' all'educazione alla politica, sono state organizzate sull'intero territorio regionale 16 informative, sette audizioni, una udienza conoscitiva e 14 visite nelle sedi dei centri antiviolenza dell'Emilia-Romagna e l'Assemblea ha approvato all'unanimita' nove atti di indirizzo negli ultimi tre anni, anche prima costituire la stessa commissione nel 2012. Una unanimita' rotta da alcuni consiglieri di Forza Italia, nei giorni scorsi in commissione e oggi in Aula con Andrea Leoni: "Si spende in comunicazione invece che potenziare strutture gia' esistenti", ha detto tra l'altro. "E' una legge manifesto - ha aggiunto - la sua unica finalita' e' lanciare un messaggio politico-elettorale" in vista delle regionali.

Il Pd ha difeso con Thomas Casadei una legge fortemente sostenuta dai suoi movimenti femminili: "una legge che determina un cambiamento profondo - ha detto - davvero una democrazia paritaria". Ma non l'ha difesa solo il Pd, anche se per Sandro Mandini (Idv) queste norme sono "un messaggio importante ma che va supportato con sostanza e investimenti opportuni". "Veniamo 'accusati' di fare legge bandiera, ma ben venga – ha rivendicato Mauro Malaguti (Fdi), vicepresidente della Commissione Parita' - le bandiere guidano i popoli. E con questa legge entriamo concretamente nella societa', rispondendo a problemi reali".

Gabriella Meo (Sel-Verdi), ha ricordato che la Legge Quadro contiene "fondamentali correttivi per il riequilibrio della rappresentenza, fin dalle prossime elezioni regionali, cosi' si aiuta a rinnovare Italia, si creano opportunita' per il futuro, e' un punto di partenza". Certo, manca la relativa modifica alla legge ellettorale regionale, ma nei giorni scorsi la presidente Mori ha avvertito che se non arrivera' entro l'autunno, ci pensera' direttamente la Commissione Parita'. Per il capogruppo della Lega nord, Mauro Manfredini, "le donne sono l'asse portante della societa', e' un dovere della politica difenderle dalla violenza. La legge deve poi tradursi in fatti concreti, come i premi nei bandi pubblici". Per Franco Grillini (LibDem), storico leader del movimento gay, sulla questione della parita' serve una importante "attenzione ai simboli, una rivoluzione culturale: in Italia c'e' un maschilismo criminale e gli uomini opprimono le donne". Nella relazione, la presidente Mori ha ricordato quanto bisogno c'e' ancora di contrastare la violenza sulle donne, ma no solo: "Vogliamo una societa' che rifiuti una rappresentazione minoritaria e deficitaria delle donne - ha detto -. Prima delle prossime elezioni regionali devono arrivare i correttivi paritari alla legge elettorale. La Legge Quadro e' stata pensata per tutte le donne in un intenso percorso di approfondimento e partecipazione". Stefano Bonaccini, segretario regionale del Pd e responsabile Enti Locali nella segreteria di Matteo Renzi, in Aula in veste di consigliere regionale, ha assicurato che "questa legge fara' da esempio a livello nazionale: per il metodo e per il merito". Il voto e' atteso in giornata. (ANSA).

BOLOGNA, 23 GIU - L'obiettivo e' "rendere disponibile ai pazienti un farmaco a costo piu' basso e nel minor tempo possibile", attraverso "un accordo con l'Istituto farmacologico militare e il Centro superiore di ricerca di Rovigo per la fornitura del principio attivo, cosi' da evitare gli ordini all'estero, che allungano i tempi e aumentano i costi". Sono le linee guida del progetto di legge sottoscritto a larga maggioranza da Pd, Fds, Sel-Verdi, Idv, M5s, LibDem e Favia "per l'erogazione di farmaci a base di cannabinoidi per finalita' terapeutiche nell'ambito del Servizio sanitario regionale".

Il relatore Franco Grillini (LibDem) l'ha presentato alla commissione regionale Salute e politiche sociali, presieduta da Monica Donini: "Gia' dieci Regioni italiane, di ogni colore politico, hanno normato la materia, che riguarda unicamente i farmaci, non e' affatto una discussione ideologica sul proibizionismo e l'antiproibizionismo".

Non e' della stessa opinione Silvia Noe' (Udc): "E' giusto trovare modalita' e sostanze per alleviare il dolore alle persone malate, ma attenzione a non confondersi con discussioni preconcette e sterili che fanno smarrire questo giusto obiettivo. Grillini, invece di concentrarsi sull'obiettivo che propone la rimborsabilita' dei farmaci, quando prescritti, ha spostato il dibattito su temi non pertinenti, come la produzione e la coltivazione di piante di cannabis. Ancora una volta, dunque, ha prevalso l'ideologia, pregiudicando un confronto laico e costruttivo. Auspico che dalla prossima seduta si rientri in carreggiata altrimenti e' tempo perso". Per Noe', inoltre, "manca ancora una specifica sulla non cedibilita' a terzi del prodotto". Anche secondo Marco Barbieri (Pd) "ci sono molti elementi che lasciano perplessi, c'e' troppa enfasi sull'autarchia farmacologica e sull'approvvigionamento, non vorrei che l'idea di fondo, piu' o meno esplicita, fosse voler permettere la coltivazione di cannabis in Italia". Gian Guido Naldi (Sel-Verdi), partendo da una "esperienza personale, o per meglio dire familiare, che mi ha mostrato l'importanza dell'utilizzo dei farmaci cannabinoidi per alleviare il dolore durante i cicli di chemioterapia", ha tacciato questi interventi come  "considerazioni ipocrite e ideologiche". Andrea Pollastri (Fi-Pdl) ha chiesto chiarimenti sulla situazione nelle Regioni italiane che hanno gia' adottato leggi analoghe e sulla legislatura dei Paesi europei confinanti con l'Italia. (ANSA).

In Emilia-Romagna «la diminuzione del sovraffollamento carcerario prosegue, in linea con il resto d'Italia, grazie all'importante cambiamento normativo in corso a livello nazionale», ma nel «lento processo di normalizzazione della vita in carcere» permangono «numerose criticità», in particolare «Parma e Piacenza, vere e proprie criticità tra le criticità». Così Desi Bruno, Garante regionale dei detenuti, ha anticipato alla commissione Salute e politiche sociali della Regione, presieduta da Monica Donini, la relazione 2013 attesa in Assemblea legislativa prima della pausa estiva.
«È stato raggiunto - ha precisato - il risultato minimo dei tre metri quadrati per detenuto che ci era stato richiesto dall'Unione europea, ma gli obiettivi della cosiddetta sentenza Torreggiani sono ben più ampi, e riguardano anche la differenziazione degli spazi detentivi e l'umanizzazione della pena, che passa soprattutto dalla possibilità di poter occupare il proprio tempo». Il primo intervento necessario è «rivedere gli investimenti in edilizia penitenziaria, a partire dai nuovi padiglioni di Bologna e Ferrara: se venissero costruiti oggi finirebbero per essere inutili nel giro di pochi anni, data la carenza cronica di personale di polizia e civile. Tutto ciò avviene mentre si spende poco, molto poco, per la messa a norma degli istituti già presenti, che sono fatiscenti e presentano problemi strutturali insuperabili». In Emilia le situazioni più difficili: «A Piacenza semplicemente non c'è niente, nessuna iniziativa che riguardi formazione o lavoro, aumentando il rischio di recidiva in maniera significativa, specialmente per categorie come i responsabili di crimini sessuali». Anche a Parma, «il problema è enorme, con diversi detenuti sottoposti al regime di carcere duro 41bis e oltre 80 ergastolani senza che sia mai stato sviluppato un percorso adeguato, questa è una ipoteca pesante sulla vivibilità della struttura».
L'Emilia-Romagna comunque non è stata toccata in modo significativo dalle recenti modifiche in materia di stupefacenti «perché non abbiamo molti detenuti in carcere per reato di piccolo spaccio, semmai sono molti i tossicodipendenti che hanno compiuto crimini come rapine o furti per i loro problemi di tossicodipendenza, e al momento sono troppo pochi i trattamenti ad hoc, con la conseguenza di una recidiva quasi sicura».
Andrea Pollastri (Fi-Pdl) ha sollecitato più iniziative scolastiche, di formazione e per l'occupazione dei detenuti a Piacenza. Franco Grillini (LibDem) ha chiesto di «rafforzare l'assistenza psicologica» perchè «oltre 40 casi di suicidio sono davvero troppi».

Da Libertà

BOLOGNA - Vincenzo Branà, 37 anni, giornalista, si riconferma presidente dell'Arcigay Bologna. Lo hanno deciso ieri gli oltre 500 attivisti che hanno votato al congresso del Cassero, per eleggere il nuovo leader della comunità Lgbt bolognese. «Ora dobbiamo riscrivere il nostro patto con la città e rivendicare i nostri valori» le prime parole di Branà, a capo della lista “Buon Vento” che ha sconfitto “Cassero Insieme”, capitanata da Vincenzo Corigliano. Una vittoria schiacciante: 354 a 191. È stato uno dei congressi più tumultuosi e partecipati degli ultimi anni, quello di ieri. A partire da come si è arrivati al voto, cioè con una improvvisa mozione di sfiducia nei confronti dello stesso Branà, ad aprile, e il conseguente “commissariamento” del Cassero. E poi settimane di scontri e veleni. Anche per questo, forse, l'affluenza al voto è stata più alta rispetto al passato, nonostante la bella giornata: hanno partecipato 554 attivisti. E persino Franco Grillini, leader storico di Arcigay, ammette: «In 32 anni di militanza difficilmente mi era capitato di vedere una cosa del genere».

Branà riconquista dunque il posto più alto della Salara. Due anni fa, alla prima elezione, venne definito il “presidente rottamatore”, e nel suo primo mandato non sono mancati gli strappi. Come il gran rifiuto dell'Arcigay di aprire uno stand alla Festa dell'Unità in polemica con un Pd «troppo morbido sui nostri temi». Ma anche ora Branà non smette di stupire. «Il Cassero è un'istituzione, un laboratorio politico. Deve essere autonomo, indipendente» per rivendicare i diritti della comunità gay. La parola chiave è “autorappresentazione”. «Perché i gay nella politica non funzionano più. Si tratta di un modello che è venuto meno, con troppi compromessi
da accettare».

ROSARIO DI RAIMONDO

La Repubblica

BOLOGNA - È arrivato il giorno della resa dei conti. Il Cassero, lo storico avamposto gay bolognese, elegge oggi il suo nuovo presidente, dopo uno scontro durissimo che ha portato al siluramento della vecchia dirigenza e provocato una scissione all’interno dell’Arcigay. Due le fazioni in corsa: quella che fa capo a Vincenzo Branà, il leader uscente, e quella di Vincenzo Corigliano, il traghettatore dell’associazione in queste settimane di caos.

Oltre cinquecento persone oggi, a partire dalle 17, parteciperanno al congresso più tormentato degli ultimi anni per scegliere tra due liste: “Buon vento” (Branà) e “Cassero insieme” (Corigliano). Due fazioni, appunto, due anime diverse, venute fuori anche in questi giorni di “campagna elettorale”. Sul piatto c’è un posto imcuno portante, quello di leader della comunità gay locale, che gestisce un circolo da sempre sotto i riflettori, sia dal punto di vista politico, sia da quello economico: dalla rivendicazione dei diritti civili agli incassi delle attività serali in discoteca, la partita è ampia e complessa.

«È evidente, il Cassero fa gola - ha scritto qualche giorno fa Branà su Facebook - . Per quali è una corsia privilegiata, un modo attraverso il quale soggetti commerciali possono avvantaggiarsi. Un capitale di credibilità dietro il quale celare fini di lucro. Sapremo resistere a qualsiasi cordata di interessi». Corigliano si è sentito chiamato in causa: «Caro Vincenzo, pensare che qualcuno tra di noi voglia ridurre il Cassero a impresa commerciale o a una cassaforte voti è falso».

È il nervo scoperto, la contrapposizione tra l’anima “politica” dell’Arcigay e quella “discotecara”, ludica, delle serate e dei cocktail. Due mondi che proprio al Cassero sono nati e che, prima di essere separati da un muro, sapevano convivere. Prima, in particolare, della notte del 16 marzo. Quando, durante una serata disco, un ragazzo viene picchiato a sangue dopo una lite. È la miccia. Il questore chiude le attività serali del circolo per 10 giorni. Un mese dopo, improvvisamente, il consiglio direttivo manda a casa Branà e, dal giorno alla notte, nomina Corigliano come suo sostituto. Ma anche la parte fedele all’ex leader si dimette per solidarietà. Risultato: il direttivo non esiste più, serve un nuovo congresso.

C’è chi a taccuino chiuso motiva questa tensione anche con la politica. Branà è il presidente che si è schierato contro i finanziamenti pubblici alle scuole private, nel referendum di un anno fa. Ed è il primo che, nell’agosto 2013, ha rifiutato uno stand dell’Arcigay alla Festa dell’Unità denunciando le posizioni «troppo morbide del Pd sul tema dell’omofobia». Ma c’è anche chi butta acqua sul fuoco, come il senatore Pd Sergio Lo Giudice, leader storico di Arcigay: «La contrapposizione tra due parti è artificiale, e forse il contrasto andava sanato prima di arrivare a questo punto. Il Cassero è un insieme di tante storie, di tante anime, e io mi auguro che dopo il congresso tutti marcino spediti per la sua unità, al di là della lista che avrà la meglio al congresso».

 

Benedetto Zacchiroli
Benedetto Zacchiroli

Zacchiroli non si schiera: “Le due anime dialoghino e si aprano al territorio”

Benedetto Zacchiroli, consigliere comunale del Pd, gay, non si schiera, ma predica calma, alla vigilia di questa resa dei conti tormentata: «C’è un’alzata di toni eccessiva e inopportuna. Più che un congresso, sembra una litigata».

I congressi non servono anche per litigare,

Zacchiroli?

«No, servono per discutere».

E chi voterà tra Branà e Corigliano?

«Ho il mio voto, ma visto il ruolo di consigliere comunale preferisco non dirlo. E da domani parlerò col presidente, chiunque sia: conosco e apprezzo entrambi».

Cosa deve cambiare al Cassero?

«Deve aprirsi alla città e tenere ben fermi i servizi che offre. Al suo interno, si deve ritrovare il dialogo perduto tra la parte politica e quella creativa, del divertimento. Si può fare la politica in discoteca e si può essere musicali nel fare politica: la diversità è una ricchezza, non l’omologazione ».

Alla presentazione del Gay Pride bolognese è stata espressa solidarietà ad Atlantide. E al termine del corteo di sabato prossimo chi vorrà potrà continuare la manifestazione fino a porta Santo Stefano prima dello sgombero di fine mese. Lei è d’accordo?

«Atlantide è una realtà preziosa per la città e per il mondo Lgbt, così come è prezioso il rispetto delle regole e della convivenza civile. Sono solidale con Atlantide. La speranza è che il Comune sappia risolvere la situazione. Ma non può nemmeno dare l’idea che in città si possano ignorare le regole ». ( r. d. r.)

grilliniGrillini sceglie Branà: “Basta con i personalismi voglio una casa di vetro”

«Io sto con Vincenzo Branà, perché ha ridato prestigio e autorevolezza politica all’associazione », dice Franco Grillini, leader storico di Arcigay e consigliere regionale. Che, da padre nobile del movimento omosessuale, non risparmia però le critiche. A tutti: «Il Cassero deve diventare una casa di vetro».

Fino a oggi non lo è stato, Grillini?

«Andare a congresso è stato un errore politico, soprattutto in questo momento, a pochi giorni dal Pride. Ma la cosa più sbagliata è che nessuno, fuori dal Cassero, ci ha capito niente di questa frattura. Si deve avere il coraggio di dire le cose come stanno, altrimenti ricadiamo nella vecchia politica».

E lei cosa ci ha capito?

«Le cause del congresso anticipato vanno ricercate prima di tutto nelle antipatie reciproche e nei personalismi, che in politica esistono, anche se a volte è difficile farlo capire. E per quanto riguarda Branà, ha influito forse anche l’eccesso di distanza dal Pd. Però devo aggiungere che secondo me la direzione del partito si è sempre comportato in maniera corretta. Infine, ovviamente, esistono le diversità. C’è uno scontro di potere che incide anche sul Cassero, perché la Salara non è un’isola felice, ma fa parte di una città dove ci sono altre associazioni e altri partiti».

Perché si schiera con Branà?

«Perché garantisce la continuità politica meglio di altri. Ma se vincerà Corigliano, aiuterò lui. Vorrei sottolineare che i nostri nemici non sono dentro al Cassero ma fuori. Oggi non è la fine del mondo, comunque vada questo congresso». ( r. d. r.)

 

La Repubblica

Da una parte il senatore del Nuovo centrodestra Carlo Giovanardi con le «Sentinelle in piedi», fermi a leggere in silenzio la Bibbia per protestare contro la legge anti-omofobia, che accusano di limitare la libertà di espressione. Dall'altra gli attivisti di Arcigay guidati dal presidente nazionale Flavio Romani, che con le bandiere arcobaleno e la musica a tutto volume inscenano un flash mob ballando «Vogue» di Madonna, per contestare la manifestazione. L'inedito «scontro» tra i due mondi diversissimi per stile e valori è andato in scena ieri a Modena, nella centrale Piazza Grande. Ora Giovanardi accusa Arcigay di aver alimentato con «provocazioni e dileggi» un «clima di aggressione» contro chi come «le 400 sentinelle» di ieri «non si adegua alla ideologia Lgbt» (le Sentinelle in piedi sono un movimento che unisce cattolici e laici contrari ai matrimoni gay). Mentre il presidente dell'Arcigay Romani definisce «surreale» la reazione del senatore «che manifesta contro una legge sui crimini d'odio e poi si scompone per una contestazione». Più aspri i toni del consigliere regionale dell'Emilia Romagna e storico esponente del movimento gay Franco Grillini (Idv), che pubblica su Facebook una foto di Giovanardi e accusa: «Non fare il furbo vi abbiamo contati ed eravate sui 200»

 

Il Corriere della Sera

L'annuncio della discussione in aula a settembre della legge sulle unioni civili simile alla legge tedesca (lebenspartnerschaft) rappresenta un fatto molto positivo soprattutto se agli annunci e alle parole seguiranno i fatti e la reale volontà di portare a casa il provvedimento. Per chi come me è stato ben 7 anni in Parlamento e ha cercato in tutti i modi di portare in aula la legge sui diritti delle coppie omosessuali un certo grado di scetticismo è d'obbligo. Basti pensare alla collezione di sigle: si è partiti dal "riconoscimento legale delle convivenze", poi le coppie di fatto, poi il Pacs, quindi i Dico, i Cus, i Didorè, i patti notarili e chi più ne ha più ne metta. Ora siamo di fronte anche alle "esortazioni" delle alti corti italiane che ad ogni piè sospinto sgridano il Parlamento perchè non legifera in questa materia così come hanno fatto gli altri paesi europei e democratici.

Come Gaynet temiamo la "strategia del carciofo" perchè nella proposta di legge che va in discussione già ora non ci sono la parola "matrimonio", la "celebrazione" avviene in un registro separato da quello dei matrimoni, non c'è l'adozione, non c'è l'inseminazione assistita  né la GPA. Ora appena annunciata la Pdl è già cominciato il gioco al ribasso, la "strategia del carciofo", che abbiamo già visto in passato: si è già cominciato a dire niente reversibilità della pensione, niente legittima ereditaria, nessun costo pubblico, come se la collettività lgbt non pagasse le tasse come tutti gli altri.

Se così fosse sarebbe una presa in giro. La sfida quindi è che la legge passi così com'è nella Pdl a prima firma Cirinnà, nulla di meno. Sarà un primo passo verso quella totale parificazione tra tutte le famiglie, omo o etero che siano. Si tratta infatti di rompere quel muro esistente da 30 anni contro qualsiasi legge sui diritti civili, rotto il muro tutto diventa possibile. Anche perchè finalmente in questo Parlamento esiste una maggioranza laica trasversale assieme a un buon numero di cattolici democratici che non ubbidiscono alle sirene del clericalismo bacchettone e bigotto.

Come Gaynet siamo convinti della necessità di un vero pluralismo degli istituti giuridici in campo familiare come nel nord Europa. Tutti dovrebbero poter scegliere tra Unione Civili, matrimonio, convivenze di fatto o patti notarili, senza distinzione tra coppie etero o gay. Pluralismo e universalità dei diritti, come si addice ad ogni sistema liberaldemocratico.

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

Il Sant’Orsola taglia i fondi per l’assistenza religiosa in corsia. Cioè quelli per i sacerdoti che vanno in ospedale per celebrare messa o dare conforto ai pazienti ricoverati. La nuova convenzione tra il policlinico e la diocesi di Bologna passa infatti da 128mila a 102mila euro, l’equivalente di un prete in meno sui cinque che fino all’anno scorso prestavano servizio nella cittadella sanitaria di via Massarenti.

Un piccolo risparmio di 26mila euro, dovuto anche alla legge regionale in materia che mette in relazione il numero di assistenti religiosi ammessi in corsia al totale di posti letto che ci sono in ospedale. Calando il numero dei letti, diminuisce l’entità della convenzione.

