Franco Grillini un impegno per i diritti e le libertà

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Grillini (Gaynet), scandalo Pedofilia, il Vaticano rifletta sul fallimento della sua morale, contronatura presunta castità e celibato del clero

Vietare domande sessuali ai minori di 18 anni in confessionale e nelle scuole agli insegnanti di religione

 

E' agghiacciante e documentato l'atto d'accusa della commissione Onu per i diritti dei minori nei confronti del Vaticano a proposito dei preti pedofili. In sostanza il vaticano avrebbe coperto lo scandalo planetario e molte curie avrebbero protetto i responsabili. Ma di fronte a questa enormità incredibilmente in Italia tutti tacciono. Tace la politica che non osa mai criticare il Vaticano nemmeno di fronte a questo disastro, tace il mondo della scuola che dovrebbe proteggere per primo i minori, tacciono tutte quelle organizzazioni che urlano contro le adozioni alle coppie gay, contro le tecniche di inseminazione assistita e contro la GPA. Tacciono coloro che hanno inscenato manifestazioni omofobe in Francia e in Italia additando gli omosessuali come pericolo per i minori.

Ecco da dove viene invece il pericolo per i minori: lo dice l'Onu in modo inequivocabile ed estremamente documentato. Centinaia di migliaia di casi, di abusi, di vere e proprie violenze sessuali perpetrati su minori anche sotto i dieci anni.

Diciamoci la verità: le misure prese finora dal Vaticano per contrastare questa piaga sono solo pannicelli caldi perchè il difetto sta nel manico ovvero nella struttura e nell'identità del clero. Imporre un'impossibile astinenza nonché il celibato al clero cattolico è un fatto incontestabilmente contronatura (ci si consenta di rispedire al mittente l'accusa bimillenaria che il Vaticano ha brandito contro gli omosessuali). Come si fa ad impedire a persone adulte l'esercizio di una sana e consapevole sessualità nonché una normale vita sentimentale? Si tratta di pura follia perché come insegna qualsiasi psicologo e qualsiasi sessuologo la sessualità umana non è comprimibile essendo la libido la principale forza che ci caratterizza. E' evidente che in condizione di astinenza in molte persone con psicologia fragile o con problemi di vere e proprie patologie psichiche si può sfociare in abusi verso minori affidati a quelli che dovrebbero essere loro tutori con compiti educativi.

Da Parlamentare membro della Commissione Giustizia proposi con una mozione che vietasse al clero di porre domande sulla vita sessuale dei bambini in confessionale. Il presidente della Commissione dichiarò inammissibile la mia mozione.  Ma alla luce dell'enorme scandalo sessuale che senso ha che, anche in tenera età, il clero sottoponga i bambini loro affidatigli a domande sulla propria sessualità e sulla propria vita intima? La questione vale anche per gli insegnati di religione cattolica nelle scuole pubbliche che dovrebbero astenersi dal parlare di morale sessuale e persino di fare corsi sulla sessualità perché nelle scuole italiane non esiste l'educazione sessuale.

 

In sostanza questo enorme scandalo toglie al moralismo sessuofobico e omofobico vaticano qualsiasi autorità e qualsiasi pretesa di dettare legge in materia di bioetica. In Vaticano la morale è morta e nessuna lezione morale può venire da chi non ha saputo prima di tutto vigilare al proprio interno essendo incapace di cambiare la vita del proprio clero e di espellere tutti coloro che avevano commesso gravi reati.

 

Franco Grillini

Psicologo e Presidente di Gaynet Italia

 

 

Da Repubblica.it

CITTA' DEL VATICANO - Pesante atto d'accusa della commissione Onu per i diritti dei minori nei confronti del Vaticano a proposito dei preti pedofili. In un durissimo rapporto, l'organismo delle Nazioni Unite denuncia le politiche della Santa Sede che hanno permesso a religiosi di abusare sessualmente di decine di migliaia di bambini e ragazzi. E chiede "l'immediata rimozione" dei responsabili di quegli atti, che dovrebbero essere "consegnati" alle autorità civili, oltre all'apertura degli archivi sui pedofili e sugli uomini di chiesa che hanno coperto i loro crimini. Il Vaticano ha violato la convenzione per i diritti dei minori, ha detto il presidente del Comitato Onu per i diritti dei bimbi Kristen Sandberg, rispondendo alla domanda se il dossier presentato oggi mostra che sia stata violata la convenzione. "La mia semplice risposta è sì, perché non hanno fatto tutto quello che avrebbero dovuto". La commissione critica il Vaticano anche per le sue posizioni sull'omosessualità, la contraccezione e l'aborto.

