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21 Mar

Chiusura del circolo Cassero per un pestaggio. Branà: Faremo ricorso. Grillini: Decisione opinabile del questore

Per la prima volta in oltre trent’anni di storia, arrivano i sigilli per il Cassero. Il questore Vincenzo Stingone chiude la discoteca della Salara (ma non il circolo Arcigay e le sue altre attività) per 10 giorni, dopo che nella notte di venerdì scorso un 25enne in pista ha pestato a sangue un ragazzo di 28 anni, spedendolo in ospedale con una mandibola fratturata. Tra le motivazioni della decisione, il ritardo nell’avvertire la polizia dopo il pestaggio, anzi si rimarca anche il fatto che la vittima abbia chiesto che la polizia venisse chiamata. «Quando non c’è una tempestiva chiamata si preclude alle forze dell’ordine la possibilità di un eventuale procedimento giudiziario», ha detto ieri il questore Vincenzo Stingone. Ma l’associazione Lgbt, con a capo il suo presidente Vincenzo Branà, non ci sta e in una nota giudica «ingiusto» il provvedimento di sospensione, che adesso valuta di impugnare: «Ci considera corresponsabili di un fatto violento, anziché vittime».
Due posizioni differenti che si riflettono anche nel fiume di dichiarazioni che ieri ha fatto da cornice alla decisione della Questura. Con tanti interrogativi: perché non è stata chiamata subito la polizia, considerate le responsabilità di garantire la sicurezza dentro al locale durante serate come quella di venerdì?
Il questore Stingone chiarisce: «E’ un provvedimento severo, ma non si vuole criminalizzare nessuno. A volte si commettono leggerezze e superficialità perché non si segue la situazione con zelo. Per queste leggerezze ci possono essere conseguenze terribili e noi dobbiamo evitarle». Il consiglio direttivo del Cassero ribatte: «Rigettiamo l’idea che siano i sigilli a porre rimedio a un pericolo che in realtà sta esclusivamente nelle persone responsabili del fatto e che perciò può ancora manifestarsi in qualunque luogo della città». Il presidente del Cassero Branà, a proposito dei ritardi nel chiamare la polizia, aggiunge: «Noi ci affidiamo a un’agenzia di sicurezza che è riconosciuta dalla Prefettura, e sulla quale non escludo ci rivarremo. Si tratta di persone che fanno corsi di formazione, hanno certificazioni. Con loro dovremmo sentirci al sicuro».

A livello politico la polemica è infuocata. Per il presidente onorario di Arcigay Franco Grillini, la chiusura del Cassero è «opinabile ed eccessiva». Ma, sottolinea, «il circolo dovrà mettere in atto una strategia perché non accada più. E servirebbe un protocollo tra locali e forze dell’ordine sui comportamenti da seguire». Sul caso interviene pure il senatore Pd Sergio Lo Giudice: «Non commento la decisione del questore. Prendo atto che viene punito un posto che ha sempre fatto e fa del controllo e della garanzia della sicurezza dei suoi soci un punto di attenzione forte. Con modalità spesso concordate con la questura, che prevedono un controllo serrato all’ingresso. Cosa che infatti ha consentito la rapida identificazione dell’aggressore ». L’assessore alla Cultura Alberto Ronchi non critica la sospensione, che definisce «coerente ed equilibrata», ma difende anche il circolo, assicurando che la convenzione (cioè la concessione gratuita della sede della Salara e il finanziamento di 10mila euro per Gender Bender) non è in discussione: «E’ evidente che fatti del genere possono dare un’immagine che non corrisponde alla realtà. Serve un occhio di attenzione piuttosto elevato». Infine Sel scandisce: «E’ fuori discussione il valore del Cassero».

 

La Reopubblica

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