Franco Grillini un impegno per i diritti e le libertà

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Il consigliere LibDem Franco Grillini ha presentato oggi una risoluzione sul preoccupante fenomeno dei cosiddetti “prodotti nostalgici”: una vasta gamma di oggetti, gadget e suppellettili inneggianti in vario modo al fascismo e al nazismo. “Il contrasto della commercializzazione di tali prodotti – afferma Grillini – deve riguardare innanzitutto quelli che nell’etichettatura elogiano, esaltano o promuovono illecitamente ideali o personaggi direttamente o indirettamente rappresentanti il fascismo”.

Già lo scorso dicembre il consigliere Grillini aveva depositato un’interpellanza sul tema, nella quale si rilevava la diffusione endemica di questa grottesca e illegale attività. Da specifici dossier stampa risalenti al biennio 2012/2013 si stima che il commercio di “prodotti nostalgici” (in prevalenza costituito da bottiglie di vino, birre e bustine di zucchero) generi un volume di affari di oltre 350 mila euro annui con un consistente flusso di esportazioni verso l’estero che determina un evidente danno dì immagine per il nostro Paese.

L’importanza di combattere questa fattispecie di apologia – prosegue il consigliere LibDem – è stata ribadita più volte, ultima in ordine di tempo anche dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), che ha verificato una volta di più la sempre maggiore diffusione sul territorio di prodotti ed esercizi commerciali che inneggiano chiaramente al fascismo. Ricordo che nel nostro ordinamento vige una specifica Legge che punisce, con la reclusione da sei mesi a due anni, chiunque pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo e le sue chiare finalità antidemocratiche”.

Per contrastare decisamente il dilagare di questo fenomeno, la risoluzione presentata da Franco Grillini chiede all’Assemblea legislativa di una Regione simbolo dell’antifascismo qual è l’Emilia-Romagna, di farsi portavoce presso il Governo nazionale per una disciplina che vieti espressamente il commercio e la diffusione di questi prodotti.

Thursday, 24 April 2014 15:04
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«Non era questo il momento, siamo sotto attacco. E ora non si può minimizzare come stanno facendo, bisogna dire pubblicamente e onestamente quali sono i motivi». Persino il consigliere regionale Franco Grillini, storico presidente del Cassero, scuote la testa davanti all'improvviso cambio di guardia avvenuto alla testa del circolo Arcigay di via Don Minzoni e invoca «un nuovo congresso in tempi brevi». La rimozione di Vincenzo Branà dalla presidenza, arrivata con un blitz improvviso martedì sera che lo ha sfiduciato con 5 voti a favore e 4 contrari, ha sorpreso tutto il mondo Lgbt e non solo. «Grazie a te per il lavoro fatto insieme. Sono molto colpito da questa notizia. Un abbraccio forte», commenta stringato Stefano Brugnara, presidente dell'Arci di Bologna. «Sono rammaricata si sfoga Gabriella Montera, assessore alle Pari Opportunità della Provincia . Ho potuto apprezzare il tuo impegno ad elevare gli obiettivi del movimento, a renderlo un interlocutore più autorevole». E proprio a causa di questa autorevolezza, dicono in molti a taccuini chiusi, Branà sarebbe stato silurato. «Certamente c'è uno scontro tra una parte politica, rappresentata da Branà, e una ricreativa», spiega Grillini. PROPRIO il nuovo presidente Vincenzo Corigliano rappresenta quest'anima, essendo l'ideatore di Miss Alternative', anche se ribadisce che «continueremo la politica di Branà, è il nostro faro». Salvo poi non voler spiegare il perché della sfiducia: «Lo faremo all'assemblea dei soci giovedì. Serviva nuova linfa». MENTRE il senatore Sergio Lo Giudice, già presidente del Cassero, smentisce di essere il capofila' del mal di pancia nei confronti Branà: «Chi pensa al Cassero come a un luogo di costruzione di carriere politiche e di siluramenti reciproci si rilegga la sua storia trentennale», commenta rinnovando la stima a Branà. Mentre già si schiera con l'ex presidente l'associazione Telefono amico gay e lesbico', che su Facebook scrive: «L'associazione si schiera all'unanimità contro questa delibera, di cui i deliberanti' dovranno rispondere chiaramente in assemblea al più presto. A me più che una rimozione pare un tentativo di golpe. Se qualcuno vuole farsi la discoteca (immagino con i relativi introiti) si paghi almeno l'affitto dei locali». Ed ecco che raffiora il vero motivo. La giustificazione del normale avvicendamento' non regge, perché «lo scorso presidente è durato 5 anni, non un anno e mezzo», puntualizza sempre il consigliere regionale Grillini. Insomma, la vicenda del pestaggio e le sue conseguenze all'interno del Cassero paiono sempre più un pretesto. Sulla novità dell'esposto del ragazzo contro il locale per concorso in lesioni colpose, il nuovo presidente si limita a un «no comment, per ora è sospeso il giudizio». E l'intenzione di telefonare al ragazzo espressa nei giorni scorsi? «Per ora è sospeso». Anche Grillini, in questo caso, giudica «esagerato» un esposto contro chi «sicuramente ha peccato di mancanza di nervi saldi, ma certamente non è in discussione la buona fede».