 

La replica della Santa Sede. Non si è fatta attendere la reazione della  Santa Sede che in una nota ha fatto sapere che "prende atto" delle osservazioni conclusive dell'Onu di Ginevra sulla pedofilia e ribadisce il proprio "impegno a difesa dei diritti del fanciullo", ma esprime rincrescimento per il "tentativo di interferire nell'insegnamento della chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell'esercizio della libertà religiosa". "Sorpresa" di fronte alle Osservazioni fornite oggi a Ginevra dal Comitato Onu alla Santa Sede viene espressa dal mons. Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede a Ginevra. In particolare Tomasi rileva che "il documento sembra quasi non essere aggiornato, tenendo conto di quello che negli ultimi anni" ha fatto la Santa Sede, con lo Stato Città del Vaticano e le conferenze episcopali. Mons. Tomasi avanza l'interpretazione che "le organizzazioni non governative, che hanno interessi sull'omosessualità, sul matrimonio gay e su altre questioni" "In qualche modo hanno rafforzato una linea ideologica".

 

Il rapporto. Il rapporto è stato redatto dopo un'indagine condotta il mese scorso con audizioni pubbliche di alti esponenti vaticani. Al centro di quelle audizioni l'applicazione della Convenzione Onu sui diritti del bambino. "La Commissione - si legge nel documento diffuso a Ginevra - è profondamente preoccupata che la Santa Sede non abbia riconosciuto l'estensione dei crimini commessi, che non abbia preso le misure necessarie per affrontare i casi di abusi sessuali sui bambini e per proteggerli e che abbia adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione degli abusi ed all'impunità dei responsabili".

 

L'organismo Onu garante dei diritti dei minori ricorda in particolare lo scandalo irlandese delle "case Magdalene", istituti gestiti da suore in cui le ragazze facevano le lavandaie, in condizioni praticamente di schiavitù. Su posti del genere, sostiene il rapporto, il Vaticano dovrebbe indagare in modo che chi si è macchiato di crimini possa essere perseguito e che "un risarcimento adeguato possa essere pagato alle vittime e alle loro famiglie".

 

Nel rapporto si ricorda che i responsabili degli abusi sono stati spostati di parrocchia in parrocchia "in un tentativo di coprire questi crimini". E ancora: "A causa di un codice del silenzio imposto su tutti i membri del clero sotto la pena della scomunica i casi di abuso sono stati anche difficilmente riferiti alle autorità giudiziarie nei Paesi in cui sono stati commessi".

 

Secondo l'organismo delle Nazioni Unite, poi, la commissione creata a dicembre da papa Francesco dovrebbe indagare su tutti i casi di abuso e "sulla condotta della gerarchia cattolica nell'affrontarli". La Santa Sede viene inoltre esortata a "valutare il numero di bambini nati da preti cattolici, scoprire chi sono e prendere tutte le misure necessarie per garantire i diritti di questi bambini a conoscere e ad essere curati dai loro padri".

Nelle audizioni di metà gennaio, la commissione aveva spinto i rappresentanti vaticani a rivelare l'ampiezza degli abusi su minori perpetrati per decenni da religiosi cattolici che papa Francesco ha definito "la vergogna della Chiesa". Rispondendo a domande del genere per la prima volta da quando lo scandalo scoppiò oltre 20 anni fa, la delegazione della Santa Sede aveva respinto le accuse relative alle coperture fornite ai pedofili e aveva sostenuto che erano state tracciate delle linee guida chiarissime per proteggere i minori. In quell'occasione i vertici vaticani presentarono un documento da cui risultava che in due anni papa Benedetto XVI aveva ridotto allo stato laicale 400 religiosi.

Wednesday, 05 February 2014 15:24
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Come Gaynet esprimiamo grande soddisfazione per questa chiara vittoria dei diritti civili al Parlamento europeo. Infatti, con l'approvazione a larghissima maggioranza della risoluzione Lunacek gli omofobi sono stati battuti 2 a 1. La risoluzione invita gli stati membri a combattere seriamente le discriminazioni verso persone lgbti chiedendo che, periodicamente, ogni paese produca un report sulle buone pratiche antidiscriminatori. Ma l’Italia lo Farà? Ne dubitiamo.

Perché questa risoluzione metterà innanzitutto in imbarazzo, e non poco, il nostro governo nei cui banchi siedono omofobi fieri e incalliti. Letta, che ha già prenotato il volo per Sochi e forse anche la cena con il campione dell'omofobia di Stato, lo "zar" Putin, non ha infatti nessuna proposta, nessun documento, nessuna iniziativa plausibile, nessuna azione concreta da allegare al rapporto richiesto da questa risoluzione europea. L'Italia non ha buone pratiche antidiscriminatorie da proporre al consesso europeo contro l’omofobia, in quanto, sul tema della difesa e della tutela delle persone lgbti (lesbiche, gay, bisessuali, trans ed intersex), nulla ha fatto in questi anni. Anzi, noi portiamo in Europa posizioni come quella di Giovanardi, di Eugenia Roccella, di Paola Binetti (per la quale gli omosessuali sono dei malati) e di altri fieri rappresentanti dell'omofobia di Stato.

