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10 Jul

Valorizzare la bicicletta come mezzo per recarsi al lavoro

RISOLUZIONE ogg. 4251

 

L'Assemblea legislativa della Regione Emilia – Romagna

 

considerato che

 

  • come noto, la bicicletta rappresenta un mezzo di trasposto economico, ecologico e – soprattutto nei grandi centri - più rapido per i propri spostamenti, a partire da quelli per recarsi al posto di lavoro;
  • la rinnovata sensibilità dei cittadini e delle amministrazioni a favore di tale mezzo di locomozione si pone come conseguenza speculare rispetto ad alcune criticità che interessano il sistema della mobilità urbana;
  • in particolare, in una significativa ricerca di Legambiente (“L’a-bici – Numeri, idee, proposte sulla realtà ciclabile” - 2010) si rileva che, a causa di un forte congestionamento del traffico, “nelle grandi città si passano (o meglio si buttano) due settimane all’anno in automobile a una velocità mediache non supera mai i 25 chilometri orari”; ciò, in uno con la scarsa attrattività dei mezzi del trasporto pubblico (secondo la ricerca “gli abitanti dei capoluoghi, in media, fanno solo un viaggio e mezzo a settimana su autobus, tram e metropolitane”), rappresenta uno degli elementi che certamente ha comportato una (ri)valorizzazione della bicicletta come mezzo di trasporto principale per gli spostamenti ordinari;
  • i dati pubblicati nello studio Bici in città (03 marzo 2012) - realizzato da Legambiente in collaborazione con FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta onlus) e Città in Bici -  comprovano che l’utilizzo della bicicletta da parte dei cittadini ha assunto percentuali molto rilevanti: utilizzando come criterio quello della “ripartizione modale degli spostamenti” (cd. modal split) in relazione al mezzo utilizzato, si è rilevato che la cd. “quota bicicletta” si attesta al 33 per cento a Piacenza, al 27 per cento a Ferrara, al 21 per cento a Rimini, al 19 per cento a Parma e al 15 per cento a Reggio Emilia; tali valori percentuali assumono maggior rilevanza se si considera che, secondo le citate Associazioni, una città può definirsi ad “ecosistema urbano ottimale” quando la domanda di mobilità è coperta dall’uso della bicicletta per una quota pari almeno al 15 per cento;
  • proprio a fronte della progressiva diffusione dell’utilizzo della bicicletta, la città di Bologna ha investito in modo rilevante sulla ciclabilità: dalla citata ricerca “L’a – bici” emerge che, con 120 km ca. di piste ciclabili, il capoluogo regionale si colloca tra le città italiane che, sotto il profilo della rete infrastrutturale viaria, hanno investito maggiormente sulla diffusione della bicicletta. Di tali investimenti in piani della mobilità ciclistica, peraltro, appare auspicabile – anche a fronte del contesto urbano come sommariamente  delineato - l’implementazione, anche in attuazione dell’art. 162, comma 2, lett. f) della legge regionale n. 3 del 1999, secondo cui la Regione deve provvedere “alla redazione dei piani regionali di riparto dei finanziamenti per la mobilità ciclistica e per la realizzazione di reti di percorsi ciclabili integrati”;
  • la diffusione della bicicletta pone, però, particolari problematiche con riferimento alla sicurezza dei ciclisti: circa tale profilo sia consentito rinviare al “pacchetto” di risoluzioni – proposte da diverse forze politiche - approvate nella seduta del 02 ottobre 2012 (ogg. ass. nn. 2296, 2369, 2452, 2579, 2829, 3085), atti d’indirizzo politico che hanno considerato il tema sotto diversi profili, comprovando la sensibilità dell’Assemblea legislativa rispetto al tema della sicurezza dei ciclisti;

 

rilevato che

 

  • alla diffusione della bicicletta, virtuoso per tutti i profili accennati, è speculare un grave problema di legalità, ossia il costante incremento dei furti di biciclette: ancorché tale fenomeno rappresenti nella coscienza sociale, appiattita dalla “romantica tolleranza”, quasi un fatto di costume, appare inutile rilevare che il furto di bicicletta integra la fattispecie penale del reato di furto (art. 624 c.p.), peraltro spesso aggravato (ex artt. 624 bis e 625 c.p.) dall’essere il fatto commesso con violenza sulle cose (la recisione del lucchetto) oppure presso un’abitazione privata ovvero su cose esposte alla pubblica fede(si al pensi al furto di bicicletta parcheggiata sulla pubblica via);
  • peraltro, al reato di furto, è spesso consequenziale il delitto di ricettazione configurabile in capo al soggetto che, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, usa, occulta o rivendeuna bicicletta rubata (art. 648 c.p.); oppure, alternativamente, il reato contravvenzionale di acquisto di cose di sospetta provenienza (art. 712 c.p.) imputabile a chi, senza averne prima accertata la legittima provenienza, acquista o ricevea qualsiasi titolo una bicicletta, che, per la sua qualità o per la condizione di chi la vende o per l’entità del prezzo, abbia motivo di sospettare che provenga da reato;
  • in molte località, il furto di bicilette rappresenta da tempo una sorta di emergenza endemicae, di fatto, costituisce un deterrente all’utilizzo del mezzo: dall’indagine “Reati, vittime e percezione della sicurezza – Anni 2008 e 2009”, pubblicata dall’Istat il 22 novembre 2010, risulta che il furto di biciclette, non solo è tra i reati più diffusi a livello nazionale (il 3,8 per cento delle famiglie italiane ha subito un furto di bicicletta), ma è anche l’unico reato in aumento sia rispetto al dato del 2002 (2,5 per cento) sia a quello del 1997 - 1998 (3,1 per cento); ciononostante, il furto di bicicletta è tra i reati meno denunciati, a testimonianza della sfiducia e della rassegnazione delle vittime (circa il 46 per cento delle vittime) o della convinzione che si tratti di un reato poco grave (circa il 54 per cento delle vittime);
  • segnatamente, l’Emilia – Romagna registra una percentuale particolarmente elevata dei furti di biciclette: circa il 6,5 per cento dei ciclisti ha subito un furto, contro l’1,9 per cento dei cittadini laziali (dati diffusi dall’Associazione L’Altra Babele, nell’ambito del progetto “Scatenati contro il mercato di  bici rubate” – anno 2011);
  • ancora più in particolare, nell’ambito del progetto citato nella precedente alinea, si riportano i dati di un’indagine statistica svoltaa Bologna tra marzo e aprile 2011: su un totale di 1238 soggetti (per l’80 per cento circa si tratta di studenti), il 29 per cento ha dichiarato di aver subito un solo furto, il 10 per cento 2/3 furti, il 2 per cento più di tre. Nonostante i numerosi progetti attivati in città anche in collaborazione con il Comune (tra cui quello della punzonatura delle biciclette, oltre al “Servizio 3R” promosso dall’Associazione L’Altra Babele di recupero – riparazione - rivendita delle biciclette anche funzionale a contrastare l’acquisto di bici rubate), la medesima indagine riporta -  inoltre – che, in una scala da uno a dieci, la paura dei cittadini di subire un furto è di 6,7 punti;
  • a fronte della diffusione endemica dei furti di biciclette e del consequenziale effetto disincentivante nell’utilizzo del mezzo, appare necessario predisporre misure di prevenzione e contrasto, quali la realizzazione di parcheggi/rastrelliere controllati, la diffusione di suggerimenti sulle soluzioni antifurto, la promozione da parte delle amministrazioni locali di una “anagrafe delle biciclette” per consentire la tracciabilità del mezzo e aumentarne le probabilità di ritrovamento a seguito di furto;
  • proprio con riferimento a quest’ultimo profilo, si segnala l’utilità e i risultati conseguiti con l’operatività del Registro Italiano Bici (2007), un’anagrafe pubblica nazionale contenente i dati descrittivi delle biciclette registrate e i riferimenti dei loro proprietari, consultato anche dalle Forze dell’Ordine e a cui hanno aderito numerosi comuni e province (circa 40), anche emiliano – romagnoli (si tratta dei Comuni di Parma, Reggio Emilia, Ferrara, Modena, Forlì, Ravenna, Imola, Correggio, Carpi, Massa lombarda, Soliera). L’utilità di tale “sistematizzazione anagrafica” è comprovata da uno studio condotto dall’Osservatorio nazionale sui furti di bici nel periodo 2007 – 2012, in cui si evidenzia che la percentuale di furti su bici anonime (11 - 19 per cento) è molto più elevata rispetto alla percentuale di furti su bici targate (0,6 – 2,8 per cento);