La spesa per i sacerdoti, a gennaio, era finita nel mirino del consigliere regionale ex Idv Franco Grillini. Che, dati alla mano, ha denunciato come in quattro anni le Ausl della regione abbiano speso complessivamente 2,2 milioni di euro per il servizio, contestato duramente anche dall’Unaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti). E lo stesso Grillini ha presentato una risoluzione per convincere la giunta ad attuare una sorta di spending review religiosa, per cambiare le leggi nazionali e regionali "visto che i costi sono particolarmente gravosi". A parte l’importo economico, la nuova convenzione firmata dai dirigenti del policlinico e dal cardinale di Bologna Carlo Caffarra rimane comunque simile a quella degli anni passati. I quattro assistenti religiosi, scelti dalla diocesi, si occupano di attività "dirette all’amministrazione dei sacramenti, alla cura delle anime, alla catechesi, all’esercizio del culto". Devono garantire "anche la reperibilità nelle ore notturne per i casi urgenti", hanno diritto all’utilizzo di spazi dell’ospedale, possono accedere alla mensa aziendale e ai parcheggi riservati ai dipendenti.

di ROSARIO DI RAIMONDO

La Repubblica

BOLOGNA, 20 MAG - "Si rimane stupefatti dall'uso di parole come 'surrogato' per definire le coppie di fatto e le famiglie omosessuali, una definizione non rispettosa sia per le famiglie lgbt che per le persone". Cosi' Franco Grillini, presidente di Gaynet, commenta la richiesta di politiche per la "famiglia senza surrogati" avanzata dal presidente della Cei, Angelo Bagnasco. "Evidentemente Bagnasco - prosegue Grillini - ha voluto rimarcare il suo dissenso con l'intervento del Papa che aveva evitato la solita sequela di improperi su gay e lesbiche e le loro famiglie e i loro figli. Noi diciamo che in materia familiare non esistono surrogati ma famiglie che hanno la stessa dignita' umana e personale di ogni altro tipo di famiglia". Per Grillini, "la 'fragilita'' della famiglia come la intende il capo dei vescovi italiani dipende dalla crisi economica, dalla disoccupazione, dalla mancanza di abitazioni a basso costo e in affitto, dal carovita, dalla carenza di servizi sociali e per l'infanzia e via dicendo. Ma a Bagnasco tutto cio' non interessa, l'importante e' fare polemica sulle famiglie lgbt, per le quali continuiamo - conclude - a rivendicare il matrimonio egualitario, ovvero la pari dignita' con tutte le altre famiglie".  (ANSA).

 

"Unioni Civili promesse da Renzi? Ci credo quando le vedo...". Non nasconde i dubbi Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia.    "Promettere non costa nulla e alle volte si fa persino bella figura. Il problema e' che Renzi le Unioni Civili le aveva gia' promesse in passato durante il governo Letta e per l'esattezza disse che mentre gli altri si erano limitati a sollevare la questione lui le avrebbe fatte. Poi sappiamo com'e' andata. Adesso pare che ci sia un altro impegno addirittura con data ovvero settembre. Possiamo sommessamente dire che ci crediamo quando vediamo i fatti? Perche' se e' vero che il governo si regge sui voti di Alfano e Casini e se e' vero che il duo clericale e' contrario, dove si trovano i voti?" Insomma, "quando si prende un impegno sarebbe carino anche dire come lo si mantiene, se non e' chiedere troppo". "Ormai in Italia - sottolinea - abbiamo collezionato un discreto numero di sentenze della Corte Costituzionale e della Cassazione che intimano al Parlamento di legiferare in materia di diritti delle coppie lgbt, ma a quanto pare non e' che il Parlamento si sia mosso piu' di tanto, anzi, per niente. Posto che il movimento lgbt italiano e internazionale chiede l'estensione del matrimonio civile per tutti, noi diciamo da sempre - conclude Grillini - che anche la legge sulle eventuali Unioni Civili deve valere per tutti esattamente come il Pacs in Francia, che in molte province ha gia' superato i matrimoni civili".(ANSA)

BOLOGNA, 12 GIU - 'Buonina' per Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia, "la notizia che proviene dalla Corte Costituzionale che sollecita ancora una volta il Parlamento il quale continua ad ignorare i pronunciamenti delle alti corti italiane". Il riferimento e' al caso di Alessandra Bernaroli, che si e' vista accogliere dalla Consulta il ricorso contro l'annullamento del matrimonio, deciso dalla magistratura dopo il suo cambio di sesso in base a una norma, ora giudicata incostituzionale perche' la legge 164/1982 non prevede un'altra forma di convivenza giuridicamente riconosciuta "che tuteli adeguatamente i diritti ed obblighi della coppia". Il pronunciamento della Corte costituzionale e' quindi un invito a legiferare su Unioni civili o Pacs per regolare convivenze fuori dal matrimonio. “Vorremmo sommessamente suggerire alle alti corti nei prossimi pronunciamenti in materia - sottolinea Grillini – di cercare di essere un po' piu' efficaci perche' e' del tutto inutile fare esortazioni che non abbiano una immediata operativita', come nel caso della signora transessuale Alessandra Bernaroli, dove se da un lato si riconosce l'illegittimita' dell'annullamento del matrimonio dopo il cambio di sesso, dall'altro si nega il matrimonio tra persone dello stesso sesso invocando una legge sulle Unioni civili peraltro solennemente promessa dal presidente del Consiglio e mai attuata". (ANSA).

Dal leader di Sel Nichi Vendola al presidente della Camera Laura Boldrini, fino all'associazionismo omosessuale, il presidente del Consiglio è stato accusato di far troppo poco per i diritti dei gay.

"C'è ancora molto da fare, anche in Italia", ha scritto il premier su Twitter aprendo uno scontro che ha infiammato la sinistra per tutta la giornata. A stretto giro è, infatti, arrivata la replica di Vendola che, sempre su Twitter, ha cinguettato: "Caro Matteo Renzi, sì, c’è molto da fare: ad esempio cacciare il partito degli omofobi e dei sepolcri imbiancati dal tuo governo e dalla tua maggioranza, che blocca ogni riforma sui diritti civili e fa quotidianamente battaglie oscurantiste". Durissimo anche il presidente di Gaynet, Franco Grillini, secondo cui un tweet non è sufficiente a combattere l'omofobia: "Ci vuole ben di più, e il capo del governo dovrebbe spiegarci cosa vuole fare visto che ha il potere di fare". A Grillini non è, infatti, andata giù la mancata attribuzione della delega sulle Pari opportunità. "Dobbiamo maliziosamente pensare che ci sia stato un veto dell'Ncd su questi temi per la formazione della maggioranza di governo?", chiede il presidente di Gaynet accusando il Pd di non riuscire ad approvare in parlamento le norme contro l'omofobia e il governo di non impegnarsi nella lotta alle discriminazioni."È bene quindi che Renzi dica una parola chiara anche sugli organismi e sulle azioni del governo da lui presieduto che dovrebbero combattere effettivamente - ha concluso Grillini - le discriminazioni se si vuole che l'Italia sia almeno a livello dell'Europa dei diritti e non solo della moneta".

La Boldrini, invece, sceglie Facebook per attaccare apertamente Renzi. "Per l'Italia la questione dei diritti civili deve tornare ad essere centrale - ha attaccato l'esponente del Sel - un impegno che l'Europa chiede da tempo ma che, fino ad ora, non è stato preso con la stessa considerazione con cui vengono trattate le materie economiche". Il presidente della Camera ha, infine, chiesto al governo "nuove leggi". E il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini (Scelta civica), ha replicato spiegando che "il contrasto all'omofobia deve partire dalla scuola".

Il Giornale

Bologna, 27 mag. - Il Meeting di Rimini restituisce alla Regione Emilia-Romagna i contributi dati da viale Aldo Moro nel 2009 e 2010, anni per i quali i vertici della Fondazione per la amicizia tra i popoli sono a processo con l'accusa di aver percepito irregolarmente finanziamenti. A renderlo noto e' la vicepresidente della Regione, Simonetta Saliera, rispondendo oggi in Assemblea legislativa all'interrogazione del consigliere regionale LibDem Franco Grillini. Il Meeting ha fatto un bonifico da 90.000 euro lo scorso 12 marzo, dopo che la Regione aveva deciso di prendere parte al procedimento penale in qualita' di persona offesa. Gli avvocati delle due parti si sono quindi accordati, spiega Saliera, per la restituzione della somma: si  tratta di 80.000 euro dati come contributo dalla Regione al Meeting per le edizioni 2009 e 2010, piu' i relativi interessi e circa 2.000 euro di spese legali sostenute da viale Aldo Moro. "Se c'e' stato questo accordo vuol dire che c'e' anche un'ammissione di colpa da parte dei dirigenti del Meeting-attacca Grillini- se si fossero ritenuti innocenti, non l'avrebbero fatto". E aggiunge: "Hanno falsificato i bilanci per ottenere fondi pubblici, c'e' da rimanere sbigottiti". Tra l'altro, "il Meeting fa riferimento a un gruppo come Comunione e Liberazione che dovrebbe essere moralmente irreprensibile". Grillini chiede quindi alla Giunta Errani di non assegnare piu' alcun finanziamento alla Fondazione per l'amicizia tra i popoli, "a partire dal 2014".

DIRE

Da una parte la possibilità di "poter relazionare alla classe politica regionale" su quella che è "la situazione della magistratura minorile", e "quindi avere attenzione sui problemi che sollevo e i temi di cui mi occupo”, dall’altra la necessità di sottolineare le difficoltà che incontra ogni giorno il Tribunale dei minori di Bologna: dalla “mancanza di funzionalità nei confronti dell’utente”, viste le condizioni della sede, al rischio della “paralisi al supporto dell’attività giurisdizionale”, dovuta a “una carenza di organico nel personale amministrativo pari al 33% rispetto a quanto avremmo bisogno”.
Il presidente del tribunale dei minori di Bologna, Giuseppe Spadaro, è stato ospite della commissione Cultura Scuola Formazione Lavoro Sport, presieduta da Giuseppe Pagani, per una valutazione delle politiche regionali in materia di minori e adolescenti, con l'obiettivo di mettere a punto un’azione integrata. Da febbraio 2014, la Commissione ha ricevuto anche la delega per i “Diritti delle nuove generazioni e rapporti con il Garante per l’infanzia e l’adolescenza”.
Come spiega Spadaro, “i problemi legati alla sede non sono dovuti a motivi di rappresentanza, è semmai una questione di funzionalità nei confronti dell’utenza. Non disponiamo di spazi sufficienti quando, ad esempio, ci troviamo di fronte a casi di genitori in conflitto, e su questo siamo l’unico caso in Italia; manca una aula di ascolto, con i giudici costretti a ascoltare i minori nei loro studi, pur di garantirgli la privacy”. Non è solo un problema di riservatezza, ammette il presidente: “A volte mi stupisco non sia ancora successo nulla di grave, anche se già un nostro cancelliere è stato aggredito e due giudici sono sotto protezione- sottolinea Spadaro-, per ora siamo riusciti ad ottenere due militari in pianta stabile nel nostro palazzo, in modo da garantire più sicurezza sia agli utenti sia ai lavoratori”.
Nuovi spazi potrebbero però essere disponibile a breve, anticipa il giudice: “Siamo in trattativa per una nuova sede in alcuni dei locali dell’ex ospedale dei Bastardini di Bologna, una scelta che avrebbe anche una continuità ideologica importante, e le risposte dal ministero della Giustizia sono state positive, il progetto è già stato elaborato e sottoposto all’attenzione dei capi degli uffici giudiziari interessati, ora attendiamo solo una risposta dalla Provincia”.
L’altra principale difficoltà del tribunale, prosegue Spadaro, risiede nella carenza di personale: “In Emilia-Romagna abbiamo un magistrato minorile ogni 780.000 abitanti, nel Lazio è uno ogni 320.000 e in altre regioni si scende fino al rapporto 1 a 100.000, e il personale amministrativo è ovviamente proporzionale al numero di giudici- informa il presidente-, a preoccuparci è il fattore tempo, che è fondamentale quando si lavora con i minori”. Anche perché, puntualizza Spadaro, “l’Emilia-Romagna è un territorio con un sistema di servizi sociali davvero efficiente e puntale, e questa presenza comporta ovviamente lavoro aggiuntivo per il tribunale”. Secondo le stime del giudice, “ci manca un terzo del personale necessario, e se a questa carenza di base si aggiungono anche solo le malattie ci ritroviamo spesso con metà delle risorse umane di cui avremmo bisogno e il rischio paralisi è davvero alto- continua-, un aiuto fondamentale arriva dall’Università che mette a disposizione alcuni stagisti, che comunque non possiamo pagare per prolungare la collaborazione, anche solo delle borse di studio ci sarebbero di grandissimo aiuto”. Spesso, racconta Spadaro, “i ragazzi arrivati in stage continuano a lavorare con noi anche dopo il periodo ufficiale, a titolo puramente volontario, questa passione mi riempie sicuramente di orgoglio, ma non è certo corretto che un tema così cruciale come la giustizia minorile venga affidato alla buona volontà dei singoli”.
Ad introdurre il presidente del tribunale dei minori è stato il Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Luigi Fadiga: “Il cammino percorso fino ad ora è stato davvero importante, adesso abbiamo una visione completa di una fascia di età, i minori, che non sono rappresentati e non hanno voce- ricorda il Garante-, il nostro obiettivo è creare reti tra scuola, servizi e giustizia, rinforzando contemporaneamente quelle già esistenti, il sistema a doppio binario tra servizi e giustizia deve essere armonizzato e reso capace di comunicare maggiormente”.

Thomas Casadei (Pd) è intervenuto per “proporre una sessione straordinaria dell’Assemblea legislativa dedicata ai minori, possibilmente a ridosso della Giornata internazionale del 20 novembre, abbiamo il dovere di dare a queste tematiche la loro giusta centralità nell’agenda politica locale e nazionale”.

Per Franco Grillini (Misto) è necessario “intervenire al più presto per quanto riguarda il personale e la struttura sfruttando ogni nostra competenza, chi si occupa di minori deve poterlo fare nel miglior modo possibile”.

Secondo Paola Marani (Pd), infine, “è decisamente importante questa possibilità di valutare le politiche regionali secondo i risultati raggiunti, le risorse sono scarse, anzi scarsissime, ed è quindi fondamentale puntare forte sull’integrazione”.

Ostilia Mulas, presidente Arcigay Genova, è scomparsa oggi in seguito ad una lunga malattia. La ricordo con affetto e riconoscenza durante il grande pride di Genova del 2009. Purtroppo non vorremmo mai dare notizie di questo tipo, ma è infinitamente giusto che quando una persona che ha lottato con noi ci lascia sia ricordata per quel che ha fatto, per le battaglie comuni e per il bene che ha lasciato a tutti. So che ha chiesto le bandiere di Arcilesbica e di Arcigay sulla sua bara, un esempio per tutti coloro che hanno dedicato la loro vita per i diritti lgbt, orgogliose/i fino in fondo, anche nell'addio. Ciao Ostilia e grazie per quello che hai fatto

 

Pubblichiamo alcune foto di Ostilia tra cui quella del pride di Genova dove la vediamo dietro lo striscione di apertura della grande manifestazione.

“Sono veramente soddisfatto per la risposta della Vicepresidente Simonetta Saliera. E’ proprio il caso di dire che mai una interrogazione ha avuto un impatto così forte e così produttivo.” Queste le prime parole del consigliere Franco Grillini (Gruppo Misto-LibDem) dopo aver ascoltato la replica alle domande poste sui contributi indebitamente percepiti dalla Fondazione Meeting, braccio operativo di Comunione e Liberazione. Nell’interrogazione depositata lo scorso 6 marzo, e che faceva seguito ad una serie di quesiti sulla partecipazione della Regione Emilia Romagna al Meeting, Grillini denunciava pubblicamente quanto già ipotizzato dalla Procura della Repubblica di Rimini: la falsificazione dolosa dei documenti contabili. Il consigliere LibDem, indagando sulle somme dei contributi erogati negli ultimi anni, metteva in evidenza i 50 Mila Euro concessi nel 2009 e un’eguale cifra per l’anno 2010 (periodo oggetto dell’inchiesta della magistratura riminese). I contributi provenienti dalla Regione e destinati a Comunione e Liberazione terminavano con un’erogazione di 30 Mila Euro nell’anno 2011. “A fronte del fiume di denaro erogato – conclude il consigliere LibDem – ho chiesto a più riprese conto per tali interventi che, nel periodo dal 2002 al 2011, hanno visto la Regione sborsare oltre mezzo Milione di Euro alla Fondazione Meeting. Nel momento in cui si è formalizzata un’inchiesta su reati così gravi ho poi ritenuto giusto esortare la Giunta a costituirsi parte lesa in un’inchiesta di questa portata e delicatezza.” Il consigliere Grillini, infine, considera doverosa la restituzione dei contributi provenienti dalla Regione Emilia Romagna, ma auspica che l’inchiesta della Procura di Rimini possa procedere con la massima forza e velocità per accertare ogni ulteriore profilo penale.

Bologna, 27 maggio 2014

«I giuristi cattolici seminano odio. Noi omosessuali siamo a favore di tutte le famiglie. Li sfido a confrontarsi con me su tutti i temi». Franco grillini, consigliere regionale LibDem (e presidente di Gaynet), dopo l'incontro in Cattolica sul tema "Le ragioni della famiglia" - nel mirino c'era il disegno di legge Scalfarotto contro l'omofobia e transfobia, non ci sta e replica: «Noi omosessuali siamo a favore di tutte le famiglie. Vorremmo che uno Stato che si definisse democratico ci riconoscesse in quanto ‘formazione sociale ove si svolge la personalità dell'uomo/donna', come dice la Costituzione. Le frasi riportate della stampa in merito a quell'incontro sono quanto di più omofobo si possa pensare e meraviglia che a pronunciarle siano dei giuristi che, seppure orientati moralmente dalla matrice ultracattolica, fanno finta di non distinguere peccato e reato e un diritto da un capriccio - proseguegrillini -. Spero che l'obiettivo dei giuristi cattolici, che attaccan o la proposta di legge Scalfarotto contro l'omofobia, non sia quello di poter continuare ad offendere impunemente le persone omosessuali rivendicando la libertà d'insulto, che è già ora reato, che non è certamente libertà di opinione. Le piazzate dei giuristi cattolici sono sempre a senso unico e non prevedono mai il contraddittorio, forse perché sanno bene di non avere argomenti se non quelli della propaganda fanatica e bigotta. Concludo manifestando la mia solidarietà all'assessore Giulia Piroli che da sempre, in seno al Comune di Piacenza attaccato dai giuristi ultracattolici per avere, a loro dire, tutelato anche le coppie omosessuali, si è spesa a sostegno delle battaglie per i diritti civili».

 

Da Libertà

"Ok l'insulto è giusto", attacca un utente sulla sua pagina Facebook, ma lei non ci sta a passare per omofoba. Dopo l'intervento alla trasmissione La Zanzara, in cui Iva Zanicchi ha insultato una professoressa del liceo romano Giulio Cesare per aver fatto leggere un estratto del libro di Melania Mazzucco ("Schifosa, le vomiterei in bocca", disse) su un rapporto omosessuale tra due ragazzi, l'europarlamentare di Forza Italia ed ex presentatrice della trasmissione "Ok, il prezzo è giusto!" contrattacca: "Ricevo molti messaggi, alcuni anche pesanti, relativi ad un mio intervento nel corso della trasmissione radiofonica "la Zanzara" - scrive sulla sua pagina Fb - Qualcuno, addirittura, mi accusa di omofobia. Ma stiamo scherzando? Forse fa comodo screditare l'immagine di Iva Zanicchi semplicemente perché dice sempre quello che pensa".

In quell'intervento, spiega la Zanicchi, si riferiva alla lettura di un passaggio di un libro "molto forte, per studenti troppo giovani. Un testo, a mio giudizio, inadeguato in ambito scolastico. Quindi, rispedisco al mittente tutte le accuse infondate, ingiuste, strumentali che mi sono state rivolte. Il mio concetto di libertà - mette in chiaro - è universale e vale per tutto e tutti". Una autodifesa che divide i suoi follower. "Addirittura accusata di omofobia? Ebbene sì, ogni volta che fa certe uscite muore ogni forma di libertà e di rispetto", twitta un utente. Un altro: "La questione non sarebbe respingere le accuse, ma pensare a quel che dice". E poi: "Troppo tardi befana, hai già fatto una figura di m...a dimostrando quello che sei, un'ignorante e un'ipocrita". Interviene anche Franco Grillini, presidente onorario di ArciGay, la stessa associazione che conferì alla Zanicchi il premio "Pegaso d'oro" (assegnato alle personalità che sostengono la dignità delle persone omosessuali): "Uno dovrebbe stare attento anche a come parla alla Zanzara", scrive.

Ma su Facebook c'è anche chi manifesta pieno sostegno alla cantante prestata alla politica: "Quel libro è pornografia omosessuale . Se la scuola è diventata questa , non ci si lamenti della dispersione scolastica e se dissentire da questo indottrinanento significa essere omofobi , allora sono omofoba anche io!". Un altro ci va giù pesante: "Ma anche se di omofobia si trattasse, te ne vergogni??? Lo sono anch'io, omofobo, lo siamo in tantissimi, e non ce ne vergogniamo per niente, sono loro che devono vergognarsi, i culattoni, per quello che sono e per quello che fanno!". E ancora: "Non cambiare Iva, rimanga così come è: vera!"; "Se l'avessero consigliato a mia figlia quel libro... glielo avrei fatto mangiare alle prof... e non scherzo!"; " Iva fagli una pernacchia".

L'Huffinghton Post

Questa sera alle 21 (unico spettacolo) al cinema Globo ci sarà la proiezione del film «Felice chi è diverso» di Gianni Amelio per la rassegna «Nessuno è diverso- Il cinema contro l'omofobia». Interverranno sul film, e non solo, Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay, e Tina Nuti, assessore alle politiche giovanili del Comune di Pistoia.

 

La Nazione

BOLOGNA - È competenza dello Stato stabilire le norme generali per tutte le scuole, sia per le discipline di insegnamento che per gli standard di qualità del servizio, ma dal 1999 le scuole hanno personalità giuridica e autonomia didattica e organizzativa: nel nostro ordinamento l'educazione sessuale è «una delle attività educative che le singole autonomie scolastiche possono promuovere». Lo ha precisato il sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale, Alfredo Bertelli, rispondendo a una interrogazione di Franco Grillini, storico leader del movimento gay e ora consigliere LibDem, presentata dopo le polemiche suscitate dall'opuscolo Safer Sex Hiv distribuito agli inizi di aprile.

