28 Nov

Oneri di urbanizzazione uguali per tutti, anche per la chiesa cattolica

MOZIONE 

L’Assemblea legislativa della regione Emilia - Romagna 

premesso che 

- come noto, gli oneri di urbanizzazione sono i corrispettivi dovuti al comune territorialmente competente all’atto di rilascio del permesso di costruire, “in relazione agli interventi di ristrutturazione edilizia o agli interventi che comportano nuova edificazione o che determinano un incremento del carico urbanistico (…)” (art. 30, comma 1, L.R. 30 luglio 2013, n. 15, recante “Semplificazione della disciplina edilizia”);  

- segnatamente, i contributi dovuti sub specie di oneri di urbanizzazione sono destinati alla partecipazione alle spese che i comuni stessi sostengono per gli interventi e le opere di urbanizzazione del territorio: ancora più in particolare - ex art. 16, commi 7, 7 bis e 8, del D.P.R. 06 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia) - si distingue tra oneri di urbanizzazione primaria (per indicare i contributi destinati alla realizzazione di strade residenziali, spazi di sosta o di parcheggio, fognature, rete idrica, rete di distribuzione dell’energia elettrica e del gas, pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato, cavedi multiservizio e i cavidotti per il passaggio di reti di telecomunicazioni) e oneri di urbanizzazione secondaria (ossia i contributi per asili nido, scuole materne e dell’obbligo, mercati di quartiere, delegazioni comunali, chiese e altri edifici religiosi, impianti sportivi di quartiere, aree verdi di quartiere, centri sociali e attrezzature culturali e sanitarie);

- ai sensi del comma 4 del medesimo art. 16, l’ammontare (recte: l’incidenza) degli oneri di urbanizzazione è stabilito con delibera del consiglio comunale, sulla base delle tabelle parametriche definite dalla Regione;  

- conformemente a quanto previsto dalla  normativa nazionale, il Consiglio regionale - con delibera n. 849 del 04 marzo 1998 (Aggiornamento delle indicazioni procedurali per l’applicazione degli oneri di urbanizzazione di cui agli articoli 5 e 10 della legge 28 gennaio 1977, n. 10) – ha approvato le tabelle parametriche di definizione degli oneri di urbanizzazione;  

sottolineato che 

- per quanto specificamente rileva in tal sede, tra le opere di urbanizzazione secondaria, il citato art. 16, comma 8, annovera “chiese e altri edifici religiosi, a cui sono destinati gli oneri di urbanizzazione secondaria determinati dai singoli comuni sulla base delle parametriche definite dalla Regione;  

- segnatamente, per “chiese e altri edifici per servizi religiosi”, la delibera consiliare n. 849 del 1998 prevede che l’incidenza degli oneri urbanizzazione secondaria (U2) è pari al 7 per cento, “salvo diverse percentuali stabilite con deliberazione del Consiglio comunale”;

- dalla citata delibera risulta expressis vebis che i Comuni - anche nell’esercizio dell’autonomia finanziaria loro riconosciuta ex artt. 3, comma 4, e 149, comma 2, del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) – possono variare la percentuale di oneri di urbanizzazione secondaria da destinare all’edilizia di culto: peraltro, ai sensi dell’art. 16, comma 6, del D.P.R. n. 380 del 2001, “Ogni cinque anni i comuni provvedono ad aggiornare gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, in conformità alle relative disposizioni regionali, in relazione ai riscontri e prevedibili costi delle opere di urbanizzazione primaria, secondaria e generale”;

- tali assunti risultano corroborati dalla risposta trasmessa dalla Giunta all’interpellanza depositata a firma del Sottoscritto Consigliere lo scorso 25 settembre (ogg. ass. n. 4521) al fine di acquisire dati in ordine all’ammontare complessivo dei contributi destinati dai comuni emiliano – romagnoli sub specie di oneri di urbanizzazione secondaria per “chiese ed altri edifici religiosi”, a partire dall’entrata in vigore della normativa regionale fino ad oggi (anni 1998 – 2013): in particolare, la Giunta rileva che “Sono i Comuni, come indicato dalla citata deliberazione [n. 849 del 1998] e in coerenza con essa, a gestire autonomamente la destinazione di questa quota percentuale [il detto 7 per cento] delle urbanizzazioni secondarie (…)”

evidenziato che

- con specifico riferimento all’ammontare dei contributi versati dai Comuni per chiese ed altri edifici di culto, nella risposta alla citata interpellanza si sottolinea che “(…) poiché i relativi dati contabili non sono comunicati alla Regione, così come non esiste l’obbligo per i Comuni di comunicare l’entità complessiva degli oneri di urbanizzazione secondaria, risulta impossibile quantificare con precisione a quanto ammontino complessivamente i contributi destinati dai Comuni, sub specie di oneri di urbanizzazione secondaria, per “chiese ed altri edifici religiosi” dal 1998 ad oggi”;