 

sottolineato che

 

  • come accennato, l’utilizzo della bicicletta per recarsi al posto di lavoro rappresenta una pratica socialmente utile e meritevole, anche perché contribuisce a decongestionare il traffico e migliorare l’ambiente: in particolare, come affermato nella delibera di Giunta 02 luglio 2012, n. 909, “l’uso della bicicletta negli spostamenti urbani, specie in quelli sistematici (casa - lavoro)rappresenta una modalità di trasporto ad emissioni zero, veloce nel traffico cittadino e competitiva rispetto agli altri mezzi di trasporto”;
  • come noto, nel corso degli anni, si sono registrati un numero elevato di furti di biciclette a danno dei soggetti che a vario titolo prestano la loro attività presso le strutture della Regione e che hanno scelto la bicicletta come mezzo di locomozione prediletto per raggiungere – si ripete, in maniera veloce ed ecologica – il luogo di lavoro;
  • tali episodi trovano causa, tra l’altro, nell’inadeguatezza delle rastrelliere, presenti nelle adiacenze delle strutture regionali in numero non sufficiente e comunque non sorvegliate adeguatamente;
  • con delibera n. 1485 del 28 luglio 2003, la Giunta ha approvato il Piano della mobilità aziendale, con cuila Regione ha previsto azioni finalizzate a ridurre l’uso dell’auto privata e ad incentivare l’utilizzo di modalità di trasporto meno inquinanti (trasporto pubblico, bicicletta) negli spostamenti casa - lavoro dei propri collaboratori;
  • nel Piano si rileva, significativamente, che “l’8% dei collaboratori regionali usa la bicicletta come mezzo ordinario di locomozione e che il 19,5% dei dipendenti, che oggi usano normalmente l’auto per i loro spostamenti, si sono dichiarati disponibili, a certe condizioni, a passare stabilmente all’uso della bicicletta”;
  • ancor più in particolare e per quanto specificamente rileva in tal sede, tra gli “interventi significativi” il Piano annovera la “verifica dell’assetto dei posti bici e studio dei costi/benefici di sistemi di videosorveglianza” oltre ad “altre iniziative possibili ed auspicabili, che andranno ulteriormente studiate ed approfondite”;

 

impegna la Giunta

 

  • in generale, a promuovere – anche d’intesa con le amministrazioni locali e le associazioni di categoria interessate – progetti ed interventi finalizzati, da un lato a favorire la diffusione dell’utilizzo della bicicletta come mezzo di locomozione principale per gli spostamenti ordinari, dall’altro a prevenire e contrastare - nei limiti delle proprie competenze - il fenomeno dei furti (e, quindi, dei reati consequenziali), anche sollecitando e sensibilizzando le amministrazioni locali a realizzare un sistema di anagrafe delle biciclette suscettibile di essere sistematizzato con il Registro Italiano Bici;
  • a sviluppare – anche in attuazione Piano della mobilità aziendale - progetti di sensibilizzazione dei collaboratori regionali in ordine alle opportunità e ai vantaggi derivanti dall’utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto alternativo per recarsi al posto di lavoro;
  • tramite i Servizi competenti, anche d’intesa con l’Amministrazione condominiale, a progettare e realizzare nelle aree antistanti alle strutture regionali un parcheggio (o più parcheggi) di biciclette adeguato nel numero di stalli e dotato di un efficiente sistema di sorveglianza, anche al fine di incentivare l’utilizzo del mezzo da parte dei collaboratori regionali.

 

Il Consigliere

Franco Grillini

Antonio Mumolo

 

RESOCONTO DELL'AULA DEL 24-09-2013

 

OGGETTO 4251

Risoluzione proposta dai consiglieri Grillini, Mumolo e Barbati per impegnare la Giunta a porre in essere azioni volte a favorire la diffusione dell'utilizzo delle biciclette come mezzo di locomozione principale per gli spostamenti ordinari, prevenire e contrastare i furti delle stesse, sensibilizzare i collaboratori regionali circa l'uso di tali mezzi di trasporto per recarsi al posto di lavoro, realizzando inoltre nelle aree antistanti alle strutture regionali stalli dotati di sistemi di sorveglianza.

(Discussione approvazione)

 

OGGETTO 4487

Risoluzione proposta dai consiglieri Manfredini, Bernardini, Corradi e Cavalli per invitare la Giunta a porre in essere azioni volte a riconoscere ai ciclisti, attraverso la definizione di appositi criteri e modalità, condizioni di copertura assicurativa per gli infortuni in itinere nel percorso casa-lavoro, con particolare riferimento anche alla zona di Bologna denominata Fiera District.

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Mandini): Ha chiesto di intervenire il consigliere Grillini. Ne ha facoltà.

 

GRILLINI: Grazie, presidente. La risoluzione che abbiamo presentato, sottoscritta anche dai consiglieri Mumolo e Barbati, fa riferimento all’uso della bicicletta come oggetto di locomozione, con particolare riferimento alla questione aziendale del nostro ente regionale, citato come esempio, nel senso che si vorrebbe che la Regione Emilia-Romagna sia in grado di dare l’esempio. Come sappiamo, la bicicletta storicamente è un mezzo di locomozione molto amato dai cittadini, largamente utilizzato e anche chi la usa poco è difficile che non abbia una bicicletta in garage e si sa che l’uso della bicicletta ha impatto zero dal punto di vista ambientale e qualora opportunamente incentivato contribuisce non poco al decongestionamento del traffico cittadino. Sappiamo bene che cosa vuol dire il traffico cittadino, ci sono alcuni dati che noi citiamo in questa proposta di risoluzione, mediamente le persone passano in una città due settimane all’anno in auto con una velocità che difficilmente supera i 25 chilometri orari, quindi possiamo immaginare che cosa significa in termini di spreco di tempo, di stress e di inquinamento perché ovviamente minore è la velocità e maggiore è l’inquinamento perché è maggiore lo stazionamento del mezzo che utilizza idrocarburi, cioè combustibili fossili.

Nella risoluzione noi citiamo uno studio di Lega per l’Ambiente dove si dice che per un ecosistema urbano ottimale la domanda di mobilità deve essere coperta dall’uso della bicicletta pari al 15 per cento. Ci sono città della nostra regione che sono ben sopra questa quota, per esempio il 33 per cento a Piacenza, il 27 per cento a Ferrara, il 21 per cento a Rimini, il 19 per cento a Parma e il 15 per cento a Reggio Emilia. Da questo punto di vista ovviamente la questione delle piste ciclabili è una questione non indifferente perché più piste ciclabili ci sono e più aree riservate ai ciclisti ci sono e più sarà incentivato l’uso della bicicletta e da questo punto di vista non c’è dubbio che l’uso della bicicletta è tanto più rilevante quanto più il fondo stradale è a posto perché ci sono alcune strade anche della nostra città che sono più simili a Camel Trophy per uno che va in bicicletta che non a un percorso normale.