Da Libertà

La Corte dei Conti contesta ai gruppi dell'Assemblea regionale 147 mila euro di spese «irregolari» nel 2013. Si salvano solo l'ex grillino Giovanni Favia e Franco Grillini (LibDem), tutti gli altri rischiano di dover restituire i soldi spesi. Il dato sembra clamoroso perché il 2013 segue le inchieste giudiziarie e il decreto Monti che ha tagliato i fondi e imposto regole serie. Insomma si poteva immaginare che i partiti smettessero di spendere e spandere. E infatti i capigruppo respingono le contestazioni, dicono che in parte (55.400 euro) si riferiscono a pagamenti effettuati nel 2013 per servizi del 2012, quando il controllo della Corte dei Conti non era previsto. Peraltro, le spese controllate ammontano a circa due milioni: 479 mila euro per il funzionamento dei gruppi (solo queste erano 2 milioni prima del decreto Monti), 1,2 milioni per il personale e i residui attivi (soldi non spesi) dell'anno precedente. Le contestazioni riguardano quindi meno del 10 per cento del totale. Nel dettaglio c'è di tutto e la parte del leone la fa il Pd, il gruppo più consistente: quasi 85 mila euro di spese contestate, soprattutto in comunicazione e attività promozionali. La capogruppo Anna Pariani, in carica da quando si è dimesso Marco Monari per le troppe cene di lusso pagate con fondi pubblici, nega qualsiasi irregolarità. E sottolinea che per circa 22 mila euro si tratta di «pubblicazioni di articoli su Noi donne, regolarmente fatturate dalla cooperativa che edita il giornale» e per 40 mila della «convenzione con la Fondazione Gramsci, inserita dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali tra gli istituti di rilevanza nazionale, per realizzare studi e iniziative su temi di interesse della Regione e del gruppo». Alla Corte non va bene. Con 22 mila euro arriva secondo il Movimento 5 Stelle. Secondo Andrea Defranceschi si tratta di pagamenti anticipati a due collaboratori: «È l'ennesimo sfregio di una burocrazia che non distingue il valore del lavoro dal furto. In Italia c'è il vizio di pagarti (forse) 90 giorni dopo. Io invece li ho pagati anticipatamente. Li pagherò di tasca mia ma non prima di aver fatto ricorso al Tar». Liana Barbati dell'Idv, con 10 mila euro di contestazioni, dice che per oltre seimila si tratta della rassegna stampa di Press Line. Per la Corte deve bastarle quella della Regione, a lei però non basta «perché riguarda l'azione dei consiglieri, non dà un'idea generale del territorio». Questi rilievi arriveranno anche alla Procura che presto chiuderà l'inchiesta per peculato sugli anni precedenti. Il braccio di ferro tra la Corte e i partiti è già iniziato. Alessandro Mantovani

Corriere della Sera

Non possiamo non complimentarci per la soluzione in tempi rapidi dell'"omocidio" del 72enne Giacon con l'arresto del presunto autore. Nell'esprimere le più vive condoglianze ai familiari della vittima, rivolgiamo un appello alla stampa tutta perchè la cronaca di questo efferato omocidio sia raccontata col massimo del rispetto per la vittima evitando possibilmente il solito linguaggio della cronaca anni '50.

Un altro "omocidio" consumato purtroppo con le stesse dinamiche e le stesse modalità di mille altri che però ha registrato i soliti luoghi comuni comunicativi: "la pista gay", "gli ambienti omosessuali", "Caccia all’assassino nel mondo gay", " Non ha accettato quella proposta oscena e l'ha ucciso", " Giacon voleva fare sesso, lui reagì", " confessa giovane italiano disturbato da attenzioni gay".

Queste descrizioni lasciano trasparire tutta la colpevolizzazione verso una persona con comportamenti ritenuti "riprovevoli" e suonano anche come mezza giustificazione quando un assassinio non può avere giustificazione alcuna.

Ecco perchè il nostro appello ai colleghi  giornalisti al fine di rivedere il modo con cui si informano i lettori su questi temi per evitare il cortocircuito per cui la vittima diventa colpevole e il colpevole la vittima.

Proprio di questo si discuterà mercoledì prossimo a Roma in un convegno organizzato dalle associazioni Anddos e Gaynet sul rapporto tra informazione e comunità lgbt.

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

Il consigliere LibDem Franco Grillini ha presentato oggi un’interrogazione a risposta immediata auspicando un forte impegno da parte della Giunta regionale per sostenere adeguati interventi educativi che promuovano una più matura cultura della sessualità tra i giovani.
“Il diritto alla salute sessuale, e cioè alla declinazione del più generale diritto alla salute sancito costituzionalmente – afferma Grillini – non è un capriccio e neppure cela la volontà di distruggere le basi del nostro vivere comune. Se consideriamo i crescenti tassi di diffusione di HIV e delle altre malattie sessualmente trasmesse, le gravidanze indesiderate tra adolescenti e i tanti, troppi casi di violenze, mi sembra di tutta evidenza che si debba promuovere una cultura della sessualità che favorisca un atteggiamento maturo e responsabile, soprattutto se ci si rivolge agli adulti di domani.” Alla sempre maggiore richiesta di educazione sessuale proveniente dagli studenti emilianoromagnoli di ogni ordine e grado, gli istituti hanno risposto inserendo nella loro programmazione specifiche lezioni tematiche avvalendosi di soggetti, enti o associazioni esterne dotati di specifiche competenze rispetto ai vari aspetti trattati. 
“Questo tipo di collaborazione – prosegue Franco Grillini – ha reso possibile un approccio veramente completo e di alto livello alle tematiche della sessualità. I grotteschi attacchi portati da qualche clerico-fascista ai percorsi svolti recentemente in alcune scuole della regione farebbero sorridere se non fossero stati definiti, in maniera omofoba e ignorante, <<scuole per imparare a diventare gay>>. A queste persone mi limito a rispondere che la sessualità non la si impone, men che meno a scuola, ma è un processo estremamente delicato e profondo con il quale ognuno di noi deve entrare in contatto. L’educazione sessuale scolastica è informazione, cultura, quindi è libertà. Bene quindi la risposta della Regione che afferma come l’Assessorato, anche al di là delle proprie competenze istituzionali, ha sostenuto le autonomie scolastiche prevedendo risorse per progetti che sono stati espressi dalle iniziative delle singole scuole, considerando positivamente che i temi sollevati nella mia interrogazione trovino spazio in queste attività.”

La notizia della morte di Stefano Campagna ci ha colto di sorpresa e per noi è uno choc. Stefano era uno dei pochi giornalisti televisivi lgbt dichiarati. Il suo coming out lo aveva fatto, disse, per dare una mano ai giovani. Stefano, fra le tante cose a favore dei diritti civili, aveva condiviso il progetto di costruire Gaynet, cioè l'associazione di operatori lgbt della comunicazione.

Il prossimo 14 giugno si terrà a Roma il convegno sull'informazione televisiva e la comunità lgbt al quale avremmo voluto anche Stefano come relatore. Sarà l'occasione per ricordarlo ed esprimergli la nostra gratitudine per essere stato al nostro fianco nelle battaglie per i diritti civili della comunità lgbt.

Nell'esprimere le più sentite condoglianze alla sua famiglia, ai suoi amici e alla redazione del Tg1 come Gaynet auspichiamo che nelle redazioni televisive sia sempre più ampia l'apertura alle tematiche lgbt e alle lotte contro ogni discriminazione. Un giornalista dev'essere valutato per la sua professionalità e non certo per il suo orientamento sessuale e Stefano era un bravissimo professionista che ha contribuito in modo significativo alla testata del Tg1.

 

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

Il consigliere LibDem Franco Grillini ha presentato oggi una risoluzione sul preoccupante fenomeno dei cosiddetti “prodotti nostalgici”: una vasta gamma di oggetti, gadget e suppellettili inneggianti in vario modo al fascismo e al nazismo. “Il contrasto della commercializzazione di tali prodotti – afferma Grillini – deve riguardare innanzitutto quelli che nell’etichettatura elogiano, esaltano o promuovono illecitamente ideali o personaggi direttamente o indirettamente rappresentanti il fascismo”.

Già lo scorso dicembre il consigliere Grillini aveva depositato un’interpellanza sul tema, nella quale si rilevava la diffusione endemica di questa grottesca e illegale attività. Da specifici dossier stampa risalenti al biennio 2012/2013 si stima che il commercio di “prodotti nostalgici” (in prevalenza costituito da bottiglie di vino, birre e bustine di zucchero) generi un volume di affari di oltre 350 mila euro annui con un consistente flusso di esportazioni verso l’estero che determina un evidente danno dì immagine per il nostro Paese.

L’importanza di combattere questa fattispecie di apologia – prosegue il consigliere LibDem – è stata ribadita più volte, ultima in ordine di tempo anche dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), che ha verificato una volta di più la sempre maggiore diffusione sul territorio di prodotti ed esercizi commerciali che inneggiano chiaramente al fascismo. Ricordo che nel nostro ordinamento vige una specifica Legge che punisce, con la reclusione da sei mesi a due anni, chiunque pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo e le sue chiare finalità antidemocratiche”.

Per contrastare decisamente il dilagare di questo fenomeno, la risoluzione presentata da Franco Grillini chiede all’Assemblea legislativa di una Regione simbolo dell’antifascismo qual è l’Emilia-Romagna, di farsi portavoce presso il Governo nazionale per una disciplina che vieti espressamente il commercio e la diffusione di questi prodotti.

«Non era questo il momento, siamo sotto attacco. E ora non si può minimizzare come stanno facendo, bisogna dire pubblicamente e onestamente quali sono i motivi». Persino il consigliere regionale Franco Grillini, storico presidente del Cassero, scuote la testa davanti all'improvviso cambio di guardia avvenuto alla testa del circolo Arcigay di via Don Minzoni e invoca «un nuovo congresso in tempi brevi». La rimozione di Vincenzo Branà dalla presidenza, arrivata con un blitz improvviso martedì sera che lo ha sfiduciato con 5 voti a favore e 4 contrari, ha sorpreso tutto il mondo Lgbt e non solo. «Grazie a te per il lavoro fatto insieme. Sono molto colpito da questa notizia. Un abbraccio forte», commenta stringato Stefano Brugnara, presidente dell'Arci di Bologna. «Sono rammaricata si sfoga Gabriella Montera, assessore alle Pari Opportunità della Provincia . Ho potuto apprezzare il tuo impegno ad elevare gli obiettivi del movimento, a renderlo un interlocutore più autorevole». E proprio a causa di questa autorevolezza, dicono in molti a taccuini chiusi, Branà sarebbe stato silurato. «Certamente c'è uno scontro tra una parte politica, rappresentata da Branà, e una ricreativa», spiega Grillini. PROPRIO il nuovo presidente Vincenzo Corigliano rappresenta quest'anima, essendo l'ideatore di Miss Alternative', anche se ribadisce che «continueremo la politica di Branà, è il nostro faro». Salvo poi non voler spiegare il perché della sfiducia: «Lo faremo all'assemblea dei soci giovedì. Serviva nuova linfa». MENTRE il senatore Sergio Lo Giudice, già presidente del Cassero, smentisce di essere il capofila' del mal di pancia nei confronti Branà: «Chi pensa al Cassero come a un luogo di costruzione di carriere politiche e di siluramenti reciproci si rilegga la sua storia trentennale», commenta rinnovando la stima a Branà. Mentre già si schiera con l'ex presidente l'associazione Telefono amico gay e lesbico', che su Facebook scrive: «L'associazione si schiera all'unanimità contro questa delibera, di cui i deliberanti' dovranno rispondere chiaramente in assemblea al più presto. A me più che una rimozione pare un tentativo di golpe. Se qualcuno vuole farsi la discoteca (immagino con i relativi introiti) si paghi almeno l'affitto dei locali». Ed ecco che raffiora il vero motivo. La giustificazione del normale avvicendamento' non regge, perché «lo scorso presidente è durato 5 anni, non un anno e mezzo», puntualizza sempre il consigliere regionale Grillini. Insomma, la vicenda del pestaggio e le sue conseguenze all'interno del Cassero paiono sempre più un pretesto. Sulla novità dell'esposto del ragazzo contro il locale per concorso in lesioni colpose, il nuovo presidente si limita a un «no comment, per ora è sospeso il giudizio». E l'intenzione di telefonare al ragazzo espressa nei giorni scorsi? «Per ora è sospeso». Anche Grillini, in questo caso, giudica «esagerato» un esposto contro chi «sicuramente ha peccato di mancanza di nervi saldi, ma certamente non è in discussione la buona fede».

Direttivo spaccato, il Cassero va a congresso

Friday, 18 April 2014 15:54 Published in Rassegna stampa

Arcigay nel caos, si torna al voto. Dopo che Vincenzo Branà è stato sfiduciato come presidente del Cassero, per lasciare il posto a Enzo Corigliano, ieri sera alla Salara una parte del consiglio direttivo che aveva votato contro questo “ribaltone” si è dimessa in segno di protesta, rendendo di fatto insanabile la spaccatura all'interno dell'associazione. Entro 45 giorni, dunque, sarà convocato il congresso per scegliere il nuovo leader del circolo Lgbt.
L'assemblea di ieri, chiusa ai giornalisti, è stata molto partecipata. Presenti, oltre a Branà e Corigliano, anche il consigliere regionale Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, che ha criticato non poco i modi con i quali è stata gestita questa vicenda, e il consigliere comunale Benedetto Zacchiroli, oltre a un nutrito numero di attivisti.
Il consiglio direttivo del Cassero è composto da nove persone. Cinque di queste, martedì, hanno sfiduciato Branà. Le altre quattro hanno quindi deciso di dimettersi perché contrari a questa scelta, per molti inspiegabile, che ha provocato un terremoto nel mondo Lgbt bolognese e non solo.
A questo punto ci saranno quasi due mesi “ponte”, fino a quando non sarà indetto il congresso, riservato a tutti gli iscritti, che dovrà stabilire chi è il nuovo leader della comunità gay di Bologna. 

Da Il Resto del Carlino

Bologna, 18 apr. - Per ora e' la capolista di una lista che non correra' alle prossime elezioni europee. Ma Syusy Blady, che guida la compagine dei Verdi nel nord-est, non si da' per vinta. Come lo stesso partito del Sole che ride, del resto, che ha gia' presentato ricorso contro l'esclusione (non e' stata riconosciuta la possibilita' di esenzione dalle firme) nell'ufficio elettorale di ogni circoscrizioni. Ma, come spiega la co-portavoce nazionale dei Verdi, Luana Zanella, sono gia' pronti anche i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, nel caso non venissero ammessi, e piu' su fino al ricorso straordinario al presidente della Repubblica ("Anche Napolitano si e' sorpreso di questo problema") e, chissa', anche alla Corte europea. Il ricorso e' per "violazione e/o falsa applicazione della legge 18 del 1979", spiega Zanella: i Verdi rivendicano infatti di avere il diritto di non raccogliere le firme per presentare la lista alle europee, essendo affiliati ai Verdi europei. Una circolare del ministero degli Interni, invece, da' "un'interpretazione restrittiva della norma", di fatto imponendo l'obbligo di avere almeno un eletto in Italia per essere esentati dalle firme. "Gandhianamente portiamo avanti la nostra battaglia giuridica", afferma Paolo Galletti, co-portavoce dei Verdi in Emilia-Romagna. "Com'e' possibile una rappresentanza cosi' limitata?- s'indigna invece Blady, oggi in conferenza stampa a Bologna- non ha senso. Cosi' si eliminano solo dei concorrenti per i partiti piu' grossi e si crea piu' spazio per l'astensionismo e il non voto. E' quasi demenziale poi che venga escluso dalle europee l'unico partito davvero europeo. E' una cosa molto grave, una prevaricazione". Solidarieta' ai Verdi arriva anche dall'ex parlamentare, oggi consigliere regionale, Franco Grillini. "Speriamo nel lieto fine- afferma- e se il tribunale dara' ragione ai Verdi, li votero'. Altrimenti corriamo il rischio che non ci siano loro, ma ci sia invece una forte presenza al Parlamento europeo di fascisti, neonazisti e razzisti". Grillini se la prende poi col tetto di sbarramento imposto ai partiti in Italia per poter eleggere un proprio rappresentante a Bruxelles. "Detesto gli sbarramenti- afferma il leader del movimento omosessuale italiano- e ridurre la rappresentanza e' una follia, anche perche' al Parlamento europeo non ci sono problemi di governabilita'. Il tetto del 4% e' frutto solo della bulimia dei partiti piu' grossi, che vogliono fare il pieno di poltrone. Spero che qualcuno si ravveda e che la Corte costituzionale si pronunci sul ricorso contro lo sbarramento entro il 25 maggio". Blady, dal canto suo, precisa di non essere mai stata iscritta a un partito e di aver scelto di candidarsi alle europee coi Verdi perche' "ho sempre fatto politica in modo sano. E mi impegno anche per mia figlia. I miei viaggi nel mondo mi hanno fatto capire che se non cambiamo il nostro stile di vita, non avremo piu' una vita. Le risorse nel mondo sono finite e la crisi si supera cambiando mentalita'". I temi ambientali sono al centro della campagna elettorale. "L'agricoltura sta subendo forti danni per i cambiamenti climatici- afferma Vittorio Marletto, dirigente di Arpa e anche lui candidato coi Verdi- serve un piano nazionale di adattamento. Solo con le politiche verdi si combatte la crisi". Per Gabriella Meo, consigliera regionale dei Verdi, "in questi anni sui temi ambientali c'e' stato molto arrembaggio e molto caos, ma politiche serie non sono state fatte". (DIRE)

Per la prima volta in assoluto in Italia un Consiglio Comunale vota a favore della trascrizione dei matrimoni gay celebrati all'estero e in particolare del matrimonio di Antonio Garullo e Mario Ottocento che io stesso accompagnai il 3 giugno 2003 all'Aia per il primo matrimonio gay pubblico della storia del nostro paese.

Il fatto che questa novità storica avvenga in un municipio come Latina, governato dal centrodestra e frutto del voto trasversale grazie alla mozione presentata da 4 consiglieri Pd, rende l'avvenimento ancor più interessante perché dopo questo voto sarà difficile per tutti i sindaci e le amministrazioni di centrosinistra nascondersi dietro al paravento della mancanza di una normativa nazionale.

D'altra parte il riconoscimento della validità degli effetti dei matrimoni lgbt celebrati all'estero si è già avuto in Italia in varie occasioni come ad es la circolare dell'allora ministro degli Interni Cancellieri che ordinava a questori e prefetti di concedere il permesso di soggiorno ai partner extracomunitari di un italiano regolarmente sposato in un paese che riconosce il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Ora il sindaco di latina dice che non farà la registrazione motu proprio per evitare l'impugnazione, ed è un vero peccato avendo il via libera dal Consiglio Comunale, ma spetterà il via libero del Ministro degli Interni Alfano al quale chiediamo di non opporsi alla volontà del Consiglio Comunale e delle coppie che hanno chiesto la trascrizione. Ma chiediamo anche al Sindaco di non aspettare lo scontato responso del Ministro degli Interni ma stabilisca direttamente la trascrizione dando esempio a tutte le altre amministrazioni comunali.

La mozione approvata a Latina chiede anche al Parlamento di varare una disciplina normativa sulle coppie omosessuali e in effetti ogni giorno che passa c'è da chiedersi cosa aspettano i nostri parlamentari a dare risposte concrete magari prima che intervengano i tribunali o la comunità europea a riconoscere il diritto a "farsi una famiglia" così come è scritto nell'art 9 della carta dei diritti dei cittadini europei.

 

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

La decisione del sindaco di Grosseto di non fare opposizione all'ordinanza del tribunale sulla trascrizione del matrimonio gay è un fatto molto positivo parchè dimostra la sensibilità dell'Amministrazione Comunale e la consapevolezza che non si può stare farmi sulla legislazione nazionale.

L'ordinanza del tribunale infatti è decisamente storica perchè si tratta della prima volta che viene emessa una ordinanza sulla trascrizione di un matrimonio gay essendo andati finora a vuoto molti altri tentativi del genere che, anzi, erano stati rigettati dai vari tribunali in varie istanze di primo, secondo grado.

Mentre al terzo grado, Corte Costituzionale e Corte di Cassazione si era sì avuto il rigetto, ma entrambe le corti in due sentenze emesse ad un anno una dall'altra avevano sottolineato che il Parlamento italiano era perfettamente legittima a legiferare sul matrimonio anche per le coppie omosessuali. La Cassazione aveva persino scritto che è "radicalmente superato il requisito delle differenza di sesso per contrarre matrimonio", lo stesso concetto che ha usato il tribunale di Grosseto.

Ora non ci sono più scuse perché anche altri sindaci decidano di trascrivere i matrimoni gay nei registri di stato civile dei propri comuni rivedendo magari decisioni contrarie già prese in passato e accettino le nuove richieste senza passare per una decisone dei tribunali.

Va da sé che il sindaco di Grosseto ha perfettamente raigone quando sollecita il Parlamento a legiferare in materia e, diciamo noi, a darsi una mossa perchè ormai la lentezza nell'esame delle norme è ormai insopportabile.

Dopo Grosseto infatti occorre una corsia preferenziale in Senato e alla Camera per riconoscere rapidamente i diritti delle coppie omosessuali e proprio per questo esprimiamo gratitudine e felicitazioni alla coppia gay di Grosseto protagonista di questa battaglia.

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

La Corte Costituzionale ha di fatto abrogato la legge 40 perché il divieto all'eterologa era il suo architrave. Noi condividiamo fino in fondo la decisione della Corte Costituzionale perche la legge 40 violava il diritto costituzionale alla salute essendo l'infertilità una evidente patologia per la quale in molti casi l'eterologa è l'unica soluzione.

In realtà il termine "eterologa" è di per sé sbagliato perché la fecondazione tra umani non può definirsi tale. Il concetto infatti è di derivazione ideologica perché legato all'idea che si possa generare solo tra un uomo e una donna sposati o al massimo conviventi e non fuori da questo schema. Il diritto alla salute quindi, come di fatto dice anche l'alta Corte, non ha nulla a che fare con l'ideologia del familismo tradizionalista.

