Franco Grillini un impegno per i diritti e le libertà

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Sabato scorso 300 mila persone in 9 città si sono messe in movimento per l'Onda Pride e non è un caso se proprio dopo i pride Berlusconi annuncia un cambio di passo della destra sui diritti civili delle persone lgbt e abbandona le battutacce. Ciò significa che le manifestazioni di popolo servono  cambiano le cose.

Evidentemente anche a destra qualcosa si muove e speriamo  che si rompa definitivamente quel muro di NO che da sempre caratterizza la destra italiana in materia di diritti civili.

Che in Italia finora sia stata soprattutto la sinistra ad ascoltare la parte laica e libertaria del paese è un dato di fatto. Se da oggi si aprirà una competizione tra gli schieramenti politici sui diritti civili sarà un bene per il paese perché in Italia da sempre si registra un deficit di libertà individuale e collettiva a causa dell'ipocrisia clericale.

L'iniziativa di Berlusconi, assieme a quella di Francesca Pascale e Vittorio Feltri sull'iscrizione all'associazionismo lgbt,segnala  che a destra non ci sono solo Gasparri, Giovanardi e gli ultra clericali dell'Ncd che tengono in ostaggio la libertà di milioni di persone e sognano una sharia in salsa nostrana.

Competition is Competition, speriamo che finalmente ci si confronti in Italia non se garantire o meno i diritti civili ma come promuoverli nella loro forma più ampia ed egualitari (per es con l'estensione del matrimonio civile anche alle coppie omosessuali) perché la libertà fa bene al paese, alla cultura, alla società e persino all'economia.

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

Monday, 30 June 2014 09:14
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Molte bene il sindaco di Bologna sulla trascrizione dei matrimoni celebrati all'estero dalle coppie omosessuali bolognesi. Sono diverse infatti che non potendosi sposare in Italia si sono dovute recare in una città europea o americana per celebrare quelle nozze che sono il coronamento di una vita di coppia. Molte di queste coppie, hanno anche dei figli e quindi la trascrizione sarebbe  anche un atto positivo dell'amministrazione pubblica nei loro confronti.

Il primo sindaco che ha deciso unilateralmente per la trascrizione è quello di Fano al quale si è aggiunto anche il sindaco di Napoli De Magistris, mentre a Grosseto era stato il Pm a ordinare all'Amministrazione Comunale la trascrizione stessa.

A Bologna occorrerebbe anche riempire di contenuti quella delibera di giunta del 1999 che introduceva il certificato di Unione Affettiva che a tutt'oggi si può richiedere all'anagrafe. Tuttavia il certificato stesso è rimasto un atto poco più che simbolico mentre dovrebbe essere un'occasione per far valere diversi diritti delle coppie conviventi omosessuali o etero che siano. Per es si potrebbe far passare per questa certificazione la graduatoria per le case di edilizia popolare laddove possono accedere anche i conviventi. I passi da fare quindi possono essere tanti anche nella nostra città che era ed è all'avanguardia.

D'altra parte è proprio per i successo delle manifestazioni del pride, compresa quella molto partecipata di Bologna, se addirittura Berlusconi ha cambiato idea sui diritti civili delle persone lgbt.

Vorremmo quindi dire all'ncd bolognese e alla consigliera Castaldini #staiserena perchè il movimento lgbt da solo a Bologna vale 100 volte di più del suo partito ultraclericale.

 

Franco Grillini

Presidente Gaynet

 

Merola, sì a riconoscimento matrimoni contratti estero. Plauso da esponenti Lgbt. Lo Giudice: 'sindaco e' in prima fila'

 

BOLOGNA, 30 GIU - "Tutto quello che e' possibile fare legalmente lo faremo. Lo abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo". Partendo dal riconoscimento dei matrimoni gay contratti all'estero. Due giorni dopo l'Onda pride che ha attraversato anche Bologna, il primo cittadino, Virginio Merola, ha fatto il punto sulla posizione del Comune sul fronte dei diritti per la comunita' Lgbt.