Tra l’altro il rischio per l’utilizzo della bicicletta ahinoi statisticamente si sa che è più elevato di altri mezzi di locomozione. Quindi da un lato occorre garantire la sicurezza del ciclista, anche attraverso una manutenzione delle strade che ahinoi si fa sempre di meno anche per i noti tagli dei trasferimenti finanziari agli enti locali, dall’altro lato noi vogliamo sollevare con questa risoluzione un problema assai rilevante, che è quello della legalità, nel senso che i furti di biciclette hanno ormai raggiunto un livello insopportabile ed è un reato che in tutte le statistiche è in aumento.

Si pensi che il 3,8 per cento delle famiglie italiane ha denunciato un furto di bicicletta. Naturalmente sono moltissime le persone che non lo denunciano più perché da un lato c’è una sorta di idea romantica per cui il furto della bicicletta sarebbe più tollerabile come reato di altri reati e dall’altro lato c’è una sorta di fatalismo in chi ha subito il furto della bicicletta per cui è inutile andarlo a denunciare perché tanto non c’è niente da fare, e invece le cose non stanno affatto così. Intanto noi dobbiamo combattere l’idea che ci siano reati sopportabili perché se noi militiamo, come credo che sia giusto, nell’area del rispetto della legalità, qualsiasi reato non può essere sopportabile, quindi non ci deve essere area di tolleranza rispetto alla questione furto di bicicletta né ci può essere anche corrività perché questo ha delle conseguenze piuttosto pesanti. Per esempio ci sono delle persone che rinunciano all’uso della bicicletta pensando che tanto la ruberebbero e ci sono persone che rinunciano all’acquisto, ci sono persone che lasciano la bicicletta in garage e ci sono persone che per evitare che gli rubino la bicicletta addirittura la parcheggiano nel salotto di casa, che non è che sia un gran bel vedere, a meno che non sia un’opera d’arte.

È veramente incredibile che uno sia costretto a manovre assurde per difendersi da solo da questi furti di bicicletta perché ahinoi c’è un atteggiamento omissivo da parte dello Stato. Sappiamo bene quali sono le condizioni delle forze di polizia che fanno fatica a perseguire reati ritenuti più gravi, tuttavia questa insopportabile tolleranza verso il furto delle biciclette non c’è dubbio che poi crea un sostrato nel quale essendo praticamente quasi lecito commettere un reato ovviamente si crea un’idea di legalità piuttosto bislacca dentro la quale poi maturano ovviamente altri comportamenti, magari anche maggiormente criminosi. I furti della bicicletta sono furti di massa e non episodici e infatti penso che chiunque di noi magari può raccontare del furto della propria bicicletta e penso che tutti i colleghi possano intervenire per farlo, quindi si tratta di un’esperienza comune che a mio parere può e deve essere stroncata.

I sistemi sono tanti: il Comune di Bologna utilizza il sistema della punzonatura, esiste un Registro italiano della bicicletta, che è un registro privato che fa un’opera meritoria a cui hanno aderito parecchi Comuni e consiste nel mettere un codice sulla bicicletta, che non è più possibile togliere, e si costruisce l’anagrafe della bicicletta in modo tale che sia possibile, qualora ci sia un furto, risalire, qualora la bicicletta venga ritrovata, al proprietario perché si realizza questo fatto bizzarro che le aziende non punzonano all’origine le biciclette, e non si capisce perché visto che l’operazione è a costi molto bassi, se non quasi irrilevanti durante il sistema produttivo, per cui credo che le istituzioni debbano rivolgersi anche ai produttori perché altrimenti uno maliziosamente può pensare che più biciclette si rubano e più se ne vendono. Voglio pensare viceversa che sia vero il contrario, perché più si rubano le biciclette e meno le persone poi le ricomprano e quindi questa mia interpretazione maliziosa si può leggere anche al contrario, e quindi per le aziende produttrici i furti di bicicletta sono un problema visto che poi molte persone a cui la bicicletta è stata rubata non la ricomprano e non la riusano.

Quindi il furto determina una serie di fenomeni particolarmente negativi, anche sotto il profilo economico, e quindi è evidente che per incentivare l’uso bisogna risolvere una volta per tutte e cercare di mettere un freno a questa questione dei furti. L’anagrafe ha ridotto sensibilmente il furto delle biciclette ed è stato dimostrato che si rubano molto meno le biciclette che sono o punzonate o hanno il codice inserito perché il ladro lo vede e quindi preferisce rubare una bicicletta anonima. In realtà già questa iniziativa, che è stata di carattere prevalentemente privato, ha ridotto drasticamente il fenomeno del furto. Proprio per questo la Regione dovrebbe dare il buon esempio, buon esempio tra l’altro previsto da una delibera regionale sull’incentivazione dell’uso aziendale della bicicletta che è il piano della mobilità aziendale approvato con delibera n. 1485 del 28 luglio 2002 che prevede tutta una serie di misure tra cui anche l’incentivazione e l’approntamento di luoghi sorvegliati.

La mia idea è che la Regione deve dare l’esempio e deve costruire finalmente per i propri dipendenti, incentivando questa mobilità prevista dalla delibera appena citata, un luogo sorvegliato in modo tale che il dipendente arriva in Regione e può posare il proprio mezzo di locomozione contribuendo a decongestionare il traffico cittadino. Concludo dicendo che sulle biciclette ormai ci sono molti prodotti nuovi, per esempio la bicicletta con la pedalata assistita, che consente di fare anche tragitti molto lunghi anche grazie all’uso di un motore elettrico, quindi da questo punto di vista il luogo di stazionamento sorvegliato che bisognerebbe costruire qui in Regione dovrebbe contenere anche le colonnine per l’alimentazione delle batterie.

 

PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Grillini.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Manfredini. Ne ha facoltà.

 

MANFREDINI: Grazie, presidente. Volevo dire al collega Grillini che a Modena da cinque anni è stato messo il registro per la bicicletta ma non è affatto vero che i furti siano diminuiti, anzi sono aumentati e spesse volte le hanno trovate in mano a persone che poi avrebbero mandato queste biciclette verso l’est.

Gli spostamenti in bicicletta sono statisticamente connessi a un maggior rischio di incidente e di infortunio rispetto all’automobile o altro mezzo. In base al sondaggio condotto dalla Regione Emilia-Romagna nel 2012 dal titolo "Vieni al lavoro con la bici?" finalizzato a comprendere le modalità di spostamento casa-lavoro dei propri dipendenti e le relative motivazioni, è risultato che tra le varie criticità riscontrate dall’uso della bicicletta circa la metà degli intervistati ha lamentato questioni legate alla copertura assicurativa. Visto le risoluzioni assembleari, la n. 2296 e 2829 del 2012, approvate dalla seduta del 2 ottobre, in base alla premessa, ho proposto questa risoluzione perché desidero su questo argomento sottoporre a tutti voi alcune considerazioni.