Thursday, 17 April 2014 16:10
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Arcigay nel caos, si torna al voto. Dopo che Vincenzo Branà è stato sfiduciato come presidente del Cassero, per lasciare il posto a Enzo Corigliano, ieri sera alla Salara una parte del consiglio direttivo che aveva votato contro questo “ribaltone” si è dimessa in segno di protesta, rendendo di fatto insanabile la spaccatura all'interno dell'associazione. Entro 45 giorni, dunque, sarà convocato il congresso per scegliere il nuovo leader del circolo Lgbt.
L'assemblea di ieri, chiusa ai giornalisti, è stata molto partecipata. Presenti, oltre a Branà e Corigliano, anche il consigliere regionale Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, che ha criticato non poco i modi con i quali è stata gestita questa vicenda, e il consigliere comunale Benedetto Zacchiroli, oltre a un nutrito numero di attivisti.
Il consiglio direttivo del Cassero è composto da nove persone. Cinque di queste, martedì, hanno sfiduciato Branà. Le altre quattro hanno quindi deciso di dimettersi perché contrari a questa scelta, per molti inspiegabile, che ha provocato un terremoto nel mondo Lgbt bolognese e non solo.
A questo punto ci saranno quasi due mesi “ponte”, fino a quando non sarà indetto il congresso, riservato a tutti gli iscritti, che dovrà stabilire chi è il nuovo leader della comunità gay di Bologna. 