Le parole di Merola - che ha ricordato il ruolo storico avuto da Bologna nei rapporti tra istituzioni e movimento gay, partendo dalla prima storica sede arcigay - sono state apprezzate dagli esponenti vicini al mondo gay: se va in porto, per il presidente del circolo Arcigay il Cassero di Bologna, Vincenzo Brana' "e' una buona notizia" e un plauso e' arrivato anche dal consigliere regionale e presidente di Gaynet, Franco Grillini.

Il senatore bolognese del Pd Sergio Lo Giudice, che tre anni fa si e' sposato ad Oslo con il suo compagno Michele Giarratano, ha detto che "Virginio Merola dimostra ancora una volta di essere in prima fila insieme ai sindaci impegnati a sostegno dei diritti delle persone Lgbt" e ha definito quella del sindaco "una bella risposta alla richiesta di uguaglianza dei ventimila bolognesi che hanno sfilato sabato in citta'. Io e mio marito, come tante altre coppie bolognesi, siamo pronti a richiedere la trascrizione". (ANSA).
Monday, 30 June 2014 16:05
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BOLOGNA, 25 GIU - Decine di donne hanno assistito dagli spalti del pubblico alla discussione in Assemblea legislativa sul progetto di Legge Quadro per la parita' e contro le discriminazioni di genere, risultato di due anni di lavoro della Commissione Parita' presieduta da Roberta Mori, relatrice in Aula.

Per l'elaborazione di un testo che affronta le pari opportunita' in tutti i settori, dalla sanita' all'educazione alla politica, sono state organizzate sull'intero territorio regionale 16 informative, sette audizioni, una udienza conoscitiva e 14 visite nelle sedi dei centri antiviolenza dell'Emilia-Romagna e l'Assemblea ha approvato all'unanimita' nove atti di indirizzo negli ultimi tre anni, anche prima costituire la stessa commissione nel 2012. Una unanimita' rotta da alcuni consiglieri di Forza Italia, nei giorni scorsi in commissione e oggi in Aula con Andrea Leoni: "Si spende in comunicazione invece che potenziare strutture gia' esistenti", ha detto tra l'altro. "E' una legge manifesto - ha aggiunto - la sua unica finalita' e' lanciare un messaggio politico-elettorale" in vista delle regionali.

Il Pd ha difeso con Thomas Casadei una legge fortemente sostenuta dai suoi movimenti femminili: "una legge che determina un cambiamento profondo - ha detto - davvero una democrazia paritaria". Ma non l'ha difesa solo il Pd, anche se per Sandro Mandini (Idv) queste norme sono "un messaggio importante ma che va supportato con sostanza e investimenti opportuni". "Veniamo 'accusati' di fare legge bandiera, ma ben venga – ha rivendicato Mauro Malaguti (Fdi), vicepresidente della Commissione Parita' - le bandiere guidano i popoli. E con questa legge entriamo concretamente nella societa', rispondendo a problemi reali".

Gabriella Meo (Sel-Verdi), ha ricordato che la Legge Quadro contiene "fondamentali correttivi per il riequilibrio della rappresentenza, fin dalle prossime elezioni regionali, cosi' si aiuta a rinnovare Italia, si creano opportunita' per il futuro, e' un punto di partenza". Certo, manca la relativa modifica alla legge ellettorale regionale, ma nei giorni scorsi la presidente Mori ha avvertito che se non arrivera' entro l'autunno, ci pensera' direttamente la Commissione Parita'. Per il capogruppo della Lega nord, Mauro Manfredini, "le donne sono l'asse portante della societa', e' un dovere della politica difenderle dalla violenza. La legge deve poi tradursi in fatti concreti, come i premi nei bandi pubblici". Per Franco Grillini (LibDem), storico leader del movimento gay, sulla questione della parita' serve una importante "attenzione ai simboli, una rivoluzione culturale: in Italia c'e' un maschilismo criminale e gli uomini opprimono le donne". Nella relazione, la presidente Mori ha ricordato quanto bisogno c'e' ancora di contrastare la violenza sulle donne, ma no solo: "Vogliamo una societa' che rifiuti una rappresentazione minoritaria e deficitaria delle donne - ha detto -. Prima delle prossime elezioni regionali devono arrivare i correttivi paritari alla legge elettorale. La Legge Quadro e' stata pensata per tutte le donne in un intenso percorso di approfondimento e partecipazione". Stefano Bonaccini, segretario regionale del Pd e responsabile Enti Locali nella segreteria di Matteo Renzi, in Aula in veste di consigliere regionale, ha assicurato che "questa legge fara' da esempio a livello nazionale: per il metodo e per il merito". Il voto e' atteso in giornata. (ANSA).