- nella citata risposta si precisa che il calcolo è reso ancora più complesso dal fatto che i Comuni, oltre a corrispondere contributi economici, destinano agli edifici religiosi e di culto “aree storicamente appartenenti al demanio comunale, aree sul cui valore economico spesso non esistono stime attualizzate o perizie precise”;

- proprio al fine di ovviare a tale mancanza di dati precisi in ordine al fenomeno in esame, la Giunta ha espressamente evidenziato che è “attualmente in fase di realizzazione” il Sistema Integrato per l’Edilizia Emilia – Romagna (SIEDER), “sistema di monitoraggio in tempo reale che potrà rendere conto della precisa articolazione delle entrate comunali da oneri di urbanizzazione e quindi stimare, in modo accurato e puntuale, il valore dei contributi che i Comuni devono corrispondere agli enti religiosi”;

evidenziato, altresì, che

- al fine di tracciare statisticamente l’incidenza degli oneri di urbanizzazione destinati all’edilizia di culto, risultano particolarmente rilevanti i dati forniti dall’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR); in particolare, al fine della predisposizione del presente atto d’indirizzo, sono state considerate ed elaborate le rilevazioni effettuate dalla citata associazione nel periodo 2001 – 2011, anche perché proprio con riferimento a tale lasso temporale sono disponibili i dati economici complessivi dei comuni appartenenti alla Regione, rendicontati nel documento “Conti consuntivi delle Amministrazioni Comunali della Regione Emilia-Romagna. Analisi delle principali tendenze riscontrate nel periodo 2001-2011” (a cura del Gabinetto del Presidente della Giunta, Direzione Generale Risorse finanziarie e patrimonio, Giugno 2013). Inoltre, al fine di ottenere una valutazione statistica più accurata, si è deciso di escludere gli anni 1999 – 2000, le cui rilevazioni avrebbero implicato, data la preparazione all’evento religioso del “Giubileo”, una sovrastima dei versamenti, distorcendo in parte qua l’analisi statistica;

- i dati rilevati dall’associazione UAAR riguardo agli oneri di urbanizzazione concessi dai comuni della Regione Emilia-Romagna sono parziali ma comunque significativi: infatti, ancorché nel periodo di rilevazione abbiano risposto 63 comuni sui 348 della Regione (il 18,1 per cento), la popolazione residente di questi comuni rispetto a quella dell’intera Regione va dal 50,75% del 2001 al 49,54% del 2011 (dati Regione Emilia-Romagna);

- ferme restando tali premesse metodologiche,  l’elaborazione dei dati raccolti dall’UAAR permette, quindi, di compiere un’operazione di proiezione statistica quantitativa complessiva sull’intera Regione nel periodo indicato (2001 – 2011), sulla base delle serie storiche dei residenti ottenute dal Servizio statistico della Regione Emilia-Romagna: segnatamente, si stima che - nel detto periodo - ogni residente nella Regione abbia versato  mediamente1,80 euro ogni anno per oneri di urbanizzazione destinati all’edilizia di culto. L’ammontare complessivo degli oneri destinati ad edilizia di culto stimato è pari - considerando la serie storica dei residenti – a oltre 83 milioni di euro (€ 83.251.103,65), per una media annua di circa 7 milioni e mezzo di euro (€ 7.568.282,15), pari allo 0,37% delle entrate tributarie dello stesso periodo (fonte: documento sui Conti consuntivi Giunta Reginonale Emilia-Romagna).