Nella vicenda della legge 40 troviamo infatti l'incongruenza del familismo cattolico che da un lato si lamenta del decremento demografico che colpisce l'Italia e dall'altro su oppone alla procreazione delle coppie omosessuali e della fecondazione eterologa. La scienza e la tecnica rendono oggi possibile la procreazione a persone e a coppie che viceversa non potrebbero avere figli. Il Vaticano e l'Avvenire se ne facciano una ragione e prendano atto di quei 5 milioni di individui nati da oltre 20 anni con queste tecniche, persone che altrimenti non sarebbero mai nate.

Mi è capitato di essere parlamentare proprio mentre si approvava la legge 40, votai contro e oggi la Corte Costituzionale ha dato ragione a chi a suo tempo nel Parlamento e nel paese si oppose a questa norma palesemente incostituzionale.

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

Una gay street in città. Via Sammartini si prepara a ufficializzare la sua vocazione. Era il 4 aprile 1993 quando Felix Cossolo (titolare di uno due primi bar gay friendly in città) e lo storico leader Arcigay Franco Grillini riscrissero la toponomastica cittadina: «Via Sammartini gay street». Da allora molto è cambiato. Tanto che ora si lavora a istituzionalizzare tutto in tempo per Expo e si parla di un «quadrilatero gay» intorno alla stazione Centrale. La consigliera comunale Rosaria Iardino (Pd) con zona 2, residenti, commercianti e assessori competenti sta lavorando per riqualificare il quartiere e trasformarlo nel quartier generale del mondo «Lgbt» (lesbo-gay-bisex-transgender) in vista del 2015. Certo, tra i 20 milioni di visitatori provenienti da tutto il globo ci saranno anche persone omosessuali. E un dato tra tutti viene citato: l’indotto italiano annuo del turismo gay ammonta a 2,7 miliardi di euro. Un bel business. Torino è più «gay friendly » di Firenze e Roma, per esempio. Milano ci deve ancora arrivare.
Via Sammartini rappresenta a tutt’oggi la principale «gay street» italiana - si legge nel sito «gaystreetmilano.it» - e certamente è la via storica del mondo lgbt milanese. Vi si trovano un bar («Next Groove»), un club («Club 23») un cruising (club privato per incontri), un disco-bar («After Line»), un sexy shop («Europa 92») e all’angolo con via Schiaparelli una sauna («Metro»). E ancora: un’edicola e un ristorante gay friendly.L’altra faccia della medaglia: essendo una via laterale della Centrale, è da sempre degradata. Nella zona, inutile dirlo, si registra un alto tasso di microcriminalità proprio per la frequentazione della strada. Spesso sommerso: «Alcuni omosessuali difficilmente denunciano una rapina. In genere non reagiscono alla violenza con violenza» spiega Rosaria Iardino. La consigliera comunale punta con i diversi assessorati a rendere la via più sicura e fruibile anche per i turisti: serve più illuminazione e vigilanza. «Bisogna fare in modo che la via non diventi un bersaglio facile della microcriminalità e che anzi sia considerato un luogo sicuro anche per i turisti». L’apertura di nuovi locali renderà la via più frequentata anche di giorno e più sicura. Il progetto di riqualificazione che dovrebbe partire ufficialmente il 17 maggio, con la grande festa in occasione della giornata mondiale contro la omo-transfobia, porterà diritto a Expo. Il rischio di ghettizzazione? «No, ma dipende da come si vivono le cose, certo è sempre in agguato il rischio della strumentalizzazione, ma dal punto di vista turistico è necessario ufficializzare questo luogo».
Yuri Guaiana è vicepresidentedel Consiglio di zona 2 e segretario dell’associazione radicale «Certi diritti», che promuove «responsabilità e libertà sessuale ». Spiega: «Milano non ha un quartiere gay come altre città. Si sono create spontaneamente delle realtà gay friendly, in zona di porta Venezia e non solo». «Si tratta di meccanismi storici - premette - e io non sono certo un dirigista. Detto questo, se si sviluppa un quartiere gay a Milanoio sono favorevolissimo. Ed è importante che gli enti locali ne riconoscano il valore, anche per la capacità di attrazione e il ritorno economico che potrebbe avere. Bisogna dire che ovunque questi quartieri, prima degradati, diventando à la pagespiega Guaiana- E il turismo lgbt a Milano ha una grande potenzialità. Il Comune potrebbe avere un ruolo, investendo e agendo da stimolo». «La Zona non ha poteri specifici su questo, approvando una mia mozione ha solo preso atto della scelta di far partire la parata del pride weekdalla Stazione Centrale, ma quella scelta valorizza un trend che ha un significato».

di Marta Bravi Alberto Giannoni  pwe Il Giornale

E' stato tumulato stamattina in forma strettamente privata, nella cappella di famiglia di Fiorenzuola d’Arda, Aldo Braibanti, intellettuale ed ex partigiano che fu accusato di plagio, e condannato, nel 1968, per avere avuto una relazione con un altro uomo. Il protagonista di quello che i giornali definirono il “caso Braibanti” era da tempo malato ed è scomparso due giorni fa nel più stretto riserbo come da sua richiesta. Presenti alla tumulazione solo i figli del fratello Lorenzo, Paride, Mariolina e Ferruccio, e l’amico di famiglia Pierluigi Filippi, già funzionario del Pci di Piacenza incaricato dal partito di allora di seguire a Roma il processo per plagio con cui fu condannato Aldo Braibanti nel 1968.

“Braibanti era un intellettuale gentile che subì le purghe di stato per essere omosessuale. – ha affermatoFranco Grillini, presidente di Gaynet Italia ed ex parlamentare, che prosegue – Da parlamentare mi battei perché il governo Prodi concedesse i benefici della legge Bacchelli a Braibanti. Riuscimmo infatti ad ottenere per Braibanti l’assegno vitalizio e per noi fu un risarcimento per una condanna omofoba assurda e frutto di una norma del codice fascista Rocco (poi cancellata dalla Corte Costituzionale). Di sicuro quel processo, contro il quale si scagliarono moltissimi intellettuali dell’epoca (tra cui Pasolini, Moravia, Pannella, e molti altri) rappresenta una pagina vergognosa sulla condizione degli omosessuali nell’Italia democristiana.Diciamo quindi addio ad Aldo perché grazie a lui, che è stato un pioniere involontario delle battaglie per i diritti civili -vittima di un giustizia non giusta- noi omosessuali italiani, come disse Ginsberg dopo i moti di Stonewall, abbiamo perso il nostro sguardo ferito ed abbiamo iniziato a lottare per i nostri diritti.

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

Visto che ben 45 parlamentari di orientamento clericale (da notare che l'attuale papa si è definito anticlericale...) hanno fatto una conferenza stampa stamattina capitanata da Roccella e Pagano (che contraddizione tra il nome e l'omen...) contro alcuni inoffensivi libretti che parlano di lotta all'omofobia  proponendo addirittura la loro espulsione dalle attività di formazione professionale degli insegnati, si chiarisce fino in fondo qual'era la loro campagna per la "libertà di espressione" dei clericali a proposito della legge contro l'omofobia: ovvero la libertà di togliere agli altri la libertà di parola.

Non si sa bene per quale motivo i fanatici clericali si sentano proprietari della scuola pubblica che dovrebbe, in quanto pubblica, essere prima di tutto laica ovvero non confessionale.

Soprattutto non si capisce con quale faccia di bronzo i cottolico-cleicali si possano lamentare di 3 libretti quando ci sono 3500 insegnanti di religione romano cattolica che ogni giorno ne dicono di ogni contro le donne e gli omosessuali in modo totalmente privo di controllo.

Noi chiediamo infatti da tempo che venga abolita questa forma di indottrinamento improprio pagato con i soldi dello stato. Un lavaggio del cervello continuo e ripetuto che costa 3 miliardi all'anno allo stato e che non ha alcuna funzione educativa se non quella dell'improprio proselitismo religioso.

La scuola deve formare la capacità critica degli studenti parlando liberamente della realtà dei fatti, realtà di cui fanno parte a pieno titolo le persone lgbt.

La smettano i Roccella e i Pagani di parlare in modo ridicolo di campi di rieducazione, di indottrinamento, di ideologie bolsceviche perche la prima gallina che canta ha fatto l'uovo e cioè sono proprio loro che pretendono di possedere la verità, di mettere veti e divieti, di pensare di essere proprietari della scuola pubblica.

Si faccia quindi senza indugio la campagna contro le discriminazioni lgbt nelle scuole e il governo mostri un minimo di dignità e ignori le pretese dei fanatici religiosi. Non si può incontrare Obama di giorno dicendo di volerne imitare l'opera e poi di notte dare retta ai Mullah di casa nostra, vera piaga di un'Italia bigotta e bacchettona.

 

Franco Grillini

Presidente nazionale Gayent

Quando la Corte Suprema USA abrogò il DOMA (legge che consentiva agli stati federati di non riconoscere sul proprio territorio la validità dei matrimoni gay celebrati in altri stati USA) Obama disse che "l'amore è amore" e che la sentenza "è un passo storico verso la parità nei matrimoni" e che "le coppie dello stesso sesso devono avere la possibilità di sposarsi".

Obama prese posizione 6 mesi prima delle elezioni presidenziali mostrando quel coraggio e quella lungimiranza che tanto manca alla politica italiana. E ha vinto il secondo mandato dicendo che "love is love" e non si può distinguere tra una coppia gay e una etero perchè entrambe sono famiglia e uguali sono i diritti.

Se in un paese come gli USA il presidente si schiera con tanta nettezza e vince le elezioni avendo nel programma il "matrimonio egualitario" vuol dire che la "rivoluzione antropologica" è compiuta e che la sua estensione nel resto del mondo è solo questione di tempo.

Non abbiamo idea di cosa si siano detti Obama e il papa argentino, di sicuro il realismo, di cui sembra non difettare l'attuale capo della chiesa cattolica, avrà portato Francesco a prendere atto che la maggioranza della popolazione americana condivide e approva la legislazione sui diritti civili che ormai è estesa al quasi intero continente americano, compresa la sua Argentina. E immaginiamo che il presidente Usa sia rimasto sorpreso dalla violenza e dalla cattiveria dei vescovi italiani che sbraitano ogni giorno sul fantasma di un "gender" che interessa solo le curie.

Sui diritti civili, caro Obama, in Italia c'è il vuoto pneumatico, qui non passa uno spillo e il Governo ha appena ubbidito al dictat dei vescovi sospendendo la campagna contro l'omofobia nelle scuole, un bell'esempio di viltà.

E' anche per questo che diciamo "onore e gratitudine al presidente Usa" che ha mostrato al mondo il principio di uguaglianza e di non discriminazione dandogli una caratura universale e dicendo al dittatore di turno, per es, a Putin, che i diritti umani sono intangibili.

Grazie Obama e lunga vita al presidente USA.

 

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

E' un vero e proprio atto di viltà la sospensione della campagna contro il bullismo omofobico nelle scuole da parte del Ministero della Pubblica Istruzione dopo gli ordini di servizio del cardinale Bagnasco, presidente della Cei. Si infrange così in modo clamoroso la presunta volontà di fare passi avanti sui diritti civili così pomposamente promessi dal Governo ("altri hanno detto noi facciamo"). Basta infatti lo stormir di fronda di un sottosegretario ciellino qualsiasi o del capo dei vescovi italiani che si fa subito una clamorosa marcia indietro. Non abbiamo dubbi che la stessa viltà sarà dimostrata nelle aule parlamentari quando si entrerà nel vivo della discussione sulle leggi sull'omofobia e sul matrimonio egualitario, se mai ci si arriverà.

Per fortuna che esiste l'informazione libera in questo paese e che possiamo almeno leggere la notizia sulle prime pagine de Il Fatto Quotidiano e di Repubblica ed ascoltare il bel servizio del TG3 delle 14.

Mentre il Governo sospende la campagna contro l'omofobia nelle scuole a Torino il sindaco toglie le schede lgbt dal sito del Comune e a Modena un liceo su richiesta di 20 genitori cattolici su 500 impedisce un'assemblea sulla transessualità provocando uno sciopero di 2 ore di protesta degli studenti a cui va tutta la nostra ammirazione.

Ecco la famosa "libertà di espressione" tanto urlata dai clericali contro la legge sull'omofobia. La libertà, cioè, di chiudere la bocca al movimento lgbt con accuse che riecheggiano il linguaggio nazista degli anni '30. I vescovi hanno una bella faccia di bronzo quando parlano di "indottrinamento" quando migliaia di preti pagati dallo Stato (costo 3 miliardi di euro all'anno) dicono quello che vogliono contro donne e gay durante le ore di lezione nella scuola pubblica.

 

Di questa reazione non ci stupiamo, la davamo quasi per scontate vista la natura sostanzialmente clericofascista della politica italiana. Ci stupisce invece la totale mancanza di coraggio di coloro che si sono ipocritamente riempiti la bocca col le parola "libertà e civiltà".

Ci chiediamo cosa si racconterà stasera e domani al presidente Usa Obama, campione di libertà politiche e civili.

 

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

 

 

Dare il via libera anche in Emilia-Romagna all'uso terapeutico della cannabis negli ospedali è giusto. Ma l'importante è «evitare confusione con la legalizzazione delle droghe leggere». A dirlo è Luca Rizzo Nervo, assessore comunale alla Sanità, rispondendo oggi in Consiglio comunale a una domanda di attualità della leghista Mirka Cocconcelli, favorevole ai farmaci basati su cannabinoidi, che chiede alla Giunta Merola una presa di posizione politica sulla questione. Cocconcelli, da chirurgo, si dice anzi pronta a utilizzare questi farmaci non appena avranno il via libera anche in Emilia-Romagna. «Credo non ci sia tanto bisogno di un'espressione politica, quanto di una normativa che dia coerenza fra quelle che sono le previsioni ministeriali e quelle che sono le possibilità concrete offerte alle persone», aggiunge Rizzo Nervo. Percorso già avviato con il progetto di legge regionale presentato da Franco Grillini, che per l'assessore «è positivo». Tuttavia «il dibattito richiede serietà, di essere circoscritto ad un ambito che è quello terapeutico e deve essere estratto da un dibattito che invece talvolta è confuso con il tema della liberalizzazione della cannabis che è tutt'altro». Serietà necessaria proprio perché il tema «riguarda un ambito che è quello della terapia del dolore che è molto difficile da affrontare per i malati e le loro famiglie», sottolinea Rizzo Nervo.

 

Il Resto del Carlino

Franco Grillini risponde così alla lettera inviata al Carlino dalla madre del ragazzo picchiato al Cassero da un soggetto conosciuto dalle forze dell'ordine:

 

Cara signora, la ringrazio della sua lettera che, sia pure critica, è scritta in modo civile e per molti versi condivisibile. Da parte mia non c'è stata nessuna banalizzazione ma il tentativo di far capire che in questa vicenda ci sono due vittime: suo figlio, cui va tutta la mia solidarietà e l'augurio di pronta e totale guarigione, e il Cassero, che si è trovato in casa un individuo già noto alle forze dell'ordine come violento, che ha potuto scorrazzare liberamente con il suo branco e malmenare una persona perbene per futilissimi motivi. Come ha sottolineato il circolo, la prima preoccupazione è stata quella di assistere suo figlio nel modo migliore e più tempestivo possibile. Se c'è stata una mancanza o una problematicità nell'avvertire la polizia e soprattutto da parte di chi lo doveva fare, sarà presto accertato: ma gli stessi giornali raccontano che il circolo si serve di un'agenzia di sicurezza formata e certificata dalla Prefettura e che - lo scrive anche il questore nel provvedimento - pare che non abbia seguito in questo caso le procedure previste. A me sconcerta, lo dico con franchezza, che ci sia stata una strumentalizzazione politica di chi non vedeva l'ora di infangare, assieme al circolo, un'intera comunità di cui lei dice di difendere le ragioni, e per questo la ringrazio. Ora dobbiamo chiederci se da un male può scaturire un bene, vale a dire una riflessione comune sulla lotta alla violenza e sulla garanzia che chi delinque sia messo nelle condizioni di non nuocere, per esempio come suggerisce il procuratore aggiunto Giovannini, con l'applicazione del Daspo anche ai frequentatori dei locali d'intrattenimento con gravi reati contro la persona. Perché le complessità della nostra Giustizia rischiano di essere un vantaggio per questi violenti: perciò forse è ora che le forze dell'ordine e i locali pubblici e i circoli privati stipulino un protocollo con regole chiare valide per tutti perché fatti del genere non succedano più.

Franco Grillini, consigliere regionale LibDem 

Dalla madre del giovane picchiato al Cassero riceviamo e pubblichiamo «ONOREVOLE Grillini, ho letto sulla stampa alcuni suoi commenti relativi al pestaggio del ragazzo al Cassero venerdì scorso. Mi stupisce che una persona che fa politica da decenni in diverse formazioni, che ha condotto dure battaglie civili (che la onorano e che ho condiviso) contro le discriminazioni di genere e per la pari dignità e opportunità di tutti gli esseri umani, possa oggi banalizzare un episodio così grave. Certo, la responsabilità prima è del criminale e del suo branco, ma è grande anche la responsabilità di chi ha visto le provocazioni che hanno preceduto il pestaggio e non ha fatto quasi nulla per evitare il peggio. Non solo: a crimine accaduto, con motivazioni false e ridicole, non ha fatto l'unica cosa che era da fare: chiamare immediatamente le forze dell'ordine. Almeno li avrebbero presi subito! VEDA, noi, e in particolare mio figlio che lo frequenta, non abbiamo pregiudizio alcuno contro il Cassero e ci auguriamo che non ci siano speculazioni di alcun tipo su questo caso, noi vogliamo solo giustizia. Consigliere Grillini, mi dica che cosa c'entra, in questo caso, il politicamente corretto'? In questo caso potevano mobilitarsi tutti i partiti che credono nella giustizia e nella legalità, compreso il suo attuale e quello in cui ha militato in passato, per svegliare le coscienze e consolidare un maggior controllo sociale. L'avrei apprezzato molto! Ho molti amici e amiche omosessuali e transessuali che adoro e che sono vicini a me e a mio figlio, sconcertati e delusi a loro volta».

Da Il Carlino

Per la prima volta in oltre trent’anni di storia, arrivano i sigilli per il Cassero. Il questore Vincenzo Stingone chiude la discoteca della Salara (ma non il circolo Arcigay e le sue altre attività) per 10 giorni, dopo che nella notte di venerdì scorso un 25enne in pista ha pestato a sangue un ragazzo di 28 anni, spedendolo in ospedale con una mandibola fratturata. Tra le motivazioni della decisione, il ritardo nell’avvertire la polizia dopo il pestaggio, anzi si rimarca anche il fatto che la vittima abbia chiesto che la polizia venisse chiamata. «Quando non c’è una tempestiva chiamata si preclude alle forze dell’ordine la possibilità di un eventuale procedimento giudiziario», ha detto ieri il questore Vincenzo Stingone. Ma l’associazione Lgbt, con a capo il suo presidente Vincenzo Branà, non ci sta e in una nota giudica «ingiusto» il provvedimento di sospensione, che adesso valuta di impugnare: «Ci considera corresponsabili di un fatto violento, anziché vittime».
Due posizioni differenti che si riflettono anche nel fiume di dichiarazioni che ieri ha fatto da cornice alla decisione della Questura. Con tanti interrogativi: perché non è stata chiamata subito la polizia, considerate le responsabilità di garantire la sicurezza dentro al locale durante serate come quella di venerdì?
Il questore Stingone chiarisce: «E’ un provvedimento severo, ma non si vuole criminalizzare nessuno. A volte si commettono leggerezze e superficialità perché non si segue la situazione con zelo. Per queste leggerezze ci possono essere conseguenze terribili e noi dobbiamo evitarle». Il consiglio direttivo del Cassero ribatte: «Rigettiamo l’idea che siano i sigilli a porre rimedio a un pericolo che in realtà sta esclusivamente nelle persone responsabili del fatto e che perciò può ancora manifestarsi in qualunque luogo della città». Il presidente del Cassero Branà, a proposito dei ritardi nel chiamare la polizia, aggiunge: «Noi ci affidiamo a un’agenzia di sicurezza che è riconosciuta dalla Prefettura, e sulla quale non escludo ci rivarremo. Si tratta di persone che fanno corsi di formazione, hanno certificazioni. Con loro dovremmo sentirci al sicuro».

A livello politico la polemica è infuocata. Per il presidente onorario di Arcigay Franco Grillini, la chiusura del Cassero è «opinabile ed eccessiva». Ma, sottolinea, «il circolo dovrà mettere in atto una strategia perché non accada più. E servirebbe un protocollo tra locali e forze dell’ordine sui comportamenti da seguire». Sul caso interviene pure il senatore Pd Sergio Lo Giudice: «Non commento la decisione del questore. Prendo atto che viene punito un posto che ha sempre fatto e fa del controllo e della garanzia della sicurezza dei suoi soci un punto di attenzione forte. Con modalità spesso concordate con la questura, che prevedono un controllo serrato all’ingresso. Cosa che infatti ha consentito la rapida identificazione dell’aggressore ». L’assessore alla Cultura Alberto Ronchi non critica la sospensione, che definisce «coerente ed equilibrata», ma difende anche il circolo, assicurando che la convenzione (cioè la concessione gratuita della sede della Salara e il finanziamento di 10mila euro per Gender Bender) non è in discussione: «E’ evidente che fatti del genere possono dare un’immagine che non corrisponde alla realtà. Serve un occhio di attenzione piuttosto elevato». Infine Sel scandisce: «E’ fuori discussione il valore del Cassero».