Wednesday, 25 June 2014 15:00
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BOLOGNA, 23 GIU - L'obiettivo e' "rendere disponibile ai pazienti un farmaco a costo piu' basso e nel minor tempo possibile", attraverso "un accordo con l'Istituto farmacologico militare e il Centro superiore di ricerca di Rovigo per la fornitura del principio attivo, cosi' da evitare gli ordini all'estero, che allungano i tempi e aumentano i costi". Sono le linee guida del progetto di legge sottoscritto a larga maggioranza da Pd, Fds, Sel-Verdi, Idv, M5s, LibDem e Favia "per l'erogazione di farmaci a base di cannabinoidi per finalita' terapeutiche nell'ambito del Servizio sanitario regionale".

Il relatore Franco Grillini (LibDem) l'ha presentato alla commissione regionale Salute e politiche sociali, presieduta da Monica Donini: "Gia' dieci Regioni italiane, di ogni colore politico, hanno normato la materia, che riguarda unicamente i farmaci, non e' affatto una discussione ideologica sul proibizionismo e l'antiproibizionismo".

Non e' della stessa opinione Silvia Noe' (Udc): "E' giusto trovare modalita' e sostanze per alleviare il dolore alle persone malate, ma attenzione a non confondersi con discussioni preconcette e sterili che fanno smarrire questo giusto obiettivo. Grillini, invece di concentrarsi sull'obiettivo che propone la rimborsabilita' dei farmaci, quando prescritti, ha spostato il dibattito su temi non pertinenti, come la produzione e la coltivazione di piante di cannabis. Ancora una volta, dunque, ha prevalso l'ideologia, pregiudicando un confronto laico e costruttivo. Auspico che dalla prossima seduta si rientri in carreggiata altrimenti e' tempo perso". Per Noe', inoltre, "manca ancora una specifica sulla non cedibilita' a terzi del prodotto". Anche secondo Marco Barbieri (Pd) "ci sono molti elementi che lasciano perplessi, c'e' troppa enfasi sull'autarchia farmacologica e sull'approvvigionamento, non vorrei che l'idea di fondo, piu' o meno esplicita, fosse voler permettere la coltivazione di cannabis in Italia". Gian Guido Naldi (Sel-Verdi), partendo da una "esperienza personale, o per meglio dire familiare, che mi ha mostrato l'importanza dell'utilizzo dei farmaci cannabinoidi per alleviare il dolore durante i cicli di chemioterapia", ha tacciato questi interventi come  "considerazioni ipocrite e ideologiche". Andrea Pollastri (Fi-Pdl) ha chiesto chiarimenti sulla situazione nelle Regioni italiane che hanno gia' adottato leggi analoghe e sulla legislatura dei Paesi europei confinanti con l'Italia. (ANSA).