Si è appena conclusa la settimana europea della mobilità sostenibile promossa dalla Commissione europea e la Regione Emilia-Romagna ha fatto proprie alcune iniziative quali "Vengo al lavoro in bici". L’Assemblea aveva già approvato due risoluzioni esattamente un anno fa, il 2 ottobre, per impegnare la Giunta a sostenere la petizione promossa dalla FIAB per estendere la copertura assicurativa anche a coloro i quali si recano al lavoro con bicicletta. I dipendenti regionali si sono scatenati su internet pubblicando commenti e osservazioni su questa disparità di trattamento e su alcune carenze riguardanti piste ciclabili e rastrelliere per le biciclette, condizioni che assolutamente disincentivano questo tipo di mobilità. A questi tre punti aggiungo inoltre i risultati di un sondaggio, sempre condotto dalla Regione Emilia-Romagna nel 2012, dal titolo "Viene al lavoro con la bici?" da cui è emerso che tra le varie criticità riscontrate dall’uso della bicicletta circa la metà degli intervistati ha lamentato questioni legate alla copertura assicurativa.

Sulla base di tutto ciò riteniamo quindi che sia giunto il momento di passare dalle parole ai fatti. Invitiamo perciò la Giunta a riconoscere, con progetti estesi eventualmente anche agli altri soggetti datori di lavoro, così come si sta facendo con il progetto della gestione della mobilità nella zona fieristica dove ci troviamo, la condizione di copertura assicurativa per gli infortuni in itinere dal percorso casa-lavoro e la necessità di provvedere a rastrelliere portabiciclette, piste ciclabili, viabilità, prendendo in considerazione tutte le osservazioni e le proposte avanzate dai lavoratori che usano la bicicletta o che la userebbero in diverse condizioni e tutela.

In conclusione mi appello a tutti voi, colleghi, affinché anche su questa iniziativa a favore della sicurezza delle persone della mobilità sostenibile esprimiate un voto favorevole per poter realizzare tutto quanto è richiesto dalla risoluzione. Ricordo a tutti che le richieste nascono dalla voce dei nostri lavoratori interessati e potete andarle a verificare proprio sul sito della Regione in modo da poter capire qual è il loro desiderio e quali sono i loro problemi. Leggo solo un intervento per farvi capire: "Mentre attraversavo via Stalingrado sulla ciclabile con il semaforo verde... e così ho scoperto che l’INAIL non riconosce l’infortunio se si va al lavoro con la bici o altro mezzo". Se l’INAIL non lo riconosce, quantomeno credo che sia giusto e importante anche per un fatto di sicurezza e di tranquillità avviare questo incentivo per i nostri dipendenti e tantissimi altri che lavorano in questa zona affinché possano venire più tranquillamente in modo da utilizzare la bicicletta.

 

PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Manfredini.

Ha chiesto di intervenire la consigliera Barbati. Ne ha facoltà.

 

BARBATI: Grazie, presidente. Volevo ricordare, venendo dalla provincia di Reggio Emilia, che a Reggio siamo avanti anche con l’utilizzo delle piste ciclabili e con l’investimento che ha fatto il Comune su questa cosa importante che è l’uso della bicicletta. Abbiamo anche esperienze molto interessanti: si parla tanto del car sharing, cioè della possibilità di usare meno la macchina e di usarla insieme, e noi abbiamo fatto anche esperienze, che tra l’altro funzionano, di BiciBus. Lo chiamiamo così perché un genitore a turno raccoglie i bambini in bicicletta e li accompagna a scuola e quindi si vede questo gruppo di ragazzini in bicicletta delle elementari con davanti e dietro un genitore che tra l’altro aiutano le famiglie a non andare tutti con la macchina la mattina davanti alle scuole ma a usare anche forme alternative di portare i bambini a scuola. L’altra cosa che credo sia importante e che si ricollega anche alla risoluzione che abbiamo presentato insieme ai colleghi Mumolo e Grillini è quella di poter arrivare sul luogo di lavoro senza usare la macchina.

A Reggio per esempio nei parcheggi appena fuori del centro storico la possibilità di un affitto di una bicicletta, uno arriva e parcheggia la macchina, affitta la bicicletta e va in centro per un costo che può essere quello del tram. Quindi anche questa Regione si potrebbe dotare di qualche strumento un po’ più moderno per i dipendenti che hanno la fortuna di vivere o a Bologna o nella prima periferia, perché ricordiamoci che questa è una Regione e arrivano anche Consiglieri che usano il treno o la macchina e sono impossibilitati a venire con un altro mezzo, perciò sono molte le cose che si possono fare ma credo che intanto la nostra iniziativa focalizza l’importanza dell’uso della bicicletta e di alcuni strumenti che possono agevolare il proprietario delle bici.

La moda che va adesso a Reggio sulla bicicletta è averne una molto vecchia. Si è passati dal piacere di avere la bicicletta nuova perché tanto quella viene rubata nel giro di una settimana e si è passati al fatto che tutti cercano biciclette usate vecchie in modo da risolvere il problema e anzi più sono vecchie e più si è tranquilli di poterla ritrovare quando si esce dal negozio o dall’ufficio. Cerchiamo di evitare di ridurci in questo perché andare in bicicletta è comunque un piacere ed è salutare e cerchiamo di aiutare i nostri dipendenti e anche gli stessi Consiglieri a poter utilizzare questo mezzo perché è un mezzo importante anche per la salute e per l’ambiente.

 

PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliera Barbati.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Pollastri. Ne ha facoltà.

 

POLLASTRI: Grazie, presidente. Ho letto con attenzione le due risoluzioni, sia quella dei colleghi Grillini, Mumolo e Barbati, sia quella del gruppo della Lega Nord. Queste risoluzioni hanno una bontà di fondo, cioè insistono e portano all’attenzione dell’Aula il tema della mobilità a due ruote puntando, e mi sembra questo il tratto che le contraddistingue, a impegnare la Regione a promuovere azioni che implementino l’utilizzo della bicicletta con più rastrelliere e più sicurezza facendo particolare riferimento ai collaboratori della Regione. Vengono anche messi in gioco i problemi connessi all’utilizzo, quindi dai furti ai pericoli della strada.

La prima mozione ha una finalità molto focalizzata e precisa ed essendo un tema generale sul quale si registra tanta sensibilità ricordo il caso di Piacenza. Piacenza, dati alla mano, ha una percentuale alta nell’utilizzo della bicicletta ma in questo è agevolata naturalmente dalle dimensioni limitate del centro urbano che permettono di raggiungerla in tutte le zone di interesse in poco tempo. È però indubbio, come lo sforzo delle risoluzioni, la difficile convivenza tra biciclette e auto che è un problema di difficile soluzione.

Nel nostro Comune si è inteso dar vita a delle corsie apposite per le biciclette che però in tanti casi servono a essere conteggiate di più come piste ciclabili quando si svolge una campagna elettorale che servire proprio come un passaggio per le due ruote in sicurezza, quindi sul punto bisogna poi vedere queste buone intenzioni come vengono calate nella realtà. Allo stesso modo, sempre a Piacenza, si era deciso di permettere in centro storico tramite un’ordinanza contestatissima la marcia delle biciclette in contromano, quindi un altro problema assolutamente da evidenziare e per ultimo non si è aumentato il numero delle rastrelliere ma in certi casi sono diminuite.