 

La Reopubblica

Bologna, 20 mar. - Franco Grillini va controcorrente e difende la Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, al centro di una inchiesta della Procura di Bologna (tre indagati per truffa aggravata) e di una offensiva politica per chiederne l'abolizione. Col Pd, rimasto pressoche' solo a sostenere la Consulta, si schiera il consigliere regionale ex Idv, che mette in guardia anche da una eccessiva ingerenza della magistratura nelle scelte politiche. "C'e' una guerra attorno alla Consulta che secondo me e' sbagliata, perche' i moltissimi emiliano-romagnoli nel mondo possono rappresentare una risorsa preziosa per i rapporti economici della Regione Emilia-Romagna. Ci sono state delle irregolarita'? Se ne sta occupando la magistratura, vedremo. Ma io dico: attenzione, non e' che tutta la politica puo' finire al vaglio della magistratura". Gia' tutta la politica, sottolinea Grillini, questa mattina su Radio Tau, "e' al vaglio della Corte dei conti, per cui si passano intere settimane a discutere di qualsiasi cosa sia stata fatta. La politica ha una parte di discrezionalita', allora bisogna stabilire il criterio dell'onesta' e se uno non e' onesto deve pagare. Ma se uno schieramento fa delle scelte sono gli elettori a dover giudicare, piu' che la Corte dei conti e piu' della magistratura. Stiamo attenti a non trasformare ogni processo politico in una questione giudiziaria". Inoltre, avverte Grillini, "stiamo attenti perche' la riduzione della rappresentanza puo' essere una strada molto pericolosa".

Quanto alla Consulta, ammette ancora Grillini (oggi alfiere LibDem in viale Aldo Moro), "il mio giudizio non e' obiettivo perche' sono amico di Silvia Bartolini (la presidene, ndr) da quando eravamo adolescenti, ma la mia opinione e' che ha lavorato bene". Secondo il consigliere regionale "si puo' contestare l'esistenza dell'organismo, e' politicamente legittimo, ma la mia opinione e' che la Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo abbia persone che le hanno dedicato un sacco di tempo e che questo tempo si sia rivelato estremamente produttivo per gli interessi della nostra collettivita'". (DIRE)

Bologna, per amore o per forza, è diventata in questi giorni una specie di teatro dello scontro sulle questioni “eticamente sensibili”. Confesso che tutte le volte che sento queste parole metterai mano alla pistola se non fossi un non violento e pacifista inveterato. Perché tutte le questioni relative alla vita umana, ai rapporti di relazione, al lavoro, alla salute, all’istruzione e ai diritti sono “eticamente sensibili”. Preferisco quindi parlare più propriamente di diritti umani sui quali non ci possono essere sfumature di grigio ma si è d’accordo o si dissente. Dissentono gli ultraclericali del NCD concentrati sabato 15 marzo in un albergone alla periferia di Bologna. Dissentono i bolognesi che un anno fa hanno dato una schiacciante maggioranza laica al referendum contro il finanziamento alla scuola confessionale cattolica. Dissente persino il sanguigno cardinal Carlo Caffarra che apre clamorosamente le danze da chi non vuole il nuovo corso del papa contestando con una intervista al Foglio le caute aperture del cardinale Kasper sulla comunione ai divorziati. Dice il nostro che se si da la comunione ai divorziati poi non si capisce perchè non anche ai concubini (cioè in conviventi) e persino alle coppie gay, udite udite.

Confesso di provare un certo piacere ad abitare in una città la cui laicità è consolidata e definiva e proprio per questo mi chiedo se non era meglio per Alfano & Company andare a trovare qualche consenso da qualche altro lido, magari per esprimere solidarietà agli organizzatori del meeting di CL sotto processo per una truffetta agli enti locali che si ostinano a finanziare il festival del fanatismo, tanto caro anche a molti personaggi del centrosinistra.

Come tutti sanno il NCD con i vari Giovanardi, Roccella, Sacconi, ecc mette al centro della sua azione politica e della propria esistenza la difesa della famiglia tradizionale contro tutte le altre.  A spiegare il motivo dell’incontro al Savoia Regency hotel al Pilastro è stato il coordinatore regionale Sergio Pizzolante: «Questa è una terra complicata, dove oltre al nemico storico c’è l’avversario nuovo. Grazie a noi al Governo non ci saranno né famiglie per persone dello stesso sesso né adozioni gay». Rincara la dose Giovanardi, sempre in prima linea nelle sparate anti-gay: «Temo una rivoluzione antropologica ha detto E’ la prima volta che in un aula parlamentare si presenta una proposta che prevede due matrimoni».

Il giornale di CL Tempi si compiace e da una mano: “non è un caso che il Nuovo centrodestra abbia scelto proprio Bologna per il suo convegno nazionale (“Famiglia Bene Comune”): per due giorni la neonata forza politica discuterà sul tema della famiglia, concetto tanto elementare quanto purtroppo sempre più messo in pericolo … dalle nuove correnti che vorrebbero cambiarla, scardinandone l’autentica origine, l’unione tra un uomo e una donna. E il capoluogo emiliano, in questi anni, più volte è diventato il laboratorio di tentativi per minare quel legame”.

E’ quindi un po’ patetico Quagliariello che dichiara alle agenzie che “non e’ un convegno contro ma un convegno per. Un convegno per le famiglie: non abbiamo alcuna volontà di polemica”. In realtà, con Berlusconi in declino, l’NCD si vuole rappresentare con l’ascaro del vaticano, il guardiano del bidone vuoto della morale familista, il partito Kattolico per eccellenza, quello che mai e poi mai il matrimonio gay e l’adozione delle coppie omosessuali. E’ un partito che si definisce solo in negativo, che coltiva al suo interno un nucleo clericofascista in Network con i movimenti omofobi dell’estrema destra europea. C’ è quella cattiveria di fondo, quella crudeltà che in altri contesti, come quello Ugandese e Nigeriano, hanno portato all’approvazione di leggi criminali contro la popolazione lgbt.

Questi signori sono decisivi dal punto di vista numerico per l’attuale alleanza governativa e non ho dubbi che la loro azione parlamentare sarà molto efficace nell’impedire l’approvazione di una legislazione a favore della comunità lgbt italiana. Basti vedere le manifestazioni ultracattoliche organizzate in Italia dalle sedicenti “sentinelle” contro qualsiasi legge antidiscriminatoria.

Fino alla fine del secolo scorso gli omosessuali erano nel mirino della destra e degli ultrà cattolici solo marginalmente. Ora l’omofobia è diventata un’autentica ossessione e sull’altare dell’odio verso gli omosessuali si organizzano convegni e manifestazioni. Forse è il caso di rispolverare il vecchio simbolo del movimento lgbt: quel triangolo rosa che veniva messo sugli stracci indossati dagli omosessuali destinati ai campi di sterminio nazisti, gli unici a non essere liberati dalla fine della guerra perchè passarono direttamente nelle carceri delle nuove democrazie.

 

Franco Grillini

Bologna, per amore o per forza, è diventata in questi giorni una specie di teatro dello scontro sulle questioni "eticamente sensibili". Confesso che tutte le volte che sento queste parole metterai mano alla pistola se non fossi un non violento e pacifista inveterato. Perché tutte le questioni relative alla vita umana, ai rapporti di relazione, al lavoro, alla salute, all'istruzione e ai diritti sono "eticamente sensibili". Preferisco quindi parlare più propriamente di diritti umani sui quali non ci possono essere sfumature di grigio ma si è d'accordo o si dissente. Dissentono gli ultraclericali del NCD concentrati sabato 15 marzo in un albergone alla periferia di Bologna. Dissentono i bolognesi che un anno fa hanno dato una schiacciante maggioranza laica al referendum contro il finanziamento alla scuola confessionale cattolica. Dissente persino il sanguigno cardinal Carlo Caffarra che apre clamorosamente le danze da chi non vuole il nuovo corso del papa contestando con una intervista al Foglio le caute aperture del cardinale Kasper sulla comunione ai divorziati. Dice il nostro che se si da la comunione ai divorziati poi non si capisce perchè non anche ai concubini (cioè in conviventi) e persino alle coppie gay, udite udite.

Confesso di provare un certo piacere ad abitare in una città la cui laicità è consolidata e definiva e proprio per questo mi chiedo se non era meglio per Alfano & Company andare a trovare qualche consenso da qualche altro lido, magari per esprimere solidarietà agli organizzatori del meeting di CL sotto processo per una truffetta agli enti locali che si ostinano a finanziare il festival del fanatismo, tanto caro anche a molti personaggi del centrosinistra.

Come tutti sanno il NCD con i vari Giovanardi, Roccella, Sacconi, ecc mette al centro della sua azione politica e della propria esistenza la difesa della famiglia tradizionale contro tutte le altre.  A spiegare il motivo dell'incontro al Savoia Regency hotel al Pilastro è stato il coordinatore regionale Sergio Pizzolante: «Questa è una terra complicata, dove oltre al nemico storico c'è l'avversario nuovo. Grazie a noi al Governo non ci saranno né famiglie per persone dello stesso sesso né adozioni gay». Rincara la dose Giovanardi, sempre in prima linea nelle sparate anti-gay: «Temo una rivoluzione antropologica ha detto E' la prima volta che in un aula parlamentare si presenta una proposta che prevede due matrimoni».

Il giornale di CL Tempi si compiace e da una mano: "non è un caso che il Nuovo centrodestra abbia scelto proprio Bologna per il suo convegno nazionale (“Famiglia Bene Comune”): per due giorni la neonata forza politica discuterà sul tema della famiglia, concetto tanto elementare quanto purtroppo sempre più messo in pericolo ... dalle nuove correnti che vorrebbero cambiarla, scardinandone l’autentica origine, l’unione tra un uomo e una donna. E il capoluogo emiliano, in questi anni, più volte è diventato il laboratorio di tentativi per minare quel legame".

E' quindi un po' patetico Quagliariello che dichiara alle agenzie che "non e' un convegno contro ma un convegno per. Un convegno per le famiglie: non abbiamo alcuna volontà di polemica". In realtà, con Berlusconi in declino, l'NCD si vuole rappresentare con l'ascaro del vaticano, il guardiano del bidone vuoto della morale familista, il partito Kattolico per eccellenza, quello che mai e poi mai il matrimonio gay e l'adozione delle coppie omosessuali. E' un partito che si definisce solo in negativo, che coltiva al suo interno un nucleo clericofascista in Network con i movimenti omofobi dell'estrema destra europea. C' è quella cattiveria di fondo, quella crudeltà che in altri contesti, come quello Ugandese e Nigeriano, hanno portato all'approvazione di leggi criminali contro la popolazione lgbt.

Questi signori sono decisivi dal punto di vista numerico per l'attuale alleanza governativa e non ho dubbi che la loro azione parlamentare sarà molto efficace nell'impedire l'approvazione di una legislazione a favore della comunità lgbt italiana. Basti vedere le manifestazioni ultracattoliche organizzate in Italia dalle sedicenti "sentinelle" contro qualsiasi legge antidiscriminatoria.

Fino alla fine del secolo scorso gli omosessuali erano nel mirino della destra e degli ultrà cattolici solo marginalmente. Ora l'omofobia è diventata un'autentica ossessione e sull'altare dell'odio verso gli omosessuali si organizzano convegni e manifestazioni. Forse è il caso di rispolverare il vecchio simbolo del movimento lgbt: quel triangolo rosa che veniva messo sugli stracci indossati dagli omosessuali destinati ai campi di sterminio nazisti, gli unici a non essere liberati dalla fine della guerra perchè passarono direttamente nelle carceri delle nuove democrazie.

 

Franco Grillini

Gentile direttore, a Bologna sabato 15 e domenica 16 marzo c’è stato un convegno, organizzato dal Nuovo centrodestra (Ncd), sul tema 'Famiglia Bene Comune'. Sono importanti questi convegni perché la famiglia è così ricca di risorse e problemi che la formazione e lo studio non sono mai abbastanza. Ma subito gli attivisti gay hanno lanciato i loro strali 'famigliofobi'. Il consigliere regionale LibDem, e presidente di Gaynet, Franco Grillini ha sentenziato che il convegno sarebbe stato «il festival dell’omofobia ». Per Grillini parlare della famiglia è solo un «penoso tentativo di fermare la storia, la laicità dello Stato e la moderna secolarizzazione. Vedremo sfilare i 'gioielli' del fanatismo clericale a guardia del bidone vuoto della morale clericale, sempre più violata dai suoi portatori nella vita privata». Ma allora con questi criteri le persone 'omofobe' sono milioni. Possibile ? Ci chiediamo serenamente se parlare di famiglia sia «fermare la storia» o non piuttosto guardare al futuro. Andare contro la famiglia sembra che faccia perdere la bussola. 
Gabriele Soliani

Da Avvenire

Sì all'utilizzo di farmaci a base di cannabis a favore dei pazienti ricoverati in ospedale, paga l'Ausl. Ieri, la commissione Sanità e politiche sociali di viale Aldo Moro ha nominato Franco Grillini (LibDem) relatore di un progetto di legge condiviso da tutti i partiti di maggioranza e non solo. Un testo che rappresenta il primo via libera all'utilizzo di questi medicinali a spese del servizio sanitario regionale.
«Speriamo di riuscire ad approvare la legge entro maggio dice Grillini -. La norma tiene conto di tre sentenze della Corte costituzionale e dei testi delle altre Regioni che hanno già approvato provvedimenti simili. Meglio tardi che mai». Se il progetto di legge andasse in porto, l'Emilia-Romagna sarebbe la settima Regione a pagare, attraverso soldi pubblici, farmaci a base di cannabinoidi in corsia dopo Toscana (la prima in Italia), Liguria, Veneto, Friuli, Marche e, appena dieci giorni fa, l'Abruzzo. Quest'ultimo caso ha avuto particolare risonanza anche perché il governo Renzi ha deciso di non impugnare la legge davanti alla Corte costituzionale.
Il provvedimento riguarda i farmaci «già prescrivibili ai sensi della normativa nazionale». Ad esempio il Sativex, usato in tutta Europa, il primo medicinale a base di cannabinoidi approvato in Italia dall'Aifa (l'agenzia del farmaco) il 9 aprile 2013. L'associazione italiana sclerosi multipla lo segnala per i trattamenti antispastici. Grillini aggiunge che alcuni farmaci «hanno una forte valenza antiematica, antivomito, e possono essere utili ai pazienti che sono in cura per i tumori. In Abruzzo una donna, consigliere regionale, si è battuta molto per questa legge prima di morire perché malata, lasciando come testamento politico la sua proposta. Proprio perché sapeva dei benefici che alcuni di questi mediaderito
cinali possono dare». Infine, un provvedimento ministeriale del 5 dicembre 2013 consente già l'utilizzo da parte dei farmacisti dei principi attivi della cannabis per preparare alcuni medicinali.
La proposta di legge che tra poche settimane approderà in Consiglio regionale è stata firmata da un ampio arco di partiti. Folta la delegazione del Pd: sette democratici tra cui la capogruppo Anna Pariani. Hanno anche l'Idv, Sel, la Federazione della sinistra (c'è anche Monica Donini, presidente della commissione Sanità) e Andrea Defranceschi del Movimento 5 Stelle.
Il testo mette a punto alcune regole, a partire dalla somministrazione dei farmaci che potrà avvenire «in ambito ospedaliero oppure in ambito domiciliare ». «La fase di inizio del trattamento – si specifica nel progetto di legge – si svolge nelle strutture del servizio sanitario regionale e i farmaci cannabinoidi sono acquistati tramite la farmacia ospedaliera o dell'Ausl di appartenenza » del paziente. «Le relative spese sono a carico del Servizio sanitario regionale anche nell'ipotesi in cui il trattamento terapeutico sia iniziato in ambito ospedaliero ma proseguito in sede di dimissioni assistite».
Infine, la legge prevede «per il personale medico, sanitario e socio-sanitario specifici percorsi di formazione e aggiornamento sull'utilizzo, sull'efficacia e sullo sviluppo biomedico e sanitario dei farmaci cannabinoidi » e autorizza la Regione a «stipulare convenzioni con i centri e gli istituti autorizzati alla produzione o alla preparazione dei farmaci cannabinoidi», così da «ridurre la spesa sostenuta dal servizio sanitario per l'importazione di medicinali dall'estero».

Da La Repubblica Bologna

Corvi e sciacalli "sputazzano" sul Cassero

Wednesday, 19 March 2014 09:53 Published in Rassegna stampa

AL CASSERO ci sono regole chiare su cosa fare in caso di rissa. «Ci sono disposizioni orali su come gestire le risse o casi simili, e queste disposizioni ricomprendono anche chiamare le forze dell'ordine». L'ha detto ieri Vincenzo Branà, presidente del circolo Arcigay di via don Minzoni, sentito dai poliziotti del Commissariato Due Torri-San Francesco, dove è stato convocato a seguito del grave pestaggio subito da un giovane di 28 anni venerdì notte all'interno del locale. L'aggressore è un venticinquenne pregiudicato che si è vendicato per essere stato rimproverato dopo aver cercato di saltare la fila guardaroba. La polizia l'ha già identificato e il pm vuol chiedere per lui una misura cautelare, mentre si sta cercando di identificare anche i 2-3 amici che avrebbero aiutato il picchiatore. IN ATTESA di sviluppi su quel fronte, l'indagine si concentra ora su un altro aspetto non di poco conto e cioè il motivo per cui non è stata chiamata subito la polizia. Proprio per questo sono stati sentiti ieri Branà e un buttafuori presente quella sera al Cassero. Branà ha appunto spiegato che il circolo ha regole precise, che prevedono che in certi casi si chiami la polizia. Il problema è che venerdì notte, a fronte di un pestaggio violentissimo (la vittima ha riportato la frattura multipla della mascella ed è stata operata al Bellaria), nessuno ha chiamato il 113 nell'immediatezza, ma solo due ore dopo i fatti. Branà su questo non ha dato spiegazioni: «Non c'ero quella sera, non saprei dire cos'è successo». Il ventottenne, peraltro, al Carlino ha detto che i buttafuori l'avevano invitato a non chiamare la polizia. Oggi sarà perciò sentito il responsabile organizzativo della serata. INTANTO, sulla vicenda interviene il consigliere regionale Franco Grillini, ex presidente dell'Arcigay, che su Facebook parla di «corvi e sciacalli» puntando il dito contro Forza Italia e il Silb, il sindacato locali da ballo che l'altro giorno hanno attaccato il Cassero. «Evidentemente scrive la tentazione di approfittarne è troppo forte. Più che la riprovazione per l'aggressore, il vero e solo responsabile, a corvi e sciacalli non sembra vero di poter sputazzare sul Cassero, tanto scomodo quanto inattaccabile politicamente». Gilberto Dondi

 

Il Resto del Carlino

Roma, 16 mar. (Adnkronos) - "La due giorni dell'Ncd a Bologna si è svolta all'insegna della polemica verso i diritti delle persone omosessuali: c'è da chiedersi se l'Ncd, tolta la polemica sui gay, sul fine vita e sulla legge 40, ha qualcosa da dire sul resto della politica italiana...". E' quanto sostiene il presidente di Gaynet Franco Grillini, per il quale "sembra infatti che sappiano parlare solo di gay e di famiglia tradizionale, che nessuno mette in discussione e che non confligge affatto con tutte le altre forme di famiglia".

Una ventina di anni fa partecipai al dibattito sui diritti delle coppie omosessuali con l'allora sindaco Bianco nella gremita sala matrimoni del Comune di Catania.
Già allora si parlò della possibilità di un registro delle Unioni Civili come stimolo per il Parlamento e per una buona legge nazionale. Nel '98 Pisa approvò il primo registro e a tutt'oggi sono almeno 150 i registri votati nei vari comuni italiani. Probabilmente sono molto di più perché in molti casi l'approvazione è avvenuta senza particolari clamori e senza particolari problemi in sede consigliare.
Ma l'approvazione del registro di Catania ha un particolare valore perché il sindaco Enzo Bianco già 20 anni fa si prese l'impegno di appoggiare una giusta battaglia sui diritti civili e sulle coppie conviventi etero od omosessuali che fossero. Oggi, assieme al Consiglio comunale e alla maggioranza di centrosinistra, il sindaco onora la sua promessa con un nuovo regolamento che offre alla città uno spostamento in avanti di civiltà e garanzia dei diritti e delle libertà personali.
Qualcuno dice che i registri non sono utili, che li usano in pochi e che hanno un valore puramente simbolico. Personalmente sono invece convinto che questi strumenti possono essere di grande impatto e utilità purché siano riempiti di contenuti e compiti precisi con una certificazione valida anche per l'applicazione di norme regionali di garanzia come il diritto di visita in ospedale, l'accesso alle case popolari e agli aiuti per l'acquisto della prima casa e via dicendo.
Complimenti quindi al sindaco Bianco, alla giunta e ai consiglieri che hanno votato un documento di civiltà, esempio anche per altre città siciliane e di tutto il territorio nazionale.

Franco Grillini
Presidente Gaynet Italia

"Famiglia bene comune": oggi e domani appuntamento del Nuovo Centro Destra in città, al Savoia Regency, in via del Pilastro. Il leader Angelino Alfano e il coordinatore Gaetano Quagliariello, Maurizio Sacconi, Carlo Giovanardi, Laura Bianconi ed Eugenia Rocella per "rilanciare" la famiglia e per ribadire la contrarietà al testo sulle unioni civili presentato al Senato dal Pd.

La scelta di tenere a Bologna questo evento, dove è nato nel lontano 1985 l'Arcigay, è legata al fatto che questa è "una regione dove il concetto di famiglia è stato più messo in discussione in questi anni", spiega il coordinatore emiliano-romagnolo di Ncd, Sergio Pizzolante. Quindi nessuna legge per le coppie gay e tantomeno adozioni per l'NCD.

"Alfano è proprio alla frutta se per dimostrare che NCD esiste deve attaccare le famiglie gay a Bologna", ha scritto il senatore Sergio Lo Giudice, che organizzò il primo Gay and Lesbian Pride in città e ora è presidente onorario dell'Arcigay.

"Sarà il festival dell'omofobia e dei no, no e ancora no" gli fa eco Franco Grillini, Presidente Gaynet Italia "hanno sostituito l'anticomunismo con l'omofobia, una vera ossessione, vedremo sfilare i gioielli del fanatismo clericale... Il festival dell'omofobia promosso non a caso a Bologna, da dove è partita la moderna battaglia per i diritti Lgbt ,è un penoso tentativo di fermare la storia, la laicità dello Stato e la moderna secolarizzazione".

