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08 Jul

La Curia sulle nozze gay: “Forzatura del Comune fa propaganda politica”. Grillini: "La curia fa propaganda"

BOLOGNA – La curia torna all’attacco sul riconoscimento delle nozze gay di chi si è sposato all’estero. Una proposta, rilancia nei giorni scorsi anche dal sindaco Virginio Merola, bollata dalla Chiesa come «propaganda politica ». Come già più volte in passato, le critiche arrivano dalle colonne di Bologna sette, il settimanale dell’Arcidiocesi allegato al quotidiano cattolico Avve-nire. Nell’articolo, a firma del giurista Paolo Cavana, «il favore espresso da alcuni sindaci per la trascrizione di simili matrimoni contratti all’estero» viene definito come «un’evidente forzatura della legge». La testata della Curia si dice convinta che le aperture dei sindaci siano «forse dettate da ragioni di visibilità politica e poco in sintonia anche con la linea dell’attuale governo». Palazzo Chigi, ricorda l’articolo, è «favorevole piuttosto al riconoscimento delle unioni civili». L’accusa manda su tutte le furie Franco Grillini, presidente Gaynet, che rispondere per le rime: «La propaganda è dell’Avvenire » ribatte il consigliere regionale. Convinto che questo sia un tentativo della Curia bolognese di «interferire sull’attività della pubblica amministrazione e cercare di bloccare la trascrizione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, celebrati all’estero, nel registro dello stato civile del Comune di Bologna». Come invece auspicato, durante i giorni del Gay Pride, da Merola.
Ma il tema non coinvolge solo i delicati rapporti tra la Chiesa di Bologna e Palazzo d’Accursio. Continuano, infatti, le fibrillazioni anche dentro il Pd, soprattutto sul web. Ieri su fa-cebook c’è stato lo sfogo del consigliere regionale Giuseppe Paruolo, che ha risposto al deputato Sergio Lo Giudice (che su questi temi aveva definito «Berlusconi più avanti» di alcuni colleghi di partito). Sulle unioni civili, ribatte Paruolo, serve invece «una soluzione condivisa» e se la prende con «chi in questa fase ritiene di agitare lo spettro di un integralismo cattolico interno al Pd».

In Emilia Romagna, nel frattempo, si moltiplicano i sindaci che aprono sul tema dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Un segnale in questo senso è arrivato dal primo cittadino di Ravenna, Fabrizio Matteucci, Pd, che sabato scorso ha simbolicamente “sposato” Barbara e Carla, una coppia che sognava anni di poter celebrare il proprio matrimonio in municipio. La cerimonia non ha avuto alcun valore legale, ma ha visto lo stesso la partecipazione di centinaia di cittadini ravennati (e qualche turista), con un piccolo corteo che ha attraversato il centro storico della città. «Non bisogna aver paura dell’amore tra due persone» spiega Matteucci che per tutta la durata della cerimonia ha tenuto in mano la sua fascia tricolore: «Non avevo intenzione di forzare la legge, ma spero che al più presto anche noi sindaci potremo indossare la fascia e celebrare queste unioni». Vista l’impossibilità di un riconoscimento legale della cerimonia, le due donne (entrambe in abito bianco) hanno chiesto a tutti i presenti di firmare, come atto simbolico, un finto registro nozze. «Così abbiamo reso testimoni delle nostre nozze tutta la città» racconta Barbara, che al più presto volerà all’estero con la compagna («stiamo insieme da dieci anni ») per sposarsi legalmente. L’unico dubbio è «tra la Danimarca e il Portogallo». Per questo, «volevamo che la nostra festa a Ravenna fosse un messaggio politico». Un modo per chiedere «ai sindaci di andare avanti sui diritti degli omosessuali ».

La Repubblica


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