Da noi infatti l’omofobia è non solo tollerata, ma perfino difesa sulla base di una malintesa "libertà di espressione". Addirittura, se il Senato approvasse l’emendamento Gitti, sarebbe tutelata e garantita una "modica quantità di omofobia" per tutti. E questo per colpa di quasi tutta la politica, non solo per colpa della lobby degli omofobi che inchioda da anni il Parlamento contrastando l'approvazione di una qualsiasi, anche blandissima, tutela per le persone lgbti.

 

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

Tuesday, 04 February 2014 16:45
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Pd, lite anche su Sochi
. Letta: sarò in Russia. I renziani: è un errore. Olimpiadi invernali, il premier: difenderemo i diritti dei gay. Una pattuglia di senatori democrat: ci auguriamo che ci ripensi

ROMA Ad aumentare le distanze tra il presidente del Consiglio Enrico Letta e il segretario democrat Matteo Renzi, ora ci si mettono anche le Olimpiadi di Sochi. Ieri l’annuncio dell’inquilino di Palazzo Chigi, da Doha: «Abbiamo deciso la presenza del presidente Consiglio italiano a Sochi, riteniamo sia utile per sottolineare soprattutto la candidatura italiana per le Olimpiadi di Roma del 2024. Bisogna essere a Sochi per cominciare a far marciare questa candidatura». Parole che hanno immediatamente scatenato le reazione delle associazioni che si occupano di diritti umani e quelle che rappresentano gli omosessuali, sul piede di guerra contro le politiche omofobiche russe. Così, mentre il presidente di Gaynet Italia Franco Grillini sottolineava come, al contrario di Letta, «alcuni grandi leader della terra non andranno all’apertura della kermesse propagandistica di Sochi del dittatorello Putin», il portavoce di Gay Center Fabrizio Marrazzo (che durante la trasferta russa di Letta, manifesterà davanti all’ambasciata romana di Mosca) ha chiamato in causa proprio Renzi: «Dovrebbe chiedere a Letta di non andare all’inaugurazione dei Giochi di Sochi. Se è vero che Renzi guarda ai diritti civili, il Pd dovrebbe prendere una posizione sulle recenti leggi anti-gay russe, verso le quali c’è già la chiara protesta di altri leader di governo europei».

L’AFFONDO - La sponda, dalla parte renziana che siede in Parlamento, è arrivata a stretto giro. A fare da apripista, l’ex presidente di Arcigay Sergio Lo Giudice: «Caro Enrico, la tua presenza a Sochi ribadisce l’indifferenza del nostro Paese e non basta una generica dichiarazione di contrarietà alle norme discriminatoria, scontata per uno Stato membro dell’Unione europea». Stessa riflessione dai renziani di Palazzo Madama: «Ripensaci. Non si contrasta certo così la politica discriminatoria nei confronti di gay e minoranze perpetuata da Putin», hanno dichiarato Isabella De Monte, Nadia Ginetti, Mario Morgoni, Claudio Moscardelli e Francesco Scalia. Come pure Andrea Marcucci, presidente della commissione Istruzione, Cultura e Sport a Palazzo Madama, ha sottolineato come la presenza di Letta a Sochi rischi di indebolire il fronte Ue-Usa.

E il diretto interessato, dal Qatar, ha fatto sapere che «a Sochi ribadirò la contrarietà dell’Italia a qualunque norma o iniziativa discriminatoria nei confronti dei gay, nello sport così come fuori dallo sport», rispondendo esplicitamente, da un lato, alle critiche rivoltegli da Roma, e dall’altro mandando un messaggio anche a Vladimir Putin: niente sconti o ammorbidimenti sulla netta posizione di contrasto alle discriminazioni verso gli omosessuali. Rassicurazioni che, però, non spengono il fuoco dell’ennesima polemica che è nuova benzina sul fuoco dello scontro interno al partito. Media Graziano Delrio, renziano ma ministro nel governo Letta: «Il presidente ha detto che andrà e ribadirà con assoluta fermezza la contrarietà alle leggi discriminatorie contro i gay». Ma la polemica interna, l’ennesima, rischia di agitare ancora di più un partito diviso.

LA MINORANZA - Ieri ha preso la parola anche la minoranza cuperliana, dopo la tiepida apertura del segretario a un’alleanza a sinistra. «La segreteria di Renzi è iniziata con un piglio e un metodo che nessuno può sottovalutare nei suoi effetti a breve». Davanti ai quali, la sinistra non intende «essere soltanto testimonianza», indossando «lenti diverse per agire dentro il nuovo contesto», ha detto Gianni Cuperlo, riunendo l’opposizione interna a Renzi. Con due obiettivi: «Restituire a una sinistra rinnovata forza e attualità nel pensiero» e «fornire a quel pensiero gli strumenti della lotta politica e del potere, nel senso più elevato che il termine ancora possiede». Poco dopo, via twitter, anche Renzi ha detto la sua: «Molti pensano che per i voti bastino le alleanze tra i leader. Ma non è più così. Vanno conquistati gli elettori, non i leader». Parole che valgono per il centrodestra che riabbraccia Pier Ferdinando Casini, come per la sinistra che guarda a Nichi Vendola.