Al Senato è stato depositato l'ennesimo testo sulle Unioni Civili. Si tratta di una proposta elaborata da 22 senatori di area cattolica del Partito democratico la cui principale preoccupazione è quella di bypassare la richiesta di uguaglianza matrimoniale del movimento lgbt italiano e internazionale. Questa rivendicazione è molto semplice e dice che non c'è alcuna differenza tra "famiglie" omosessuali e famiglie eterosessuali e che, pertanto, occorre realizzare il matrimonio egualitario così come è stato fatto in moltissimi paesi da moltissimi partiti presi spesso ad esempio dal Pd stesso per altri obiettivi politici.

Si dice da parte dei 22 che si vuole rifuggire da letture estremiste della richiesta di diritti delle coppie omosessuali. Sarebbero estremisti leader del calibro di Obama, Hollande e persino il conservatore Cameron che hanno voluto l'estensione del matrimonio civile anche alle coppie omosessuali?

Ieri il papa ha fatto un cenno alla possibilità di discutere i diritti delle coppie conviventi; evidentemente anche in ambienti vaticani si da ormai per scontato che non si può più ignorare un tema che nella modernità riguarda milioni di persone. Tuttavia non ci convince affatto l'idea di una proposta "moderata" perchè, come si è visto nella vicenda del Pacs (di cui sono stato il primo firmatario), appena si arriva alla discussione parlamentare si salda il fronte clericale e moderato che vanifica anche la proposte minimali.

I 22 senatori cattolici del Pd devono fare i conti con la furiosa opposizione di chi, nella Cei, non vuole nessuna legge e che è tutt'ora in grado di bloccare qualsiasi provvedimento in sede parlamentare, prova ne sia che ad un anno di inizio della legislatura non si è ancora concretizzato nulla.

D'altra parte da quel poco che si sa qualunque legge si approvasse sarebbe così povera di contenuti che persino la reversibilità della pensione nelle coppie omosessuali sarebbe negata, come se le persone lgbt non pagassero le tasse e i contributi come chiunque altro.

La politica sui diritti delle coppie omosessuali è fatta fin qui da anatemi e  annunci di Pdl senza seguito e ci si consenta di essere pessimisti anche in questa circostanza.

 

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

 

ROMA, 6 MAR – Un nuovo disegno di legge del Pd, a prima firma Emma Fattorini e Stefano Lepri, sulle Unioni civili tra persone dello stesso sesso e’ stato presentato al Senato. Questo testo, sottoscritto da 22 senatori, si va ad aggiungere alle altre proposte che, ferme in Parlamento, provano a regolamentare una materia da sempre fonte di polemiche. ”Si tratta di una proposta – spiegano i senatori democratici - che intende riconoscere uno specifico assetto giuridico, per garantire alcuni diritti e doveri civili: mutuo aiuto morale e materiale, regime patrimoniale comune, pari condizioni nei negozi e contratti sociali, nel campo del lavoro, dell’assistenza sanitaria, dell’abitazione, dei diritti successori, del trattamento previdenziale e pensionistico”. ”La proposta di legge – precisano Fattorini e Lepri – non modifica la disciplina giuridica del matrimonio cosi’ come attualmente regolata dalla legislazione italiana, ne’ influisce in alcun modo sulla condizione giuridica dei figli o sulla disciplina delle adozioni dei minori. Cio’ in coerenza con il lavoro svolto lo scorso anno dal gruppo del PD sul tema dei diritti civili. Secondo Fattorini e Lepri, “in Parlamento si sono accumulate decine di proposte di legge che, lacerate da estremismi diversi, non hanno trovato una sintesi condivisa sulle unioni civili. Lo spirito di questo disegno di legge e’ quello di definire un nuovo istituto giuridico che, senza modificare o riferirsi all’istituto del matrimonio, consenta pero’ alle coppie omosessuali di vivere, con la serenita’ che deriva dalle giuste garanzie giuridiche, la propria vita affettiva”.

Dio non fa pezzi difettosi

Thursday, 06 March 2014 11:46 Published in Rassegna stampa

Se non fosse per la tragicità del tema, farebbe tenerezza vedere come il Sig. Toffali cerchi di insegnare al Papa come si fa a essere buoni cattolici. Purtroppo il Sig. Toffali porta come esempi la Russia di Putin, che limita con la galera la libertà di espressione e dove fioriscono pestaggi e omicidi ai danni di omosessuali, e l'Uganda, un paese dove con la nuova legge ("kill the gay bill") è previsto l'ergastolo per gli omosessuali. Queste leggi "fortemente penalizzanti" (sic!) sarebbero secondo lui la via giusta per ripristinare "l'ordine naturale creato da Dio". Fortunatamente nelle democrazie evolute il riconoscimento e la tutela dei diritti civili è vissuto come la massima espressione di una società libera e rispettosa di tutti, un concetto di democrazia che il Sig. Toffali non ritiene appropriato. Naturalmente se gradisce può andare a vivere in Russia o in Uganda, luoghi dove potrà sentirsi libero e realizzato; dal canto nostro preferiamo la visione religosa espressa da Don Franco Barbero: “Dio non è come la Fiat, lui non crea pezzi difettosi.” Cioè ogni creatura è esattamente come Dio ha voluto, con buona pace di chi ritiene di poter cambiare la natura degli esseri umani con leggi violente e liberticide.

Franco Grillini
Presidente Gaynet

Il Consigliere Franco Grillini (Gruppo Misto-LibDem) apprende con estremo favore le notizie di stampa secondo le quali la Fondazione Meeting, travolta dall’inchiesta giudiziaria della Procura della Repubblica di Rimini che ipotizza il reato di falso in bilancio proprio allo scopo di ottenere cospicui finanziamenti pubblici, abbia deciso di restituire parte dei contributi indebitamente ottenuti.

“Leggo con estremo interesse – afferma Grillini – che la Fondazione Meeting, pressata dall’inchiesta giudiziaria e dalle numerose richieste di chiarimenti, tra le quali due mie interrogazioni rivolte alla Giunta regionale, abbia deciso di restituire ottantamila euro di contributi pubblici provenienti dall’Agenzia di marketing turistico “Riviera di Rimini”, ma credo che questo debba essere solo il primo passo verso l’accertamento di eventuali responsabilità penali molto pesanti.”

Da quanto è emerso fino ad ora, la Fondazione Meeting restituirebbe i contributi relativi agli anni 2010 e 2011, fermo restando che anche la Regione Emilia-Romagna ha deliberato per gli stessi anni un contributo decisamente rilevante e che questo deve essere restituito quanto prima. “Alla luce di quanto sta accadendo – prosegue il consigliere LibDem –preannuncio fin da ora un’interpellanza a risposta immediata per sapere se la Giunta regionale si sia costituita parte civile in un delicato processo come questo e, in caso negativo, per avere risposte circostanziate sul perché si prosegua a sostenere con i soldi dei contribuenti emiliano-romagnoli una realtà così opaca come quella della

Fondazione meeting.”

Sulle unioni civili sembrerebbe che Papa Francesco sia possibilista? Lo si evince dalla sua intervista al Corriere della Sera di oggi. Di sicuro siamo di fronte ad una cautissima apertura di cui non possiamo non rilevare la novità. Finora la linea vaticana su questi temi era di chiusura totale, per non parlare della posizione dei vescovi italiani espressa in modo ossessivo e monomaniacale quotidianamente sull’Avvenire. Per i vescovi italiani infatti qualsiasi apertura anche minimale ha rappresentato nel trentennio “ruiniano” quella diga oltre la quale si sarebbe realizzato quel “piano inclinato” che rendeva possibile qualsiasi nefandezza. La cautissima apertura di Papa Bergoglio smentisce clamorosamente, superandolo, il “ruinismo”, ovvero sia la brutale chiusura reazionaria a qualsiasi aspetto della modernità. La posizione del pontefice sembra essere un assist alla linea di Renzi in materia di unioni civili. Come noto il presidente del consiglio propone il “modello tedesco”. Tuttavia sappiamo che nella trattativa per la formazione del nuovo governo Alfano avrebbe dato il via libera ad una soluzione sulle unioni civili che esclude proprio la parte economica, vale a dire una “mediazione” pesino più arretrata di quella che sembra proporre il Papa. Ho vissuto in prima persona in Parlamento la discussione sui diritti delle coppie omosessuali essendo stato il primo firmatario del Pacs (Patto civile di solidarietà), proposta sulla quale avevamo raggiunto un ampio e maggioritario consenso nell’opinione pubblica. Tuttavia quando cominciò la discussione abbiamo subito assistito alla cosiddetta strategia del “carciofo”, ovvero togliere dalla discussione tutta la parte economica a cominciare dalla reversibilità della pensione.

Ecco perché oggi insistiamo sulla piena eguaglianza dei diritti e sulla piena equiparazione fra famiglie eterosessuali e famiglie omosessuali perché abbiamo visto che i compromessi durante la discussione parlamentare si trasformano in negazione dei diritti. L’unica vera soluzione è quindi quella del matrimonio egualitario.

 

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

 

Ecco intervista del Corriere della Sera 

 

Un anno è trascorso da quel semplice «buonasera» che commosse il mondo. L'arco di dodici mesi così intensi non solo per la vita della Chiesa fatica a contenere la grande messe di novità e i tanti segni profondi dell'innovazione pastorale di Francesco. Siamo in una saletta di Santa Marta. Una sola finestra dà su un piccolo cortile interno che schiude un minuscolo angolo di cielo azzurro. La giornata è bellissima, primaverile, tiepida. Il Papa sbuca all'improvviso, quasi di scatto, da una porta e ha un viso disteso, sorridente. Guarda divertito i troppi registratori che l'ansia senile di un giornalista ha posto su un tavolino. «Funzionano? Sì? Bene». Il bilancio di un anno? No, i bilanci non gli piacciono. «Li faccio solo ogni quindici giorni, con il mio confessore». Lei, Santo Padre, ogni tanto telefona a chi le chiede aiuto. E qualche volta non le credono. «Sì, è capitato. Quando uno chiama è perché ha voglia di parlare, una domanda da fare, un consiglio da chiedere. Da prete a Buenos Aires era più semplice. E per me resta un'abitudine. Un servizio. Lo sento dentro. Certo, ora non è tanto facile farlo vista la quantità di gente che mi scrive». E c'è un contatto, un incontro che ricorda con particolare affetto? «Una signora vedova, di ottant'anni, che aveva perso il figlio. Mi scrisse. E adesso le faccio una chiamatina ogni mese. Lei è felice. Io faccio il prete. Mi piace».

 

I rapporti con il suo predecessore. Ha mai chiesto qualche consiglio a Benedetto XVI? «Sì. Il Papa emerito non è una statua in un museo. È una istituzione. Non eravamo abituati. Sessanta o settant'anni fa, il vescovo emerito non esisteva. Venne dopo il Concilio. Oggi è un'istituzione. La stessa cosa deve accadere per il Papa emerito. Benedetto è il primo e forse ce ne saranno altri. Non lo sappiamo. Lui è discreto, umile, non vuole disturbare. Ne abbiamo parlato e abbiamo deciso insieme che sarebbe stato meglio che vedesse gente, uscisse e partecipasse alla vita della Chiesa. Una volta è venuto qui per la benedizione della statua di San Michele Arcangelo, poi a pranzo a Santa Marta e, dopo Natale, gli ho rivolto l'invito a partecipare al Concistoro e lui ha accettato. La sua saggezza è un dono di Dio. Qualcuno avrebbe voluto che si ritirasse in una abbazia benedettina lontano dal Vaticano. Io ho pensato ai nonni che con la loro sapienza, i loro consigli danno forza alla famiglia e non meritano di finire in una casa di riposo». Il suo modo di governare la Chiesa a noi è sembrato questo: lei ascolta tutti e decide da solo. Un po' come il generale dei gesuiti. Il Papa è un uomo solo? «Sì e no. Capisco quello che vuol dirmi. Il Papa non è solo nel suo lavoro perché è accompagnato e consigliato da tanti. E sarebbe un uomo solo se decidesse senza sentire o facendo finta di sentire. Però c'è un momento, quando si tratta di decidere, di mettere una firma, nel quale è solo con il suo senso di responsabilità». Lei ha innovato, criticato alcuni atteggiamenti del clero, scosso la Curia. Con qualche resistenza, qualche opposizione. La Chiesa è già cambiata come avrebbe voluto un anno fa? «Io nel marzo scorso non avevo alcun progetto di cambiamento della Chiesa. Non mi aspettavo questo trasferimento di diocesi, diciamo così. Ho cominciato a governare cercando di mettere in pratica quello che era emerso nel dibattito tra cardinali nelle varie congregazioni. Nel mio modo di agire aspetto che il Signore mi dia l'ispirazione. Le faccio un esempio. Si era parlato della cura spirituale delle persone che lavorano nella Curia, e si sono cominciati a fare dei ritiri spirituali. Si doveva dare più importanza agli Esercizi Spirituali annuali: tutti hanno diritto a trascorrere cinque giorni in silenzio e meditazione, mentre prima nella Curia si ascoltavano tre prediche al giorno e poi alcuni continuavano a lavorare». La tenerezza e la misericordia sono l'essenza del suo messaggio pastorale... «E del Vangelo. È il centro del Vangelo. Altrimenti non si capisce Gesù Cristo, la tenerezza del Padre che lo manda ad ascoltarci, a guarirci, a salvarci». Ma è stato compreso questo messaggio? Lei ha detto che la francescomania non durerà a lungo. C'è qualcosa nella sua immagine pubblica che non le piace? «Mi piace stare tra la gente, insieme a chi soffre, andare nelle parrocchie. Non mi piacciono le interpretazioni ideologiche, una certa mitologia di papa Francesco. Quando si dice per esempio che esce di notte dal Vaticano per andare a dar da mangiare ai barboni in via Ottaviano. Non mi è mai venuto in mente. Sigmund Freud diceva, se non sbaglio, che in ogni idealizzazione c'è un'aggressione. Dipingere il Papa come una sorta di superman, una specie di star, mi pare offensivo. Il Papa è un uomo che ride, piange, dorme tranquillo e ha amici come tutti. Una persona normale». Nostalgia per la sua Argentina? «La verità è che io non ho nostalgia. Vorrei andare a trovare mia sorella, che è ammalata, l'ultima di noi cinque. Mi piacerebbe vederla, ma questo non giustifica un viaggio in Argentina: la chiamo per telefono e questo basta. Non penso di andare prima del 2016, perché in America Latina sono già stato a Rio. Adesso devo andare in Terra Santa, in Asia, poi in Africa». Ha appena rinnovato il passaporto argentino. Lei è pur sempre un capo di Stato. «L'ho rinnovato perché scadeva». Le sono dispiaciute quelle accuse di marxismo, soprattutto americane, dopo la pubblicazione dell'Evangelii Gaudium ? «Per nulla. Non ho mai condiviso l'ideologia marxista, perché non è vera, ma ho conosciuto tante brave persone che professavano il marxismo». Gli scandali che hanno turbato la vita della Chiesa sono fortunatamente alle spalle. Le è stato rivolto, sul delicato tema degli abusi sui minori, un appello pubblicato dal Foglio e firmato tra gli altri dai filosofi Besançon e Scruton perché lei faccia sentire alta la sua voce contro i fanatismi e la cattiva coscienza del mondo secolarizzato che rispetta poco l'infanzia. «Voglio dire due cose. I casi di abusi sono tremendi perché lasciano ferite profondissime. Benedetto XVI è stato molto coraggioso e ha aperto una strada. La Chiesa su questa strada ha fatto tanto. Forse più di tutti. Le statistiche sul fenomeno della violenza dei bambini sono impressionanti, ma mostrano anche con chiarezza che la grande maggioranza degli abusi avviene in ambiente familiare e di vicinato. La Chiesa cattolica è forse l'unica istituzione pubblica ad essersi mossa con trasparenza e responsabilità. Nessun altro ha fatto di più. Eppure la Chiesa è la sola ad essere attaccata». Santo Padre, lei dice «i poveri ci evangelizzano». L'attenzione alla povertà, la più forte impronta del suo messaggio pastorale, è scambiata da alcuni osservatori come una professione di pauperismo. Il Vangelo non condanna il benessere. E Zaccheo era ricco e caritatevole. «Il Vangelo condanna il culto del benessere. Il pauperismo è una delle interpretazioni critiche. Nel Medioevo c'erano molte correnti pauperistiche. San Francesco ha avuto la genialità di collocare il tema della povertà nel cammino evangelico. Gesù dice che non si possono servire due signori, Dio e la Ricchezza. E quando veniamo giudicati nel giudizio finale (Matteo , 25) conta la nostra vicinanza con la povertà. La povertà allontana dall'idolatria, apre le porte alla Provvidenza. Zaccheo devolve metà della sua ricchezza ai poveri. E a chi tiene i granai pieni del proprio egoismo il Signore, alla fine, presenta il conto. Quello che penso della povertà l'ho espresso bene nella Evangelii Gaudium ». Lei ha indicato nella globalizzazione, soprattutto finanziaria, alcuni dei mali che aggrediscono l'umanità. Ma la globalizzazione ha strappato dall'indigenza milioni di persone. Ha dato speranza, un sentimento raro da non confondere con l'ottimismo. «È vero, la globalizzazione ha salvato dalla povertà molte persone, ma ne ha condannate tante altre a morire di fame, perché con questo sistema economico diventa selettiva. La globalizzazione a cui pensa la Chiesa assomiglia non a una sfera, nella quale ogni punto è equidistante dal centro e in cui quindi si perde la peculiarità dei popoli, ma a un poliedro, con le sue diverse facce, per cui ogni popolo conserva la propria cultura, lingua, religione, identità. L'attuale globalizzazione "sferica" economica , e soprattutto finanziaria, produce un pensiero unico, un pensiero debole. Al centro non vi è più la persona umana, solo il denaro». Il tema della famiglia è centrale nell'attività del Consiglio degli otto cardinali. Dall'esortazione Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II molte cose sono cambiate. Due Sinodi sono in programma. Si aspettano grandi novità. Lei ha detto dei divorziati: non vanno condannati, vanno aiutati. «È un lungo cammino che la Chiesa deve compiere. Un processo voluto dal Signore. Tre mesi dopo la mia elezione mi sono stati sottoposti i temi per il Sinodo, si è proposto di discutere su quale fosse l'apporto di Gesù all'uomo contemporaneo. Ma alla fine con passaggi graduali che per me sono stati segni della volontà di Dio si è scelto di discutere della famiglia che attraversa una crisi molto seria. È difficile formarla. I giovani si sposano poco. Vi sono molte famiglie separate nelle quali il progetto di vita comune è fallito. I figli soffrono molto. Noi dobbiamo dare una risposta. Ma per questo bisogna riflettere molto in profondità. È quello che il Concistoro e il Sinodo stanno facendo. Bisogna evitare di restare alla superficie. La tentazione di risolvere ogni problema con la casistica è un errore, una semplificazione di cose profonde, come facevano i farisei, una teologia molto superficiale. È alla luce della riflessione profonda che si potranno affrontare seriamente le situazioni particolari, anche quelle dei divorziati, con profondità pastorale». Perché la relazione del cardinale Walter Kasper all'ultimo Concistoro (un abisso tra dottrina sul matrimonio e la famiglia e la vita reale di molti cristiani ) ha così diviso i porporati? Come pensa che la Chiesa possa percorrere questi due anni di faticoso cammino arrivando a un largo e sereno consenso? Se la dottrina è salda, perché è necessario il dibattito? «Il cardinale Kasper ha fatto una bellissima e profonda presentazione, che sarà presto pubblicata in tedesco, e ha affrontato cinque punti, il quinto era quello dei secondi matrimoni. Mi sarei preoccupato se nel Concistoro non vi fosse stata una discussione intensa, non sarebbe servito a nulla. I cardinali sapevano che potevano dire quello che volevano, e hanno presentato molti punti di vista distinti, che arricchiscono. I confronti fraterni e aperti fanno crescere il pensiero teologico e pastorale. Di questo non ho timore, anzi lo cerco». In un recente passato era abituale l'appello ai cosiddetti «valori non negoziabili» soprattutto in bioetica e nella morale sessuale. Lei non ha ripreso questa formula. I principi dottrinali e morali non sono cambiati. Questa scelta vuol forse indicare uno stile meno precettivo e più rispettoso della coscienza personale? «Non ho mai compreso l'espressione valori non negoziabili. I valori sono valori e basta, non posso dire che tra le dita di una mano ve ne sia una meno utile di un'altra. Per cui non capisco in che senso vi possano esser valori negoziabili. Quello che dovevo dire sul tema della vita, l'ho scritto nell'esortazione Evangelii Gaudium ». Molti Paesi regolano le unioni civili. È una strada che la Chiesa può comprendere? Ma fino a che punto? «Il matrimonio è fra un uomo e una donna. Gli Stati laici vogliono giustificare le unioni civili per regolare diverse situazioni di convivenza, spinti dall'esigenza di regolare aspetti economici fra le persone, come ad esempio assicurare l'assistenza sanitaria. Si tratta di patti di convivenza di varia natura, di cui non saprei elencare le diverse forme. Bisogna vedere i diversi casi e valutarli nella loro varietà». Come verrà promosso il ruolo della donna nella Chiesa? «Anche qui la casistica non aiuta. È vero che la donna può e deve essere più presente nei luoghi di decisione della Chiesa. Ma questa io la chiamerei una promozione di tipo funzionale. Solo così non si fa tanta strada. Bisogna piuttosto pensare che la Chiesa ha l'articolo femminile "la": è femminile dalle origini. Il grande teologo Urs von Balthasar lavorò molto su questo tema: il principio mariano guida la Chiesa accanto a quello petrino. La Vergine Maria è più importante di qualsiasi vescovo e di qualsiasi apostolo. L'approfondimento teologale è in corso. Il cardinale Rylko, con il Consiglio dei Laici, sta lavorando in questa direzione con molte donne esperte di varie materie». A mezzo secolo dall'Humanae Vitae di Paolo VI, la Chiesa può riprendere il tema del controllo delle nascite? Il cardinale Martini, suo confratello, riteneva che fosse ormai venuto il momento. «Tutto dipende da come viene interpretata l'Humanae Vitae . Lo stesso Paolo VI, alla fine, raccomandava ai confessori molta misericordia, attenzione alle situazioni concrete. Ma la sua genialità fu profetica, ebbe il coraggio di schierarsi contro la maggioranza, di difendere la disciplina morale, di esercitare un freno culturale, di opporsi al neo-malthusianesimo presente e futuro. La questione non è quella di cambiare la dottrina, ma di andare in profondità e far sì che la pastorale tenga conto delle situazioni e di ciò che per le persone è possibile fare. Anche di questo si parlerà nel cammino del Sinodo». La scienza evolve e ridisegna i confini della vita. Ha senso prolungare artificialmente la vita in stato vegetativo? Il testamento biologico può essere una soluzione? «Io non sono uno specialista negli argomenti bioetici. E temo che ogni mia frase possa essere equivocata. La dottrina tradizionale della Chiesa dice che nessuno è obbligato a usare mezzi straordinari quando si sa che è in una fase terminale. Nella mia pastorale, in questi casi, ho sempre consigliato le cure palliative. In casi più specifici è bene ricorrere, se necessario, al consiglio degli specialisti». Il prossimo viaggio in Terra Santa porterà a un accordo di intercomunione con gli ortodossi che Paolo VI, cinquant'anni fa, era arrivato quasi a firmare con Atenagora? «Siamo tutti impazienti di ottenere risultati "chiusi". Ma la strada dell'unità con gli ortodossi vuol dire soprattutto camminare e lavorare insieme. A Buenos Aires, nei corsi di catechesi, venivano diversi ortodossi. Io trascorrevo il Natale e il 6 gennaio insieme ai loro vescovi, che a volte chiedevano anche consiglio ai nostri uffici diocesani. Non so se sia vero l'episodio che si racconta di Atenagora che avrebbe proposto a Paolo VI che loro camminassero insieme e mandassero tutti i teologi su un'isola a discutere fra loro. È una battuta, ma importante è che camminiamo insieme. La teologia ortodossa è molto ricca. E credo che loro abbiano in questo momento grandi teologi. La loro visione della Chiesa e della sinodalità è meravigliosa». Fra qualche anno la più grande potenza mondiale sarà la Cina con la quale il Vaticano non ha rapporti. Matteo Ricci era gesuita come lei. «Siamo vicini alla Cina. Io ho mandato una lettera al presidente Xi Jinping quando è stato eletto, tre giorni dopo di me. E lui mi ha risposto. Dei rapporti ci sono. È un popolo grande al quale voglio bene». Perché Santo Padre non parla mai d'Europa? Che cosa non la convince del disegno europeo? «Lei ricorda il giorno in cui ho parlato dell'Asia? Che cosa ho detto? (qui il cronista si avventura in qualche spiegazione raccogliendo vaghi ricordi per poi accorgersi di essere caduto in un simpatico trabocchetto ). Io non ho parlato né dell'Asia, né dell'Africa, né dell'Europa. Solo dell'America Latina quando sono stato in Brasile e quando ho dovuto ricevere la Commissione per l'America Latina. Non c'è stata ancora l'occasione di parlare d'Europa. Verrà». Che libro sta leggendo in questi giorni? «Pietro e Maddalena di Damiano Marzotto sulla dimensione femminile della Chiesa. Un bellissimo libro». E non riesce a vedere qualche bel film, un'altra delle sue passioni? «La grande bellezza» ha vinto l'Oscar. La vedrà? «Non lo so. L'ultimo film che ho visto è stato La vita è bella di Benigni. E prima avevo rivisto La Strada di Fellini. Un capolavoro. Mi piaceva anche Wajda...». San Francesco ebbe una giovinezza spensierata. Le chiedo: si è mai innamorato? «Nel libro Il Gesuita , racconto di quando avevo una fidanzatina a 17 anni. E ne faccio cenno anche ne Il Cielo e la Terra, il volume che ho scritto con Abraham Skorka. In seminario una ragazza mi fece girare la testa per una settimana». E come finì se non sono indiscreto? «Erano cose da giovani. Ne parlai con il mio confessore» (un grande sorriso ). Grazie Padre Santo. «Grazie a lei». f. de b.

