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23 Jun

Branà riconfermato alla guida del Cassero. Mai tanta partecipazione in 32 anni di militanza

BOLOGNA - Vincenzo Branà, 37 anni, giornalista, si riconferma presidente dell'Arcigay Bologna. Lo hanno deciso ieri gli oltre 500 attivisti che hanno votato al congresso del Cassero, per eleggere il nuovo leader della comunità Lgbt bolognese. «Ora dobbiamo riscrivere il nostro patto con la città e rivendicare i nostri valori» le prime parole di Branà, a capo della lista “Buon Vento” che ha sconfitto “Cassero Insieme”, capitanata da Vincenzo Corigliano. Una vittoria schiacciante: 354 a 191. È stato uno dei congressi più tumultuosi e partecipati degli ultimi anni, quello di ieri. A partire da come si è arrivati al voto, cioè con una improvvisa mozione di sfiducia nei confronti dello stesso Branà, ad aprile, e il conseguente “commissariamento” del Cassero. E poi settimane di scontri e veleni. Anche per questo, forse, l'affluenza al voto è stata più alta rispetto al passato, nonostante la bella giornata: hanno partecipato 554 attivisti. E persino Franco Grillini, leader storico di Arcigay, ammette: «In 32 anni di militanza difficilmente mi era capitato di vedere una cosa del genere».

Branà riconquista dunque il posto più alto della Salara. Due anni fa, alla prima elezione, venne definito il “presidente rottamatore”, e nel suo primo mandato non sono mancati gli strappi. Come il gran rifiuto dell'Arcigay di aprire uno stand alla Festa dell'Unità in polemica con un Pd «troppo morbido sui nostri temi». Ma anche ora Branà non smette di stupire. «Il Cassero è un'istituzione, un laboratorio politico. Deve essere autonomo, indipendente» per rivendicare i diritti della comunità gay. La parola chiave è “autorappresentazione”. «Perché i gay nella politica non funzionano più. Si tratta di un modello che è venuto meno, con troppi compromessi
da accettare».

ROSARIO DI RAIMONDO

La Repubblica

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