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22 Jun

Politica e discoteca, la città gay è spaccata. Zacchiroli non si schiera. Grillini: "Io sto con Branà"

BOLOGNA - È arrivato il giorno della resa dei conti. Il Cassero, lo storico avamposto gay bolognese, elegge oggi il suo nuovo presidente, dopo uno scontro durissimo che ha portato al siluramento della vecchia dirigenza e provocato una scissione all’interno dell’Arcigay. Due le fazioni in corsa: quella che fa capo a Vincenzo Branà, il leader uscente, e quella di Vincenzo Corigliano, il traghettatore dell’associazione in queste settimane di caos.

Oltre cinquecento persone oggi, a partire dalle 17, parteciperanno al congresso più tormentato degli ultimi anni per scegliere tra due liste: “Buon vento” (Branà) e “Cassero insieme” (Corigliano). Due fazioni, appunto, due anime diverse, venute fuori anche in questi giorni di “campagna elettorale”. Sul piatto c’è un posto imcuno portante, quello di leader della comunità gay locale, che gestisce un circolo da sempre sotto i riflettori, sia dal punto di vista politico, sia da quello economico: dalla rivendicazione dei diritti civili agli incassi delle attività serali in discoteca, la partita è ampia e complessa.

«È evidente, il Cassero fa gola - ha scritto qualche giorno fa Branà su Facebook - . Per quali è una corsia privilegiata, un modo attraverso il quale soggetti commerciali possono avvantaggiarsi. Un capitale di credibilità dietro il quale celare fini di lucro. Sapremo resistere a qualsiasi cordata di interessi». Corigliano si è sentito chiamato in causa: «Caro Vincenzo, pensare che qualcuno tra di noi voglia ridurre il Cassero a impresa commerciale o a una cassaforte voti è falso».

È il nervo scoperto, la contrapposizione tra l’anima “politica” dell’Arcigay e quella “discotecara”, ludica, delle serate e dei cocktail. Due mondi che proprio al Cassero sono nati e che, prima di essere separati da un muro, sapevano convivere. Prima, in particolare, della notte del 16 marzo. Quando, durante una serata disco, un ragazzo viene picchiato a sangue dopo una lite. È la miccia. Il questore chiude le attività serali del circolo per 10 giorni. Un mese dopo, improvvisamente, il consiglio direttivo manda a casa Branà e, dal giorno alla notte, nomina Corigliano come suo sostituto. Ma anche la parte fedele all’ex leader si dimette per solidarietà. Risultato: il direttivo non esiste più, serve un nuovo congresso.

C’è chi a taccuino chiuso motiva questa tensione anche con la politica. Branà è il presidente che si è schierato contro i finanziamenti pubblici alle scuole private, nel referendum di un anno fa. Ed è il primo che, nell’agosto 2013, ha rifiutato uno stand dell’Arcigay alla Festa dell’Unità denunciando le posizioni «troppo morbide del Pd sul tema dell’omofobia». Ma c’è anche chi butta acqua sul fuoco, come il senatore Pd Sergio Lo Giudice, leader storico di Arcigay: «La contrapposizione tra due parti è artificiale, e forse il contrasto andava sanato prima di arrivare a questo punto. Il Cassero è un insieme di tante storie, di tante anime, e io mi auguro che dopo il congresso tutti marcino spediti per la sua unità, al di là della lista che avrà la meglio al congresso».

 

Benedetto Zacchiroli
Benedetto Zacchiroli

Zacchiroli non si schiera: “Le due anime dialoghino e si aprano al territorio”

Benedetto Zacchiroli, consigliere comunale del Pd, gay, non si schiera, ma predica calma, alla vigilia di questa resa dei conti tormentata: «C’è un’alzata di toni eccessiva e inopportuna. Più che un congresso, sembra una litigata».

I congressi non servono anche per litigare,

Zacchiroli?

«No, servono per discutere».

E chi voterà tra Branà e Corigliano?

«Ho il mio voto, ma visto il ruolo di consigliere comunale preferisco non dirlo. E da domani parlerò col presidente, chiunque sia: conosco e apprezzo entrambi».

Cosa deve cambiare al Cassero?

«Deve aprirsi alla città e tenere ben fermi i servizi che offre. Al suo interno, si deve ritrovare il dialogo perduto tra la parte politica e quella creativa, del divertimento. Si può fare la politica in discoteca e si può essere musicali nel fare politica: la diversità è una ricchezza, non l’omologazione ».

Alla presentazione del Gay Pride bolognese è stata espressa solidarietà ad Atlantide. E al termine del corteo di sabato prossimo chi vorrà potrà continuare la manifestazione fino a porta Santo Stefano prima dello sgombero di fine mese. Lei è d’accordo?

«Atlantide è una realtà preziosa per la città e per il mondo Lgbt, così come è prezioso il rispetto delle regole e della convivenza civile. Sono solidale con Atlantide. La speranza è che il Comune sappia risolvere la situazione. Ma non può nemmeno dare l’idea che in città si possano ignorare le regole ». ( r. d. r.)

grilliniGrillini sceglie Branà: “Basta con i personalismi voglio una casa di vetro”

«Io sto con Vincenzo Branà, perché ha ridato prestigio e autorevolezza politica all’associazione », dice Franco Grillini, leader storico di Arcigay e consigliere regionale. Che, da padre nobile del movimento omosessuale, non risparmia però le critiche. A tutti: «Il Cassero deve diventare una casa di vetro».

Fino a oggi non lo è stato, Grillini?

«Andare a congresso è stato un errore politico, soprattutto in questo momento, a pochi giorni dal Pride. Ma la cosa più sbagliata è che nessuno, fuori dal Cassero, ci ha capito niente di questa frattura. Si deve avere il coraggio di dire le cose come stanno, altrimenti ricadiamo nella vecchia politica».

E lei cosa ci ha capito?

«Le cause del congresso anticipato vanno ricercate prima di tutto nelle antipatie reciproche e nei personalismi, che in politica esistono, anche se a volte è difficile farlo capire. E per quanto riguarda Branà, ha influito forse anche l’eccesso di distanza dal Pd. Però devo aggiungere che secondo me la direzione del partito si è sempre comportato in maniera corretta. Infine, ovviamente, esistono le diversità. C’è uno scontro di potere che incide anche sul Cassero, perché la Salara non è un’isola felice, ma fa parte di una città dove ci sono altre associazioni e altri partiti».

Perché si schiera con Branà?

«Perché garantisce la continuità politica meglio di altri. Ma se vincerà Corigliano, aiuterò lui. Vorrei sottolineare che i nostri nemici non sono dentro al Cassero ma fuori. Oggi non è la fine del mondo, comunque vada questo congresso». ( r. d. r.)

 

La Repubblica

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