VICENZA - Continuano le iniziative di «Arcigay Vicenza». Oltre al dibattito di lunedì sera (vedi articolo a lato), è in programma per venerdì un doppio appuntamento in città. Alle 20 all'Hotel Palladio il presidente onorario di Arcigay, Franco Grillini, interverrà sul tema «L'Italia delle promesse e dei diritti mancati», mentre alle 22 al cinema Odeon verrà proiettato il documentario di Gianni Amelio «Felice chi è diverso», in collaborazione con la Società Generale di Mutuo Soccorso - Casa di Cultura Popolare (sono in calendario altre proiezioni della pellicola tra venerdì e domenica). «Saranno due serate dedicate ai diritti civili», osserva il presidente di Arcigay Vicenza Mattia Stella.

 

Corriere Veneto

Per la prima volta nella storia della Repubblica un omosessuale dichiarato assume un incarico di governo e per di più in un ruolo chiave come quello dei "Rapporti col Parlamento" e delle "riforme".

Sappiamo che sul suo nome c'è stato un veto inaccettabile dell'NCD che non lo voleva alle Pari Opportunità, le quali non sono state assegnate a dimostrazione che nella maggioranza esiste uno scontro sui temi relativi alle Unioni Civili e alle questioni di "genere". Questioni che non sono state risolte se è vero che non si sa se e quando la delega alle PPOO sarà assegnata e a chi.

Si tratta quindi di una grossa novità accompagnata però dall'accettazione di un veto sulla persona perchè evidentemente i clericofanatici da brivido di cui è popolata l'NCD alla fine l'hanno spuntata visto che hanno anche piazzato all'istruzione tal Toccafondi distintosi per le sue sparate contro la presenza di una sacrosanta educazione contro il razzismo e contro l'omofobia nelle scuole.

Quindi un omosessuale alle PPOO non andava bene ma un integralista alla Pubblica istruzione sì.

Ci lascia molto perplessi che la delega alle Pari Opportunità non solo non sia stata assegnata ma non si sa nemmeno che fine farà.

Resta da vedere se un gay dichiarato ai "Rapporti col Parlamento" sarà in grado di operare perché l'Italia diventi finalmente un paesi civile e abbia una buona legge contro le discriminazioni e una buona legge sull'uguaglianza dei diritti delle coppie lgbt.

Proprio per questo facciamo a Ivan Scalfarotto i migliori auguri per il suo nuovo incarico nell'interesse del paese e della comunità lgbt.

 

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

 

L’intervista all’ambasciatore russo Alexey Komov, pubblicata la scorsa settimana dal nostro giornale a seguito dell’affollato incontro avvenuto nella Sala Caritro di Rovereto (con la presenza del console onorario, l’altoatesino Bernhard Kiem, e lo stato maggiore del “Borodina” di Merano schierato in prima fila), è diventata un caso internazionale: il suo credo religioso di cristiano ortodosso radicale e ultraconservatore, per non dire reazionario, che vede nell’omosessualità e nella massiccia immigrazione, soprattutto islamica, due delle principali cause di decadenza della società occidentale, ha suscitato una marea di reazioni indignate. I deputati Florian Kronbichler e Alessandro Zan di Sel , hanno infatto portato la questione in Parlamento (Ne riportiamo i contenuti a parte, ndr) chiedendo l’intervento del ministro degli Esteri. Dura anche la reazione del mondo omosessuale italiano, ad iniziare da una figura storica come Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay e dal 2001 al 2008 parlamentare alla Camera e sempre in prima linea contro l’omofobia. Franco Grillini, cosa pensa delle posizioni conservatrici dell’ambasciatore Komov? «Siamo a un delirio autoritario di stampo reazionario che non ha nulla da invidiare allo stalinismo: la paranoia omofoba è la principale caratteristica del nuovo corso putiniano, basato su un cinico compromesso storico con l’ultrareazionaria chiesa ortodossa russa. Da ateo capo del Kgb, Putin è diventato un fervente sostenitore del tradizionalismo per una logica di potere e perché non si sente affatto al sicuro, dal momento che governa in maniera autocratica e non democratica, e sa che può essere disarcionato dalla piazza. Non a caso, al Cremlino sono preoccupati per quello che sta succedendo in Ucraina». Quindi sarebbe il potere personale la ragione di questo compromesso? «Sì, legato alla nostalgia della grandeur della vecchia Unione Sovietica, quando il mondo era diviso in due blocchi, e tutti erano sotto l’influenza russa o quella americana. Oggi le cose sono molto cambiate, ci sono nuovi attori dello sviluppo economico e geopolitico come la Cina: cosi da capo dei servizi segreti, Putin ha consolidato il suo potere alleandosi con la neonata chiesa ortodossa che si sta riprendendo i suoi spazi». L’avversione all’omosessualità della Russia si può spiegare con le politiche familiari volte a favorire dell’incremento demografico? «La repressione omosessuale è un tratto tipico dei regimi totalitari che praticano sistematicamente il controllo sociale della sessualità, perché è la cosa meno controllabile e più anarchica di ogni essere umano: la legge in Russia, infatti, è esplicita, in quanto vieta l’espressione di tutta la sessualità “non tradizionale”, e così si controllano i comportamenti privati, le relazioni tra persone e le dinamiche sociali». Gli omosessuali, quindi, non rientrano in questo modello? «Sì e sono scomodi al potere perché sono i più liberi e smentiscono le teorie idiote sulla superiorità della famiglia tradizionale, che invece è al centro di tutti gli abusi e le violenze sui minori e sulle donne, mentre i gruppi omosessuali, che sono in assoluto tra i meno violenti e aggressivi, sono accusati di ogni nefandezza. Questo è il frutto di un odio verso tutte le minoranze, che vengono sempre attaccate con accuse infamanti prive di fondamento, proprio come è avvenuto con gli ebrei sotto il nazismo». Cosa risponde a chi vi accusa di voler imporre alla maggioranza i vostri modelli di vita, tipo la sostituzione della dicitura mamma e papà, con quella di genitore uno e genitore due? «Che sono loro che vogliono imporre a tutti il loro modello di vita, attraverso la repressione degli altri. Noi vogliamo solo vivere in pace la nostra vita e non vogliamo distruggere la famiglia, anzi, vogliamo esattamente la stessa cosa, il matrimonio, che in Europa è garantito dal Trattato di Lisbona, e che in Italia non è applicato perché domina una cultura clerico-fascista”». In questi giorni c’è il caso clamoroso dell’Uganda dove l’omosessualità è considerata un crimine. «Anche per la chiesa ortodossa l’omosessualità è un crimine, esattamente come lo è in Uganda, e ricordo che anche per il fascismo era un reato politico: certo, Putin non si può permettere di criminalizzare l’omosessualità perché non potrebbe più mettere piede in Occidente, allora l’ha messa sotto la voce “divieto di propaganda omosessuale”, con la scusa di tutelare i minori. La legislazione omofoba russa ha legittimato la violenza contro i gay e, addirittura, in caso di omicidio, le pene sono più lievi: siamo tornati in pieno stalinismo, che quanto a trattamento nei confronti degli omosessuali non aveva nulla da invidiare ai nazisti». A proposito di sessualità, che differenze vede tra chiesa ortodossa russa e la chiesa cattolica? «La chiesa ortodossa è basata sulla antica cultura contadina russa che non è certo progressista, mentre la chiesa cattolica è sostanzialmente ipocrita, per facciata spara a zero su questioni bioetiche, ma di fatto ha una doppia morale, dove con la confessione tutto si risolve. E questa doppia morale è passata anche alla politica: Togliatti, ad esempio, in piazza inneggiava alla rivoluzione mentre in parlamento era su posizioni ben diverse». Che cosa si aspetta dal nuovo Presidente del Consiglio Matteo Renzi? «Lo sforzo di Renzi sarà quello di promuovere le unioni civili alla tedesca, che di fatto sono dei matrimoni: la mia previsione però, è che ci sarà la pressione vaticana per bloccare tutto, con una strategia basata sulla teoria del piano inclinato, per cui se passa uno spillo poi passa tutto il mare. e dunque bisogna intervenire preventivamente E per fare questo, basterà una telefonata: dopo sette anni in parlamento, e in particolare alla commissione giustizia, so bene come funzionano le cose. E poi, insieme all’ostruzionismo del Vaticano, ci sarà anche quello della destra che in tutta Europa sta promuovendo gravi manifestazioni razziste e omofobe. Finito l’anticomunismo, la lotta all’omosessualità è diventata il nuovo collante delle destre reazionarie in tutta Europa».

Fonte: Alto Adige

Il Consigliere Franco Grillini (Gruppo Misto-LibDem) ha presentato oggi un’interrogazione a risposta immediata in Aula sull’evidente carenza di strutture pubbliche per il commiato per celebrazioni laiche o per culti diversi da quello cattolico sul territorio regionale.

 

“L’oggetto dela mia denuncia –afferma Grillini– si basa su un’elementare considerazione che ha generato numerose proteste: se è vero che gli abitanti del nostro territorio sono oltre quattro Milioni e che di questi l’85% circa sono di religione cattolica, allora vi sono quasi settecentomila emiliano romagnoli laici o di culto non cattolico che sono costretti a celebrare il commiato dei propri defunti in strutture che contravvengono i più elementari diritti (quelli che vietano le discriminazioni religiose) sanciti dalla Carta Costituzionale.

 

Dai dati raccolti dal Consigliere Grillini e confermati dall’Assessore regionale alla Sanità Carlo Lusenti, a fronte di sei strutture private situate prevalentemente in Emilia, sono solo due (sebbene concepite con la forma di camere ardenti e quindi inadatte per l’allestimento di qualunque cerimonia di commiato) le strutture pubbliche adibite ad una fruizione laica o non cattolica: Borgo Panigale alle porte di Bologna e Ferrara. “Mi sembra di tutta evidenza –prosegue Grillini– la totale inadeguatezza della situazione in essere ed auspico un celere intervento della Giunta per sanare l’evidente problema”.

 

L’Assessore Lusenti, nel confermare i dati forniti dal Consigliere LibDem, ha ricordato come le strutture del commiato, nate con la Legge Regionale 19/2004 non solo dovrebbero garantire un luogo neutro di cordoglio per differenti identità e fedi religiose, ma dovrebbero offrire una vasta gamma di servizi alla persona che vanno dall’accoglienza dei congiunti, all’assistenza psicologica, alla veglia del congiunto e alla cerimonia di commiato vera e propria. Il titolare dell’Assessorato alla Sanità della Regione Emilia-Romagna ha poi concluso la sua replica sottolineando come, alla luce della situazione sollevata dal Consigliere Grillini e “in ragione dell’avvento di una società multiculturale, con la presenza sempre più importante di costumi ed esigenze diverse nei nostri orizzonti geografici e di un sempre crescente processo di secolarizzazione, si debba promuovere in collaborazione con i Comuni, la ricerca di soluzioni più adeguate e sostenibili per rispondere a tali legittime istanze, per rendere possibile in modo più diffuso la realizzazione di luoghi specifici per riti funebri di tutti, progettati e curati per essere dignitosi e privi di precise connotazioni ideologiche o religiose”.

 

Bologna, 25 Febbraio 2014

 

Vorremmo prendere in parola quando il neopresidente del Consiglio Matteo Renzi dice concludendo la sua presentazione al Senato: "il tempo del coraggio non esclude nessuno e non lascia indietro nessuno". Ma è sufficiente il compromesso che Renzi propone sui diritti civili per dare valore pratico ad una brillante e condivisibile affermazione? Secondo noi di Gaynet Italia la vera sfida è quella dell'uguaglianza che giustamente Renzi ha ribadito sullo jus soli, chi nasce in Italia è "uguale" a un italiano cioè è un italiano. Ma un omosessuale è un italiano? Al momento no perchè non abbiamo nessun diritto e in particolare siamo uno dei pochi paesi della vecchia Europa a non avere alcuna norma sulle coppie lgbt e persino nulla sui conviventi in generale.

Renzi cita una sua amica che gli dice "o tutto o niente" sui diritti civili e, contestandola, invita tutti a fare un compromesso e a discutere non di matrimonio egualitario ma di Unioni Civili.

Ma il compromesso è possibile? Le Unioni Civili si faranno? Renzi sfida tutti dicendo che gli altri hanno parlato ma "noi le faremo".

Noi pensiamo che non si faranno perchè se in una maggioranza ci sono esponenti reazionari (per esprimerci in termini eufemistici) come Giovanardi, Roccella, Sacconi, Formigoni, Lupi, Quagliariello, Mauro, Binetti, ecc, che sono numericamente decisivi allora vuol dire che non se ne farà nulla al di la delle buone intenzioni di cui sono lastricate le vie dell'inferno.

In questi giorni stiamo assistendo ad un'isterica campagna ossessivamente omofoba dell'Avvenire, del Giornale e di altri organi di stampa legati all'estrema destra per non parlare di una miriade di manifestazioni di fanatici religiosi contro "qualsiasi" cosa ricordi anche lontanamente i diritti civili delle persone lgbt. La loro strategia è chiara: avviare una gigantesca campagna diffamatoria verso gay e lesbiche per bloccare qualunque provvedimento. Quindi le nostre perplessità sull'effettiva realizzabilità non dico del matrimonio egualitario ma persino di un banale compromesso (qualcuno ci spiegherà in cosa consiste...) sono molto fondate. Prova ne sia che non è stato nominato la Ministra per le Pari Opportunità e che su questo ministero e le sue deleghe al momento notiamo solo un eloquente silenzio.

 

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

 

Il consigliere Franco Grillini ha incontrato stamattina Izzat Karaki e Jawad Abu Aisha, i due rappresentanti palestinesi che in questi giorni sono in Italia per tentare di sensibilizzare il mondo politico e tutta la società su quanto sta accadendo ad Hebron. A pochi giorni dall’anniversario della strage di palestinesi compiuta vent’anni fa dal colono Baruch Goldstein nella moschea della Tomba del Patriarca, a tutt’oggi la situazione che si registra nel principale centro abitato della Cisgiordania è molto difficile. A fronte di un’occupazione abusiva della città vecchia da parte di qualche centinaio di coloni protetti da un’imponente dispositivo militare, fa da contraltare una situazione di continua vessazione per le diverse decine di migliaia di palestinesi residenti nella zona. “Sono assolutamente solidale alla battaglia nonviolenta che stanno compiendo queste organizzazioni palestinesi –dichiara Franco Grillini– e spero che la campagna d’informazione e sensibilizzazione che stanno portando avanti possa determinare nel più breve tempo possibile una decisa inversione di tendenza nelle politiche israeliane sulla città di Hebron.” Karaki e Abu Aisha, in particolare, fanno parte dell’Associazione nonviolenta “Youth Against Settlements in Palestine” e si batte per la campagna “Open Shuhada Street”, la riapertura ai palestinesi, cioè, della principale arteria della città di Hebron che determina un durissimo regime di apartheid per le numerose migliaia di palestinesi che abitano in zona.


Bologna, 20 Febbraio 2014

BOLOGNA, 22 FEB - Gian Luca Galletti ministro dell'Ambiente non piace a chi ricorda le sue simpatie nucleariste, esplicitate in un'intervista del 2010 a una radio bolognese, quando era candidato presidente della Regione Emilia-Romagna, per l'Udc. E' la stessa Radio Citta' del Capo a ricordarlo, in un post sul proprio sito e in un tweet che rimanda anche all'audio di quattro anni fa, quando Galletti esortava a rilanciare la produzione di energia da fonti nucleari. Ma era prima del 2011, l'anno del referendum (cassate le norme che permettevano la costruzione di nuove centrali) e del devastante incidente di Fukushima, che ha contribuito a mutare la consapevolezza del pericolo. Ne approfitta lo storico leader del movimento gay Franco Grillini, consigliere regionale ex Idv e ora LibDem. Oggi twitta cosi', rimbalzando su Fb: "Galletti, nuclearista, all'ambiente. Quindi Roccella alle pari opportunita', Borghezio all'integrazione, Formigoni al turismo, Berlusconi alla giustizia, Razzi alla cultura, Marchionne al lavoro...". (ANSA). SE 22-FEB-14 18:10

(ANSA) - BOLOGNA, 21 FEB - C'e' soddisfazione in Emilia-Romagna per la presenza, nel nuovo governo Renzi, di tanti ministri emiliano-romagnoli. Fra i piu' soddisfatti ci sono imprenditori e cooperatori, per la presenza di Federica Guidi e Giuliano Poletti. "Grande soddisfazione" e' stata espressa da Confindustria Emilia-Romagna, anche se ad esultare e' il movimento cooperativo, per la nomina del presidente nazionale di Legacoop, l'imolese Poletti. "Come cooperatori - ha detto il presidente regionale di Legacoop Giovanni Monti - ci rallegriamo che per un ruolo tanto importante e impegnativo sia stata scelta una persona che conosce intimamente criticita' e potenzialita' del mondo del lavoro e ha a cuore sia i bisogni dei lavoratori, soci e dipendenti, sia quelli delle imprese, sia quelli dei cittadini per un nuovo welfare potenziato e inclusivo". E festeggia pure il consigliere regionale Franco Grillini. "Voglio sperare - ha detto - che le deleghe per le pari opportunita' rimangano al ministero di Poletti che e' persona saggia e da sempre contro ogni discriminazione". Soddisfatto anche il Pd: "Finalmente un mondo invisibile arriva al governo. Un mondo decisivo per l'innovazione civile e sociale", dice Marco Macciantelli. "La nomina di Poletti - ha detto il capogruppo in Regione, Anna Pariani - ci riempie di orgoglio e rappresenta un forte riconoscimento del valore del mondo cooperativo e della nostra terra su questi temi". E ai neominsitri bolognesi ed emiliano-romagnoli sono arrivati gli auguri del sindaco di Bologna Virginio Merola. Come pure al neo presidente del Consiglio: "A Matteo Renzi spetta una prova impegnativa, noi sindaci lo sosterremo affinche' la sua azione di governo sia concreta e incisiva", ha detto il primo cittadino bolognese.