Da Il Resto del Carlino

Friday, 18 April 2014 15:54
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Bologna, 18 apr. - Per ora e' la capolista di una lista che non correra' alle prossime elezioni europee. Ma Syusy Blady, che guida la compagine dei Verdi nel nord-est, non si da' per vinta. Come lo stesso partito del Sole che ride, del resto, che ha gia' presentato ricorso contro l'esclusione (non e' stata riconosciuta la possibilita' di esenzione dalle firme) nell'ufficio elettorale di ogni circoscrizioni. Ma, come spiega la co-portavoce nazionale dei Verdi, Luana Zanella, sono gia' pronti anche i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, nel caso non venissero ammessi, e piu' su fino al ricorso straordinario al presidente della Repubblica ("Anche Napolitano si e' sorpreso di questo problema") e, chissa', anche alla Corte europea. Il ricorso e' per "violazione e/o falsa applicazione della legge 18 del 1979", spiega Zanella: i Verdi rivendicano infatti di avere il diritto di non raccogliere le firme per presentare la lista alle europee, essendo affiliati ai Verdi europei. Una circolare del ministero degli Interni, invece, da' "un'interpretazione restrittiva della norma", di fatto imponendo l'obbligo di avere almeno un eletto in Italia per essere esentati dalle firme. "Gandhianamente portiamo avanti la nostra battaglia giuridica", afferma Paolo Galletti, co-portavoce dei Verdi in Emilia-Romagna. "Com'e' possibile una rappresentanza cosi' limitata?- s'indigna invece Blady, oggi in conferenza stampa a Bologna- non ha senso. Cosi' si eliminano solo dei concorrenti per i partiti piu' grossi e si crea piu' spazio per l'astensionismo e il non voto. E' quasi demenziale poi che venga escluso dalle europee l'unico partito davvero europeo. E' una cosa molto grave, una prevaricazione". Solidarieta' ai Verdi arriva anche dall'ex parlamentare, oggi consigliere regionale, Franco Grillini. "Speriamo nel lieto fine- afferma- e se il tribunale dara' ragione ai Verdi, li votero'. Altrimenti corriamo il rischio che non ci siano loro, ma ci sia invece una forte presenza al Parlamento europeo di fascisti, neonazisti e razzisti". Grillini se la prende poi col tetto di sbarramento imposto ai partiti in Italia per poter eleggere un proprio rappresentante a Bruxelles. "Detesto gli sbarramenti- afferma il leader del movimento omosessuale italiano- e ridurre la rappresentanza e' una follia, anche perche' al Parlamento europeo non ci sono problemi di governabilita'. Il tetto del 4% e' frutto solo della bulimia dei partiti piu' grossi, che vogliono fare il pieno di poltrone. Spero che qualcuno si ravveda e che la Corte costituzionale si pronunci sul ricorso contro lo sbarramento entro il 25 maggio". Blady, dal canto suo, precisa di non essere mai stata iscritta a un partito e di aver scelto di candidarsi alle europee coi Verdi perche' "ho sempre fatto politica in modo sano. E mi impegno anche per mia figlia. I miei viaggi nel mondo mi hanno fatto capire che se non cambiamo il nostro stile di vita, non avremo piu' una vita. Le risorse nel mondo sono finite e la crisi si supera cambiando mentalita'". I temi ambientali sono al centro della campagna elettorale. "L'agricoltura sta subendo forti danni per i cambiamenti climatici- afferma Vittorio Marletto, dirigente di Arpa e anche lui candidato coi Verdi- serve un piano nazionale di adattamento. Solo con le politiche verdi si combatte la crisi". Per Gabriella Meo, consigliera regionale dei Verdi, "in questi anni sui temi ambientali c'e' stato molto arrembaggio e molto caos, ma politiche serie non sono state fatte". (DIRE)
Friday, 18 April 2014 15:38
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Per la prima volta in assoluto in Italia un Consiglio Comunale vota a favore della trascrizione dei matrimoni gay celebrati all'estero e in particolare del matrimonio di Antonio Garullo e Mario Ottocento che io stesso accompagnai il 3 giugno 2003 all'Aia per il primo matrimonio gay pubblico della storia del nostro paese.

Il fatto che questa novità storica avvenga in un municipio come Latina, governato dal centrodestra e frutto del voto trasversale grazie alla mozione presentata da 4 consiglieri Pd, rende l'avvenimento ancor più interessante perché dopo questo voto sarà difficile per tutti i sindaci e le amministrazioni di centrosinistra nascondersi dietro al paravento della mancanza di una normativa nazionale.

D'altra parte il riconoscimento della validità degli effetti dei matrimoni lgbt celebrati all'estero si è già avuto in Italia in varie occasioni come ad es la circolare dell'allora ministro degli Interni Cancellieri che ordinava a questori e prefetti di concedere il permesso di soggiorno ai partner extracomunitari di un italiano regolarmente sposato in un paese che riconosce il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Ora il sindaco di latina dice che non farà la registrazione motu proprio per evitare l'impugnazione, ed è un vero peccato avendo il via libera dal Consiglio Comunale, ma spetterà il via libero del Ministro degli Interni Alfano al quale chiediamo di non opporsi alla volontà del Consiglio Comunale e delle coppie che hanno chiesto la trascrizione. Ma chiediamo anche al Sindaco di non aspettare lo scontato responso del Ministro degli Interni ma stabilisca direttamente la trascrizione dando esempio a tutte le altre amministrazioni comunali.