Io ho fatto il caso di Piacenza ma se si vuole sensibilizzare qui in zona Fiera, dove peraltro da una ricerca vi sono mezzi e risorse un po’ scarse, e anche nelle altre zone, bisogna pensare in primis a una viabilità sicura, agevole e con parcheggi garantiti. Mi sembra che vi sia, ma non vorrei sbagliarmi perché non sono di Bologna, una società apposita della Ferrovie dello Stato, Centostazioni, e quindi suggerirei anche ai colleghi, soprattutto firmatari dell’oggetto che si focalizza nel dispositivo più in generale sulla tematica delle biciclette vicino alla Regione, che è importante anche eventualmente un accordo con le Ferrovie in modo che chi arriva in treno può utilizzare la bicicletta per venire in Regione. Per quanto riguarda la punzonatura, anche Piacenza ha iniziato questo servizio da poche settimane, siamo probabilmente in una fase sperimentale dove viene marchiato questo codice sulla bicicletta - il collega Grillini giustamente faceva riferimento ai numerosi furti - e sarebbe interessante vedere se funziona da deterrente, signor Presidente, questa nuova iniziativa di punzonatura delle biciclette. Sarebbe poi interessante sapere, magari da un esponente della Giunta, la giusta realizzazione da parte della Giunta del progetto Bike sharing "Mi muovo in bici" quanti costi abbia avuto rispetto alla realizzazione concreta e i benefici concreti.

È chiaro ed evidente che ogni città, avendo le proprie peculiarità, i propri centri storici e i propri punti di maggior afflusso diversificati, fa un po’ esempio a sé. Recentemente è stato attivato un posizionamento di rastrelliere in zone centrali (a Piacenza) senza quindi essere troppo comode per quel progetto regionale su cui, ripeto, non ho contezza di costi ma comunque che era uno sforzo per incentivare l’uso della bicicletta. Inoltre spesso questi punti sono esposti, Presidente, alle intemperie del tempo e quindi c’è anche il tema delle adeguate coperture, che non è da sottovalutare, al fine di evitare un ammaloramento delle biciclette stesse quando sono, anche tramite questi sistemi, di proprietà dell’ente pubblico e utilizzate dai cittadini, ma mi riferisco anche a Parma, dove c’è anche un ufficio apposito a differenza di Piacenza.

Detto questo, pertanto ci sono dei temi importanti sollevati da questi due atti di indirizzo, temi importanti sui quali ho una certa condivisione, sui quali ho voluto inserire il caso specifico della mia città e sui quali direi che un’ultima osservazione va fatta, ossia che la risoluzione della Lega contiene secondo me un punto molto importante che non è contenuto invece nella precedente mozione: mi riferisco, colleghi, alle condizioni di copertura assicurativa.

Lo dico perché in effetti non a caso è stato citato durante il dibattito generale nel precedente intervento dal collega Manfredini il tema del cosiddetto infortunio in itinere, che sta a significare il tragitto da casa alla postazione di lavoro, che dice che non è riconosciuto dall’INAIL ma su questo vi è una giurisprudenza mi sembra piuttosto copiosa sul punto dell’infortunio in itinere, quindi del riconoscimento che sia all’andata sia al ritorno uno debba e possa utilizzare un mezzo pubblico. Questo tema della copertura assicurativa è importante, naturalmente è sempre questione di risorse e comunque le due risoluzioni sono importanti per parlare di questo tema dell’uso della bicicletta. Grazie.

 

PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Pollastri.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Mumolo. Ne ha facoltà.

 

MUMOLO: Grazie, presidente. Mi fa molto piacere discutere oggi questa risoluzione che è stata presentata lo scorso luglio perché si è da poco conclusa la settimana europea della mobilità sostenibile che è stata promossa dalla Commissione europea e che dal 16 al 22 settembre ha visto nella nostra regione moltissime iniziative dedicate alla promozione dell’uso della bicicletta e dei mezzi di trasporto alternativi all’auto privata. Oggi con l’approvazione di questa risoluzione possiamo dare un segnale importante: le iniziative dedicate alla bici non si sono concluse con la settimana della mobilità ma devono essere portate avanti tutto l’anno con progettualità di grande respiro che possano incidere effettivamente ed efficacemente sulle abitudini dei cittadini.

Come abbiamo scritto nella risoluzione, l’utilizzo della bicicletta per recarsi al posto di lavoro rappresenta una pratica socialmente utile e meritevole anche perché contribuisce a decongestionare il traffico e a migliorare l’ambiente e ha effetti positivi sulla salute delle persone che utilizzandola possono anche fare esercizio fisico. I dati ci dicono che sempre più persone in Italia in questi anni hanno deciso di utilizzare la bicicletta e forse anche a causa della crisi economica e dell’aumento dei prezzi della benzina sappiamo che quest’anno le vendite di biciclette hanno sorpassato le vendite di auto. Una cosa del genere non succedeva in Italia dal 1953, cioè dal periodo precedente al boom economico del dopoguerra.

Io credo che si debba approfittare di questo felice trend e cercare di mettere in campo politiche che possano convincere le persone ad abbandonare l’auto e a utilizzare di più la bici. La Regione in questi anni ha positivamente messo in campo molte iniziative per promuovere l’utilizzo dei mezzi alternativi alle auto anche per convincere quella percentuale di dipendenti che usano normalmente l’auto per i loro spostamenti ma che si sono dichiarati disponibili a determinate condizioni a passare stabilmente all’uso della bicicletta. È dunque necessario andare incontro a queste persone promuovendo campagne di sensibilizzazione ma anche cercando di risolvere i principali ostacoli dei potenziali ciclisti: le poche piste ciclabili, i furti, la sicurezza in strada.

Per raggiungere questi scopi è indispensabile collaborare con le amministrazioni locali perché tutte adottino un sistema di anagrafe della bicicletta suscettibile di essere sistematizzato con il Registro Italiano Bici e favoriscano, come sta facendo il Comune di Bologna, lo sviluppo di nuove piste ciclabili. Infine quando si chiede qualcosa a qualcuno, ai produttori di biciclette e agli altri enti locali, è opportuno dare il buon esempio e iniziare da se stessi e quindi penso davvero che la Regione lo possa dare intanto aumentando gli stalli qui in Regione e i sistemi di sorveglianza degli stessi e mi aspetto che la Regione faccia questo in temi brevi.

Per quanto riguarda la risoluzione presentata dal collega Manfredini, sono assolutamente d’accordo su quei contenuti, tra l’altro una risoluzione molto simile a quella che avevo presentato un anno fa. La risoluzione che avevo presentato si occupava anche della questione degli infortuni in itinere e anche il dispositivo della risoluzione presentata dal collega Manfredini lo fa, ma c’è soltanto un elemento del quale abbiamo già parlato col consigliere Manfredini qualche minuto fa che suscita qualche perplessità perché nella risoluzione del collega Manfredini al primo punto si chiede che sia la Regione Emilia-Romagna a occuparsi della copertura assicurativa relativa agli infortuni in itinere.

C’è qualche dubbio da questo punto di vista che la Regione possa farlo direttamente perché si tratta di una normativa nazionale. In particolare, l’art. 12 del decreto legislativo del 2000, n. 38, ha normato il cosiddetto infortunio in itinere e cioè l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro che riguarda il percorso casa-lavoro dei lavoratori. Questa disposizione prevede specificatamente che sia tutelato l’infortunio subito dal lavoratore, ovviamente assicurato, nel percorso dalla dimora al lavoro e ritorno sia che si rechi al lavoro a piedi sia che si rechi al lavoro con mezzi pubblici mentre per i mezzi privati è necessario, affinché intervenga la copertura assicurativa, che non ci sia alcun mezzo pubblico che arrivi nel luogo di lavoro e quindi l’uso del mezzo privato sia necessitato. Oggi solamente se l’uso del mezzo privato è necessitato allora viene riconosciuto l’infortunio in itinere.