Monday, 23 June 2014 15:56
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In Emilia-Romagna «la diminuzione del sovraffollamento carcerario prosegue, in linea con il resto d'Italia, grazie all'importante cambiamento normativo in corso a livello nazionale», ma nel «lento processo di normalizzazione della vita in carcere» permangono «numerose criticità», in particolare «Parma e Piacenza, vere e proprie criticità tra le criticità». Così Desi Bruno, Garante regionale dei detenuti, ha anticipato alla commissione Salute e politiche sociali della Regione, presieduta da Monica Donini, la relazione 2013 attesa in Assemblea legislativa prima della pausa estiva.
«È stato raggiunto - ha precisato - il risultato minimo dei tre metri quadrati per detenuto che ci era stato richiesto dall'Unione europea, ma gli obiettivi della cosiddetta sentenza Torreggiani sono ben più ampi, e riguardano anche la differenziazione degli spazi detentivi e l'umanizzazione della pena, che passa soprattutto dalla possibilità di poter occupare il proprio tempo». Il primo intervento necessario è «rivedere gli investimenti in edilizia penitenziaria, a partire dai nuovi padiglioni di Bologna e Ferrara: se venissero costruiti oggi finirebbero per essere inutili nel giro di pochi anni, data la carenza cronica di personale di polizia e civile. Tutto ciò avviene mentre si spende poco, molto poco, per la messa a norma degli istituti già presenti, che sono fatiscenti e presentano problemi strutturali insuperabili». In Emilia le situazioni più difficili: «A Piacenza semplicemente non c'è niente, nessuna iniziativa che riguardi formazione o lavoro, aumentando il rischio di recidiva in maniera significativa, specialmente per categorie come i responsabili di crimini sessuali». Anche a Parma, «il problema è enorme, con diversi detenuti sottoposti al regime di carcere duro 41bis e oltre 80 ergastolani senza che sia mai stato sviluppato un percorso adeguato, questa è una ipoteca pesante sulla vivibilità della struttura».
L'Emilia-Romagna comunque non è stata toccata in modo significativo dalle recenti modifiche in materia di stupefacenti «perché non abbiamo molti detenuti in carcere per reato di piccolo spaccio, semmai sono molti i tossicodipendenti che hanno compiuto crimini come rapine o furti per i loro problemi di tossicodipendenza, e al momento sono troppo pochi i trattamenti ad hoc, con la conseguenza di una recidiva quasi sicura».
Andrea Pollastri (Fi-Pdl) ha sollecitato più iniziative scolastiche, di formazione e per l'occupazione dei detenuti a Piacenza. Franco Grillini (LibDem) ha chiesto di «rafforzare l'assistenza psicologica» perchè «oltre 40 casi di suicidio sono davvero troppi».

Da Libertà

Tuesday, 24 June 2014 08:20
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BOLOGNA - Vincenzo Branà, 37 anni, giornalista, si riconferma presidente dell'Arcigay Bologna. Lo hanno deciso ieri gli oltre 500 attivisti che hanno votato al congresso del Cassero, per eleggere il nuovo leader della comunità Lgbt bolognese. «Ora dobbiamo riscrivere il nostro patto con la città e rivendicare i nostri valori» le prime parole di Branà, a capo della lista “Buon Vento” che ha sconfitto “Cassero Insieme”, capitanata da Vincenzo Corigliano. Una vittoria schiacciante: 354 a 191. È stato uno dei congressi più tumultuosi e partecipati degli ultimi anni, quello di ieri. A partire da come si è arrivati al voto, cioè con una improvvisa mozione di sfiducia nei confronti dello stesso Branà, ad aprile, e il conseguente “commissariamento” del Cassero. E poi settimane di scontri e veleni. Anche per questo, forse, l'affluenza al voto è stata più alta rispetto al passato, nonostante la bella giornata: hanno partecipato 554 attivisti. E persino Franco Grillini, leader storico di Arcigay, ammette: «In 32 anni di militanza difficilmente mi era capitato di vedere una cosa del genere».

Branà riconquista dunque il posto più alto della Salara. Due anni fa, alla prima elezione, venne definito il “presidente rottamatore”, e nel suo primo mandato non sono mancati gli strappi. Come il gran rifiuto dell'Arcigay di aprire uno stand alla Festa dell'Unità in polemica con un Pd «troppo morbido sui nostri temi». Ma anche ora Branà non smette di stupire. «Il Cassero è un'istituzione, un laboratorio politico. Deve essere autonomo, indipendente» per rivendicare i diritti della comunità gay. La parola chiave è “autorappresentazione”. «Perché i gay nella politica non funzionano più. Si tratta di un modello che è venuto meno, con troppi compromessi
da accettare».

ROSARIO DI RAIMONDO

La Repubblica

Monday, 23 June 2014 08:33
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BOLOGNA - È arrivato il giorno della resa dei conti. Il Cassero, lo storico avamposto gay bolognese, elegge oggi il suo nuovo presidente, dopo uno scontro durissimo che ha portato al siluramento della vecchia dirigenza e provocato una scissione all’interno dell’Arcigay. Due le fazioni in corsa: quella che fa capo a Vincenzo Branà, il leader uscente, e quella di Vincenzo Corigliano, il traghettatore dell’associazione in queste settimane di caos.