La mozione approvata a Latina chiede anche al Parlamento di varare una disciplina normativa sulle coppie omosessuali e in effetti ogni giorno che passa c'è da chiedersi cosa aspettano i nostri parlamentari a dare risposte concrete magari prima che intervengano i tribunali o la comunità europea a riconoscere il diritto a "farsi una famiglia" così come è scritto nell'art 9 della carta dei diritti dei cittadini europei.

 

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

Friday, 18 April 2014 15:36
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La decisione del sindaco di Grosseto di non fare opposizione all'ordinanza del tribunale sulla trascrizione del matrimonio gay è un fatto molto positivo parchè dimostra la sensibilità dell'Amministrazione Comunale e la consapevolezza che non si può stare farmi sulla legislazione nazionale.

L'ordinanza del tribunale infatti è decisamente storica perchè si tratta della prima volta che viene emessa una ordinanza sulla trascrizione di un matrimonio gay essendo andati finora a vuoto molti altri tentativi del genere che, anzi, erano stati rigettati dai vari tribunali in varie istanze di primo, secondo grado.

Mentre al terzo grado, Corte Costituzionale e Corte di Cassazione si era sì avuto il rigetto, ma entrambe le corti in due sentenze emesse ad un anno una dall'altra avevano sottolineato che il Parlamento italiano era perfettamente legittima a legiferare sul matrimonio anche per le coppie omosessuali. La Cassazione aveva persino scritto che è "radicalmente superato il requisito delle differenza di sesso per contrarre matrimonio", lo stesso concetto che ha usato il tribunale di Grosseto.

Ora non ci sono più scuse perché anche altri sindaci decidano di trascrivere i matrimoni gay nei registri di stato civile dei propri comuni rivedendo magari decisioni contrarie già prese in passato e accettino le nuove richieste senza passare per una decisone dei tribunali.

Va da sé che il sindaco di Grosseto ha perfettamente raigone quando sollecita il Parlamento a legiferare in materia e, diciamo noi, a darsi una mossa perchè ormai la lentezza nell'esame delle norme è ormai insopportabile.

Dopo Grosseto infatti occorre una corsia preferenziale in Senato e alla Camera per riconoscere rapidamente i diritti delle coppie omosessuali e proprio per questo esprimiamo gratitudine e felicitazioni alla coppia gay di Grosseto protagonista di questa battaglia.

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

Thursday, 10 April 2014 15:06
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La Corte Costituzionale ha di fatto abrogato la legge 40 perché il divieto all'eterologa era il suo architrave. Noi condividiamo fino in fondo la decisione della Corte Costituzionale perche la legge 40 violava il diritto costituzionale alla salute essendo l'infertilità una evidente patologia per la quale in molti casi l'eterologa è l'unica soluzione.

In realtà il termine "eterologa" è di per sé sbagliato perché la fecondazione tra umani non può definirsi tale. Il concetto infatti è di derivazione ideologica perché legato all'idea che si possa generare solo tra un uomo e una donna sposati o al massimo conviventi e non fuori da questo schema. Il diritto alla salute quindi, come di fatto dice anche l'alta Corte, non ha nulla a che fare con l'ideologia del familismo tradizionalista.

Nella vicenda della legge 40 troviamo infatti l'incongruenza del familismo cattolico che da un lato si lamenta del decremento demografico che colpisce l'Italia e dall'altro su oppone alla procreazione delle coppie omosessuali e della fecondazione eterologa. La scienza e la tecnica rendono oggi possibile la procreazione a persone e a coppie che viceversa non potrebbero avere figli. Il Vaticano e l'Avvenire se ne facciano una ragione e prendano atto di quei 5 milioni di individui nati da oltre 20 anni con queste tecniche, persone che altrimenti non sarebbero mai nate.

Mi è capitato di essere parlamentare proprio mentre si approvava la legge 40, votai contro e oggi la Corte Costituzionale ha dato ragione a chi a suo tempo nel Parlamento e nel paese si oppose a questa norma palesemente incostituzionale.