Fonte Il Messaggero e Il Mattino


Letta: a Sochi per i diritti gay. È polemica con le associazioni. Grillini, Gaynet: «Penosa la sua partecipazione». Putin avvia la macchina propagandistica al cinema

Il presidente russo Vladimir Putin e il premier italiano Enrico Letta| Sochi: preparativi per i Giochi

ROMA - Enrico Letta a Sochi, in Russia, tra tre giorni ci sarà, seduto nella fila dei capi di Stato e di governo all´inaugurazione dei giochi invernali. Lo ha precisato lui stesso ieri, non senza puntualizzare: «Ribadirò la contrarietà dell´Italia a qualunque norma o iniziativa discriminatoria verso i gay, nello sport così nella vita». In molti però in Italia vorrebbero diversamente. Il mondo delle associazioni gay gli ha infatti chiesto di non andare. E alcuni senatori «renziani» lo hanno invitato a «ripensarci», proprio come i deputati Sel. Più duro Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia che ha definito «penosa e umiliante» la sua partecipazione. Letta ha chiarito però che nella valigia per Sochi porterà un dossier: la candidatura italiana alle Olimpiadi 2024, «cui teniamo moltissimo».

Intanto in Russia è partita la macchina propagandistica dell´autocelebrazione, trasformata da Putin in una vetrina del suo potere e della rinascita del Paese. Sul piccolo schermo è stato mandato in onda un film-documentario su Putin e le Olimpiadi, nel quale il leader del Cremlino ha assicurato trionfante che «la Russia non ha rivali: ne ha uno solo, se stessa, i nostri problemi e le nostre difficoltà interne. Ma il popolo russo ha costruito uno Stato come la Russia, il più grande del mondo».

Ma è il film «Campioni» a far discutere, evocando il cinema propagandistico sovietico. La pellicola, uscita nelle sale a fine gennaio, è già stata definita dalla critica indipendente un «prodotto ideologico che deve riempire d´orgoglio il cuore dei russi», esaltando la famiglia di sani valori come metafora della squadra vincente.

«GRANDE OPPORTUNITÀ». La mission olimpica non vuole confini, è stato invece quanto ricordato da Mario Pescante, membro del Comitato olimpico, che ha difeso la linea che punta a disegnare una nuova geografia sportiva. «Basta Europa o Usa», ha detto «si va dove il messaggio olimpico lascia il segno. È una sfida democratica. La Russia non vede le Olimpiadi da 34 anni, questa è una grande opportunità». Pescante del resto aveva molto criticato gli Usa che, come manifestazione di opposizione al governo di Putin alla cerimonia inaugurale non manderanno rappresentati istituzionali, ma un gruppo di sportivi diventati simboli per la loro dichiarata omosessualità. Così, raggiunto dalla notizia che il Letta venerdì sarà a Sochi per l´inaugurazione, ha detto: «Ha fatto bene».

Da BresciaOggi

Tuesday, 04 February 2014 10:45
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Alcuni gradi leader della terra (Obama, Hollande, Merkel, Cameron) non andranno all'apertura della kermesse propagandistica di Sochi del dittatorello Putin.

Letta invece si, ci sarà per onorare i contratti petroliferi e del gas russo che a carissimo prezzo il nostro paese compra dalla grande madre Russia.

Che lo scopo delle olimpiadi invernali russe sia essenzialmente propagandistico lo sanno anche i sassi, mentre il dittatore russo non ha dato nessuna vera rassicurazione sul rispetto dei diritti umani nel suo paese.

Soprattutto per quanto riguarda i diritti delle persone omosessuali che, dopo l'introduzione della legge omofoba che vieta qualsiasi manifestazione pubblica e che prevede al'arresto di chiunque non parli male degli omosessuali, ha favorito i progrom contro le persone lgbt così come documenta in modo agghiacciante il dettagliato servito dell'Espresso in edicola questa settimana.

Troviamo quindi penosa e umiliante la partecipazione del Presidente del Consiglio Letta perchè espressione di un paese in vendita che ossequia in modo ser-vile un personaggio come Putin che di fatto è un dittatore sia pure mascherato.

Ed è penoso che nemmeno dal mondo sportivo italiano ci sia stata una decisa presa di posizione sui diritti umani. Putin sta usando Sochi come una vetrina per il suo regime. Possibile che personaggi come Pescante non abbiano nulla da dire contro questo uso politico dello sport?

 

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

Monday, 03 February 2014 17:13
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I dati del rapporto Eurispes sono molto interessanti perché ci parlano dell'evoluzione positiva del paese nonostante le timidezze e i timori di una politica che finora non è riuscita a produrre nulla in materia di diritti delle famiglie non tradizionali. Quel 78,6% per cento che si dice favorevole alla tutela delle coppie conviventi, comprese quelle dello stesso sesso, ci dice con chiarezza che ormai è una sparuta minoranza quella che si oppone al riconoscimento e alle tutele giuridiche delle persone non sposate.