Oltre cinquecento persone oggi, a partire dalle 17, parteciperanno al congresso più tormentato degli ultimi anni per scegliere tra due liste: “Buon vento” (Branà) e “Cassero insieme” (Corigliano). Due fazioni, appunto, due anime diverse, venute fuori anche in questi giorni di “campagna elettorale”. Sul piatto c’è un posto imcuno portante, quello di leader della comunità gay locale, che gestisce un circolo da sempre sotto i riflettori, sia dal punto di vista politico, sia da quello economico: dalla rivendicazione dei diritti civili agli incassi delle attività serali in discoteca, la partita è ampia e complessa.

«È evidente, il Cassero fa gola - ha scritto qualche giorno fa Branà su Facebook - . Per quali è una corsia privilegiata, un modo attraverso il quale soggetti commerciali possono avvantaggiarsi. Un capitale di credibilità dietro il quale celare fini di lucro. Sapremo resistere a qualsiasi cordata di interessi». Corigliano si è sentito chiamato in causa: «Caro Vincenzo, pensare che qualcuno tra di noi voglia ridurre il Cassero a impresa commerciale o a una cassaforte voti è falso».

È il nervo scoperto, la contrapposizione tra l’anima “politica” dell’Arcigay e quella “discotecara”, ludica, delle serate e dei cocktail. Due mondi che proprio al Cassero sono nati e che, prima di essere separati da un muro, sapevano convivere. Prima, in particolare, della notte del 16 marzo. Quando, durante una serata disco, un ragazzo viene picchiato a sangue dopo una lite. È la miccia. Il questore chiude le attività serali del circolo per 10 giorni. Un mese dopo, improvvisamente, il consiglio direttivo manda a casa Branà e, dal giorno alla notte, nomina Corigliano come suo sostituto. Ma anche la parte fedele all’ex leader si dimette per solidarietà. Risultato: il direttivo non esiste più, serve un nuovo congresso.

C’è chi a taccuino chiuso motiva questa tensione anche con la politica. Branà è il presidente che si è schierato contro i finanziamenti pubblici alle scuole private, nel referendum di un anno fa. Ed è il primo che, nell’agosto 2013, ha rifiutato uno stand dell’Arcigay alla Festa dell’Unità denunciando le posizioni «troppo morbide del Pd sul tema dell’omofobia». Ma c’è anche chi butta acqua sul fuoco, come il senatore Pd Sergio Lo Giudice, leader storico di Arcigay: «La contrapposizione tra due parti è artificiale, e forse il contrasto andava sanato prima di arrivare a questo punto. Il Cassero è un insieme di tante storie, di tante anime, e io mi auguro che dopo il congresso tutti marcino spediti per la sua unità, al di là della lista che avrà la meglio al congresso».

 

Benedetto Zacchiroli
Benedetto Zacchiroli

Zacchiroli non si schiera: “Le due anime dialoghino e si aprano al territorio”

Benedetto Zacchiroli, consigliere comunale del Pd, gay, non si schiera, ma predica calma, alla vigilia di questa resa dei conti tormentata: «C’è un’alzata di toni eccessiva e inopportuna. Più che un congresso, sembra una litigata».

I congressi non servono anche per litigare,

Zacchiroli?

«No, servono per discutere».

E chi voterà tra Branà e Corigliano?

«Ho il mio voto, ma visto il ruolo di consigliere comunale preferisco non dirlo. E da domani parlerò col presidente, chiunque sia: conosco e apprezzo entrambi».

Cosa deve cambiare al Cassero?

«Deve aprirsi alla città e tenere ben fermi i servizi che offre. Al suo interno, si deve ritrovare il dialogo perduto tra la parte politica e quella creativa, del divertimento. Si può fare la politica in discoteca e si può essere musicali nel fare politica: la diversità è una ricchezza, non l’omologazione ».

Alla presentazione del Gay Pride bolognese è stata espressa solidarietà ad Atlantide. E al termine del corteo di sabato prossimo chi vorrà potrà continuare la manifestazione fino a porta Santo Stefano prima dello sgombero di fine mese. Lei è d’accordo?