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

Wednesday, 09 April 2014 13:05
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Una gay street in città. Via Sammartini si prepara a ufficializzare la sua vocazione. Era il 4 aprile 1993 quando Felix Cossolo (titolare di uno due primi bar gay friendly in città) e lo storico leader Arcigay Franco Grillini riscrissero la toponomastica cittadina: «Via Sammartini gay street». Da allora molto è cambiato. Tanto che ora si lavora a istituzionalizzare tutto in tempo per Expo e si parla di un «quadrilatero gay» intorno alla stazione Centrale. La consigliera comunale Rosaria Iardino (Pd) con zona 2, residenti, commercianti e assessori competenti sta lavorando per riqualificare il quartiere e trasformarlo nel quartier generale del mondo «Lgbt» (lesbo-gay-bisex-transgender) in vista del 2015. Certo, tra i 20 milioni di visitatori provenienti da tutto il globo ci saranno anche persone omosessuali. E un dato tra tutti viene citato: l’indotto italiano annuo del turismo gay ammonta a 2,7 miliardi di euro. Un bel business. Torino è più «gay friendly » di Firenze e Roma, per esempio. Milano ci deve ancora arrivare.
Via Sammartini rappresenta a tutt’oggi la principale «gay street» italiana - si legge nel sito «gaystreetmilano.it» - e certamente è la via storica del mondo lgbt milanese. Vi si trovano un bar («Next Groove»), un club («Club 23») un cruising (club privato per incontri), un disco-bar («After Line»), un sexy shop («Europa 92») e all’angolo con via Schiaparelli una sauna («Metro»). E ancora: un’edicola e un ristorante gay friendly.L’altra faccia della medaglia: essendo una via laterale della Centrale, è da sempre degradata. Nella zona, inutile dirlo, si registra un alto tasso di microcriminalità proprio per la frequentazione della strada. Spesso sommerso: «Alcuni omosessuali difficilmente denunciano una rapina. In genere non reagiscono alla violenza con violenza» spiega Rosaria Iardino. La consigliera comunale punta con i diversi assessorati a rendere la via più sicura e fruibile anche per i turisti: serve più illuminazione e vigilanza. «Bisogna fare in modo che la via non diventi un bersaglio facile della microcriminalità e che anzi sia considerato un luogo sicuro anche per i turisti». L’apertura di nuovi locali renderà la via più frequentata anche di giorno e più sicura. Il progetto di riqualificazione che dovrebbe partire ufficialmente il 17 maggio, con la grande festa in occasione della giornata mondiale contro la omo-transfobia, porterà diritto a Expo. Il rischio di ghettizzazione? «No, ma dipende da come si vivono le cose, certo è sempre in agguato il rischio della strumentalizzazione, ma dal punto di vista turistico è necessario ufficializzare questo luogo».
Yuri Guaiana è vicepresidentedel Consiglio di zona 2 e segretario dell’associazione radicale «Certi diritti», che promuove «responsabilità e libertà sessuale ». Spiega: «Milano non ha un quartiere gay come altre città. Si sono create spontaneamente delle realtà gay friendly, in zona di porta Venezia e non solo». «Si tratta di meccanismi storici - premette - e io non sono certo un dirigista. Detto questo, se si sviluppa un quartiere gay a Milanoio sono favorevolissimo. Ed è importante che gli enti locali ne riconoscano il valore, anche per la capacità di attrazione e il ritorno economico che potrebbe avere. Bisogna dire che ovunque questi quartieri, prima degradati, diventando à la pagespiega Guaiana- E il turismo lgbt a Milano ha una grande potenzialità. Il Comune potrebbe avere un ruolo, investendo e agendo da stimolo». «La Zona non ha poteri specifici su questo, approvando una mia mozione ha solo preso atto della scelta di far partire la parata del pride weekdalla Stazione Centrale, ma quella scelta valorizza un trend che ha un significato».

di Marta Bravi Alberto Giannoni  pwe Il Giornale

Wednesday, 09 April 2014 08:41
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E' stato tumulato stamattina in forma strettamente privata, nella cappella di famiglia di Fiorenzuola d’Arda, Aldo Braibanti, intellettuale ed ex partigiano che fu accusato di plagio, e condannato, nel 1968, per avere avuto una relazione con un altro uomo. Il protagonista di quello che i giornali definirono il “caso Braibanti” era da tempo malato ed è scomparso due giorni fa nel più stretto riserbo come da sua richiesta. Presenti alla tumulazione solo i figli del fratello Lorenzo, Paride, Mariolina e Ferruccio, e l’amico di famiglia Pierluigi Filippi, già funzionario del Pci di Piacenza incaricato dal partito di allora di seguire a Roma il processo per plagio con cui fu condannato Aldo Braibanti nel 1968.