Le Unioni Civili valide per tutti, gay ed etero, sono quindi un fatto acquisito dalla grande maggioranza dell'opinione pubblica. Spiace quindi che il tema sia apparentemente uscito dall'agenda politica di questi giorni visto che non viene più citato nelle "priorità" nemmeno del centrosinistra.

Come si sa il movimento lgbt punta all'estensione del matrimonio civile anche alle coppie omosessuali, molte delle quali intendono sposarsi. E su questo punto dalla ricerca Eurispes si evince che il paese è spaccato esattamente a metà tra favorevoli e contrari. Si tratta di una evoluzione notevole perché fino a qualche tempo fa i dati erano assai diversi e più negativi. Manca infatti una informazione positiva sulle coppie omosessuali coniugate da parte soprattutto dell'informazione radiotelevisiva. Tuttavia è bene rilevare che anche in altri paesi prima della riforma egualitaria del diritto di famiglia i dati  erano più o meno come quelli dell'Eurispes. Perché la legislazione non dovrebbe limitarsi a registrare il cambiamento sociale (che già per l'Italica sarebbe un fatto rilevante) ma promuoverlo in senso positivo combattendo l'inaccettabile discriminazione tra coppie famiglie tradizionali e nuove famiglie.

 

Il dato negativo sull'adozione (sia pure meno del passato) è senza dubbio legato ad una campagna ossessiva del mondo clericale sulla capacità genitoriale delle coppie omosessuali. E' bene ribadire che in Italia ci sono circa 100 mila bambini figli di persone omosessuali e che è urgente intervenire per riconoscere l'Omogenitorialità ovvero la potestà genitoriale del genitore non biologico nell'ambito della coppia lgbt.

 

 

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

Thursday, 30 January 2014 17:29
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Che ne dice degli 83,6 milioni di euro presi ai comuni sugli oneri di urbanizzazione?

Non avendo argomenti solidi nella sua sguaiata requisitoria contro la mia interrogazione alla Regione, in cui si chiedeva conto di quanto danaro pubblico il sistema sanitario di tutti investe in convenzioni con la curia per l'assistenza religiosa in corsia, Bignami ricorre all'attacco sul piano personale, all'Arcigay e al Cassero che in questa vicenda non c'entrano proprio nulla. Il Cassero non gode certo di 2 milioni di finanziamento pubblico con l'ex missino lascia intendere.

Se non ci sono argomenti si fa il cacciaballe. O si ricorre all'insulto come quando il nostro dice che contestare il fiume di danaro pubblico alle Curia  si è "malati". In ogni caso vorrei dare un'altra informazione al Bignami così la può aggiungere al suo bignamino per gli insulti futuri: ebbene sì, sono iscritto, e ne sono onorato,  alla UAAR, Unione Atei e Agnostici Razionalisti che da tempo fa campagne su questi temi alla luce del sole chiedendo massima trasparenza.

Per esempio è sfuggito al nostro bignamino di estrema destra che ho presentato un'altra interrogazione sul mare di danaro pubblico che confluisce ogni anno nelle casse delle Curie e cioè soldi che i Comuni, in crisi, in dissesto finanziario, senza un soldo, devono cacciare alle Curie sugli oneri di urbanizzazione che incassano ogni anno e che può arrivare anche al 7% del totale. La cifra è spaventosa: in 10 anni ben 83 e 600 euri sono stati versati da comuni emiliano romagnoli. Sono pochi anche questi signor Bignami? Sono doverosi anche questi?

In questo periodo c'è una sacrosanta sensibilità dell'opinione pubblica su come vengono spesi i danari dallo Stato, che poi sono il frutto delle nostre sudate tasse. E' bene ricordare allora che a Bologna Curia e Bignami di turno hanno clamorosamente perso il referendum sui soldi pubblici alle scuole clericali e che se sottoponessimo a referendum popolare anche i soldi dati per i luoghi di culto o per l'assistenza religiosa in ospedale il risultato sarebbe analogo. Si accettano scommesse.

Per di più se si continua nell'analisi sui fondi sull'assistenza religiosa in corsia si scopre che i preti sono sottopagati e che la Curia si tiene la maggior parte dei fondi erogati. Se un prete prendo solo 800 euro al mese gli altri fondi dove finiscono?

 

Ps. Annualmente sono 2, 2 milioni che su quattro anni fanno quasi 9 milioni, se vi sembrano pochi...