È una normativa che deve essere sicuramente emendata e modificata, il collega Manfredini è assolutamente d’accordo su questo e lo spirito della sua risoluzione è proprio che questa normativa venga modificata affinché si riconosca a tutti i lavoratori la possibilità di recarsi al lavoro in bicicletta indipendentemente dal fatto che sul luogo di lavoro arrivi o non arrivi un mezzo pubblico.

Il collega mi diceva di aver preparato un piccolo emendamento alla sua risoluzione, emendamento che il collega mi ha fatto vedere, che è assolutamente condiviso e sulla base di quell’emendamento esprimo voto favorevole del gruppo del Partito Democratico anche per la risoluzione proposta dal collega Manfredini che condividiamo in tutti i suoi punti. Grazie.

 

PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Mumolo.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Naldi. Ne ha facoltà.

 

NALDI: Grazie, presidente. Dico subito che sostengo le risoluzioni convintamente anche se la risoluzione che ha come primo firmatario Grillini contiene una parte sui furti sulla quale credo che la Regione possa incidere in maniera abbastanza marginale. In realtà c’è una certa complicità – parlo per Bologna – diffusa sul tema dei furti delle biciclette e basta pensare che una – due volte all’anno le Ferrovie dello Stato fanno un’asta di biciclette che sono quelle rubate che rimangono vicino alla stazione.

Penso che la materia della mobilità ciclabile sia una materia molto attuale per ragioni di salute, di economia, per un altro modo di intendere la vita, un altro stile di vita – ne abbiamo parlato anche prima – e credo che sarebbe utile una legge regionale per favorire la mobilità ciclabile che prevedesse un’organicità di interventi perché l’Emilia-Romagna, forse più la Romagna, ha una grossa tradizione positiva di utilizzo della bici ma non è che siano state fatte altrettante opere per favorire la mobilità ciclabile e ci sono dei problemi sia di struttura sia di cultura.

I problemi di strutture li avete quasi tutti richiamati; oggi non è stato richiamato un punto però che voglio di nuovo ricordare. Oltre a quello delle piste ciclabili, delle rastrelliere, del bike sharing, c’è il tema che le nostre piste ciclabili sono quelle che sono. Per esempio una strada che sarebbe bellissima da un certo punto in su come la Porrettana è praticamente una strada da suicidio per i ciclisti. C’era fino a poco tempo fa il treno che caricava le biciclette e hanno eliminato le carrozze che le trasportano e questo è un grosso problema perché tutto quel percorso è proibitivo in questo momento.

Dopodiché guardate che c’è un problema di strutture ma anche di cultura. In questo caso parlo da persona che utilizza molto la bicicletta da molti punti di vista. Io in bicicletta ho visitato quasi tutte le città europee, ho il mio camper, monto la bicicletta e le giro così, ma c’è una differenza enorme tra andare in bicicletta a Berlino, anche a Parigi, o a Vienna e andarci a Bologna perché a Berlino un automobilista quando ti vede da lontano rallenta e si ferma ma a Bologna tendenzialmente no e soltanto nelle strade utilizzate molto dai ciclisti gli automobilisti imparano a rispettarli. Io farò sessanta – settanta volte l’anno la Val di Zena, quella è la tipica strada dei ciclisti di Bologna e lì gli automobilisti stanno attenti e ti rispettano ma se si va nelle altre strade anche lì vicino non è assolutamente così e tanto per essere chiari, da ciclista, è chiaro che guardo con estrema attenzione e preoccupazione per esempio quello che è scritto sulla prima pagina di Repubblica di Bologna di oggi: la strage di pedoni e ciclisti, il 50 per cento falciato sulle strisce.

Questo riporta un tema di cultura, di come si convive sulla strada e lo dico da ciclista: guardate che a me dell’assicurazione mi frega fino a un certo punto perché se quando vado per strada corro il rischio in continuazione di essere massacrato direi che l’assicurazione è il mio ultimo problema. A me interessa aumentare la sicurezza e quindi fare tutti gli interventi di carattere strutturale e culturale che servono per aumentare la sicurezza. Sicuramente richiamare questo tema come fa la risoluzione è un fatto utile ma a mio parere – insisto su questo – servirebbe, come già hanno fatto altre regioni, una legislazione che dia effettivamente una vera organicità agli interventi che la Regione e gli enti locali devono mettere in campo per favorire la mobilità ciclabile. Grazie.

 

PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Naldi.

Prima di dare la parola al consigliere Monari comunico all’Aula che è stato presentato un emendamento alla risoluzione 4487 a firma dei consiglieri Manfredini, Bernardini, Corradi e Cavalli che è stato già distribuito, perciò nel dibattito inseriamo anche questo emendamento.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Monari. Ne ha facoltà.

 

MONARI: Grazie, presidente. Un po’ tra il serio e il faceto intanto per sottolineare il fatto che condivido completamente gli interventi che sono stati fatti, in particolare l’ultimo, quello del consigliere Naldi. Ovviamente il collega Naldi ha fatto un intervento straordinario ma, più adatto per il Consiglio comunale di Bologna che per l’Assemblea legislativa perché ha girato tutte le città d’Europa, e ha ragione sul fatto che c’è una cultura completamente diversa da quella di Bologna, però suggerisco di spostarsi un pomeriggio a Ferrara, a Forlì o a Cesena e si noterà che già l’atteggiamento nei confronti dei ciclisti è diverso dall’atteggiamento dei bolognesi. Lo dico da bolognese per dare ragione a Naldi e da neofita del velocipede per prendermi una quota di responsabilità soggettiva.

L’unica cosa che vorrei aggiungere ma non credo che si possa mettere nella risoluzione perché dubito che sia una questione di ambito regionale, è che se si dovesse discutere di redigere una legge quadro regionale per tutelare e mettere a sistema una normativa di perimetro rispetto alle biciclette consiglierei anche di introdurre – farà piacere al collega Sconciaforni – un’iniziativa che in Cina è attiva dal 1928, ovvero la punzonatura della bicicletta che sostanzialmente è la targa. Invece di averla dietro come i motorini ce l’hanno sul manubrio, attesta la proprietà, nel senso che è un punzone che applica il meccanico quando si va a comprare la bicicletta e a quel punto diventa anche difficile per i professionisti del furto della bicicletta ma anche per i professionisti della bicicletta rubata, come il collega Naldi sottolineava, continuare questo esercizio.

È evidente che la compravendita delle biciclette rubate è un’altra delle iniziative tipiche per aumentare il prodotto interno lordo, segnatamente a Bologna ma anche in altre città della regione, pur tuttavia, siccome è un esercizio imbarazzante perché in alcune occasioni mi è capitato di assistere a incontri del proprietario della bicicletta con l’acquirente della stessa bicicletta, evidentemente rubata, sono scene spiacevoli e dal punto di vista del reato sono in ogni caso furti. L’altro giorno mi è capitato di leggere sui giornali che hanno fatto la multa a un bambino di dieci anni perché andava in bicicletta contromano, capisco che il fenomeno è in crescita, è una crescita positiva, però anche la deterrenza e la pedagogia a un comportamento di rispetto nei confronti di chi utilizza questo mezzo secondo me è fondamentale. Non so se una legge regionale possa essere il provvedimento, ma sicuramente ci sono persone molto più competenti di me che possono immaginare e mettersi a lavorare a un testo che io volentieri da neofita e da amatore della bicicletta sottoscriverò volentieri. Grazie.

 

PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Monari.