“Braibanti era un intellettuale gentile che subì le purghe di stato per essere omosessuale. – ha affermatoFranco Grillini, presidente di Gaynet Italia ed ex parlamentare, che prosegue – Da parlamentare mi battei perché il governo Prodi concedesse i benefici della legge Bacchelli a Braibanti. Riuscimmo infatti ad ottenere per Braibanti l’assegno vitalizio e per noi fu un risarcimento per una condanna omofoba assurda e frutto di una norma del codice fascista Rocco (poi cancellata dalla Corte Costituzionale). Di sicuro quel processo, contro il quale si scagliarono moltissimi intellettuali dell’epoca (tra cui Pasolini, Moravia, Pannella, e molti altri) rappresenta una pagina vergognosa sulla condizione degli omosessuali nell’Italia democristiana.Diciamo quindi addio ad Aldo perché grazie a lui, che è stato un pioniere involontario delle battaglie per i diritti civili -vittima di un giustizia non giusta- noi omosessuali italiani, come disse Ginsberg dopo i moti di Stonewall, abbiamo perso il nostro sguardo ferito ed abbiamo iniziato a lottare per i nostri diritti.

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

Tuesday, 08 April 2014 15:29
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Visto che ben 45 parlamentari di orientamento clericale (da notare che l'attuale papa si è definito anticlericale...) hanno fatto una conferenza stampa stamattina capitanata da Roccella e Pagano (che contraddizione tra il nome e l'omen...) contro alcuni inoffensivi libretti che parlano di lotta all'omofobia  proponendo addirittura la loro espulsione dalle attività di formazione professionale degli insegnati, si chiarisce fino in fondo qual'era la loro campagna per la "libertà di espressione" dei clericali a proposito della legge contro l'omofobia: ovvero la libertà di togliere agli altri la libertà di parola.

Non si sa bene per quale motivo i fanatici clericali si sentano proprietari della scuola pubblica che dovrebbe, in quanto pubblica, essere prima di tutto laica ovvero non confessionale.

Soprattutto non si capisce con quale faccia di bronzo i cottolico-cleicali si possano lamentare di 3 libretti quando ci sono 3500 insegnanti di religione romano cattolica che ogni giorno ne dicono di ogni contro le donne e gli omosessuali in modo totalmente privo di controllo.

Noi chiediamo infatti da tempo che venga abolita questa forma di indottrinamento improprio pagato con i soldi dello stato. Un lavaggio del cervello continuo e ripetuto che costa 3 miliardi all'anno allo stato e che non ha alcuna funzione educativa se non quella dell'improprio proselitismo religioso.

La scuola deve formare la capacità critica degli studenti parlando liberamente della realtà dei fatti, realtà di cui fanno parte a pieno titolo le persone lgbt.

La smettano i Roccella e i Pagani di parlare in modo ridicolo di campi di rieducazione, di indottrinamento, di ideologie bolsceviche perche la prima gallina che canta ha fatto l'uovo e cioè sono proprio loro che pretendono di possedere la verità, di mettere veti e divieti, di pensare di essere proprietari della scuola pubblica.

Si faccia quindi senza indugio la campagna contro le discriminazioni lgbt nelle scuole e il governo mostri un minimo di dignità e ignori le pretese dei fanatici religiosi. Non si può incontrare Obama di giorno dicendo di volerne imitare l'opera e poi di notte dare retta ai Mullah di casa nostra, vera piaga di un'Italia bigotta e bacchettona.

 

Franco Grillini

Presidente nazionale Gayent

Friday, 28 March 2014 17:39
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