 

Franco Grillini

Consigliere regionale LibDem

Friday, 31 January 2014 12:04
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(DIRE) Bologna, 30 gen. - La sinistra pressa la Regione e il Pd: i contributi pubblici per l'assistenza religiosa in ospedale vanno tagliati. "Se il rischio e' di avere una riduzione dei servizi sanitari, allora anche questi costi vanno rivisti e corretti", afferma senza girarci intorno Monica Donini, consigliera regionale Fds e presidente della commissione Sanita' in viale Aldo Moro, che chiede alla Regione sia di "modificare la legge regionale" sia di promuovere una revisione della norma nazionale che stabilisce i contributi del Servizio sanitario a chi presta il servizio di conforto religioso in corsia. "Dal momento che dobbiamo fare i conti con un significativo definanziamento della sanita'- afferma Donini- con la riqualificazione della rete ospedaliera e la riduzione dei posti letto, forse e' il caso di rivedere la norma nazionale che prevede i contributi per l'assistenza religiosa ai malati e che la Regione applica con la propria legge del 1989". La norma nazionale, ricorda Donini, "stabilisce il numero di assistenti religiosi, in rapporto ai posti letto, e anche il loro inquadramento economico". Semmai, afferma la presidente della commissione Sanita', "sarebbe interessante andare a verificare il rispetto di quei livelli: risulta infatti che in alcuni territori il numero di assistenti cattolici sia piu' alto dei parametri previsti". Insomma, ribadisce Donini, "sarebbe il caso di fare un approfondimento, guardando ai contenuti della legge, per chiedere una modifica di quella norma. Perche' se il rischio e' di avere una riduzione dei servizi, allora anche questi costi vanno rivisti e corretti". Fds, con il capogruppo in Regione Roberto Sconciaforni, ha dato sostegno alla risoluzione che l'esponente LibDem Franco Grillini presentera' in Assemblea legislativa per chiedere l'azzeramento dei fondi in favore dell'assistenza religiosa. "Va fatta un'operazione di equita'- avverte Donini- anche se parliamo di una cosa ben diversa dall'ora di religione nelle scuole". Anche per questo, aggiunge l'esponente Fds, "ho un po' pudore ad affrontare il tema, al quale bisognerebbe porgersi con delicatezza, evitando rozzezze". Tra l'altro, sottolinea Donini, "la legge regionale non parla solo della religione cattolica". In pressing sulla Regione va anche Sel. "È allucinante che vengano usati soldi pubblici per qualcosa che non ha nulla a che vedere con l'assistenza sanitaria- attacca Lorenzo Cipriani, membro della segreteria regionale dei vendoliani e consigliere comunale a Bologna- se si parla di tagli in sanita', allora bisogna cominciare da cio' che non e' strettamente necessario. L'assistenza religiosa ai malati e' importante, ma si puo' fare anche senza il contributo pubblico, cosi' come dovrebbe prevedere la mission di chi presta il servizio". Dunque, insiste Cipriani, "si puo' tranquillamente risparmiare su quella spesa. E se in Regione ci sara' una richiesta specifica per togliere dal prossimo bilancio quei finanziamenti, sono sicuro che Sel non fara' mancare la propria voce a sostegno".

Thursday, 30 January 2014 18:50
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DIVENTANO un caso politico gli oltre due milioni di euro l’anno che le Ausl dell’Emilia-Romagna versano nelle casse della Curia, per garantire la presenza degli assistenti religiosi in ospedale. Il consigliere regionale di LibDem Franco Grillini, che ha sollevato il caso, ha presentato una risoluzione per «azzerare o almeno rivedere» le convenzioni, incassando l’appoggio di numerosi partiti in Regione. «Aspettiamo anche qualcuno del Partito democratico», aggiunge il presidente onorario di Arcigay. Il testo è stato firmato finora da Andrea Defranceschi (Movimento 5 Stelle), Roberto Sconciaforni (Fds), Gabriella Meo (Sel) e Liana Barbati (Idv). Anna Pariani, capogruppo dei Democratici in viale Aldo Moro, glissa: «Non ho ancora letto la risoluzione, in questi giorni ci siamo occupati dell’alluvione nel modenese ». Come dire, ci sono cose più importanti: «Ci sono oggettive emergenze, ma approfondiremo l’argomento».

Intanto ci si divide tra pro e contro i 9 milioni spesi in quattro anni per l’assistenza religiosa. Solo a Bologna, nel 2013, l’Ausl ha pagato 268mila euro per 9 persone, il Sant’Orsola 128mila per 5, mentre altre cinque figure sono assunte a tempo indeterminato al Rizzoli. Massimo Bugani, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, cita persino la Bibbia: «Gesù non voleva denari per dare conforto agli ammalati - scrive su Facebook -. Non erano previste prestazioni economiche. Questo dovrebbe semplicemente far parte della vocazione di ogni religioso».
Torna alla carica anche l’Uaar (Unione degli atei e agnostici razionalisti). L’associazione, per voce di Roberto Grendene, prende di mira le parole di Don Francesco Scimè, che ieri ha definito l’assistenza spirituale ai malati come «parte integrante del progetto terapeutico del Servizio sanitario nazionale ». Parole «molto gravi» per l’Uaar: «L’assistenza religiosa non è una terapia e deve essere svolta da veri volontari. E pretendere che sia pagata con soldi pubblici è un’offesa ai sempre più numerosi cittadini non cattolici, ai veri volontari e allo stesso Servizio sanitario». Dall’altra parte, ribadisce le sue ragioni il vicario generale della Curia bolognese Giovanni Silvagni: «Si grida allo scandalo per contributi, ma non ci sono scheletri negli armadi. I fondi sono proporzionati al numero di persone e al servizio reso, non fanno certo vergognare in una Chiesa povera fatta per i poveri». Con il contributo che riceve via Altabella «facciamo un centinaio di modesti part time - continua Silvagni -. Non si lavora negli ospedali per arricchirsi». E ammonisce: «Le convenzioni si fanno in due e come tutti gli accordi sono rivedibili e migliorabili. Tutto sta nel vedere se un ridimensionamento di questo contributo rappresenta un miglioramento della sanità o una sua ulteriore regressione». «Prima di parlare sarebbe meglio andare sul campo e capire cosa fa il personale religioso», protestano infine gli ex Popolari Angelo Rambaldi e Paolo Giuliani, che definiscono Grillini un “ayatollah”.

