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12 May

La Corte dei Conti contesta ai gruppi dell'Assemblea regionale 147 mila euro di spese «irregolari» nel 2013. Si salvano Grillini e Favia

La Corte dei Conti contesta ai gruppi dell'Assemblea regionale 147 mila euro di spese «irregolari» nel 2013. Si salvano solo l'ex grillino Giovanni Favia e Franco Grillini (LibDem), tutti gli altri rischiano di dover restituire i soldi spesi. Il dato sembra clamoroso perché il 2013 segue le inchieste giudiziarie e il decreto Monti che ha tagliato i fondi e imposto regole serie. Insomma si poteva immaginare che i partiti smettessero di spendere e spandere. E infatti i capigruppo respingono le contestazioni, dicono che in parte (55.400 euro) si riferiscono a pagamenti effettuati nel 2013 per servizi del 2012, quando il controllo della Corte dei Conti non era previsto. Peraltro, le spese controllate ammontano a circa due milioni: 479 mila euro per il funzionamento dei gruppi (solo queste erano 2 milioni prima del decreto Monti), 1,2 milioni per il personale e i residui attivi (soldi non spesi) dell'anno precedente. Le contestazioni riguardano quindi meno del 10 per cento del totale. Nel dettaglio c'è di tutto e la parte del leone la fa il Pd, il gruppo più consistente: quasi 85 mila euro di spese contestate, soprattutto in comunicazione e attività promozionali. La capogruppo Anna Pariani, in carica da quando si è dimesso Marco Monari per le troppe cene di lusso pagate con fondi pubblici, nega qualsiasi irregolarità. E sottolinea che per circa 22 mila euro si tratta di «pubblicazioni di articoli su Noi donne, regolarmente fatturate dalla cooperativa che edita il giornale» e per 40 mila della «convenzione con la Fondazione Gramsci, inserita dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali tra gli istituti di rilevanza nazionale, per realizzare studi e iniziative su temi di interesse della Regione e del gruppo». Alla Corte non va bene. Con 22 mila euro arriva secondo il Movimento 5 Stelle. Secondo Andrea Defranceschi si tratta di pagamenti anticipati a due collaboratori: «È l'ennesimo sfregio di una burocrazia che non distingue il valore del lavoro dal furto. In Italia c'è il vizio di pagarti (forse) 90 giorni dopo. Io invece li ho pagati anticipatamente. Li pagherò di tasca mia ma non prima di aver fatto ricorso al Tar». Liana Barbati dell'Idv, con 10 mila euro di contestazioni, dice che per oltre seimila si tratta della rassegna stampa di Press Line. Per la Corte deve bastarle quella della Regione, a lei però non basta «perché riguarda l'azione dei consiglieri, non dà un'idea generale del territorio». Questi rilievi arriveranno anche alla Procura che presto chiuderà l'inchiesta per peculato sugli anni precedenti. Il braccio di ferro tra la Corte e i partiti è già iniziato. Alessandro Mantovani

Corriere della Sera

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