Non ci sono altre richieste di intervento, per cui apro le dichiarazioni di voto, che ricordo essere congiunte sugli oggetti 4251 e 4487 compreso l’emendamento presentato alla risoluzione dai consiglieri Manfredini, Bernardini, Corradi e Cavalli.

Ha chiesto di intervenire la consigliera Barbati. Ne ha facoltà.

 

BARBATI: Grazie, presidente. Dichiarazione come gruppo dell’Italia dei Valori che è in linea con quella del consigliere Mumolo, nel senso che voterò la risoluzione della Lega Nord con l’emendamento, quindi oltre alla nostra risoluzione voterò anche quella della Lega Nord.

 

PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliera Barbati.

Ha chiesto di parlare il consigliere Grillini. Ne ha facoltà.

 

GRILLINI: Grazie, presidente. Intanto per esprimere la soddisfazione per questo dibattito che ha appassionato anche i colleghi e spero che arrivi qualcosa anche all’opinione pubblica e che riusciamo a essere efficaci e per dire che ovviamente voterò la nostra risoluzione e quella del collega Manfredini opportunamente emendata. Volevo ricordare che la nostra Regione aveva aderito al progetto Mobility, che è un progetto che ha anche avuto un costo non indifferente, ma le biciclette rosse che noi vediamo nella rastrelliera versano in condizioni pietose, quindi almeno sia garantita la manutenzione di queste biciclette e che sia chiaro per i dipendenti e i colleghi che si possono utilizzare. A me è capitato di utilizzare una volta una bici perché avevamo deciso di andare a pranzo in settembre alla festa dell’Unità e quindi è stata utile così abbiamo fatto un po’ di movimento e anche favorito la digestione. Almeno quelle biciclette che ci sono della Regione in Regione nelle rastrelliere del progetto Mobility che abbiano la manutenzione perché sono arrugginite e con le ruote sgonfie. Grazie.

 

PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Grillini.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Lombardi. Ne ha facoltà.

 

LOMBARDI: Grazie, presidente. Per esprimere il voto favorevole del nostro gruppo per entrambe le risoluzioni proposte.

 

PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Lombardi.

Se nessun altro consigliere chiede di parlare metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 4251 a firma dei consiglieri Grillini, Mumolo e Barbati.

 

(È approvata all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Mandini): La risoluzione è approvata.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 1 a firma dei consiglieri Manfredini, Bernardini, Corradi e Cavalli, alla risoluzione 4487.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Mandini): L’emendamento è approvato.

Se nessun consigliere chiede di parlare metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 4487 a firma dei consiglieri Manfredini, Bernardini, Corradi e Cavalli.

 

(È approvata all’unanimità dei presenti)

 

ATTO DI INDIRIZZO COSI' COME PUPPLUCATO NEL B.U.

RISOLUZIONE - Oggetto n. 4251 - Risoluzione proposta dai consiglieri Grillini, Mumolo e Barbati per impegnare la Giunta a porre in essere azioni volte a favorire la diffusione dell'utilizzo delle biciclette come mezzo di locomozione principale per gli spostamenti ordinari, prevenire e contrastare i furti delle stesse, sensibilizzare i collaboratori regionali circa l'uso di tali mezzi di trasporto per recarsi al posto di lavoro, realizzando inoltre nelle aree antistanti alle strutture regionali stalli dotati di sistemi di sorveglianza

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

Considerato che

come noto, la bicicletta rappresenta un mezzo di trasposto economico, ecologico e - soprattutto nei grandi centri - più rapido per i propri spostamenti, a partire da quelli per recarsi al posto di lavoro;

la rinnovata sensibilità dei cittadini e delle amministrazioni a favore di tale mezzo di locomozione si pone come conseguenza speculare rispetto ad alcune criticità che interessano il sistema della mobilità urbana;

in particolare, in una significativa ricerca di Legambiente (“L’a-bici - Numeri, idee, proposte sulla realtà ciclabile” - 2010) si rileva che, a causa di un forte congestionamento del traffico, “nelle grandi città si passano (o meglio si buttano) due settimane all’anno in automobile a una velocità media che non supera mai i 25 chilometri orari”; ciò, in uno con la scarsa attrattività dei mezzi del trasporto pubblico (secondo la ricerca “gli abitanti dei capoluoghi, in media, fanno solo un viaggio e mezzo a settimana su autobus, tram e metropolitane”), rappresenta uno degli elementi che certamente ha comportato una (ri)valorizzazione della bicicletta come mezzo di trasporto principale per gli spostamenti ordinari;

i dati pubblicati nello studio Bici in città (3 marzo 2012) - realizzato da Legambiente in collaborazione con FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta onlus) e Città in Bici - comprovano che l’utilizzo della bicicletta da parte dei cittadini ha assunto percentuali molto rilevanti: utilizzando come criterio quello della “ripartizione modale degli spostamenti” (cd. modal split) in relazione al mezzo utilizzato, si è rilevato che la cd. “quota bicicletta” si attesta al 33 per cento a Piacenza, al 27 per cento a Ferrara, al 21 per cento a Rimini, al 19 per cento a Parma e al 15 per cento a Reggio Emilia; tali valori percentuali assumono maggior rilevanza se si considera che, secondo le citate Associazioni, una città può definirsi ad “ecosistema urbano ottimale” quando la domanda di mobilità è coperta dall’uso della bicicletta per una quota pari almeno al 15 per cento;

proprio a fronte della progressiva diffusione dell’utilizzo della bicicletta, la città di Bologna ha investito in modo rilevante sulla ciclabilità: dalla citata ricerca “L’a-bici” emerge che, con 120 km ca. di piste ciclabili, il capoluogo regionale si colloca tra le città italiane che, sotto il profilo della rete infrastrutturale viaria, hanno investito maggiormente sulla diffusione della bicicletta. Di tali investimenti in piani della mobilità ciclistica, peraltro, appare auspicabile - anche a fronte del contesto urbano come sommariamente delineato - l’implementazione, anche in attuazione dell’art. 162, comma 2, lett. f) della legge regionale n. 3 del 1999, secondo cui la Regione deve provvedere “alla redazione dei piani regionali di riparto dei finanziamenti per la mobilità ciclistica e per la realizzazione di reti di percorsi ciclabili integrati”;

la diffusione della bicicletta pone, però, particolari problematiche con riferimento alla sicurezza dei ciclisti: circa tale profilo sia consentito rinviare al “pacchetto” di risoluzioni - proposte da diverse forze politiche - approvate nella seduta del 2 ottobre 2012 (ogg. ass. nn. 2296, 2369, 2452, 2579, 2829, 3085), atti d’indirizzo politico che hanno considerato il tema sotto diversi profili, comprovando la sensibilità dell’Assemblea legislativa rispetto al tema della sicurezza dei ciclisti.