Thursday, 30 January 2014 13:41
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NOVE milioni di euro spesi in quattro anni. Per garantire, in tutti gli ospedali dell’Emilia-Romagna, la figura dell’assistente religioso. Sacerdoti in corsia che si occupano di celebrare le messe, dare conforto ai malati o anche «curare le anime », come scritto, ad esempio, in un contratto stipulato nel 2013 tra il policlinico Sant’Orsola e la Curia di Bologna. Sono i numeri diffusi ieri in Regione dal sottosegretario Alfredo Bertelli, dopo che il consigliere di LibDem Franco Grillini ha presentato un’interrogazione per avere chiarimenti sull’argomento.
Ma non è solo Grillini a saltare sulla sedia, quando in aula vengono snocciolati i numeri (poi definiti «shock» dal leader onorario di Arcigay): dal 2010 ad oggi sono stati spesi 2,2 milioni di euro l’anno per le convenzioni stipulate tra le aziende sanitarie e le diocesi della regione. Solo a Bologna, nel 2013, l’Ausl ha pagato 268mila euro per nove assistenti. Il Sant’Orsola
128mila euro per cinque persone, mentre altri cinque religiosi sono tutt’ora assunti all’Istituto Ortopedico Rizzoli: non una semplice convenzione, quest’ultima, ma dei veri e propri contratti a tempo indeterminato, con gli assistenti inseriti a pieno titolo nel servizio sanitario regionale.
L’introduzione dell’assistente religioso affonda le sue radici in tre leggi. La prima è quella del 1978, che stabilisce come in ogni struttura di ricovero debba essere presente questa figura. La seconda, gli accordi tra lo Stato e il Vaticano del 1984 (quando venne istituito l’8 per 1000 alla Chiesa Cattolica). E infine, la legge regionale del 1989 che disciplina in maniera dettagliata il numero di assistenti per struttura (che variano in base al numero dei posti letto), e i diritti che ognuno di loro ha. Ad esempio il vitto e l’alloggio o la possibilità di avere spazi dentro l’ospedale per i colloqui.
«I proclami per una Chiesa
povera si scontrano con una realtà ben diversa: nemmeno il conforto religioso agli ammalati cattolici è gratuito, ma pagato a caro prezzo da tutti i contribuenti », è il duro commento dell’Uaar di Bologna (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti), che da tempo pubblica sul proprio sito l’ammontare delle convenzioni chiedendo un intervento della politica.
Che ieri è arrivato. Grillini ha infatti presentato una risoluzione per convincere la giunta ad attuare una sorta di
spending review
religiosa in corsia, per cambiare le leggi nazionali e regionali «visto che i costi sono particolarmente gravosi».
Ma in serata, dalla Curia di Bologna, arriva subito il monito a non vedere queste spese soltanto come uno spreco. Don
Francesco Scimè, responsabile della Pastorale della Sanità, chiarisce che «questo tipo di accordo tra società civile e comunità cristiana è nato da una consapevolezza: quella per cui l’assistenza spirituale ai malati facesse parte integrante del progetto terapeutico che il Servizio sanitario nazionale mette in atto nei confronti dei pazienti che segue». Per il malato non è importante
solo il lavoro dei medici, insomma, ma anche l’assistenza spirituale. «Posso comprendere che ci sia chi si chiede se non sia un privilegio — ammette Don Scimè — ma il riscontro che abbiamo è senz’altro di grande riconoscimento per questa nostra attività: da parte dei malati, dei medici e di
chi amministra la sanità».