«Atlantide è una realtà preziosa per la città e per il mondo Lgbt, così come è prezioso il rispetto delle regole e della convivenza civile. Sono solidale con Atlantide. La speranza è che il Comune sappia risolvere la situazione. Ma non può nemmeno dare l’idea che in città si possano ignorare le regole ». ( r. d. r.)

grilliniGrillini sceglie Branà: “Basta con i personalismi voglio una casa di vetro”

«Io sto con Vincenzo Branà, perché ha ridato prestigio e autorevolezza politica all’associazione », dice Franco Grillini, leader storico di Arcigay e consigliere regionale. Che, da padre nobile del movimento omosessuale, non risparmia però le critiche. A tutti: «Il Cassero deve diventare una casa di vetro».

Fino a oggi non lo è stato, Grillini?

«Andare a congresso è stato un errore politico, soprattutto in questo momento, a pochi giorni dal Pride. Ma la cosa più sbagliata è che nessuno, fuori dal Cassero, ci ha capito niente di questa frattura. Si deve avere il coraggio di dire le cose come stanno, altrimenti ricadiamo nella vecchia politica».

E lei cosa ci ha capito?

«Le cause del congresso anticipato vanno ricercate prima di tutto nelle antipatie reciproche e nei personalismi, che in politica esistono, anche se a volte è difficile farlo capire. E per quanto riguarda Branà, ha influito forse anche l’eccesso di distanza dal Pd. Però devo aggiungere che secondo me la direzione del partito si è sempre comportato in maniera corretta. Infine, ovviamente, esistono le diversità. C’è uno scontro di potere che incide anche sul Cassero, perché la Salara non è un’isola felice, ma fa parte di una città dove ci sono altre associazioni e altri partiti».

Perché si schiera con Branà?

«Perché garantisce la continuità politica meglio di altri. Ma se vincerà Corigliano, aiuterò lui. Vorrei sottolineare che i nostri nemici non sono dentro al Cassero ma fuori. Oggi non è la fine del mondo, comunque vada questo congresso». ( r. d. r.)

 

La Repubblica

Sunday, 22 June 2014 12:38
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Da una parte il senatore del Nuovo centrodestra Carlo Giovanardi con le «Sentinelle in piedi», fermi a leggere in silenzio la Bibbia per protestare contro la legge anti-omofobia, che accusano di limitare la libertà di espressione. Dall'altra gli attivisti di Arcigay guidati dal presidente nazionale Flavio Romani, che con le bandiere arcobaleno e la musica a tutto volume inscenano un flash mob ballando «Vogue» di Madonna, per contestare la manifestazione. L'inedito «scontro» tra i due mondi diversissimi per stile e valori è andato in scena ieri a Modena, nella centrale Piazza Grande. Ora Giovanardi accusa Arcigay di aver alimentato con «provocazioni e dileggi» un «clima di aggressione» contro chi come «le 400 sentinelle» di ieri «non si adegua alla ideologia Lgbt» (le Sentinelle in piedi sono un movimento che unisce cattolici e laici contrari ai matrimoni gay). Mentre il presidente dell'Arcigay Romani definisce «surreale» la reazione del senatore «che manifesta contro una legge sui crimini d'odio e poi si scompone per una contestazione». Più aspri i toni del consigliere regionale dell'Emilia Romagna e storico esponente del movimento gay Franco Grillini (Idv), che pubblica su Facebook una foto di Giovanardi e accusa: «Non fare il furbo vi abbiamo contati ed eravate sui 200»

 

Il Corriere della Sera

Sunday, 22 June 2014 12:19
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L'annuncio della discussione in aula a settembre della legge sulle unioni civili simile alla legge tedesca (lebenspartnerschaft) rappresenta un fatto molto positivo soprattutto se agli annunci e alle parole seguiranno i fatti e la reale volontà di portare a casa il provvedimento. Per chi come me è stato ben 7 anni in Parlamento e ha cercato in tutti i modi di portare in aula la legge sui diritti delle coppie omosessuali un certo grado di scetticismo è d'obbligo. Basti pensare alla collezione di sigle: si è partiti dal "riconoscimento legale delle convivenze", poi le coppie di fatto, poi il Pacs, quindi i Dico, i Cus, i Didorè, i patti notarili e chi più ne ha più ne metta. Ora siamo di fronte anche alle "esortazioni" delle alti corti italiane che ad ogni piè sospinto sgridano il Parlamento perchè non legifera in questa materia così come hanno fatto gli altri paesi europei e democratici.