Rilevato che

alla diffusione della bicicletta, virtuosA per tutti i profili accennati, è speculare un grave problema di legalità, ossia il costante incremento dei furti di biciclette: ancorché tale fenomeno rappresenti nella coscienza sociale, appiattita dalla “romantica tolleranza”, quasi un fatto di costume, appare inutile rilevare che il furto di bicicletta integra la fattispecie penale del reato di furto (art. 624 c.p.), peraltro spesso aggravato (ex artt. 624 bis e 625 c.p.) dall’essere il fatto commesso con violenza sulle cose (la recisione del lucchetto) oppure presso un’abitazione privata ovvero su cose esposte alla pubblica fede (si pensi al furto di bicicletta parcheggiata sulla pubblica via);

peraltro, al reato di furto, è spesso consequenziale il delitto di ricettazione configurabile in capo al soggetto che, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, usa, occulta o rivende una bicicletta rubata (art. 648 c.p.); oppure, alternativamente, il reato contravvenzionale di acquisto di cose di sospetta provenienza (art. 712 c.p.) imputabile a chi, senza averne prima accertata la legittima provenienza, acquista o riceve a qualsiasi titolo una bicicletta, che, per la sua qualità o per la condizione di chi la vende o per l’entità del prezzo, abbia motivo di sospettare che provenga da reato;

in molte località, il furto di biciclette rappresenta da tempo una sorta di emergenza endemica e, di fatto, costituisce un deterrente all’utilizzo del mezzo: dall’indagine “Reati, vittime e percezione della sicurezza - Anni 2008 e 2009”, pubblicata dall’Istat il 22 novembre 2010, risulta che il furto di biciclette, non solo è tra i reati più diffusi a livello nazionale (il 3,8 per cento delle famiglie italiane ha subito un furto di bicicletta), ma è anche l’unico reato in aumento sia rispetto al dato del 2002 (2,5 per cento) sia a quello del 1997 - 1998 (3,1 per cento); ciononostante, il furto di bicicletta è tra i reati meno denunciati, a testimonianza della sfiducia e della rassegnazione delle vittime (circa il 46 per cento delle vittime) o della convinzione che si tratti di un reato poco grave (circa il 54 per cento delle vittime);

segnatamente, l’Emilia-Romagna registra una percentuale particolarmente elevata dei furti di biciclette: circa il 6,5 per cento dei ciclisti ha subito un furto, contro l’1,9 per cento dei cittadini laziali (dati diffusi dall’Associazione L’Altra Babele, nell’ambito del progetto “Scatenati contro il mercato di bici rubate” - anno 2011);

ancora più in particolare, nell’ambito del progetto citato nel precedente alinea, si riportano i dati di un’indagine statistica svolta a Bologna tra marzo e aprile 2011: su un totale di 1238 soggetti (per l’80 per cento circa si tratta di studenti), il 29 per cento ha dichiarato di aver subito un solo furto, il 10 per cento 2/3 furti, il 2 per cento più di tre. Nonostante i numerosi progetti attivati in città anche in collaborazione con il Comune (tra cui quello della punzonatura delle biciclette, oltre al “Servizio 3R” promosso dall’Associazione L’Altra Babele di recupero - riparazione - rivendita delle biciclette anche funzionale a contrastare l’acquisto di bici rubate), la medesima indagine riporta - inoltre - che, in una scala da uno a dieci, la paura dei cittadini di subire un furto è di 6,7 punti;

a fronte della diffusione endemica dei furti di biciclette e del consequenziale effetto disincentivante nell’utilizzo del mezzo, appare necessario predisporre misure di prevenzione e contrasto, quali la realizzazione di parcheggi/rastrelliere controllati, la diffusione di suggerimenti sulle soluzioni antifurto, la promozione da parte delle amministrazioni locali di una “anagrafe delle biciclette” per consentire la tracciabilità del mezzo e aumentarne le probabilità di ritrovamento a seguito di furto;

proprio con riferimento a quest’ultimo profilo, si segnala l’utilità e i risultati conseguiti con l’operatività del Registro Italiano Bici (2007), un’anagrafe pubblica nazionale contenente i dati descrittivi delle biciclette registrate e i riferimenti dei loro proprietari, consultato anche dalle Forze dell’Ordine e a cui hanno aderito numerosi comuni e province (circa 40), anche emiliano-romagnoli (si tratta dei Comuni di Parma, Reggio Emilia, Ferrara, Modena, Forlì, Ravenna, Imola, Correggio, Carpi, Massa Lombarda, Soliera). L’utilità di tale “sistematizzazione anagrafica” è comprovata da uno studio condotto dall’Osservatorio nazionale sui furti di bici nel periodo 2007-2012, in cui si evidenzia che la percentuale di furti su bici anonime (11-19 per cento) è molto più elevata rispetto alla percentuale di furti su bici targate (0,6-2,8 per cento).

Sottolineato che

come accennato, l’utilizzo della bicicletta per recarsi al posto di lavoro rappresenta una pratica socialmente utile e meritevole, anche perché contribuisce a decongestionare il traffico e migliorare l’ambiente: in particolare, come affermato nella delibera di Giunta 2 luglio 2012, n. 909, “l’uso della bicicletta negli spostamenti urbani, specie in quelli sistematici (casa - lavoro) rappresenta una modalità di trasporto ad emissioni zero, veloce nel traffico cittadino e competitiva rispetto agli altri mezzi di trasporto”;

come noto, nel corso degli anni, si sono registrati un numero elevato di furti di biciclette a danno dei soggetti che a vario titolo prestano la loro attività presso le strutture della Regione e che hanno scelto la bicicletta come mezzo di locomozione prediletto per raggiungere - si ripete, in maniera veloce ed ecologica - il luogo di lavoro;

tali episodi trovano causa, tra l’altro, nell’inadeguatezza delle rastrelliere, presenti nelle adiacenze delle strutture regionali in numero non sufficiente e comunque non sorvegliate adeguatamente;

con delibera n. 1485 del 28 luglio 2003, la Giunta ha approvato il Piano della mobilità aziendale, con cui la Regione ha previsto azioni finalizzate a ridurre l’uso dell’auto privata e ad incentivare l’utilizzo di modalità di trasporto meno inquinanti (trasporto pubblico, bicicletta) negli spostamenti casa - lavoro dei propri collaboratori;

nel Piano si rileva, significativamente, che “l’8% dei collaboratori regionali usa la bicicletta come mezzo ordinario di locomozione e che il 19,5% dei dipendenti, che oggi usano normalmente l’auto per i loro spostamenti, si sono dichiarati disponibili, a certe condizioni, a passare stabilmente all’uso della bicicletta”;

ancor più in particolare e per quanto specificamente rileva in tal sede, tra gli “interventi significativi” il Piano annovera la “verifica dell’assetto dei posti bici e studio dei costi/benefici di sistemi di videosorveglianza” oltre ad “altre iniziative possibili ed auspicabili, che andranno ulteriormente studiate ed approfondite”.

Impegna la Giunta

- in generale, a promuovere - anche d’intesa con le amministrazioni locali e le associazioni di categoria interessate - progetti ed interventi finalizzati, da un lato a favorire la diffusione dell’utilizzo della bicicletta come mezzo di locomozione principale per gli spostamenti ordinari, dall’altro a prevenire e contrastare - nei limiti delle proprie competenze - il fenomeno dei furti (e, quindi, dei reati consequenziali), anche sollecitando e sensibilizzando le amministrazioni locali a realizzare un sistema di anagrafe delle biciclette suscettibile di essere sistematizzato con il Registro Italiano Bici;

- a sviluppare - anche in attuazione del Piano della mobilità aziendale - progetti di sensibilizzazione dei collaboratori regionali in ordine alle opportunità e ai vantaggi derivanti dall’utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto alternativo per recarsi al posto di lavoro;

- tramite i Servizi competenti, anche d’intesa con l’Amministrazione condominiale, a progettare e realizzare nelle aree antistanti alle strutture regionali un parcheggio (o più parcheggi) di biciclette adeguato nel numero di stalli e dotato di un efficiente sistema di sorveglianza, anche al fine di incentivare l’utilizzo del mezzo da parte dei collaboratori regionali.

Approvata all’unanimità dei presenti nella seduta antimeridiana del 24 settembre 2013

 

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