 

 

Silvagni: “Domandatelo agli ammalati se questi servizi sono o meno graditi”

 

«MA questi preti dovranno pur mangiare...», sostiene Giovanni Silvagni, vicario generale della Curia di Bologna. Che non rinuncia a una moderata dose d’ironia: «Certo, gli stipendi dei sacerdoti si possono tagliare. Anche quelli dei medici. O quelli dei consiglieri regionali. Fare i conti in tasca agli altri è sempre facile».
Monsignore, quasi 128mila euro l’anno dal Sant’Orsola, 268mila dall’Ausl, cinque assistenti religiosi assunti al Rizzoli. Non è alto l’importo di queste convenzioni?
«Il compenso dipende dal servizio religioso svolto negli ospedali dai sacerdoti, oltre che dai volontari. La nostra è una forma di vicinanza alle famiglie, ai malati, è un bene in più. I cappellani garantiscono la messa, le visite ai pazienti, i colloqui, le relazioni d’aiuto. Prendo atto che c’è chi riflette sulla cifra delle convenzioni, ma questa domanda va girata proprio agli ospedali e ai malati».
Ma visto che si parla della Chiesa, la vostra non dovrebbe essere un’attività di volontariato?
«I rinnovi delle convenzioni ci sono stati sempre, con favorevole accoglienza. A me non pare che questi servizi siano un’esigenza primaria della Chiesa, ma dei malati e delle loro famiglie. E noi abbiamo tantissimi volontari che vanno negli ospedali».

 

Grillini: “Via Altabella chiede solo soldi segua papa Francesco e faccia volontariato” «NON c’è bisogno di sborsare tutti quei soldi, gli assistenti religiosi facciano volontariato», attacca il consigliere regionale Franco Grillini di LibDem, storico esponente di Arcigay. Ha portato lui il caso delle convenzioni tra le Ausl e la Curia in consiglio regionale. E promette battaglia nelle prossime settimane, per convincere la giunta a tagliare i fondi stanziati dalle aziende sanitarie ogni anno.
Grillini, cosa chiederete alla Regione?
«Abbiamo presentato una risoluzione per rivedere le leggi che consentono queste convenzioni. I compensi possono essere ridotti a un decimo, garantendo un banale rimborso spese ed eliminando tutti quei privilegi collaterali come l’alloggio, i vestiti o l’auto. Senza dimenticare che non è garantita la parità con le altre religioni».
Ma dalla Curia dicono che i compensi percepiti sono commisurati al lavoro svolto negli ospedali dai cappellani.
«Le parole della Curia sono in contraddizione con la chiesa povera che vuole Papa Francesco. Queste cifre sono choccanti, l’atteggiamento della burocrazia curiale è sempre stato quello di dire: cacciate i soldi. I sacerdoti possono fare volontariato, perché ogni anno c’è un fiume di soldi pubblici insopportabile dallo Stato alla Chiesa. E i sacrifici toccano a tutti».
(r.d.r.)

Wednesday, 29 January 2014 12:03
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In quattro anni le Ausl dell'Emilia-Romagna hanno speso quasi nove milioni di euro per l'assistenza religiosa negli ospedali. Una cifra, riferita oggi in consiglio regionale, che fa saltare sulla sedia Franco Grillini, consigliere regionale lib-dem e storico leader del movimento omosessuale. "E' una cifra shock - attacca grillini - uno spreco intollerabile, soprattutto in un periodo come questo di crisi e di tagli alla finanza pubblica. L'assistenza religiosa dovrebbe essere fatta su base volontaria, non si dovrebbe spendere affatto. Anche perché spesso questa assistenza - conclude provocatoriamente - diventa molesta".

Grillini ha presentato una domanda di attualità questa mattina in assemblea legislativa, proprio per sapere quali siano state le spese sostenute dal servizio sanitario regionale negli ultimi quattro anni per finanziare il servizio di assistenza religiosa. Il sottosegretario Alfredo Bertelli ha risposto spiegando che dal 2010 al 2013 le Ausl dell'Emilia-Romagna hanno speso circa 2,2 milioni di euro all'anno: a conti fatti, dunque, quasi nove milioni per l'intero periodo. 

"Per quanto riguarda il personale a tempo indeterminato - ha aggiunto Bertelli - in base a una convenzione, in regione vi sono attualmente cinque assistenti religiosi presso l'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna", ai quali è applicato il contratto nazionale di lavoro del comparto sanità.

Affrontando poi un tema già sollevato in passato dall'Unione Atei e Agnostici Razionalisti (Uaar), ossia la necessità di ricalcolare il numero di addetti al conforto religioso alla luce della riduzione di posti letto negli ospedali, Bertelli ha sottolineato che "a fronte delle riduzioni di spesa imposte in questi anni, non vi è stata una riduzione dei posti letto se non marginale". Dunque, la riorganizzazione prevista dalla Regione sulla rete degli ospedali "non modifica evidentemente la necessità di conforto religioso, ma lo distribuisce su diverse tipologie di assistenza sanitaria".

Bertelli ha ricordato infine che è stata la legge del 1978 che istituì il Servizio sanitario nazionale a stabilire che in tutte le strutture di ricovero fosse assicurata l'assistenza religiosa. Per i cattolici, l'assistenza spirituale è prevista anche dagli accordi dell'84 tra Stato e Vaticano. La Regione Emilia-Romagna ha poi approvato una propria legge sull'assistenza sanitaria negli ospedali, nel 1989, che prevede sia ogni Ausl a siglare un'intesa con le rispettive diocesi, di durata annuale rinnovabile, o altre congregazioni religiose.

 

Fonte: Repubblica.it

Tuesday, 28 January 2014 17:00
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