Come Gaynet temiamo la "strategia del carciofo" perchè nella proposta di legge che va in discussione già ora non ci sono la parola "matrimonio", la "celebrazione" avviene in un registro separato da quello dei matrimoni, non c'è l'adozione, non c'è l'inseminazione assistita  né la GPA. Ora appena annunciata la Pdl è già cominciato il gioco al ribasso, la "strategia del carciofo", che abbiamo già visto in passato: si è già cominciato a dire niente reversibilità della pensione, niente legittima ereditaria, nessun costo pubblico, come se la collettività lgbt non pagasse le tasse come tutti gli altri.

Se così fosse sarebbe una presa in giro. La sfida quindi è che la legge passi così com'è nella Pdl a prima firma Cirinnà, nulla di meno. Sarà un primo passo verso quella totale parificazione tra tutte le famiglie, omo o etero che siano. Si tratta infatti di rompere quel muro esistente da 30 anni contro qualsiasi legge sui diritti civili, rotto il muro tutto diventa possibile. Anche perchè finalmente in questo Parlamento esiste una maggioranza laica trasversale assieme a un buon numero di cattolici democratici che non ubbidiscono alle sirene del clericalismo bacchettone e bigotto.

Come Gaynet siamo convinti della necessità di un vero pluralismo degli istituti giuridici in campo familiare come nel nord Europa. Tutti dovrebbero poter scegliere tra Unione Civili, matrimonio, convivenze di fatto o patti notarili, senza distinzione tra coppie etero o gay. Pluralismo e universalità dei diritti, come si addice ad ogni sistema liberaldemocratico.

Franco Grillini

Presidente Gaynet Italia

Tuesday, 17 June 2014 13:40
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Il Sant’Orsola taglia i fondi per l’assistenza religiosa in corsia. Cioè quelli per i sacerdoti che vanno in ospedale per celebrare messa o dare conforto ai pazienti ricoverati. La nuova convenzione tra il policlinico e la diocesi di Bologna passa infatti da 128mila a 102mila euro, l’equivalente di un prete in meno sui cinque che fino all’anno scorso prestavano servizio nella cittadella sanitaria di via Massarenti.

Un piccolo risparmio di 26mila euro, dovuto anche alla legge regionale in materia che mette in relazione il numero di assistenti religiosi ammessi in corsia al totale di posti letto che ci sono in ospedale. Calando il numero dei letti, diminuisce l’entità della convenzione.

La spesa per i sacerdoti, a gennaio, era finita nel mirino del consigliere regionale ex Idv Franco Grillini. Che, dati alla mano, ha denunciato come in quattro anni le Ausl della regione abbiano speso complessivamente 2,2 milioni di euro per il servizio, contestato duramente anche dall’Unaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti). E lo stesso Grillini ha presentato una risoluzione per convincere la giunta ad attuare una sorta di spending review religiosa, per cambiare le leggi nazionali e regionali "visto che i costi sono particolarmente gravosi". A parte l’importo economico, la nuova convenzione firmata dai dirigenti del policlinico e dal cardinale di Bologna Carlo Caffarra rimane comunque simile a quella degli anni passati. I quattro assistenti religiosi, scelti dalla diocesi, si occupano di attività "dirette all’amministrazione dei sacramenti, alla cura delle anime, alla catechesi, all’esercizio del culto". Devono garantire "anche la reperibilità nelle ore notturne per i casi urgenti", hanno diritto all’utilizzo di spazi dell’ospedale, possono accedere alla mensa aziendale e ai parcheggi riservati ai dipendenti.

di ROSARIO DI RAIMONDO

La Repubblica

Sunday, 18 May 2014 09:23
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