 

(ER) GOVERNO. GRILLINI (GAYNET): MANCA DELEGA A PARI OPPORTUNITÀ

"DECISIONE ASSAI OPINABILE, SPERIAMO IN POLETTI"

 

(DIRE) Bologna, 21 feb. - Subito una grana per il nuovo Governo Renzi: la comunita' omosessuale non ha digerito la mancanza di una delega specifica alle Pari opportunita' e alla lotta alle discriminazioni. "Il problema e' risolto, il ministero non c'e'", commenta su Facebook con amarezza Franco Grillini, consigliere regionale in Emilia-Romagna e presidente nazionale di Gaynet. Per questo, in una nota Grillini si rivolge direttamente "all'amico Giuliano Poletti", neo ministro al Lavoro e alle Politiche sociali, "con cui ho condiviso cinque anni di consiglio provinciale a Bologna". A lui Grillini indirizza "i migliori e piu' sinceri auguri di buon lavoro", ma anche "una preghiera. Mentre trovo assai opinabile che non sia stata nominata la ministra ad hoc" alle Pari opportunita' e alla lotta alle discriminazioni, "voglio sperare che le deleghe rimangano al ministero di Poletti, che e' persona saggia e da sempre contro ogni discriminazione", cosi' come nel Governo Letta erano state assegnate alla viceministro del Lavoro, Cecilia Guerra.

«Cercheremo di riaprire il Pantheon alla città il prima possibile». L’assessore alla Sanità Luca Rizzo Nervo risponde alla lettera pubblicata ieri da Repubblica in cui i familiari di una persona defunta i primi di febbraio esprimono tutta la loro amarezza per non aver potuto salutare in forma laica il proprio caro al Pantehon della Certosa. La struttura è infatti chiusa al pubblico dopo i danni causati dal terremoto del maggio 2012 e, in attesa della riapertura, gli addii laici sono stati spostati in periferia, nella sala del Commiato del Polo crematorio di Borgo Panigale. Ma nessuno pare aver informato i familiari di questa opportunità. Ora però Palazzo D’Accursio promette di dare un’accelerata ai lavori di ripristino del Pantheon. «Riaprirlo è una nostra priorità — assicura Rizzo Nervo — , e nel frattempo faremo un supplemento di indagine per vedere se alla Certosa ci sono altri spazi idonei». Da due anni infatti il Pantheon è per tutti off limits: le lesioni causate dal sisma hanno colpito la parte strutturale, la zona della volta ovale e quella dei finestrini. Da qui la decisione di chiudere tutto. Passati due anni però, dei lavori nemmeno l’ombra. Ritardi che risentono soprattutto dei ricorsi e controricorsi che hanno segnato il bando comunale trentennale per la gestione dei cimiteri cittadini, pubblicato a fine 2011 e vinto a dicembre 2012 da una cordata di privati che si sono però insediati nell’estate del 2013, solo dopo il responso del Tar che ha dato loro ragione e torto alla cordata uscita sconfitta dalla gara. A seguito di questa sentenza è stata creata la nuova società Bologna Servizi Cimiteriali, al 51% di proprietà del Comune e per il restante in mano ai vincitori del bando. Da qualche mese quindi qualcosa si è messo in moto, ma bisognerà aspettare ancora del tempo per rivedere il Pantheon aperto. La fase di progettazione dei lavori è partita, spiegano gli uffici comunali, e tutti i sopralluoghi sono stati effettuati.

Palazzo D’Accursio conta di chiudere questa prima fase entro la metà di marzo. Ma prima di poter dare il via libera ai lavori, il progetto di ristrutturazione dovrà passare al vaglio della Soprintendenza ai beni culturali. La previsione è quindi di aprire i cantieri in estate, salvo intoppi e imprevisti dell’ultim’ora. «Abbiamo chiesto a Bologna Servizi Cimiteriali di dare nel piano di manutenzione straordinaria priorità proprio al Pantheon» spiega l’assessore.

Lavori che riguardano principalmente il rinforzo strutturale di cerchiatura della struttura muraria. Intanto, proprio alla luce della lettera pubblicata da Repubblica, il consigliere regionale Franco Grillini (LibDem) ha presentato un’interrogazione alla giunta Errani per chiedere «quali interventi e opere siano stati effettuati al fine di favorire un’adeguata presenza sul territorio di strutture per il commiato, fruibili senza discriminazione da parte dei cittadini che non praticano il culto cattolico».

 

Beppe Persichella

 

Fonte : La Repubblica

«Il matrimonio? Sta attraversando il deserto del non riconoscimento». Parola del cardinale di Bologna Carlo Caffarra, che punta il dito contro lo smarrimento vissuto da uomini e donne che sempre più spesso «perdono coscienza della verità della loro femminilità e mascolinità». Immediata, e durissima, la replica di Arcigay. A scatenare la reazione, le parole pronunciate dal cardinale nella basilica di Terni, nel giorno di San Valentino (a cui è intitolata la chiesa umbra). Caffarra si dice preoccupato perché la società «fatica a percepire la bellezza» dell'amore coniugale. I sintomi della crisi, secondo il cardinale, sono due: «Il calo dei matrimoni e la progressiva equiparazione della comunità coniugale ad aggregati di individui legati fra loro da affetti privati». Ancora più esplicito il passaggio successivo: «Questo deserto porta l'uomo e la donna a perdere coscienza della verità della loro femminilità e mascolinità». Caffarra invita le coppie a seguire l'esempio dei martiri: «Non piegatevi ai potenti mezzi della produzione del consenso, orientati a mascherare la verità sull'uomo e sulla donna». Durissima la replica di Vincenzo Branà, presidente del circolo Lgbt Il Cassero: «Caffarra ha tumulato l'amore in un voto di castità e con ogni probabilitá non ha mai festeggiato San Valentino. Il suo livore racconta la malinconia di chi non ha mai ricevuto nè inviato una lettera d'amore». Mentre il consigliere regionale Franco Grillini, presidente di LibDem, ex leader Arcigay: «Per Caffarra se il matrimonio è in crisi è colpa di gay e lesbiche, non lo sfiora il dubbio che la gente non si sposa perché è impossibile mettere su casa». Nel frattempo, il sindaco di Bologna Virginio Merola, in risposta a una polemica della Lega, difende il ciclo di letture proposto dal Comune ai bambini fino ai 10 anni (e alle loro famiglie) che prevede anche il libro «E con Tango siamo in tre» incentrato sulla storia vera di «due pinguini maschi dello zoo di New York che hanno adottato un uovo». È «intenzione dell'amministrazione dice il sindaco favorire iniziative che contrastano la discriminazione». Pierpaolo Velonà

In programma presso la biblioteca Scandellara la fiaba della coppia di pinguini omosessuali che crescono il loro cucciolo, dando vita ad una felice famiglia allargata. Polemica sull'iniziativa


"C'era una volta un pinguino maschio Roy, e il fidanzato Silo, una coppia gay, che insieme crescevano un piccolo pinguino, Tango, creando così una famiglia speciale e felice...".

E' la favola "E con Tango siamo in tre" (di Justin Richardson e Peter) che ha al centro la storia di due pinguini omosessuali e che il prossimo 29 marzo (dalle 10,00 alle 12,00) verrà proposta a bambini dai 4 agli 8 anni, presso la biblioteca “Scandellara”. Una tematica sempre più attuale, ma ancora ostica e maldigerita su più fronti quella delle famiglie allargate e dell'amore omosessuale.

La purezza dei bambini non lascia spazio a pregiudizi di sorta, e farli crescere consapevoli dell'esistenza di diverse declinazioni d'amore sarebbe la risposta giusta, contro le discriminazioni. Così prende le mossa la fiaba.

Ma la dolce storiella e il programma del ciclo "Lettura & laboratorio' della biblioteca Scandellara, hanno destato sconcerto e sollevato polemiche. In testa ai detrattori dell'iniziativa la consigliera Lucia Borgonzioni (Lega Nord), che vi legge dietro un intento strumentale. "I più piccoli, vengono usati per fini politici", dice la leghista, sottolineando si tratti di "letture e laboratori per "promuovere" tramite favole, il mondo e le famiglie gay" all'attenzione dei partecipanti, ovvero - rimarca Borgonzoni -  "bambini dai 4 agli 8 anni".

Fonte Bologna Today

Perché sì, l’opinione di Franco Grillini

«NON possiamo nascondere la realtà delle cose ai bambini: sostituirla con una artificiale è sbagliata». Una laurea da 110 e lode in pedagogia e una vita spesa per i diritti degli omosessuali, Franco Grillini è presidente di Gaynet e consigliere regionale. Grillini, conosce la storia del pinguino Tango e dei suoi due genitori maschi? «Sì, è nota da tempo. E' una favola delicata e senza riferimenti sessuali». Bambini così piccoli sono in grado di comprendere un messaggio di questo tipo? «E' l'età migliore, perché hanno una curiosità e una duttilità di pensiero che non avranno mai più in futuro. E poi la fiaba piace tantissimo, perché gli adulti non chiedono mai ai loro figli cosa ne pensano?». Quale effetto può avere sulla loro crescita? «Quello di conoscere il rispetto per le pluralità e di poterne discutere liberamente: i diversi tipi di famiglia sono una realtà e non possiamo nasconderla con una artificale». E' giusto spendere soldi pubblici per iniziative di questo genere? «E' sacrosanto. Parliamo di educazione al rispetto, non di proselitismo». f. d. p.

 

Fonte: Il Resto del Carlino

Gaynet Italia, associazione di giornalisti omosessuali, esprime piena solidarietà alla consigliera delegata del comune di Venezia Camilla Seibezzi per le volgari offese subite in queste ore attraverso i social network.

Il dibattito creato dalle destre veneziane, dall'Udc e della curia attorno al corretto agire politico della Seibezzi è grottesco e non è indubbio possa essere esso stesso brodo di cultura per quei fanatici che, dietro anonimato, scrivono frasi ingiuriose per ogni essere umano.

Per quanto riguarda l'intera vicenda, come associazione che si occupa di comunicazione, ci battiamo contro l'uso di termini come “fiaba gay” o “argomenti sensibili” per descrivere titoli di libri, alcuni dei quali premiati al salone del libro di Torino, che insegnano prima di tutto il rispetto delle differenze in una società multiculturale che non ha più un solo modello di famiglia ma molteplici forme di famiglie, fra cui quelle omosessuali.

E' bene dunque si riporti il dibattito attorno ai 50 libri da distribuire nei nidi già acquistati dal comune, di cui è stato chiesta addirittura la censura neppure fossimo sotto una dittatura, sul corretto binario: ovvero quello dell'educazione e del rispetto civile, affettivo e razziale, dei bambini.

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

Eravamo nella stessa scuola, il Serpieri di Bologna, e nello stesso collettivo di studenti impegnati nella politica degli anni '70 dove gli studenti volevano cambiare il mondo, fare la rivoluzione e dissacrare l'esistente. Facevamo spesso assieme la strada del ritorno parlando in dialetto bolognese e discutendo di tutto. A Bologna un po' tutti siamo cresciuti anche ascoltando il suo rock demenziale, leggendo i suoi libri sarcastici e le sue battute geniali che sono entrate nel lessico comune e riproposte da tutti in innumerevoli occasioni.

Con Freak abbiamo spesso discusso di diritti civili, sono stato invitato da lui in moltissime occasioni dove si metteva assieme il serio e il faceto, la battuta fulminante con il ragionamento serioso, l'italiano e il dialetto bolognese. Se devo essere sincero Freak era il cantante bolognese a cui ero più affezionato e francamente mi sentirei di proporre i suoi funerali in comune come per Lucio Dalla. Bene ha fatto il sindaco a dire che Freak è un pezzo importante della cultura della città perché è importante chi ha dissacrato come chi ha consacrato.

Freak ha scritto 7 libri, ricordiamolo con le sue battute che sono passate alla storia del costume, e proprio per lo scherzo che ci ha fatto lasciandoci a 59 anni possiamo ben dire che "la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo".

 

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

Consigliere regionale LibDem

Inequivocabili le parole di Ban Ki Moon, segretario generale delle Nazioni Uniti durante il suo discorso all'Assemblea del Cio, alla vigilia della cerimonia inaugurale dei Giochi Invernali di Sochi: "Dobbiamo opporci agli arresti, alle carcerazioni e alle restrizioni discriminatorie che si trovano ad affrontare" le persone lgbt in varie parti del mondo e nella Russia di Putin che, con la penosa scusa della tutela dei minori, ha vietato qualsiasi manifestazione pubblica sull'omosessualità e vietato a stampa e tv di parlare in modo positivo delle persone omosessuali, pena l'arresto o la chiusura della testata com'è avvenuto ieri ai danni di un popolare blog moscovita. La legge russa sulla presunta "propaganda alle sessualità non tradizionali" ha già legittimato i progrom verso le persone lgbt su tutto il territorio russo come documenta, tra l'altro, il dettagliato reportage dell'Espresso in edicola questa settimana. Un processo per un omicidio di un omosessuali in area siberiana si è concluso con condanne lievi degli assassini.

E' in questo clima brutalmente omofobo che il vicepremier russo tenta ancora di giustificare la legislazione omofoba come tutela dei minori quando proprio ieri l'Onu ha detto con chiarezza che il rischio per gli abusi sull'infanzia provengono dal clero, non solo cattolico.

Rimane la tristezza per la presenza del governo italiano all'inaugurazione dei giochi olimpici invernali. Evidentemente è vano sperare che i leader politici italiani siano all'altezza degli altri leader mondiali come la Merkel, Cameron, Obama e Hollande.

Sappiamo che ci sono in ballo i contratti sul gas e che i russi si sono complimentati con l'Italia per l'assenza di leggi di tutela delle persone lgbt. Le dichiarazioni di Letta sulla sua intenzione di lottare contro le discriminazioni sarebbero più credibili se il governo facesse qualcosa in Italia in questa direzione. Quel qualcosa per ora francamente ci sfugge.

 

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

 

Grillini (Gaynet), scandalo Pedofilia, il Vaticano rifletta sul fallimento della sua morale, contronatura presunta castità e celibato del clero

Vietare domande sessuali ai minori di 18 anni in confessionale e nelle scuole agli insegnanti di religione

 

E' agghiacciante e documentato l'atto d'accusa della commissione Onu per i diritti dei minori nei confronti del Vaticano a proposito dei preti pedofili. In sostanza il vaticano avrebbe coperto lo scandalo planetario e molte curie avrebbero protetto i responsabili. Ma di fronte a questa enormità incredibilmente in Italia tutti tacciono. Tace la politica che non osa mai criticare il Vaticano nemmeno di fronte a questo disastro, tace il mondo della scuola che dovrebbe proteggere per primo i minori, tacciono tutte quelle organizzazioni che urlano contro le adozioni alle coppie gay, contro le tecniche di inseminazione assistita e contro la GPA. Tacciono coloro che hanno inscenato manifestazioni omofobe in Francia e in Italia additando gli omosessuali come pericolo per i minori.

Ecco da dove viene invece il pericolo per i minori: lo dice l'Onu in modo inequivocabile ed estremamente documentato. Centinaia di migliaia di casi, di abusi, di vere e proprie violenze sessuali perpetrati su minori anche sotto i dieci anni.

Diciamoci la verità: le misure prese finora dal Vaticano per contrastare questa piaga sono solo pannicelli caldi perchè il difetto sta nel manico ovvero nella struttura e nell'identità del clero. Imporre un'impossibile astinenza nonché il celibato al clero cattolico è un fatto incontestabilmente contronatura (ci si consenta di rispedire al mittente l'accusa bimillenaria che il Vaticano ha brandito contro gli omosessuali). Come si fa ad impedire a persone adulte l'esercizio di una sana e consapevole sessualità nonché una normale vita sentimentale? Si tratta di pura follia perché come insegna qualsiasi psicologo e qualsiasi sessuologo la sessualità umana non è comprimibile essendo la libido la principale forza che ci caratterizza. E' evidente che in condizione di astinenza in molte persone con psicologia fragile o con problemi di vere e proprie patologie psichiche si può sfociare in abusi verso minori affidati a quelli che dovrebbero essere loro tutori con compiti educativi.

Da Parlamentare membro della Commissione Giustizia proposi con una mozione che vietasse al clero di porre domande sulla vita sessuale dei bambini in confessionale. Il presidente della Commissione dichiarò inammissibile la mia mozione.  Ma alla luce dell'enorme scandalo sessuale che senso ha che, anche in tenera età, il clero sottoponga i bambini loro affidatigli a domande sulla propria sessualità e sulla propria vita intima? La questione vale anche per gli insegnati di religione cattolica nelle scuole pubbliche che dovrebbero astenersi dal parlare di morale sessuale e persino di fare corsi sulla sessualità perché nelle scuole italiane non esiste l'educazione sessuale.

 

In sostanza questo enorme scandalo toglie al moralismo sessuofobico e omofobico vaticano qualsiasi autorità e qualsiasi pretesa di dettare legge in materia di bioetica. In Vaticano la morale è morta e nessuna lezione morale può venire da chi non ha saputo prima di tutto vigilare al proprio interno essendo incapace di cambiare la vita del proprio clero e di espellere tutti coloro che avevano commesso gravi reati.

 

Franco Grillini

Psicologo e Presidente di Gaynet Italia

 

 

Da Repubblica.it

CITTA' DEL VATICANO - Pesante atto d'accusa della commissione Onu per i diritti dei minori nei confronti del Vaticano a proposito dei preti pedofili. In un durissimo rapporto, l'organismo delle Nazioni Unite denuncia le politiche della Santa Sede che hanno permesso a religiosi di abusare sessualmente di decine di migliaia di bambini e ragazzi. E chiede "l'immediata rimozione" dei responsabili di quegli atti, che dovrebbero essere "consegnati" alle autorità civili, oltre all'apertura degli archivi sui pedofili e sugli uomini di chiesa che hanno coperto i loro crimini. Il Vaticano ha violato la convenzione per i diritti dei minori, ha detto il presidente del Comitato Onu per i diritti dei bimbi Kristen Sandberg, rispondendo alla domanda se il dossier presentato oggi mostra che sia stata violata la convenzione. "La mia semplice risposta è sì, perché non hanno fatto tutto quello che avrebbero dovuto". La commissione critica il Vaticano anche per le sue posizioni sull'omosessualità, la contraccezione e l'aborto.

 

La replica della Santa Sede. Non si è fatta attendere la reazione della  Santa Sede che in una nota ha fatto sapere che "prende atto" delle osservazioni conclusive dell'Onu di Ginevra sulla pedofilia e ribadisce il proprio "impegno a difesa dei diritti del fanciullo", ma esprime rincrescimento per il "tentativo di interferire nell'insegnamento della chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell'esercizio della libertà religiosa". "Sorpresa" di fronte alle Osservazioni fornite oggi a Ginevra dal Comitato Onu alla Santa Sede viene espressa dal mons. Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede a Ginevra. In particolare Tomasi rileva che "il documento sembra quasi non essere aggiornato, tenendo conto di quello che negli ultimi anni" ha fatto la Santa Sede, con lo Stato Città del Vaticano e le conferenze episcopali. Mons. Tomasi avanza l'interpretazione che "le organizzazioni non governative, che hanno interessi sull'omosessualità, sul matrimonio gay e su altre questioni" "In qualche modo hanno rafforzato una linea ideologica".

 

Il rapporto. Il rapporto è stato redatto dopo un'indagine condotta il mese scorso con audizioni pubbliche di alti esponenti vaticani. Al centro di quelle audizioni l'applicazione della Convenzione Onu sui diritti del bambino. "La Commissione - si legge nel documento diffuso a Ginevra - è profondamente preoccupata che la Santa Sede non abbia riconosciuto l'estensione dei crimini commessi, che non abbia preso le misure necessarie per affrontare i casi di abusi sessuali sui bambini e per proteggerli e che abbia adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione degli abusi ed all'impunità dei responsabili".

 

L'organismo Onu garante dei diritti dei minori ricorda in particolare lo scandalo irlandese delle "case Magdalene", istituti gestiti da suore in cui le ragazze facevano le lavandaie, in condizioni praticamente di schiavitù. Su posti del genere, sostiene il rapporto, il Vaticano dovrebbe indagare in modo che chi si è macchiato di crimini possa essere perseguito e che "un risarcimento adeguato possa essere pagato alle vittime e alle loro famiglie".

 

Nel rapporto si ricorda che i responsabili degli abusi sono stati spostati di parrocchia in parrocchia "in un tentativo di coprire questi crimini". E ancora: "A causa di un codice del silenzio imposto su tutti i membri del clero sotto la pena della scomunica i casi di abuso sono stati anche difficilmente riferiti alle autorità giudiziarie nei Paesi in cui sono stati commessi".

 

Secondo l'organismo delle Nazioni Unite, poi, la commissione creata a dicembre da papa Francesco dovrebbe indagare su tutti i casi di abuso e "sulla condotta della gerarchia cattolica nell'affrontarli". La Santa Sede viene inoltre esortata a "valutare il numero di bambini nati da preti cattolici, scoprire chi sono e prendere tutte le misure necessarie per garantire i diritti di questi bambini a conoscere e ad essere curati dai loro padri".

Nelle audizioni di metà gennaio, la commissione aveva spinto i rappresentanti vaticani a rivelare l'ampiezza degli abusi su minori perpetrati per decenni da religiosi cattolici che papa Francesco ha definito "la vergogna della Chiesa". Rispondendo a domande del genere per la prima volta da quando lo scandalo scoppiò oltre 20 anni fa, la delegazione della Santa Sede aveva respinto le accuse relative alle coperture fornite ai pedofili e aveva sostenuto che erano state tracciate delle linee guida chiarissime per proteggere i minori. In quell'occasione i vertici vaticani presentarono un documento da cui risultava che in due anni papa Benedetto XVI aveva ridotto allo stato laicale 400 religiosi.

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