- a titolo esemplificativo, si consideri che, secondo i dati UAAR, dal 2000 al 2010 il Comune di Bologna ha destinato all’edilizia di culto sub specie di oneri di urbanizzazione 6.321.565 euro; il Comune di Imola, dal 1999 al 2010, 1.639.167 euro; il Comune di San Lazzaro, dal 1997 al 2010, 1.043.404 euro; il Comune di Faenza, dal 2002 al 2009, 1.046.570 euro; il Comune di Ravenna, dal 2004 al 2007, 1.136.988 euro; il Comune di Reggio Emilia, dal 1999 al 2008, 6.111.832 euro; il Comune di Rimini, dal 2003 al 2008 e nel 2010, 1.866.959 euro; e solo per citare i dati maggiormente significativi, per quanto asetticamente e aneddoticamente considerati;

- a fronte di tali stime, ancorché parziali, non v’è chi non veda come l’ammontare degli oneri di urbanizzazione destinato all’edilizia di culto risulti particolarmente elevato, risorse pubbliche che potrebbero essere destinate a finanziare, e quindi migliorare qualitativamente e quantitativamente, servizi pubblici e sociali lato sensu intesi; ciò, anche a fronte del fatto che l’edilizia di culto e le istituzioni ecclesiastiche godono di altri numerosi finanziamenti ed esenzioni di diversa natura (otto per mille, cinque per mille, esenzioni Imu e Iva, riduzione Ires e Irap, tariffe postali agevolate, riduzione del canone televisivo, oltre che godere di numerosi altri benefici e contributi anche statali);

considerato che

- l’abrogato art. 28 della L.R. 25 novembre 2002, n. 31 (Disciplina generale dell’edilizia) prevedeva che “Ai fini della determinazione dell’incidenza degli oneri di urbanizzazione, il Consiglio regionale provvede a definire ed aggiornare almeno ogni cinque anni le tabelle parametriche” (comma 3), disponendo altresì che, nelle more della ridefinizione delle tabelle, avrebbe continuato a trovare applicazione la delibera consiliare n. 849 del 1998;

- l’art. 28 della L.R. n. 31 del 2002 è stato abrogato e sostituito ad opera della L.R. n. 15 del 2013, il cui art. 30 riscrive letteralmente la norma abrogata, prevedendo un aggiornamento delle tabelle parametriche almeno ogni cinque anni, con applicazione, nelle more, della citata delibera consiliare del 1998;

- nonostante l’abrogato art. 28 prevedesse – come obbligo e non come facoltà – l’aggiornamento delle tabelle parametriche almeno ogni cinque anni, tale prescrizione legislativa è andata totalmente inevasa; affinché il nuovo art. 30 della L.R. n. 15 del 2013 non sia parimenti disapplicato, è necessario provvedere tempestivamente all’aggiornamento delle tabelle parametriche, superando la datata delibera consiliare del 1998 e adempiendo ad un obbligo cristallizzato in una disposizione legislativa regionale; 

impegna la Giunta

- anche a fronte del mutato (e mutevole) contesto economico – sociale, ad assumere l’iniziativa per l’aggiornamento delle tabelle parametriche per l’applicazione degli oneri di urbanizzazione, al fine di trasmettere una proposta di delibera all’Assemblea legislativa quale organo competente per l’approvazione definitiva ai sensi della citata normativa statale e regionale;

- anche in continuità con la vigente delibera n. 849 del 1998, ad orientare l’aggiornamento delle tabelle ad un criterio di flessibilità, che consenta ai Comuni di adattare discrezionalmente l’incidenza degli oneri di urbanizzazione alle specificità locali;

- a realizzare e attivare tempestivamente il Sistema Integrato per l’Edilizia Emilia – Romagna (SIEDER), al fine di dotare la Regione di un efficiente sistema di monitoraggio che consenta, tra l’altro, di rendicontare puntualmente e in modo disaggregato le entrate comunali sub specie di oneri di urbanizzazione nonché di monitorare la loro destinazione e utilizzazione;

invita i Comuni dell’Emilia – Romagna

- in ottemperanza a quanto previsto dall’art. 16, comma 6, del D.P.R. n. 380 del 2001, ad aggiornare, ogni cinque anni, l’incidenza degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria sulla base delle tabelle parametriche regionali, dalle cui percentuali – per quanto in premessa - i Comuni possono discostarsi con deliberazione del Consiglio comunale in relazione, tra l’altro, alle singole specificità locali, alle esigenze e alle dinamiche urbanistico – edilizie, al variare dei cicli produttivi che interessano il territorio comunale, ai trends demografici nonché alla necessità di veicolare le risorse al finanziamento di interventi sociali o alla cura di interessi sensibili.

Il Consigliere

Franco Grillini (Gruppo misto – LibDem)

 

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